Se avete letto Il cacciatore di aquiloni, conoscete già Khaled Hosseini, il suo modo di raccontare il mondo afghano attraverso quotidianità e sentimenti che al di là delle lingue, delle latitudini e delle guerre, sono capaci di emozionare e di far immedesimare. Ma se leggerete il suo nuovo libro, Mille splendidi soli (anche questo edito da Piemme), rimarrete stupiti di come in poco più di 400 pagine lo scrittore sia riuscito a condensare quello che innumerevoli reportage giornalistici, immagini dei tg, saggi e dibattiti non hanno saputo spiegare dei trent’anni di conflitti che hanno devastato l’Afghanistan. E persino il paradosso dei bombardamenti americani visti come una benedizione, seguita dall’amara consapevolezza che nulla, forse, è davvero cambiato.
Leggendo il libro, vi sembrerà di essere a Kabul. Sentirete la polvere nelle narici e sobbalzerete per i colpi di mortaio, confonderete le decine di dialetti con parole piene di h e di k, e l’intrecciarsi delle etnie. La vedrete con lo sguardo delle donne, con il loro istinto di sopravvivenza che dilaga per salvare i figli. Sorprende, anche chi aveva seguito le vicende di Amir e Hassam nel primo libro, il modo in cui Hosseini questa volta abbia saputo esprimere con tanto realismo anche il punto di vista femminile. Mariam e Liala, le protagoniste, sono figlie diversissime dell’Afghanistan, ne sono insieme le vittime e la speranza. Una di Herat, l’altra di Kabul, ricordano le esistenze che si intrecciano nelle saghe familiari della letteratura sudamericana, di Garcia Marquez o, ora ancora di più, le figlie, le madri, le donne di Isabel Allende e Angeles Mastretta.
Manca solo l’accavallarsi delle generazioni, perché si muore giovani a Kabul: in battaglia con i russi, per i razzi dei signori della guerra, per le lapidazioni talebane, di freddo o di fame. Anche se Mariam e Laila, spose bambine, restano incinte prima dei 16 anni, nel libro non ci sono nonni che vivono tanto a lungo da conoscere i nipoti. Ma può bastare l’amore per un figlio per gettare lo sguardo avanti di secoli, oltre gli orrori dei kalashnikov e della violenza tra le mura domestiche. Questo è certo un romanzo duro, ma non è un libro angosciante, perché, come dice una antica poesia su Kabul citata da Hosseini, “non si possono contare le lune sui suoi tetti, né i mille splendidi soli che si nascondono dietro i suoi muri”.
Scarica un estratto del romanzo (formato .pdf, 212Kb)
- Martedì 12 Giugno 2007



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