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Oltre un miliardo di persone nel mondo ogni anno non ha la possibilità di accedere all’acqua potabile, circa un sesto della popolazione mondiale. Più di due milioni di persone nei paesi in via di sviluppo (la maggior parte bambini), muore ogni hanno in seguito ai disagi dovuti alla mancanza d’acqua e alle cattive condizioni igieniche di essa: uno ogni quindici secondi. Negli ultimi dieci anni, la dissenteria provocata dall’inquinamento dell’acqua ha ucciso un numero di bambini superiore al numero complessivo di morti causati da tutti i conflitti armati che si sono succeduti nel pianeta dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi.

Questi numeri rappresentano una parte importante di un bellissimo volume fotografico, Blu Planet Run, scaricabile gratuitamente sul sito di Amazon, appena pubblicato dall’organizzazione no profit Blu Planet Run che dal 2002 è impegnata a cercare di sollecitare la popolazione mondiale a non dimenticare questa immane tragedia. Le immagini sono state scattate da 40 grandi fotoreporter in giro per il mondo, che per un mese hanno fissato con l’obiettivo i particolari di questa crisi globale, realizzando autentiche opere d’arte.

Le peculiarità di questo volume, hanno dichiarato gli autori, sono due: risvegliare le coscienze di ognuno di noi davanti a questo dramma e lanciare un messaggio di ottimismo e speranza perché si tratta di una battaglia che si può facilmente vincere. In sintonia con il messaggio del volume, la fondazione fa sapere che per ogni albero utilizzato per la produzione del libro altri due saranno piantati e il 100 per cento del ricavato dai diritti d’autore verrà devoluto per i progetti legati all’acqua potabile.

Blue Planet Run
Qual è la linea di confine che divide un “normale” Best Seller da un classico della letteratura? Era dal 1994, da quando cioè Susanna Tamaro e Antonio Tabucchi fecero parlare di sé per Va dove ti porta il cuore e Sostiene Pereira vendendo milioni di copie in tutto il mondo, che non si assisteva a un caso editoriale di portata planetaria per un autore italiano. Ed è proprio quello che sta avvenendo per Gomorra di Roberto Saviano. Mettendo da parte il valore di denuncia dell’opera del giovane scrittore campano, oramai riconosciuto da tutti, a distanza di due anni dalla sua prima edizione, il libro continua a rimanere in cima alle classifiche di vendita superando abbondantemente in Italia 1.100.000 copie. Il libro di Saviano è stato tradotto in 42 paesi e nel 2007 è entrato nella classifica dei 100 migliori libri dell’anno stilata dal New York Times. A questo punto, senza attendere il giudizio della critica letteraria, “Gomorra” può di diritto entrare a far parte di quella ristretta lista di classici della letteratura italiana che si studiano nelle scuole e che a distanza di anni continuerà a far discutere.
Intorno a ogni libro di successo che si rispetti c’è sempre un alone di leggenda che lo circonda si tratti questo della stesura, della pubblicazione o dell’accoglienza ricevuta da parte della critica, quasi a voler confermare quanto sia complicato entrare nella storia, e come sempre accade il miglior giudice rimane il lettore.
Il primo vero caso editoriale del Novecento è stato certamente Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello scritto di notte mentre assisteva la moglie gravemente ammalata in un momento di notevole difficoltà economica. Il successo fu immediato tanto da essere tradotto in tedesco, francese e inglese. Italo Svevo pubblicò La Coscienza di Zeno a sue spese e fu addirittura trascurato dalla critica dell’epoca. Alberto Moravia si fece prestare i soldi dal padre per pubblicare il suo romanzo Gli Indifferenti vendendo poi 20.000 copie e realizzando tre ristampe in pochi mesi. Primo Levi si vide rifiutare Se questo è un uomo da Einaudi e fu costretto a rivolgersi al piccolo editore De Silva che stampò solo 2.500 copie per la prima edizione. A chi andò peggio di tutti fu sicuramente a Giuseppe Tomasi di Lampedusa con Il Gattopardo dal momento che l’autore non riuscì a vederlo pubblicato perché fu dato alle stampe postumo dopo che Elio Vittorini, che lo aveva avuto tra le mani, lo aveva giudicato un po’ “vecchiotto” come trama e impostazione. In due anni dal 1958 al 1960 furono stampate ben 52 edizioni. Arrivando ad anni a noi più recenti non può mancare il caso di Umberto Eco: al momento della pubblicazione del suo Il Nome della Rosa, il mondo editoriale affermò che avrebbe venduto solo poche copie e come se non bastasse dopo il successo mondiale l’autore venne accusato anche di plagio.
Ultima caratteristica che accomuna questi libri di successo è che ognuno di essi ha avuto trasposizione teatrali e cinematografiche che in più di una circostanza hanno raccolto premi nazionali e internazionali quasi a voler confermare il valore indiscusso dell’opera.
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Non c’è Premio Strega che si rispetti senza che uno degli scrittori finalisti non polemizzi sull’esito. Un po’ come avviene in tutte le competizioni nessuno è disposto a perdere e anche quest’anno la polemica è servita. Cristina Comencini, finalista con il suo ultimo libro L’illusione del bene (ed. Feltrinelli) ha scritto sul suo blog: “Miei cari, finalmente a casa, lo Strega è finito! L’esperienza mi ha lasciato svuotata. Al di là dei libri, tutti secondo me con molte qualità è incredibile come un premio nato per volontà di un gruppo di scrittori sia diventata una gara tra editori, in cui spesso vince il più forte. Il libro di Giordano racconta molto bene i ragazzi, ma anche il libro di Rea è bello e interessanti sono i romanzi di De Silva e Ravera. Il problema è che la scrittura non mi sembra più in gioco nel premio più prestigioso d’Italia, e questa è una tristezza”.
Forse sul giudizio della scrittrice pesa la delusione di non aver vinto. Per stemperare le polemiche allora si potrebbe ricorrere alla diplomatica ma sincera dichiarazione di Umberto Eco all’annuncio dell’assegnazione del Premio Nobel, lo scorso anno, alla scrittrice Doris Lessing: “Sono felice per lei, ma non sono felice quanto lei”. Quindi è inutile discutere su come avvengono le votazioni e sulle regole della gara perché come è avvenuto in passato, quando a decidere erano solo gli scrittori, e come siamo convinti avverrà anche in futuro, nessuno accetterà la sconfitta.
“È il 7 giugno 1981, una splendida mattina per Firenze. Era una tranquilla domenica con il cielo azzurro e una leggera brezza faceva ondeggiare le cime dei cipressi sulle colline che circondano la città. Mario Spezi si trovava alla sua scrivania nella sede del quotidiano La Nazione, dove lavorava come reporter da alcuni anni, mentre tranquillamente fumava una sigaretta e sfogliava il giornale.”
Questo è l’inizio del primo capitolo del libro che in questi giorni sta spopolando in America. Si tratta di The Monster of Florence (ed. Grand Central Publishing), il best seller scritto a quattro mani dallo specialista americano di trame gialle Douglas Preston e dal giornalista toscano Mario Spezi che per anni ha seguito il caso del mostro di Firenze e che si è fatto anche 23 giorni di carcere, di cui cinque in isolamento, perché accusato di depistaggio nelle indagini sulla la morte del medico di Perugia Francesco Narducci. La storia del serial killer italiano ha da sempre affascinato gli americani tanto che lo scrittore Tomas Harris, l’autore di Hannibal, volle assistere alle udienze del processo a Pietro Pacciani, il principale indagato, insieme ai compagni di merende, dei delitti che per una decina d’anni sconvolsero la tranquillità della campagna toscana. Il thriller che prende spunto dal libro uscito in Italia nel 2006 per Sonzogno e intitolato Dolci colline di sangue, nel giro di pochi giorni ha scalato le classifiche di vendite raggiungendo la terza posizione della classifica del New York Times; il sito internet Amazon lo ha scelto come libro del mese di giugno e come se non bastasse occupa la prima posizione della classifica True Crimes della celebre catena di librerie Barnes & Noble che ne aveva acquistato 50.000 copie. The MOF, come viene chiamato dai lettori americani dopo essere stato presentato ufficialmente l’11 giugno nello spazio aperto del Bryant Park, ha ricevuto ottime recensioni da parte delle più importanti testate e adesso i diritti sono stati venduti in numerosi paesi per la traduzione e in futuro si prospetta anche una trasposizione cinematografica. Lo sceneggiatore Chris McQuarry, premio Oscar per I Soliti sospetti, ha già firmato una prelazione per un eventuale film.
1- Racconti quotidiani (Andrea Camilleri) Mondadori
2- Se questo è un uomo (Primo Levi) Einaudi
3- L’amico ritrovato (Fred Ulhman) Feltrinelli
4- Il piccolo principe (Antoine de Saint-Exupery) Feltrinelli
5- Il sentiero dei nidi di ragno (Italo Calvino) Mondadori
6- Il barone rampante (Italo Calvino) Mondadori
7- Il cavaliere inesistente (Italo Calvino) Mondadori
8- L’ombra del vento (Carlos Ruiz Zafon) Mondadori
9- Il visconte dimezzato (Italo Calvino) Mondadori
10- 1984 (George Orwell) Mondadori
Fonte: Arianna
1-Je reviens te chercher (Guillaume Musso) XO
2-La Consolante (Anna Gavalda) Le Dilettante
3-Millénium, vol.1: les Hommes qui… (Stieg Larsson) Actes Sud
4-Millénium, vol.2: la Fille qui evait… (Stieg Larsson) Actes Sud
5-La Valse lente des tortues (Katherine Pancol) Albin Michel
6-Millénium, vol.3: la Reine dans le alais… (Stieg Larsson) Actes Sud
7-Le Montespan (Jean Teulé) Julliard
8-La Théorie Gaia (Maxime Chattam) Albin Michel
9-A genoux (Michael onnely) Seuil
10-L’Elégance du hérisson (Muriel Barbery) Gallimard
Fonte: Le Nouvel Observateur

Più che un’autobiografia, si può identificare come una riflessione a voce alta sulla propria vita con l’intento di tracciare un bilancio di quelle che sono state le scelte fatte nel corso della propria esistenza. Così si può riassumere il senso dell’ultimo libro di Eugenio Scalfari edito da Einaudi dal titolo L’uomo che non credeva in Dio, in questi giorni in libreria.
Biancone, come lo chiamava amichevolmente il compagno di banco Italo Calvino, parte dagli anni dell’infanzia e della formazione sanremese trascorsi proprio in compagnia dello scrittore quando si intavolavano le prime discussioni sull’esistenza e su Dio o come lo chiamavano i due amici Filippo, anni caratterizzati anche dall’educazione al regime fascita seguiti dalla grande delusione provocata dalla dittatura totalitaria, per poi continuare e analizzare tutte le tappe e i momenti più importanti che si sono susseguiti nel corso degli anni cercando soprattutto di capire il perché delle cose.
Una vita intensa dedicata al giornalismo, quasi una missione, che comincia nel lontano 1949 alla corte di Mario Pannunzio al Mondo, dove si formerà, per poi partecipare nel 1955 alla fondazione dell’Espresso che guiderà con successo negli anni Sessanta fino a giungere alla fatidica data del 14 gennaio 1976 quando nelle edicole arriva la Repubblica, sua creatura.
“Sono stato balilla a sei anni, balilla moschettiere a dieci, avanguardista a quattordici , fascista universitario a diciassette. Fui espulso dal Guf nel gennaio del ’43. Fino a quel momento, cioè per undici anni di seguito dall’infanzia all’adolescenza sono stato fascista e mi sono sentito fascista. Ho aderito senza particolari difficoltà agli slogan sulla giovinezza, sulla romanità, sul destino eroico della nazione sul ‘navigare nocesse’, sulla lungimiranza politica del Duce e sulla sua funzione storica. Ho fatto parte dell’esperimento su vastissima scala di costruzione di un modello ideologico di massa da applicare ad un popolo intero e in particolare ai giovani che offrono maggiore presa e malleabilità, una sorta di cera vergine nelle mani sapienti del regime”.
1- The Whole Truth (David Baldacci) Grand Central
2- Hold Tight (Harlan Coben) Dutton
3- The Miracle at Speedy Motors (Alexander McCall Smith ) Pantheon
4- Unaccustomed Earth (Jhumpa Lahiri) Knopf
5- Where Are Youn Now (Mary Higgins Clark) Simon & Schuster
6- Certain Girls (Jennifer Weiner) Atria
7- Quicksand (Iris Johansen) St. Martin’s
8- Dead Heat (Joel C. Rosenberg) Tyndale
9- The Appeal (John Grisham) Doubleday
10- Santa Fe Dead (Stuart Woods) Putnam
Fonte: New York Times
La Top Ten dei libri più venduti nel mese di marzo in Inghilterra
1- A Prisoner of Birth (Jeffrey Archer) – Macmillan
2- Centurion – Roman Legion 8 (Simon Scarrow) – Headline
3- The Miracle at Speedy Motors (Alexander McCall Smith) – Little, Brown
4- Remember me? (Sophie Kinsella) – Bantam
5- Honour Thyself (Danielle Steel) – Bantam
6- A Cure for all Diseases (Reginald Hill) – HarperCollins
7- The Appeal (John Grisham) – Century
8- Ritual (Hayder Mo) – Bantam
9- Wrath of Mad God (Raymond E. Feist) – HarperVoyager
10- Lords of the Bow (Iggulden Conn) - HarperCollins
Fonte: The Bookseller
1- Il Cacciatore di Aquiloni (Khaled Hosseini) – Piemme
2- Gomorra (Roberto Saviano) – Mondadori
3- La Paura e la Speranza (Giulio Tremonti) Mondadori
4- L’Ottava Vibrazione (Carlo Lucarelli) Einaudi
5- Mille splendidi soli (Khaled Hosseini) Piemme
6- Il campo del vasaio (Andrea Camilleri) Sellerio
7- L’eleganza del riccio (Muriel Barbery) E/O
8- Ti ricordi di me (Sophie Kinsella) Mondadori
9- La solitudine dei numeri primi (Paolo Giordano) Mondadori
10- L’altra casta (Stefano Livadiotti) Mondadori
Fonte: Classifica Librerie Mondadori

La sfida è da fantascienza e non solo per gli argomenti trattati. Ma dimenticate Harry Potter, il cui ultimo capitolo è arrivato a mezzanotte dello scorso 21 luglio. Il prossimo fenomeno editoriale planetario, che spera di battere il maghetto, è targato Random House. Per non sfigurare al confronto con la Rowling, e per creare la stessa suspance che ha anticipato Harry Potter, la casa editrice ha annunciato che allo scoccare della mezzanotte del prossimo 20 settembre arriverà nelle librerie americane Brisingr, il terzo volume della saga Ciclo dell’Eredità, scritto dall’enfant prodige della letteratura fantasy Christopher Paolini (che a soli quindici anni scrisse il suo primo libro, di 600 pagine, scalando la celebre classifica dei bestseller del New York Times).
Brisingr (che significa “fuoco” nell’antica lingua utilizzata dai personaggi del romanzo) in un primo momento sembrava dovesse concludere una trilogia. Ma l’autore ha fatto sapere che ha ancora molto da scrivere e che sta già lavorando alla stesura di un quarto capitolo.
I numeri, per ora, non sono certo quelli della Rowling, ma le attese lasciano ben sperare. I primi due libri, Eragon ed Eldest, hanno venduto più di dodici milioni di copie in tutto il mondo. Un successo che l’autore stesso spera di mantenere vivo coltivando il proprio pubblico anche sul web con una newsletter mensile (ci si iscrive su alagaesia.com). Nel frattempo, l’editore americano ha annunciato che per il debutto manderà in stampa due milioni e mezzo di copie. In Italia la Fabbri non ha ancora comunicato la data dell’uscita, ma si presume che sarà prima di Natale.

Ci sono due notizie che in questi giorni hanno scosso il mondo editoriale internazionale ed entrambe riguardano la scrittrice austriaca Elfriede Jelinek, premio Nobel per la Letteratura nel 2004. La prima è che sta scrivendo un nuovo libro dal titolo Neid (Invidia), e già questo è importante perché era assente dalla scena letteraria dal 2000, anno in cui pubblicò Voracità (ed. Frassinelli). La seconda notizia forse è la più importante: la nuova opera non arriverà mai nelle librerie. Infatti la Jelinek la sta pubblicando a puntate sul suo sito internet e i suoi fan - che abbiano dimestichezza con il tedesco - potranno leggerlo gratuitamente.
Non capita spesso che uno scrittore famoso, in questo caso addirittura un Nobel, decida di utilizzare il web per promuovere le proprie creazioni. Il primo a cimentarsi nella scrittura on line è stato il re dell’horror Stephen King che nel 1999 scelse di vendere il racconto Riding the bullet esclusivamente sul suo sito, pubblicando gratuitamente un’anticipazione del prologo. Solo un anno fa lo scrittore brasiliano Paulo Coelho per il lancio del suo ultimo romanzo La strega di Portobello ha utilizzato il suo blog per la diffusione dei primi capitoli. Dopo l’uscita nelle librerie ha inserito tutto il libro e ha dato la possibilità ai lettori di scrivere i propri commenti e discutere con lui.
In Italia dopo l’esperienza iniziale di Alessandro Baricco che in occasione dell’uscita del libro City nel 1999 creò un sito ad hoc per pubblicizzare il romanzo senza partecipare ad alcuna conferenza stampa né intervista, recentemente nessuno scrittore da best seller si è cimentato con la Rete, anzi. Il fenomeno editoriale del momento, Federico Moccia, per il suo Tre metri sopra il cielo è passato addirittura alla fotocopiatrice…
Il nome di Richard Bachman sicuramente non evoca alcun interesse nei
lettori di tutto il mondo. Ma se a questo scrittore semisconosciuto si associa la figura del re dell’horror Stephen King, allora qualche brivido comincia a circolare nelle vene degli appassionati del genere.
Richard Bachman è infatti lo pseudonimo con cui King firmò alcuni libri tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, quando la sua carriera era agli esordi, non riscuotendo però quel successo che opere come Shining e Carrie avrebbero ottenuto. Adesso a distanza di oltre vent’anni, ritorna nelle librerie americane, il prossimo 12 giugno per i tipi della Scribner, il romanzo postumo di Bachman/King, Blaze. Postumo perché lo stesso Stephen King, visto lo scarso successo del suo alter ego, aveva deciso di farlo morire per un “cancro allo pseudonimo”, come lui stesso aveva comunicato ironicamente. Sulla trama della storia l’autore è stato molto vago, di sicuro paura e brividi non mancheranno di sconvolgere i fans.
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