
(Credits: Ansa)
La frase è di Goethe ed è piuttosto abusata: “L’Italia senza la Sicilia non lascia immagine nello spirito: soltanto qui è la chiave di tutto”. Espressione ultrainflazionata, si dirà, che però spiega almeno due cose a chi si imbatte nelle questioni isolane.
La prima, di carattere storico. Goethe in poche parole fotografa una realtà evidente e per così dire indubitabile: come dimostra una ormai consolidata dottrina, la storia, il patrimonio culturale e le contraddizioni della Trinacria sono infatti una buona metafora per comprendere i cortocircuiti della memoria collettiva di tutto il nostro Paese.
Ma l’annotazione dell’autore del Faust finisce con il rappresentare bene anche un altro nodo: e cioè che, di fronte all’apparente indubitabilità del contenuto di quell’espressione, nel corso dei decenni si è depositata una mole illimitata di luoghi comuni, che ha finito per ottundere la vera natura dei problemi isolani.
Torna allora doppiamente utile la lettura di un corposo saggio, da poco pubblicato per i tipi di Salvatore Sciascia editore, e intitolato Il miraggio della terra. Risorgimento e masse contadine in Sicilia (1767-1860).
Lo firma Giuseppe Oddo, storico non per formazione ma per acribia e passione, che allo studio in questione ha dedicato diversi anni.
Attraverso una scrupolosa compulsione di fonti archivistiche e sulla scorta comunque del magistero gramsciano secondo cui il processo di formazione dello Stato unitario sia stato perlopiù opera dei moderati filosabaudi, Oddo indaga su una realtà, quella siciliana, che nella seconda metà dell’Ottocento e con l’approssimarsi del progetto unitario vede il ripetersi dell’ennesimo tradimento tra le aspettative delle masse contadine e la voracità degli agrari.
Una constatazione non inedita, certo, ma che l’autore ha il merito di portare avanti con chiarezza espositiva e ricchezza documentale davvero rara.
- Martedì 21 Febbraio 2012

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