
“La proprietà è un furto” diceva l’anarchico francese P.J. Proudhon. Una tesi che ancora oggi fa proseliti (magari senza nessuna consapevolezza politica) tra i tanti utenti che, in barba alle leggi sul diritto d’autore, scaricano film, libri e interi dischi dalle reti peer-to-peer.
Da Napster in poi l’industria dell’intrattenimento ha provato ad arginare questa pratica a colpi di denunce, sistemi di protezione dei file e multe salatissime. Ma la strategia difensiva non si è rivelata molto fruttuosa. Anche perché lo scontro non si gioca tanto sul piano tecnologico, quanto su quello culturale e del business: il peer-to-peer sta svuotando le casse delle major del disco e del cinema, mentre sta rendendo milionari i fornitori di servizi per la connettività (gli Internet Provider) e per il web (Google, Yahoo, AOL).
Così la pensa Denis Olivennes, per anni a capo del colosso FNAC e ora direttore del settimanale francese Nouvel Observateur, di cui è appena arrivato nelle librerie italiane il pamphlet La gratuità è un furto. Quando la pirateria uccide la cultura (Libri Scheiwiller, 14 euro), frutto del “Rapporto Olivennes” consegnato lo scorso novembre al governo Sarkozy.
Secondo Olivennes la battaglia per il consumo libero dei contenuti online è sostenuta da un’inedita “Santa Alleanza” in cui i contestatori del capitalismo vanno a braccetto con i sostenitori dell’assolutismo di mercato. Questi ultimi, “in quanto fautori del potere assoluto del consumatore, individuano nella potenziale ascesa delle aziende di telecomunicazioni e nel concomitante crollo delle prebende delle industrie tradizionali un’evoluzione sana e naturale dell’economia”. Il risultato è una “paradossale consociazione tra antimoderni e ultraliberali” in cui vediamo avanzare schierati “l’ala sinistra del Partito Socialista e AOL, Libération e il Wall Sreet Journal”. Due culture mai state così vicine e di cui forse si può trovare una sintesi perfetta in “Free!“, il nuovo libro sull’economia del gratis di Chris Anderson.
Ma attenzione, avverte Olivennes, non è affatto detto che da questa santa alleanza emerga davvero un panorama culturale più ricco di contenuti di nicchia (come vorrebbe la teoria della “coda lunga” di Anderson) e alla portata di chiunque (come credono molti idealisti): “È altamente probabile che, lasciando fare ai meccanismi spontanei della nuova rivoluzione industriale, ci ritroveremo in un mondo monocromo e monotono dove si ascolteranno solo poche musiche formattate dal marketing delle multinazionali”.
Ecco perché i governi, da una parte, e le industrie culturali, dall’altra, devono al più presto darsi da fare per trovare un’alternativa alla pirateria. A cominciare da un diritto d’autore aggiornato all’epoca digitale e dall’offerta di migliori servizi per la fruizione dei contenuti online.
Il tutto senza escludere la “coesistenza anarchica” di diversi universi concorrenti tra loro: “Potremo avere un’Internet libero da diritti in cui artisti desiderosi di farsi conoscere presenteranno le loro opere senza pretendere alcuna retribuzione (ad esempio con le licenze Creative Commons, NdR); un’Internet commerciale, anch’esso multiforme (pagamento mirato, forfettario e così via); dei siti istituzionali, dei siti commerciali e quelli cooperativi (come YouTube)”.
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Scrittori che leggono i loro stessi libri. È questa la formula con cui Emons, casa editrice italo-tedesca, prova a sdoganare una pratica ancora poco frequentata nello scenario editoriale nostrano: gli audiolibri. Si parte il 20 novembre con quattro edizioni d’autore: Sandro Veronesi legge Caos Calmo; Gianrico Carofiglio legge Testimone inconsapevole; Francesco Piccolo L’Italia spensierata; mentre, in occasione del centenario della nascita di Astrid Lindgren, l’attrice Marina Massironi si cimenta con Pippi Calzelunghe. E, per il 2008, sono previste altre uscite forti, come Melania Mazzucco che racconta Vita e Torino è casa mia di Giuseppe Culicchia.
Ogni cofanetto sarà venduto a un prezzo variabile tra i 16.90/21.90 euro e, oltre al cd, conterrà anche un booklet con un testo ancora inedito che suggerisce una particolare interpretazione dell’opera (nel caso di Veronesi è una conversazione sul suo best-seller fatta al programma I luoghi della vita di Radio3).
Rispetto ad altri paesi (soprattutto Usa e Germania) in cui gli audiolibri rappresentano un mercato fiorente e parallelo a quello cartaceo, in Italia non hanno mai veramente sfondato. Un’anomalia, questa, che ha sempre incuriosito Viktoria von Schirach, scout letterario che vive da 25 anni in Italia e ora direttrice editoriale di Emons Audiolibri. “In Germania ci sono oltre 500 case specializzate. E il settore è in continua espansione. Tanto che, accanto alle altre classifiche di vendita, ormai i giornali riportano anche quelle degli audiolibri”. In Italia ci sono già stati altri tentativi, ma non hanno mai avuto molta fortuna. Secondo von Shirach, “in parte si è trattato anche di una questione di tempi sbagliati. Grazie a supporti digitali migliori, ora la fruizione audio è molto più diffusa”. È così che, oltre ai cofanetti con i Cd (ideali, ad esempio, per chi passa molto tempo in macchina), gli audiolibri saranno commercializzati anche sotto forma di mp3 da scaricare online e poi ascoltare comodamente attraverso l’iPod e gli altri lettori. La piattaforma scelta è Audible.com, la più grande audiolibreria in rete. “I nostri libri saranno i primi in lingua italiana disponibili su Audible - spiega Viktoria von Shirach - Puntiamo a intercettare anche il pubblico crescente di persone all’estero che studiano la lingua italiana”.
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Al suo debutto online è stata salutata come la “biblioteca ufficiale” di Internet. È Open Library, la nuova iniziativa promossa dall’Internet Archive (IA), meritoria istituzione no-profit di San Francisco da anni impegnata nella conservazione e messa a disposizione di risorse di ogni tipo: musica, video, testi. Sua è anche l’idea della “WayBack Machine“, ovvero una macchina del tempo che permette di accedere a contenuti altrimenti introvabili (qui, ad esempio, l’home page di Panorama.it nel 2002).
Di recente, poi, l’ente è stato ufficialmente riconosciuto come biblioteca da parte dello Stato della California. Ed è la prima volta che ciò accade per un servizio online.
Ora Internet Archive ha deciso di cimentarsi con una delle grandi promesse (non mantenute) della rete. E, cioè, il sogno di una biblioteca universale, gratuita e a portata di click per chiunque. Ha così cominciato ad acquisire importanti collezioni provenienti dalle biblioteche di mezzo mondo e pubblicarle online attraverso un innovativo sistema di visualizzazione: e-book ad alta risoluzione, sfogliabili direttamente dalla finestra del browser, scaricabili in pdf e stampabili da casa. Il tutto senza dover versare nessuna quota: i contenuti sono infatti tutti di pubblico dominio o protetti da licenza Creative Commons.
Certo, sul fronte dei libri online le iniziative sono ormai davvero tante. E poi c’è già un concorrente agguerrito come Google Books, che da tempo sta scannerizzando intere biblioteche per metterle a disposizione online. Ma l’iniziativa di Mountain View è ancora vista con sospetto dai più, e non solo per le resistenze che va incontrando tra gli editori: sarà poi giusto che un’istituzione commerciale diventi proprietaria di tutto il nostro patrimonio culturale? Non sarebbe meglio affidarsi a un ente no-profit, in grado di assicurare un accesso aperto al sapere?

Leggere sarà pure un’esperienza solitaria, ma da sempre gli appassionati di libri hanno escogitato gli espedienti più vari pur di socializzare questa pratica: bookcrossing, cene letterarie, gruppi di lettura, festival o i sempre validi consigli del vecchio (e ormai mitologico) libraio di fiducia. In fondo, il passaparola tra conoscenti è pur sempre il metodo più efficace per andare a colpo sicuro. Poi è arrivata Amazon e la sua intuizione delle recensioni generate dagli utenti si è rivelata un’arma formidabile per spostare le vendite e orientare le scelte degli acquirenti.
Ora, però, c’è chi prova ad andare ancora più lontano. aNobii è un social network di nuova generazione pensato per mettere in contatto tra loro i lettori con gusti simili e aiutarli a scoprire libri interessanti: sempre di passaparola si tratta, ma in salsa 2.0.
A un livello base, il servizio si presenta come un valido strumento per schedare l’intera biblioteca personale (tipo l’ormai superata Library Thing), gestire liste di desideri, tenere traccia dei prestiti e finanche rivendere o scambiare libri usati. Ma al di là dell’indubbia utilità di un simile sistema di catalogazione, il bello di aNobii sta tutto nelle sue spinte funzionalità sociali. Si può curiosare nelle librerie degli altri membri, creare collezioni tematiche (una delle più grandi è questa degli “imperdibili”), seguire le ultime letture degli amici, prendere parte ai gruppi di discussione più vari, e ovviamente recensire, votare, etichettare e tutto quanto fa web 2.0. Una tendenza, questa di socializzare le passioni, che ormai ha investito anche la musica (si veda l’ottimo Last.fm, cui le case discografiche Emi, Warner Music, Sony BMG e Universal Music hanno deciso di autorizzare la diffusione in streaming del proprio intero catalogo) o il cinema (si veda I heart movies, nuovo tool per condividere la videoteca personale).
Sviluppato a Hong Kong ma dal raggio d’azione globale, aNobii è disponibile anche in versione italiana: a pochi mesi dal lancio si è già aggregata una attiva comunità di bibliofili del Belpaese.
Prima che vi iscriviate, però, un’avvertenza è d’obbligo: come tutti i social-network ben fatti, anche aNobii può dare forte dipendenza e, magari, sottrarre un po’ del tempo che prima si dedicava alla lettura.
P.S. Per chi se lo stesse chiedendo, il nome curioso del servizio deriva Anobium punctatum, l’insetto conosciuto anche come bookworm, il “verme dei libri”, espressione usata nei paesi anglosassoni per indicare chi passa molto tempo sui libri.
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