Archivio per autore: » Costanza Alvaro

L’anarchico e il diavolo fanno cabaret

Norman Nawrocki non poteva scrivere un libro di facile etichettatura. Non è nel suo dna di canadese figlio di immigrati polacco-ucraini, che a 14 anni scrive un libro intitolato Perché sono un anarchico e oggi è musicista e poeta, attore e cabarettista, autore ed educatore sessuale.
Negli anni Novanta, con la band Rhythm activism viaggia per l’Europa in un rockambolesco tour che attraversa nove paesi in sette settimane. Dunque, L’anarchico e il diavolo fanno cabaret, uscito nel 2003 in Canada e proposto ora in versione italiana (editrice il Sirente, 12,50 euro), è, tra l’altro, un diario di viaggio rock.

Norman e gli altri, anarchici ma eclettici, si plasmano ogni volta sulla platea che hanno davanti, a seconda del club, o garage, o angolo di strada in cui si trovano a suonare. Non è una spersonalizzazione ma un modo per dialogare, per accogliere, quasi che l’anima collettiva della massa spettatrice possa salire gli scalini e arrivare sul palco, per essere ritrasmessa. E forse è proprio così che avviene. Grazie alla magia della fusione non solo gli spiriti si scatenano, ma si torna tutti a casa con la sensazione di aver preso parte a qualcosa, a uno scambio.
Questi pirati non passano a volo d’angelo sulle città dove suonano, non si arroccano nelle suite degli hotel (anche perché non potrebbero permettersele) ma vivono i marciapiedi, i pullman, le case occupate. Scrive Nawrocki: “la musica, il teatro, lo slancio ad esibirsi sono solo una parte di questa storia a volte triste, a volte esilarante, di uno speciale tour europeo visto attraverso i miei occhi iniettati di sangue”.

L’altra parte della storia sono piccoli ritratti di minoranze invisibili, artisti di strada, emigranti, vecchi senza soldi che sognano di rovesciare la realtà e intanto si accontentano di raccontare qui la propria, aprendo nell’animo di chi legge uno spiraglio di luce, fastidiosa ad occhi non abituati.

E poi c’è lo zio Harry e le sue lettere, che sono un libro nel libro. Non è andato in Canada con il fratello Franek, ma è rimasto in Polonia a combattere i nazisti prima, la fame poi. Harry che vaga per l’Europa e non si fa trovare è uno di quegli invisibili. “Benché non possa rivedere queste persone, potrebbero essere i miei vicini o i vostri, la donna licenziata la scorsa settimana o il tipo che invecchia sulla panchina alla fermata dell’autobus”. O perfino un consanguineo, Norman.

Dal blog al libro: Beppe Grillo dà voce ai precari

[i](Credits: Ansa)[/i]

“Col blog ho ricevuto 20mila lettere da giovani precari in italia. Sono lettere che sembrano scritte da Fantozzi solo che sono vere, ti viene un cuore così”: Beppe Grillo nei suoi spettacoli presenta il libro Schiavi moderni che raccoglie le testimonianze di lavoratori d’ogni tipo: tantissimi nei call center, divenuti ormai il maggior ricettacolo per disoccupati. Poi nelle aziende e, cosa più incredibile, nel pubblico impiego.
Come B.B.: “Ho una laurea in una disciplina scientifica e lavoro presso il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Facciamo attività di ricerca nel settore della biodiversità forestale. I risultati scientifici non mancano, peccato che l’unico inquadramento previsto sia quello di operaio agricolo a tempo determinato. Questo significa uno “stipendio” sui 1.000 euro, malattia pagata al 50% dal terzo giorno, niente ferie, mancato riconoscimento del titolo di studio e altre amenità del genere. Grazie a questa legge capestro i nostri contratti sono fissati di durata trimestrale, in pratica questi tre mesi lavoro, i prossimi tre… chissà. La legge Biagi è purtroppo diventata una scappatoia per le aziende per fare ancora più soldi a scapito dei dipendenti ma nel mio caso è lo Stato italiano che si comporta esattamente allo stesso modo”.
Sono lettere di persone che “si ridono addosso” per non piangere.
Quel che emerge è il quadro sconsolante che cominciamo a conoscere: alla laurea o anche al master non segue il lavoro per cui si è studiato, anzi sono qualifiche spesso da tener nascoste perché altrimenti si è “troppo qualificati” e non si viene assunti. Tra le tante truffe ai danni dei finanziamenti europei c’è anche questa, in Italia: l’Ue finanzia corsi e master che poi portano a contratti a progetto ridicoli, quindi alla fine è come non averli fatti. Lo dice perfino il premio nobel per l’economia Stiglitz nella prefazione del libro (disponibile anche in versione digitale gratuita): “In Italia un precario ha una probabilità di esser licenziato nove volte maggiore di un lavoratore regolare, una probabilità di trovare un nuovo impiego, dopo la fine del contratto, cinque volte minore e fino al 40% dei lavoratori precari è laureato. Ma se li mettete a servire patatine fritte o nei call-center, perché spendere tanto per istruirli?”

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