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I camion letterari di Mursia: la casa editrice va “on the road”

Rendering da Mursia editore

Rendering da Mursia editore

Un viaggio di 10mila piedi incomincia sempre con un passo, diceva Confucio. Se nel viaggio si è accompagnati da una buona lettura la strada diventa più lieve. Figuriamoci se lo scopo del viaggiare è proprio portare i libri nelle piazze italiane. Come vuole fare la casa editrice Mursia (Ugo Mursia editore): mettere quattro ruote sotto la copertina. Continua

La guida a Facebook: trovare gli amici e non perdere la privacy

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Mettere la faccia senza rimetterci la faccia. Dove? Sul “libro delle facce” virtuale, ovviamente, quel Facebook che da qualche mese sbuca prima o poi in ogni conversazione. Non è un caso se nel corso dell’ultimo anno i suoi utenti in Italia sono cresciuti del 961%,  si sono praticamente decuplicati, raggiungendo la quota di 7,5 milioni. La facebook-mania ha già valicato i confini del cinema e della letteratura, ma forse prima di cantarne le gesta è meglio sapere come usare al meglio le potenzialità del social network più popolare del pianeta. E, all’occorrenza, difendersi. Da “false friends” interessati o troppo assillanti, intasatori di posta elettronica, “taggatori” senza pietà per le altrui figuracce, untori di giochini ammazza-tempo. Senza dover fuggire da quella che, per il suo fondatore Mark Zuckemberg, sarebbe “l’ottava nazione mondiale per popolazione”.
Per questo è nato “Facebook - trova tutti i tuoi amici in rete” (Sperling & Kupfer, pag.120), un vero e proprio manuale dedicato a chi si appresta a creare il suo primo profilo, ma anche a chi già da un po’ aggiorna il proprio status (anzi, ora si chiama “pensiero”) e vuole esplorare le applicazioni del social network senza perdere intere serate. O peggio, pomeriggi lavorativi, con grande scorno dei Brunetta di tutta Italia. Ricco di grafiche esplicative e immagini, il libro può essere letto come un ipertesto, saltando direttamente alle parti che ci interessano, oppure pagina dopo pagina, per scoprire i segreti e i trucchi di Facebook: come farsi (o non farsi) trovare, come creare un profilo più accattivante, come orientarsi nel mare delle applicazioni, evitare la diffusione di foto imbarazzanti, interagire con i propri amici anche dal telefonino, “scaricare” gli ex-amici. L’autrice, Silvia Ponzio, confessa da subito la propria passione per Facebook ma è altrettanto esplicita nel mettere in guardia dai pericoli: si può usare il social network, scoprire e divertirsi, senza per forza diventarne schiavi. Giornalista ed esperta di informatica, materia di cui si occupa dal 1998, da quando Zuckerberg al massimo aveva finito il primo “Tomb Raider” sulla sua Playstation, Silvia Ponzio ha scritto per Mondadori informatica anche “Tutto software gratis”, “Mp3: guida pratica - I portatili”, “Ti sento, ti parlo, ti vedo, gratis”, “IPod”, “iPhone”. Sulla pagina di Facebook dedicata al libro, continua a distribuire consigli che integrano perfettamente i contenuti del libro.LEGGI ANCHE: Social network, solo un iscritto su cinque conosce i suoi amici

Saviano star a Barcellona: “I giovani via dall’Italia per essere felici”

 Roberto Saviano e la sua scorta

Sono arrivati prima i flash. Poi Roberto Saviano è entrato tra gli arazzi della maestosa sala quattrocentesca del Consell de Cent, il municipio di Barcellona. Accolto da un lungo applauso e accompagnato dal sindaco della città Jordi Hereu. Poco dietro di lui e intorno all’edificio, uomini alti con auricolari. A ricordare che Saviano non è, suo malgrado, un autore “normale”. Il successo di Gomorra, da mesi in cima alle classifiche dei libri più venduti in Spagna, lo precede. Così come la fama di “scrittore minacciato”, cosa che tutti i quotidiani locali hanno rimarcato nel presentare questo suo incontro con il pubblico e i giornalisti, inserito tra gli appuntamenti di “BCnegra - settimana del romanzo noir a Barcellona”. “I valori che esprime Roberto sono quelli di questa città, che lo riceve a braccia aperte” lo accoglie con queste parole il sindaco.
La sala è strapiena e molte persone sono rimaste fuori: la coda attraversa l’intera Plaza Sant Miquel. Moltissimi italiani presenti, in maggioranza giovani (sono in 16mila a vivere qui, uno dei gruppi di stranieri più numerosi). In molti hanno portato “Gomorra” da far firmare, cosa che la security non permetterà. “Mi ha cambiato la vita, non lo rinnego, ma mentirei se dicessi che amo il mio libro, ho quasi un rigetto fisico quando lo vedo, mi ha tolto quello che avevo” dice, rispondendo a una domanda del giornalista Carles Quilez e del commissario dei Mossos d’Esquadra (la polizia catalana) Miquel Capell, “nell’economia del quotidiano” spiega Saviano, “non vedo i premi e la gente, ma una casa che cambia ogni giorno e un’auto blindata”.
saviano Saviano nell’incontro di Barcellona (Foto di Eleonora Aquilini)

Il commissario (e scrittore di racconti) gli chiede degli uomini dei clan che vivono in Catalogna. Molti sono i boss arrestati nel corso dell’ultimo anno dal lavoro congiunto delle polizie italiana e spagnola. “La Spagna è un territorio chiave per i boss” risponde lo scrittore italiano “qui a Barcellona vive il latitante Raffaele Amato, lo sanno tutti, l’ultima volta che sono venuto qui mi hanno detto ‘non andare in quel locale sulla Rambla perché ci sta Amato’, è paradossale”. “Il problema” secondo Saviano, “è che la regola dei gruppi criminali è non fare sangue dove si fanno affari. E qui fanno affari, sono visti come imprenditori, dal cemento alla ristorazione. Ma coi soldi della cocaina, di cui la Spagna è il punto di arrivo in Europa”. Il commissario, forse punto nell’orgoglio, risponde “i nostri paesi sono stati di diritto, spesso è difficile attuare con decisione e rispettare le tutele democratiche: noi abbiamo arrestato Amato ma senza un ordine di cattura internazionale non potevamo trattenerlo. Gli stati democratici hanno gli strumenti adatti?” “Invece che sulla repressione militare bisognerebbe puntare sui reati finanziari” risponde lo scrittore napoletano, “in Inghilterra non esiste neppure il reato di associazione mafiosa”. E le mafie sul terreno globale, secondo Saviano, sono più veloci e strutturate delle polizie: “L’Europa dovrebbe rendersi conto che la mafia non è un problema solo del sud Italia, ma che sono coinvolte decine di paesi”.
“Non hai dato una cattiva immagine di Napoli?” gli chiede un ragazzo, molto emozionato, dal pubblico “io lavoro qui e ogni volta mi chiamano munnezza, camorra”. Il conterraneo Saviano si aspettava la domanda e risponde con una battuta, “L’ha detto anche il capitano, Cannavaro, ma qui mi han detto ‘cosa vuoi che dica, è del Real Madrid”, ma poi approfondisce “no, non mi sento responsabile: i responsabili sono quelli che sparano e riempiono la terra di rifiuti, il silenzio è il contrario della speranza, la speranza viene dalla conoscenza”. “Non hai paura di essere etichettato come uno scrittore di mafia?” gli domanda un giornalista. Per lo scrittore partenopeo è l’occasione di parlare del libro in uscita in Spagna, “Lo contrario de la muerte“, che raccoglie racconti già pubblicati in Italia nel 2007: “io non voglio scrivere solo di mafia, voglio usare il metodo del cronista e il linguaggio dello scrittore per scivere della mia terra, perché ce l’ho suturata nell’anima”, dice, “raccontare dei ragazzi che non hanno scelta e devono emigrare”. Il tema scatena un grande applauso in sala “E’ un tema di cui non si parla” dice Saviano, non ancora trentenne, “negli ultimi dieci anni due milioni di giovani sono scappati dall’Italia: si va via per far nascere con la fecondazione assistita, si va via per morire con dignità e ora si va via anche per vivere felici, per poter realizzare le proprie aspirazioni”. C’è anche il tempo di parlare del film di Matteo Garrone tratto dal suo libro e della sua esclusione dagli Oscar: “Martin Scorsese mi ha detto che non capiscono niente e che il film piacerà” racconta Saviano, “ma io li capisco: è un film ‘di qualità’, difficile, di due ore, in dialetto napoletano, mi sembra già straordinario che abbia ottenuto tutto questo successo. E poi smonta totalmente l’immagine glamour dei boss come self-made-man di successo che proprio il cinema americano ha creato”. Poi Saviano si alza e se ne va dalla porta sul retro, accompagnato dalla scorta, mentre in sala qualcuno grida “Roberto sei tutti noi!”

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