Jean Thompson e La casa dei racconti segreti. Un’avvincente saga familiare

Particolare della copertina de La casa dei racconti segreti - Credits: Newton Compton

Particolare della copertina de La casa dei racconti segreti - Credits: Newton Compton

La casa dei racconti segreti, edito da Newton Compton, è il primo romanzo pubblicato in Italia dalla scrittrice statunitense Jean Thompson. Si tratta di una semplice ma anche profonda analisi dei cambiamenti di valori, delle ansie e delle paure della middle class americana, fatta attraverso il racconto di un’avvincente saga familiare lunga trent’anni, dagli anni Settanta ai giorni nostri.

È il 1973 e, mentre la guerra del Vietnam appare ormai ai tragici sgoccioli, i coniugi Erickson tirano le redini della famiglia, composta da quattro figli e decine di parenti più o meno stretti, a Grenada, una piccola cittadina dell’Iowa. I valori con i quali conducono la propria vita e che tentano di instillare ai loro ragazzi sono quelli rigorosi e severi delle comunità luterane del Middlewest, contraddistinti da un profondo attaccamento alla terra, al lavoro, alla famiglia, alla semplicità, al sacrificio.

Un po’ come per Il Padrino, l’epopea della famiglia Erickson parte da un matrimonio, quello di Anita, la figlia più grande, frutto perfetto del sistema di valori che l’ha cresciuta. Il suo sogno è sposarsi, creare una sua famiglia, fare figli e trasmettergli il profondo legame che prova verso le proprie radici.
Il secondogenito, invece, si chiama Ryan ed è il “ribelle”, quello che vuol scappar via da un mondo in cui non si riconosce e che, scegliendo la carriera universitaria, riesce in qualche modo a farlo.
La più piccola, Torrie, è invece un’adolescente sognatrice, anticonformista, ribelle anche lei, a modo suo, nel pieno delle problematiche legate all’accettazione del proprio corpo, della propria famiglia. Il suo desiderio più grande è raggiungere la vita della metropoli, lontana dalla campagna chiusa della sua infanzia.
Un altro fratello, Blake, è invece la parte neutra della famiglia, il modello perfetto, che accetta senza particolari problemi quello che la vita gli passa.

Ma, prendendo in prestito il titolo di un romanzo di Camilleri, “il corso delle cose” è sinuoso e può portare a risultati inaspettati. Dopo vent’anni Anita vede crollare il suo matrimonio, sotto il peso delle aspettative, mentre Ryan si accorge che i sogni di libertà che inseguiva si rivelano ingannevoli, incapace di staccarsi completamente, a livello di pensiero, dalle sue radici. Torrie, invece, si infrange contro la tragicità del destino e la sua vita, assieme a quella dei suoi genitori, si complica a causa di un incidente stradale che la rende invalida.

Scritto col ritmo giusto e con la corretta dose di humor nero, il bello del romanzo è che ogni capitolo rappresenta di volta in volta l’esperienza di uno dei protagonisti. Si segue senza stancarsi il processo di disillusione di ognuno di loro, ed è facile immedesimarsi in ciò che sentono, sia per l’universalità di alcuni temi, sia per l’efficace scrittura della Thompson.
Per gli Erickson le cose vanno diversamente rispetto a ciò che volevano o sognavano, ma alla fine la speranza non manca, perché la vita procede per altre strade, che non sono necessariamente negative.

La storia narrata in La casa dei racconti segreti si può tranquillamente paragonare a quella di migliaia di famiglie odierne, piene di sogni infranti o di infinite alienazioni.

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