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	<title>Libri</title>
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	<description>Il canale libri di Panorama.it</description>
	<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 14:42:29 +0000</pubDate>
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		<title>Leah Fleming, “La strada in fondo al mare” e la tragedia del Titanic - Intervista</title>
		<link>http://blog.panorama.it/libri/2012/02/09/leah-fleming-la-strada-in-fondo-al-mare-e-la-tragedia-del-titanic-intervista/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 14:41:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valeriamerlini</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[La strada in fondo al mare]]></category>

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		<description><![CDATA[La strada in fondo al mare prende spunto dall'inabissamento del Titanic per raccontare cosa sarebbe successo se... Leah Fleming, la sua autrice, conosceva solo il film Titanic. Oggi, invece, ha scritto un romanzo che ci porta al centenario della tragedia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://twitter.com/#!/violablanca" target="_blank">@violablanca</a></p>
<p><code>
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<p>Il <strong>15 aprile 2012</strong> ricorre il centenario del naufragio del <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/RMS_Titanic" target="_blank">Titanic</a></strong> e, visti inoltre i recenti accadimenti all&#8217;isola del Giglio (<strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Costa_Concordia" target="_blank">Costa Concordia</a></strong>), il momento è più che mai attuale per presentare il romanzo dell&#8217;autrice <strong><a href="http://www.leahfleming.co.uk/" target="_blank">Leah Fleming</a></strong>.</p>
<p><strong><a href="http://www.bol.it/libri/La-strada-in-fondo-al-mare/Leah-Fleming/ea978885413525/" target="_blank"><em>La strada in fondo al mare</em></a></strong> prende spunto dal Titanic e sullo sfondo di questa tragedia si dipana la storia di due donne sopravvissute al naufragio che si liberano dalle convenzioni sociali per affermare i propri diritti e poter essere finalmente se stesse. Un&#8217;epopea familiare che racconta i destini di tre famiglie e tre generazioni a cavallo delle due guerre mondiali.</p>
<p>Ormai lo sappiamo, la <a href="http://blog.newtoncompton.com/la-strada-in-fondo-al-mare/" target="_blank">Newton Compton</a> non si fa sfuggire nulla, e io le sto dietro. L&#8217;autrice ha concesso un&#8217;<strong>intervista in esclusiva</strong> per i lettori di <strong>Panorama.it</strong> e <strong>in anteprima</strong> rispetto all&#8217;uscita del libro, prevista per il 16 febbraio.<br />
<span id="more-18699"></span><br />
<strong>1.	Avrai ovviamente saputo del disastro della Costa Concordia accaduto di recente all&#8217;isola del Giglio in Italia. Sai che durante i fine settimana centinaia e migliaia di turisti affollano i traghetti che vanno verso l&#8217;isola per quello che viene definito &#8220;il turismo dell&#8217;orrore&#8221;? Come consideri, invece, la visita guidata in sommergibile al relitto del Titanic tra le iniziative che vogliono ricordare il centenario del naufragio?</strong><br />
Ci sono state visite fino al relitto del Titanic per molti anni. Alcune persone lasciano corone di fiori lì perché si tratta di una tomba del mare. Sono assolutamente contraria a trattare dei reperti dal fondo del mare come se fossero souvenir. Ma se questo viaggio è fatto in rispetto per le famiglie e per l&#8217;equipaggio della nave, non c&#8217;è nulla di male. Le persone sono curiose, quando accadono cose terribili, ma la loro presenza può essere invadente. Il lutto non è uno sport per spettatori e simili comportamenti dovrebbero essere scoraggiati.</p>
<p><strong>2.	 Cosa ti ha spinta a scrivere una storia che ha come spunto il Titanic? Il fatto che sia universalmente noto o l&#8217;avvicinarsi del centenario?</strong><br />
Mi è stato chiesto se mi sarebbe piaciuto scrivere questa storia. Conoscevo molto poco del Titanic, a parte il film. Tuttavia una volta ho vissuto in una città dove c&#8217;era la statua del capitano e non conoscevo nessuno che volesse quella statua nella sua città. Questo per me è stato il punto di partenza. Una volta che ho iniziato a leggere sempre di più, ho scoperto di voler scrivere qualcosa su di lui, a proposito della voce che aveva salvato un bambino in acqua.</p>
<p><strong>3.	Che sensazione si ha nel &#8220;frugare&#8221; nella vita, nel passato, nelle cose di persone che hanno subito una tragedia personale come quella di essere morti a causa dell&#8217;inabissamento del Titanic?</strong><br />
Ho trovato i racconti dei sopravvissuti molto commoventi e i fatti legati l&#8217;affondamento mi sono sembrati molto scioccanti. Mi sono appassionata molto ad alcune delle storie dei veri sopravvissuti e a quello che è successo più avanti nelle loro vite. Ho provato a riportare tutto questo nella vita dei miei personaggi, May e Celeste.</p>
<p><strong>4.	È una domanda forse scontata, me ne rendo conto, ma nella situazione del suo personaggio May, tu come avresti agito una volta realizzato di non avere tra le braccia la tua figlia naturale? O meglio, con quali sentimenti avresti cresciuto questa figlia arrivata dal mare? </strong><br />
Quell&#8217;evento è stato ispirato da un fatto reale accaduto sulla nave di soccorso Carpathia quando una signora italiana ha cercato di portare con se un bambino non suo e il capitano ha dovuto risolvere la questione. Il bambino è stato identificato come ebreo e sua madre lo ha riavuto. Credo che avendo perso la proprio famiglia, in stato di shock, la tentazione di aggrapparsi a un qualsiasi altro bambino sia stata forte. May l&#8217;ha vista come un dono e una compensazione per la sua personale perdita.</p>
<p><strong>5.	Nella tua nota finale scrivi che nel museo della Titanic Historical Society of America a Indian Orchard (Springfield), nel Massachusetts, l&#8217;atmosfera che si respira è meravigliosa. Ce la vuoi descrivere? Cosa ti ha colpito maggiormente?</strong><br />
Il Museo si trova in una piccola città sul retro di un negozio che vende statue e immagini cattoliche. Non è molto grande ma il proprietario/curatore si interessa del Titanic da quando era un ragazzo. Lui sa tutto della nave e ha ricevuto molti cimeli, ricordi dalle famiglie delle vittime, orologi, lettere, messaggi. C&#8217;è un negozio di libri e una cineteca. È pieno di ricordi intimi e d&#8217;amore per la vita dei cari persi e di bisogno di ricostruire la verità su cosa sia realmente accaduto quella notte.</p>
<p><strong>6.	Il naufragio del Titanic è uno dei più grandi drammi del XX secolo?</strong><br />
Io credo che il naufragio del Titanic abbia segnato una svolta enorme nella sicurezza marittima. La perdita è stata dimenticata lungo il corso di due guerre mondiali e della depressione ma in qualche modo i sopravvissuti sono sempre stati invitati a raccontare della loro tragedia durante gli anni &#8216;40 e &#8216;50. La storia tocca ancora le persone in tutto il mondo. L&#8217;elenco dei passeggeri era internazionale. Ogni paese ne è stato colpito. Il Titanic ha tutti gli elementi della grande tragedia: trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, un cast di migliaia di persone, ricchi e poveri, eroi e codardi, tutti a bordo della nave. Il mondo intero e le sue speranze e i suoi sogni erano su quella nave solo per provare che l&#8217;uomo può commettere degli errori fatali capaci di far soffrire persone innocenti.</p>
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		<item>
		<title>Foibe, 5 libri per il Giorno del ricordo</title>
		<link>http://blog.panorama.it/libri/2012/02/09/foibe-5-libri-per-il-giorno-del-ricordo/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 11:57:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea.bressa</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

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		<category><![CDATA[tito]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricorre il 10 febbraio il Giorno del ricordo, in memoria delle vittime delle foibe. Ecco cinque libri su uno dei momenti più bui della nostra storia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18715" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-18715" src="http://blog.panorama.it/libri/files/2012/02/foibe-large.jpg" alt="Il recupero di alcune salme da una foiba - Credits: ARCHIVIO ANSA/i50" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">Il recupero di alcune salme da una foiba - Credits: ARCHIVIO ANSA/i50</p></div>
<p>Domani, 10 febbraio, si celebra il <strong>Giorno del ricordo</strong>, dedicato alle vittime delle tristemente famose <strong>foibe</strong> e a tutti gli esuli dalmati e istriani di origine italiana costretti dal governo e dalle truppe jugoslave di Tito ad abbandonare le proprie case alla fine della Seconda Guerra Mondiale. <span id="more-18710"></span></p>
<p>Così come per la <a href="http://blog.panorama.it/libri/2012/01/23/shoah-tutti-i-libri-in-uscita-in-occasione-della-giornata-della-memoria/" target="_blank">Giornata della memoria</a>, al di là di ogni polemica e scontro ideologico, il Giorno del ricordo serve per non lasciare che si perda nell’oblio una pagina nera della storia contemporanea, per far sì che le coscienze rimangano vigili e attente e che si evitino i terribili errori del passato. Il ricordo però va alimentato: ecco allora <strong>cinque libri</strong> utili a scoprire come e perché migliaia di persone morirono o furono cacciate dalle loro terre, colpevoli di essere italiane.</p>
<p><a href="http://www.bol.it/libri/Esuli.-Dalle-foibe-campi/Gianni-Oliva/ea978880461536/" target="_blank">Esuli. Dalle foibe ai campi profughi: la tragedia degli italiani di Istria, Fiume, Dalmazia</a> – Gianni Oliva<br />
Lo storico e giornalista Gianni Oliva ha ricostruito in questo saggio tutta la vicenda degli italiani esuli, partendo dalla fine della Prima Guerra Mondiale fino ai giorni nostri. Un buon punto di partenza per capire le <strong>ragioni storiche</strong>, politiche e ideologiche che hanno portato alla tragedia. Tutta l’opera è accompagnata da immagini inedite.</p>
<p><a href="http://www.bol.it/libri/testimoni-muti.-foibe-esodo/Diego-Zandel/ea978884254644/" target="_blank">I testimoni muti. Le foibe, l&#8217;esodo, i pregiudizi</a> – Diego Zanadel<br />
Si tratta di un romanzo in cui la voce narrante è quella di un bambino nato in uno dei<strong> campi profughi</strong> spuntati durante l’esodo giuliano-dalmata. Il suo incontro con un uomo, un testimone muto della catastrofe, sarà l’occasione per raggiungere una nuova consapevolezza della propria storia e delle proprie radici. Come il protagonista, anche l’autore è nato in un campo profughi, quello di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Campo_di_prigionia_di_Servigliano" target="_blank">Servigliano</a>, da genitori fiumani.</p>
<p><a href="http://www.bol.it/libri/Comunisti-confini-orientali./Leonardo-Raito/ea978886129648/" target="_blank">Comunisti ai confini orientali. Guerra, resistenza, scontri politici e foibe in Venezia Giulia e Istria 1941-1947</a> – Leonardo Raito<br />
Un altro saggio che aiuta a capire le dinamiche politiche e ideologiche dietro le vicende istriane e che tenta un’analisi del complesso ruolo giocato dai <strong>comunisti italiani</strong> in quella terra di confine. Nel secondo dopoguerra, mentre si andava delineando lo scenario della guerra fredda, le missioni dei delegati italiani e sloveni si scontravano sulle divergenze politiche e militari, sulle questioni resistenziali e sul massacro delle foibe.</p>
<p><a href="http://www.bol.it/libri/morti-non-serbano-rancore./Nando-Vitali/ea978886165098/" target="_blank">I morti non serbano rancore. Foibe. L&#8217;avventurosa storia del capitano Goretti </a>– Nando Vitali<br />
Lorenzo Goretti vuole scoprire il passato di suo padre, il capitano Carlo Goretti, morto ormai da 15 anni e decorato con la Croce di guerra. Inizia così una difficile ricerca che lo porta al confine orientale, nelle terre dei combattimenti contro i partigiani di Tito e davanti alle bocche oscure delle foibe.</p>
<p><a href="http://www.bol.it/libri/Foibe.-L-ultimo-testimone/Graziano-Udovisi/ea978887424557/" target="_blank">Foibe. L&#8217;ultimo testimone</a> – Graziano Udovisi<br />
Si tratta di una <strong>testimonianza diretta</strong> di chi ha vissuto in prima persona l’attimo del “salto” nella foiba. 14 maggio 1945 l’ufficiale istriano Graziano Udovisi deve scegliere in un secondo se rimanere fermo ed essere falciato dalla mitragliatrice, oppure buttarsi nel baratro e morire cadendo. La sua storia è quella di un miracolato, che salvò se stesso e un commilitone, riuscendo a risalire in superficie da trenta metri di profondità. Udovisi ricorda in questo libro gli orrori della guerra e del carcere, delle torture e dei tragici momenti <strong>sull’orlo della foiba</strong>.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>L’Albania e la furia nazista: se la salvezza passa per un invito a cena di troppo</title>
		<link>http://blog.panorama.it/libri/2012/02/09/l%e2%80%99albania-e-la-furia-nazista-se-la-salvezza-passa-per-un-invito-a-cena-di-troppo/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 09:03:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>filippomaria_battaglia</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[nazismo]]></category>

		<category><![CDATA[romanzi]]></category>

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		<description><![CDATA[Longanesi pubblica l’ultimo romanzo di Ismail Kadaré, che rievoca l’enigmatico lieto fine di un salvataggio di alcuni uomini, fatti salvi dalla furia nazista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18539" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-18539" src="http://blog.panorama.it/libri/files/2012/02/kadare_un-invito-a-cena-di-troppo-large.jpg" alt="Un invito a cena di troppo (particolare della copertina)" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">Un invito a cena di troppo (particolare della copertina)</p></div>
<p><a href="https://twitter.com/#%21/fmbattaglia" target="_blank">@fmbattaglia</a></p>
<p>Partiamo dal contesto: “L’Italia, che aveva improvvisamente capitolato, perse la sua alleata. Sin dai tempi immemorabili, il mondo aveva assistito a innumerevoli rotture di alleanze, ma quella che adesso l’Italia sperimentava rappresentava un lutto senza precedenti”.  È una storia drammatica e nota, quella del settembre 1943: divisi, accusati di fellonia, insultati, derisi, calpestati, e non solo tra i confini nazionali.<span id="more-18538"></span></p>
<p>Quella storia ritorna ora a essere rievocata in una chiave inedita e con una scrittura di primissimo piano nell’ultimo romanzo di Ismail Kadaré (in Italia pubblicato come i precedenti da Longanesi e tradotto da Maria Laura Vanorio).</p>
<p>Si intitola <a href="http://www.bol.it/libri/Un-invito-a-cena-di-troppo/Ismail-Kadare/ea978883043266/" target="_blank"><em>Un invito a cena di troppo</em></a> ed è ambientato ad Argirocastro, cittadina albanese a sud di Tirana. Romanzo, dicevamo, ma in realtà la scrittura di Kadaré è così preziosa, minuziosa e informata da trasformare il libro in una sorta di mémoire collettivo, che solca la grande e la piccola storia, incrociandola con i destini del nostro Paese.</p>
<p>L’invito a cena di troppo è infatti quello che il dottor Gurameto, vecchio notabile della comunità albanese, estende al suo compagno di studi in Germania, Fritz von Schwabe.</p>
<p>Schwabe, colonnello nazista, ha impartito alle sue truppe dislocate in Albania un comando apparentemente inemendabile: rastrellare decine di ostaggi indigeni come ritorsione a un’imboscata subita dalle proprie truppe.</p>
<p>Ordine che, per fortuna, si eclissa nel mistero di un incontro, quello appunto col vecchio compagno di studi, che negli anni a venire rimarrà sospeso tra mito e leggenda, e finirà per allarmare perfino Stalin.</p>
<p>Definire quello di Kadaré un semplice romanzo rischia allora di essere piuttosto riduttivo. <em>Un invito a cena di troppo</em> è un grande romanzo, ambientato in un crocevia centrale della storia europea. Una storia intensa, che attraverso il racconto di una sola scheggia è però in grado di restituire la cifra di un’intera epoca.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>L’arte “in marcia” di Shepard Fairey, in arte Obey</title>
		<link>http://blog.panorama.it/libri/2012/02/08/larte-in-marcia-di-shepard-fairey-in-arte-obey/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 18:31:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Sabina De Gregori]]></category>

		<category><![CDATA[Shepard Fairey in arte Obey]]></category>

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		<description><![CDATA[
di Giulio Passerini
@giuliopasserini
Se pensate che Shepard Fairey sia un graffitaro quasiasi, vi sbagliate di grosso.  Sabina De Gregori, in Shepard Fairey in arte Obey. La vita e le opere del re della poster art (Castelvecchi) ci conduce alla scoperta della vita e delle opere di uno dei maggiori artisti della poster art nonché di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-large wp-image-18694" src="http://blog.panorama.it/libri/files/2012/02/angela-davis-in-arte-obey-large.jpg" alt="Angela Davis, in arte Obey" width="500" height="300" /><br />
<strong>di Giulio Passerini<br />
</strong><a href="https://twitter.com/#!/giuliopasserini" target="_blank">@giuliopasserini</a></p>
<p>Se pensate che Shepard Fairey sia un graffitaro quasiasi, vi sbagliate di grosso.  Sabina De Gregori, in <em><a href="http://www.bol.it/libri/Shepard-Fairey-arte-Obey./Sabina-De-Gregori/ea978887615637/" target="_blank">Shepard Fairey in arte Obey. La vita e le opere del re della poster art</a></em> (Castelvecchi) ci conduce alla scoperta della vita e delle opere di uno dei maggiori artisti della <strong>poster art</strong> nonché di uno dei più famosi grafici al mondo, con clienti come Visa, Apple, Led Zeppelin e… addirittura Barack Obama. <span id="more-18691"></span> Tutto comincia nel 1989 a Providence, nel Rhode Island, quando un giovane studente della Rhode Island School of Design crea un adesivo raffigurante André The Giant (lottatore di Wrestling famoso per la sua enorme stazza) con cui tappezza le strade della sua città. Comincia come un gioco, Obey non sa ancora che con quell’adesivo sarebbe partita la campagna che avrebbe ispirato la maggior parte dei suoi lavori degli anni a venire.</p>
<p>Tutte le sue opere trovano spazio tanto nelle gallerie d’arte (su tela o tavole, pezzi unici o in tiratura limitata) quanto in strada con manifesti, adesivi e poster, rispondendo allo spirito di guerrilla della campagna di The Giant che già in nuce conteneva il nucleo del messaggio principale dell’arte di Obey: colpire tramite il perturbamento del tessuto urbano, obbligando il passante (assuefatto ai messaggi pubblicitari che quotidianamente lo bombardano) a chiedersi “cosa sto guardando? Cosa vogliono farmi comprare?”.</p>
<p>Tanti i riferimenti che attraversano l’opera di Fairey: dal <strong>costruttivismo russo ai lavori grafici di Barbara Kruger</strong>, dai film di <strong>Carpenter</strong> agli scritti di Marshall Mc Lhuan, dai test di Rorschach alla <strong>filosofia heideggeriana</strong>; tutto converge in un gesto grafico capace di unire azione politica e culturale.  <strong>In Obey il mezzo è davvero il messaggio</strong>: un esercizio di fenomenologia heideggeriana, secondo quanto dichiarato dall’artista nel suo Manifesto, che “consente all’essere umano gettato nel mondo di vedere ciò che è giusto davanti ai propri occhi, senza essere oscurato da un’osservazione astratta, cosicché le cose si manifestino”.</p>
<p>È un’arte “in marcia” quella di Obey, avvezza alla retorica del populismo e della rivoluzione; ma è anche un’arte che ha conosciuto <strong>Andy Wharol e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jasper_Johns" target="_blank">Jasper Johns</a></strong>, che ha attraversato la caduta del mito e che non è più disposta a credere alla grande ideologia. Ecco allora che il populismo si fa cultura pop e la rivoluzione diventa propulsione: non c’è più da un nemico da abbattere, ma da ridare fiducia a una società che ha rinunciato all’azione.  Appare naturale allora il sostegno tributato dall’artista a <strong>Barack Obama</strong> durante la campagna elettorale che lo ha visto diventare il simbolo del cambiamento per migliaia di persone, l’incarnazione della speranza di un nuovo corso che nell’arte di Obey ha trovato uno dei suoi migliori alleati. Un libro da non perdere.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Cormac McCarthy torna al cinema: Figlio di Dio diventa un film</title>
		<link>http://blog.panorama.it/libri/2012/02/08/cormac-mccarthy-torna-al-cinema-figlio-di-dio-diventa-un-film/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 15:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide.decaroli</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[cinema]]></category>

		<category><![CDATA[Cormac McCarthy]]></category>

		<category><![CDATA[Figlio di Dio]]></category>

		<category><![CDATA[James Franco]]></category>

		<category><![CDATA[La Strada]]></category>

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		<description><![CDATA[Il romanzo di Cormac McCarthy Figlio di Dio diventa un film, diretto dall’attore e regista James Franco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18645" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-18645" src="http://blog.panorama.it/libri/files/2012/02/cormack-mccarthy-the-road-large.jpg" alt="Scena di The Road, film tratto dall'omonimo romanzo di Cormac McCarthy - Credits: 2929 Productions/Dimension Film/The Weinstein Company" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">Scena di The Road, film tratto dall&#39;omonimo romanzo di Cormac McCarthy - Credits: 2929 Productions/Dimension Film/The Weinstein Company</p></div>
<p>Ciack, si gira. Sono iniziate in West Virginia le riprese di <em>Figlio di Dio</em>, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di <strong>Cormac McCarthy</strong>. Alla regia c’è James Franco, artista poliedrico che nel recente passato aveva già tentato (idea poi abbandonata) di portare al cinema il monumentale <em><a href="http://www.bol.it/libri/Meridiano-di-sangue/Cormac-McCarthy/ea978880618450/" target="_blank">Meridiano di sangue</a></em>, una delle opere più famose del grande scrittore statunitense. <span id="more-18643"></span></p>
<p>Scritto nel 1974 (ma pubblicato in Italia solo nel 2000), <em><a href="http://www.bol.it/libri/Figlio-di-Dio/Cormac-McCarthy/ea978880616895/" target="_blank">Figlio di Dio</a></em> racconta la storia di <strong>James Ballard</strong>, un uomo solitario, balordo e violento che dopo diverse vicissitudini si trasforma in un terribile assassino e stupratore.</p>
<p>Nel cast messo in piedi da Franco non ci sono nomi da urlo: il semi-sconosciuto <strong>Scott Haze</strong> interpreterà Ballard, mentre il caratterista <strong>Tim Blake Nelson</strong> vestirà i panni dello sceriffo Fate.</p>
<p>McCarthy si conferma dunque un scrittore amato Hollywood. Prima di questo <em>Figlio di Dio</em> è stato infatti il turno del pluripremiato film dei fratelli Coen <em><a href="http://www.bol.it/libri/Non-e-un-paese-per-vecchi/Cormac-McCarthy/ea978880618819/" target="_blank">Non è un paese per vecchi</a></em> (quattro Oscar), e del meno apprezzato e forse un po’ sottovalutato <em><a href="http://blog.panorama.it/libri/2010/01/12/mccarthy-la-strada-parla-di-bonta-umana-ma-per-i-distributori-e-deprimente%E2%80%9D/" target="_blank">The Road</a></em> di John Hillcoat.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Beppino Englaro: riflessioni intime a vent’anni dall’incidente che ha dilaniato la mia vita e sconvolto in Italia il dibattito sulla dolce morte</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 15:01:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[accanimento terapeutico]]></category>

		<category><![CDATA[Beppino Englaro]]></category>

		<category><![CDATA[dolce morte]]></category>

		<category><![CDATA[Eluana-Englaro]]></category>

		<category><![CDATA[idee]]></category>

		<category><![CDATA[La vita senza limiti]]></category>

		<category><![CDATA[Panorama in edicola]]></category>

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		<description><![CDATA[
di Carlo Puca
Lettera di Natale 1991
Sì, voi due oltre ad essere dei perfetti genitori siete anche due buone persone perché mi avete insegnato la bontà e la generosità, ma soprattutto dei grandi valori quali il rispetto verso se stessi e gli altri e il piacere di avere una famiglia SALDA, CALDA ed AFFETTUOSA sulla quale si può sempre contare.
Con tanto affetto
la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-18349" src="http://blog.panorama.it/libri/files/2012/01/libri-86-large.jpg" alt="Beppino Englaro: riflessioni intime a vent’anni dall’incidente che ha dilaniato la mia vita e sconvolto in Italia il dibattito sulla dolce morte " width="500" height="300" /></p>
<p><strong>di Carlo Puca</strong></p>
<p><strong>Lettera di Natale 1991</strong><br />
<em>Sì, voi due oltre ad essere dei perfetti genitori siete anche due buone persone perché mi avete insegnato la bontà e la generosità, ma soprattutto dei grandi valori quali il rispetto verso se stessi e gli altri e il piacere di avere una famiglia SALDA, CALDA ed AFFETTUOSA sulla quale si può sempre contare.<br />
Con tanto affetto<br />
la vostra bambina!<br />
Eluana</em></p>
<p><span id="more-18348"></span></p>
<p><strong>Primo atto</strong><br />
Una sera, inaspettatamente calda. Una sera a cena d’inverno, con Beppino Englaro, conversando di politica e geografia. Una sera di gioie e di malinconie, cercando il senso, o almeno un senso, alla vita e alla morte. Poi, improvvisa e dolce, l’astrazione che vale la stima perpetua: «Sono due ore che ci stiamo scoprendo e lei non ha mai parlato di sua madre. È dura da superare, vero?». Englaro danza leggero con le parole, è colto e accorto, scopre l’angolo più nascosto e doloroso dell’anima con la facilità degli elfi. Pure il suo corpo è quello dello «spirito genio» della mitologia norrena: alto e magro, il volto pulito e disteso, le orecchie delicatamente a punta. «Sono soltanto un carnico» si schermisce. «A Udine in molti siamo fatti così. Lei conosce la Carnia?». Certo, è un mondo di montagne incantate e miti e leggende e donne splendide. Di una bellezza arcaica.</p>
<p>Eluana fu di un’altra bellezza, umbra, più contemporanea, «presa da Saturna», madre diletta e accudente, incontrata alla fine degli anni Sessanta a Basilea, in Svizzera. Lui lavorava, lei veniva da Urbino, studiava e lo amò. Eluana nacque il 25 novembre del 1970. In Italia però, a Lecco, tra il Lario e l’Adda, la Grigna e la rignetta, cioè fra le acque, i monti e la natura splendente «da riversare tutta su di lei, la piccola che nasceva».</p>
<p>Saturna fu <strong>madre così devota alla sua ragazza da somatizzare il male</strong>: «Si è consumata di dolore». La notte dell’incidente Beppino e Saturna erano in settimana bianca, la prima senza Eluana. C’erano le apprensioni classiche dei genitori, ma come tutti i genitori sani di mente si arresero alla realtà. Il 18 gennaio 1992 la loro bambina aveva più di 21 anni. Non era più bambina, insomma, s’era fatta grande. Lasciarla libera di decidere divenne automatico. Non senza un’ultima accortezza: dare a lei, alla figlia, la macchina più sicura, «la mia Bmw». Loro, i genitori, avevano invece preso la Y10, la «baracchina», come la chiamava Eluana. La notizia li raggiunse mentre preparavano i bagagli. Il viaggio dalla Val Pusteria all’ospedale di Sondrio fu inaccettabile: «In quelle cinque ore di viaggio mia moglie ha cominciato a morire».</p>
<p>Due anni dopo Saturna scoprì un tumore al seno, primo intervento. Nel 2002 il cancro si ripresentava ancora più cattivo, nuova operazione. Nel 2009 ha ceduto la colonna vertebrale, ancora oncologi e ospedale. E il dolore più grande, l’impossibilità di accudire sua figlia. «Eluana e la madre hanno vissuto una osmosi permanente». A Lecco, nell’istituto di suore dove Eluana era nata e dove è tornata per trascorrere allettata i lunghi anni della sua eterna giovinezza, sua madre andava tutti i giorni. Discorsi, amorevolezze, letizie. E regali. Tanti regali. Dai pupazzi ai vestiti, i profumi poi, e i vestiti e i trucchi, leggeri però, ché il troppo stroppia. Nessuno, nessuno al mondo, può sostituire una madre. «Nemmeno cento padri».</p>
<p><strong>Secondo atto</strong><br />
Ora la sera finisce e pure la cena con Beppino. Comincia la notte, il sonno si fa difficile, serve leggere. Nella catasta dei libri dimenticati ce n’è uno che chiama, prepotente, a sé. S’intitola <em><strong><em><a href="http://www.bol.it/libri/vita-senza-limiti.-morte/Beppino-Englaro-Adriana-Pannitteri/ea978881703553/" target="_blank">La vita senza limiti</a></em></strong></em>, lo ha scritto Beppino. «<em>Se non posso essere quello che sono adesso, preferisco morire</em>» aveva detto la sua piccolina un anno prima dello schianto. Così nacque il «caso Eluana». Suo malgrado. Il caso di una ragazza costretta a lottare «per conto padre» perché non le permettevano di decidere il suo destino. La sua vita.</p>
<p>Ecco poi che d’improvviso ti sbattono in faccia, potenti e semplici, una frase e una data: «Il 9 febbraio 2009 Eluana Englaro moriva». Siamo nel gennaio 2012, mancano pochi giorni al terzo anniversario. Bisogna ricordarla, questa storia, con il rispetto che merita. Bisogna fare i giornalisti.</p>
<p>Arriva il mattino. Una telefonata, la richiesta di un nuovo incontro, parole sempre nuove. E l’avvertenza spiazzante di papà Englaro: «Noi non dobbiamo commemorare il 9 febbraio, non è questa la data più rilevante. Noi dobbiamo parlare del 18 gennaio 1992, del ventesimo anniversario dell’incidente». Non se l’è ricordato nessuno. «Ma è proprio allora che cominciò la nostra richiesta di civiltà. Che poi è<strong> la civiltà di tutti, di chi sceglie di interrompere l’alimentazione forzata e di chi invece vuole proseguirla.</strong> Tuttavia i medici dicevano che era loro dovere curarla. E cadevano in contraddizione. Di fatto sostenevano che Eluana non era padrona del proprio corpo, che <strong>nessuno può disporre di un corpo</strong>. Ma poi pretendevano di essere loro i padroni di mia figlia». Invece conta soltanto la libertà individuale. «Che non è mai contro qualcuno o qualcosa, è a favore dei diritti dell’uomo. Nel rispetto, sia chiaro, ed è persino banale aggiungerlo, di ogni idea, valore, sesso, razza, cultura, religione e scelta personale».</p>
<p>Quanto buonsenso, insomma. E però: omicida, autore di mostruosità, disumano. Per conquistare a sua figlia quella libertà Englaro ha sopportato offese feroci: «Mi hanno accusato di ogni nefandezza. E si è parlato tanto e a sproposito. Per esempio, l’eutanasia era un argomento nemmeno in discussione. Per noi contava soltanto denunciare il format dell’<strong>accanimento terapeutico</strong>. Una pratica di violenza inaudita». E però Beppino<strong> non ha mai alzato la voce</strong> una volta che sia una: «Rispondevo alle offese con i contenuti. La convenzione di Oviedo, le sentenze dei tribunali, gli appelli istituzionali. Ora c’è questa legge approvata alla Camera che lascia al medico la gestione del tuo corpo. La buona notizia è una sola: è palesemente anticostituzionale. Però mi toccherà combattere ancora e di più. Lo farò sempre, finché avrò forza in corpo». E anche oltre.</p>
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		<title>“Vivere oggi con Socrate, Epicuro, Seneca e tutti gli altri” di Roger-Pol Droit</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 11:25:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Panorama in edicola]]></category>

		<category><![CDATA[Roger-Pol Droit]]></category>

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		<category><![CDATA[vivere oggi con Socrate Epicuro Seneca e tutti gli altri]]></category>

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		<description><![CDATA[di Mauro Anselmo
Fin dalle prime pagine del saggio di Roger-Pol Droit balza alla mente del lettore una domanda: non ha esagerato, lo studioso francese, nel definire gli antichi «quei grandi mostri eternamente vivi?». Se i poemi di Omero sono «enciclopedie, romanzi d’avventura e manuali di galateo», i filosofi greci e latini dell’età ellenistica, da Epicuro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Mauro Anselmo</strong></p>
<p>Fin dalle prime pagine del saggio di<strong> Roger-Pol Droit</strong> balza alla mente del lettore una domanda: non ha esagerato, lo studioso francese, nel <strong>definire gli antichi «quei grandi mostri eternamente vivi?»</strong>.<span id="more-18390"></span> Se i poemi di Omero sono «enciclopedie, romanzi d’avventura e manuali di galateo», i filosofi greci e latini dell’età ellenistica, da Epicuro a Seneca, restano testimoni preziosi nell’<strong>insegnare «la trasformazione paziente di sé</strong>, il cui esito sarà eliminare le angosce e sottrarre lo spirito alle imboscate dell’esistenza». Chi ha detto che Socrate e Platone, Cicerone e Tucidide sono pensatori imbalsamati?</p>
<p>Dedicato a <strong>Pierre Hadot</strong>, il docente al Collège de France scomparso nel 2010 le cui ricerche hanno rappresentato una svolta nello studio del pensiero antico, il saggio di Droit ha la pretesa di essere <strong>una bussola per il nostro tempo</strong>. Una guida brillante, capace di trasmettere l’arte del vivere e del saper guardare il mondo.</p>
<p><em><strong><a href="http://www.bol.it/libri/Vivere-oggi-Socrate-Epicuro/Roger-Pol-Droit/ea978888952774/" target="_blank">Vivere oggi con Socrate, Epicuro, Seneca e tutti gli altri</a> </strong></em>di Roger-Pol Droit<br />
Angelo Colla editore, 186 pagine, 16,50 euro<br />
<strong>GIUDIZIO: BUONO</strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>“Verità, bellezza, bontà” di Howard Gardner</title>
		<link>http://blog.panorama.it/libri/2012/02/08/verita-bellezza-bonta-di-howard-gardner/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 11:08:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[Howard Gardner]]></category>

		<category><![CDATA[Panorama in edicola]]></category>

		<category><![CDATA[saggio]]></category>

		<category><![CDATA[Verità bellezza bontà]]></category>

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		<description><![CDATA[di Sandro Bondi
I comportamenti umani sono interamente riconducibili alla sfera dell’economia e della biologia, e sono perciò storicamente variabili, o non esiste forse la possibilità di incrementare la razionalità dell’uomo secondo quelle virtù della verità, della bellezza e della bontà che possono rendere più umana e più dignitosa la vita in società? L’autore propende per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di<strong> Sandro Bondi</strong></p>
<p>I comportamenti umani sono interamente riconducibili alla sfera dell’economia e della biologia, e sono perciò storicamente variabili, o <strong>non esiste forse la possibilità di incrementare la razionalità dell’uomo </strong>secondo quelle virtù della verità, della bellezza e della bontà che possono rendere più umana e più dignitosa la vita in società?<span id="more-18396"></span> L’autore propende per la seconda ipotesi, argomentando come il postmodernismo relativistico e l’influenza dei media digitali minaccino, sì, le nozioni stesse di verità, di bellezza e di bontà, sostenendo che pur tuttavia queste tre virtù non devono essere abbandonate, anche se dobbiamo rivederle alla luce delle nuove conoscenze. Il punto di riferimento essenziale resta quello della filosofia, che si suddivide nell’<strong>epistemologia</strong> per quanto riguarda la verità, nell’<strong>estetica</strong> per la bellezza e nell’<strong>etica</strong> per la bontà, anche se la strada da seguire nella «terra incognita» nella quale ci troviamo a vivere non può non affidarsi a un amalgama di discipline e a quella luce perenne della coscienza che alberga in ciascuno di noi.</p>
<p><em><strong><a href="http://www.bol.it/libri/Verita-bellezza-bonta./Howard-Gardner/ea978880710474/" target="_blank">Verità, bellezza, bontà</a> </strong></em>di Howard Gardner<br />
Feltrinelli, 222 pagine, 20 euro<br />
<strong>GIUDIZIO: OTTIMO</strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Charles Dickens, Capitan Omicidio: contro i libri edificanti e quel tipo di “letteratura per ragazzi che rende stupidi”</title>
		<link>http://blog.panorama.it/libri/2012/02/07/charles-dickens-capitan-omicidio-contro-i-libri-edificanti-e-quel-tipo-di-letteratura-per-ragazzi-che-rende-stupidi/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/libri/2012/02/07/charles-dickens-capitan-omicidio-contro-i-libri-edificanti-e-quel-tipo-di-letteratura-per-ragazzi-che-rende-stupidi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 16:42:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ilaria.cairoli</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Google News]]></category>

		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[Capitan Omicidio]]></category>

		<category><![CDATA[Charles-Dickens]]></category>

		<category><![CDATA[libri per ragazzi]]></category>

		<category><![CDATA[Orecchio Acerbo]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Il primo diabolico personaggio a insinuarsi nella mia paciﬁca giovinezza fu un certo Capitan Omicidio. Quella canaglia doveva essere un diretto discendente della famiglia di Barbablù, ma all’epoca non nutrivo alcun sospetto riguardo a tale parentela. E neanche sembrava che il suo nome inquietante lo avesse reso oggetto di pregiudizi, giacché possedeva immense ricchezze e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_18633" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img src="http://blog.panorama.it/libri/files/2012/02/capitanomicidio_anteprima-2-large.jpg" alt="(credits: Orecchio Acerbo)" width="500" height="300" class="size-large wp-image-18633" /><p class="wp-caption-text">(credits: Orecchio Acerbo)</p></div><br />
&#8220;Il primo diabolico personaggio a insinuarsi nella mia paciﬁca giovinezza fu un certo Capitan Omicidio. Quella canaglia doveva essere un diretto discendente della famiglia di Barbablù, ma all’epoca non nutrivo alcun sospetto riguardo a tale parentela. E neanche sembrava che il suo nome inquietante lo avesse reso oggetto di pregiudizi, giacché possedeva immense ricchezze e frequentava le migliori famiglie.&#8221;</p>
<p>In occasione del duecentesimo anniversario della nascita di <a href="http://blog.panorama.it/libri/tag/charles-dickens/" target="_blank">Charles Dickens</a>, l’editore Orecchio Acerbo rinfresca un classico del suo catalogo. <em><a href="http://www.orecchioacerbo.com/editore/index.php?option=com_oa&amp;vista=catalogo&amp;id=262" target="_blank">Capitan Omicidio</a></em> infatti era già stato pubblicato nel 2006 dalla stessa casa editrice e viene rispolverato ora rinnovando la copertina e aggiungendovi insieme a un poster di una delle bellissime illustrazioni del libro, una interessante postfazione di Goffredo Foﬁ.<br />
<span id="more-18632"></span><br />
Capitan Omicidio è tratto da una raccolta di racconti <em>The Uncommercial Traveller</em> (inedito in Italia), in cui Dickens, un po’ come il nostro Calvino, ricerca e rielabora le storie e le ﬁabe del suo passato, andando a scavare nel repertorio delle bambinaie dell&#8217;epoca.<br />
Capitan Omicidio è di certo un discendente diretto di Barbablù, come leggiamo ﬁn dalle prime parole del libro. È ricco e potente e sposa povere fanciulle indifese, che ad un mese esatto dal matrimonio ﬁniscono tagliate a pezzetti in una torta salata, il cui impasto è preparato inconsapevolmente da loro stesse. I matrimoni e gli omicidi si susseguono senza tregua, lasciando il colpevole impunito. Solo l’astuzia di una donna ferita dalla morte della sorella gemella, caduta nella trappola, riuscirà a spezzare la catena di omicidi dell’orrendo Capitano. Il ﬁnale è amaro ed esplosivo, ma decisamente liberatorio.</p>
<p style="text-align: center">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
<a href="http://blog.panorama.it/libri/tag/charles-dickens/">CHARLES DICKENS UNO DI NOI</a><br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Capitan Omicidio è uno di quei racconti che hanno il fascino inquietante delle ﬁabe classiche, spogliandosi però di ogni tipo di retorica “buonista”. Charles Dickens odiava i racconti ediﬁcanti che, ai suoi tempi, erano preponderanti nella letteratura per ragazzi. Li considerava noiosi e li liquidava come “letteratura che rende stupidi”. Capitan Omicidio è una risposta proprio a questo tipo di letteratura. È un racconto gotico, che indaga gli istinti più oscuri di un serial killer fatto e ﬁnito. È pervaso da un tocco di humor nero che, mischiando ironia e grottesco, rende più sopportabile la violenza delle azioni che sentiamo raccontare. È un libro che mette in scena le nostre paure e, attraverso il racconto, ci aiuta a superarle, come in tutte le migliori ﬁabe.</p>
<p><strong>Le illustrazioni di Fabian Negrin</strong> sono poetiche ed evocative, capaci, con la leggerezza delle immagini che si creano attraverso il gioco dei colori e dell’acqua, di renderci più lieve la lettura e proiettare il racconto in una dimensione in cui tutto è possibile. A complemento delle illustrazioni la graﬁca del testo, a cui <strong>Orecchio Acerbo</strong> dedica sempre molta attenzione: le parole non ci parlano soltanto attraverso il loro signiﬁcato, ma partecipano  attivamente alla lettura  anche tramite la graﬁca dei loro segni.<br />
È un libro che l’editore ha pensato originariamente dai 6 anni in su.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.panorama.it/libri/2012/02/07/charles-dickens-capitan-omicidio-contro-i-libri-edificanti-e-quel-tipo-di-letteratura-per-ragazzi-che-rende-stupidi/feed/</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Charles Dickens e l’incompiuto: Il mistero di Edwin Drood</title>
		<link>http://blog.panorama.it/libri/2012/02/07/charles-dickens-e-lincompiuto-il-mistero-di-edwin-drood/</link>
		<comments>http://blog.panorama.it/libri/2012/02/07/charles-dickens-e-lincompiuto-il-mistero-di-edwin-drood/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 15:05:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Google News]]></category>

		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[Carlo-Fruttero]]></category>

		<category><![CDATA[Charles-Dickens]]></category>

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		<category><![CDATA[Drood]]></category>

		<category><![CDATA[Franco Lucentini]]></category>

		<category><![CDATA[Il mistero di Edwin Drood]]></category>

		<category><![CDATA[La verità sul caso D]]></category>

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		<description><![CDATA[di Daniela Mattalia
Funziona. Dickens funziona sempre. Funziona quando lo leggi a 9 anni in versione ridotta. Quando lo guardi a teatro, al cinema, quando lo fanno diventare un musical. Persino il suo romanzo incompiuto, Il mistero di Edwin Drood, è così ipnotico che quasi non dispiace non l’abbia finito.

Io ci ho messo le mani l’anno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_18627" class="wp-caption aligncenter" style="width: 509px"><img src="http://blog.panorama.it/libri/files/2012/02/charlesdickens-wikimedia1-large.jpg" alt="(Wikimedia)" width="499" height="299" class="size-large wp-image-18627" /><p class="wp-caption-text">(Wikimedia)</p></div><br />
<strong>di Daniela Mattalia</strong></p>
<p>Funziona. Dickens funziona sempre. Funziona quando lo leggi a 9 anni in versione ridotta. Quando lo guardi a teatro, al cinema, quando lo fanno diventare un musical. Persino il suo romanzo incompiuto, <em><a href="http://www.bol.it/libri/Il-mistero-di-Edwin-Drood/Charles-Dickens/ea978880208116/" target="_blank">Il mistero di Edwin Drood</a></em>, è così ipnotico che quasi non dispiace non l’abbia finito.<br />
<span id="more-18625"></span><br />
Io ci ho messo le mani l’anno scorso, per vie traverse. Avevo trovato ottime recensioni di un romanzo di <strong>Dan Simmons</strong> (scrittore di fantascienza) che si intitola appunto <em><a href="http://www.bol.it/libri/Drood/Dan-Simmons/ea978886583025/" target="_blank">Drood</a></em>, ed è un omaggio cupo e geniale a Dickens. Tutta la storia è raccontata da <strong>Wilkie Collins</strong>, amico/rivale di Dickens e ottimo narratore. Impossibile riassumere la trama, ma al centro del romanzo c’è questo Drood, personaggio alquanto spaventoso, non si capisce neppure se sia un’allucinazione di qualcuno.<br />
Comunque, il romanzo sembra un ologramma, tanto Simmons è bravo nel rievocare la psicologia di Dickens e la sua straordinaria potenza narrativa.</p>
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<a href="http://blog.panorama.it/libri/tag/charles-dickens/">CHARLES DICKENS UNO DI NOI</a><br />
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<p>Non sarà un caso che altri due scrittori di razza, <strong>Fruttero e Lucentini</strong>, nel 1989 si sono divertiti (e molto, secondo me) a completare <em>Il mistero di Edwin Drood</em> nel libro <em><a href="http://www.bol.it/libri/La-verita-sul-caso-D./autori-vari/ea978880617425/" target="_blank">La verità sul caso D</a></em>. Una vera e propria inchiesta con i maggiori investigatori di tutti i tempi: Poirot, Maigret, Padre Brown, Holmes, Dupin&#8230;<br />
Drood è morto davvero? E chi lo ha ucciso?<br />
Caro Dickens, non lo sapremo mai. In ogni caso, buon compleanno. Sono felice che, 200 anni fa, tu abbia avuto la buona idea di nascere.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un romanzo, un film, una mostra e un’app: come riscoprire Charles Dickens</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 09:08:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>filippomaria_battaglia</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Ricorre il bicentenerio della nascita di Charles Dickens, uno dei grandi della lettatura internazionale di tutti i tempi. I consigli per conoscerlo meglio e approfondirne l'opera]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18180" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-18180" src="http://blog.panorama.it/libri/files/2012/01/dickens_epa_dean-lewins-large.jpg" alt="La statua di Charles Dickens, a Sidney (Credtis: Ansa/Epa/Dean Lewins)" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">La statua di Charles Dickens, a Sidney (Credtis: Ansa/Epa/Dean Lewins)</p></div>
<p><a href="https://twitter.com/#%21/fmbattaglia" target="_blank">@fmbattaglia</a></p>
<p>È considerato un classico, e dunque come tutti i classici è piuttosto difficile da circoscrivere in una definizione. Certo, si può dire che è stato il fondatore del cosiddetto romanzo sociale, ma il suo merito non può finire qui. <strong>Charles Dickens</strong> è ancora oggi un’istituzione letteraria, non solo tra la perfida Albione. Meno di Dante, di Shakespeare e di Goethe, ma una spanna sopra quasi tutti gli altri.<br />
Per provare a ricordarlo, e per conoscerlo meglio, a duecento anni esatti dalla sua nascita (il 7 febbraio 1812, in quel di Pourtsmouth), proviamo allora a segnalare quattro cose che vale la pena fare (e vedere).<span id="more-18179"></span></p>
<p><strong>Il romanzo - </strong>Inevitabile partire da un libro. Si può decidere di solcare il sentiero dello humour e orientarsi verso il romanzo d’esordio, <a href="http://www.bol.it/libri/Il-circolo-Pickwick/Charles-Dickens/ea978880442346/" target="_blank"><em>Il Circolo Pickwik</em></a>, oppure virare e seguire i canoni dell’ortodossia letteraria, scegliendo uno dei cosiddetti grandi romanzi sociali. Su tutti, <a href="http://www.bol.it/libri/David-Copperfield/Charles-Dickens/ea978880462075/" target="_blank"><em>David Copperfield</em></a>. Inutile rievocare <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/David_Copperfield_%28romanzo%29" target="_blank">la storia</a>, più interessante cercare di metterne a fuoco la storica portata. Proviamo allora a fare i politicamente scorretti e facciamo un paragone un po’ azzardo: Dickens e il romanzo sociale stanno alla letteratura dell’800 come le grandi fiction contemporanee (<em>I Soprano</em>, <em>Mad Men</em> etc.) stanno alla cultura contemporanea. Tutti e due infatti non si fermano al racconto di una storia, ma provano a rintracciarne l’essenza.  La comparazione suona un po’ blasfema, d’accordo, ma può starci: in entrambi casi, anche se su scale diverse, il loro avvento allarga a dismisura il potenziale pubblico di fruitori, su grandezze fino ad allora difficilmente prevedibili.</p>
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<a href="http://blog.panorama.it/libri/tag/charles-dickens/">CHARLES DICKENS UNO DI NOI</a><br />
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<p><strong>Il film - </strong>Una delle grandi qualità di Dickens è la forte presa del suo stile. Tra tutti i classici, è probabilmente quello con la scrittura  più “visiva”, quasi “filmica”. Non è casuale allora che i lungometraggi e le fiction ispirate alle sue opere siano <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Categoria:Film_e_sceneggiati_tratti_da_opere_di_Charles_Dickens" target="_blank">oltre una ventina</a>. Il grande classico resta<a href="http://www.imdb.it/title/tt0040662/" target="_blank"><em> Le avventure di Oliver Twist</em></a>, film del 1948 diretto da David Lean. Da vedere, nonostante le polemiche che ne seguirono per la marcata caratterizzazione di Alec Guiness nei panni di Fagin, definito nel romanzo semplicemente come “l’ebreo”.</p>
<p><strong>La casa-museo, a Londra - </strong>Il terzo suggerimento è destinato ai verti cultori (e a chi può fare una capatina a Londra): l’indirizzo è il numero 48 di Doughy Street, nella City. È lì che si trova il <a href="http://www.dickensmuseum.com/" target="_blank">Charles Dickens Museum</a>, nella stessa sede dove abitò il grande classico inglese. In questi mesi si potrà visitare solo in un giorno, il 7 febbraio. Per le prossime settimane, e in vista delle Olimpiadi, resterà chiuso a causa dei lavori di ristrutturazione. Chi vorrà potrà approfittarne, ma solo per poche ore.</p>
<p><strong>La app - </strong>Ultima dritta, destinata stavolta ai più scafati con la tecnologia. Si tratta di una app, <a href="http://itunes.apple.com/app/dickens-dark-london/id483346931?mt=8" target="_blank"><em>Dark London</em></a>, gratuita, creata dal Museum of London in occasione di una mostra, semplicemente intitolata <a href="http://www.museumoflondon.org.uk/London-Wall/Whats-on/Exhibitions-Displays/Dickens-London/Default.htm" target="_blank">Dickens e Londra</a>. Propone una  full immersion nell’Inghilterra vittoriana, con una notevole quantità di sorprese, tra cui musiche, filmati e oggetti d’epoca.</p>
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		<title>Charles Dickens, 5 libri per festeggiare i 200 anni</title>
		<link>http://blog.panorama.it/libri/2012/02/07/charles-dickens-5-libri-per-festeggiare-i-200-anni/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 08:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>davide.decaroli</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Cade oggi il bicentanario della nascita di Charles Dickens, il grande scrittore che ci ha regalato capolavori come David Copperfield e Casa desolata]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18602" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-18602" src="http://blog.panorama.it/libri/files/2012/02/charles-dickens-large.jpg" alt="Charles Dickens, placca commemorativa a Marylebone (Londra) - Credits: Hatters!/Flickr" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">Charles Dickens, placca commemorativa a Marylebone (Londra) - Credits: Hatters!/Flickr</p></div>
<p>Qual è il modo migliore per celebrare le 200 primavere? Dato che il festeggiato porta il nome di <strong>Charles Dickens</strong> (nato a Portsmouth il 7 febbraio 1812), la risposta è quasi scontata: riprendendo in mano le opere che lo hanno reso grande. Fra i tanti suoi libri, o forse sarebbe più giusto parlare di <strong>“pietre miliari”</strong>, ne abbiamo scelti cinque in grado di provocare un fremito lungo la <a href="http://blog.panorama.it/libri/2012/02/05/charles-dickens-200-anni-e-la-spina-dorsale-di-nabokov-e-del-lettore/#more-18543" target="_blank">spina dorsale</a>.</p>
<p><span id="more-18600"></span></p>
<p><em><a href="http://www.bol.it/libri/Il-circolo-Pickwick/Charles-Dickens/ea978880452045/" target="_blank">Il circolo Pickwick</a></em><br />
Il romanzo d’esordio, scritto quando Dickens non aveva ancora compiuto venticinque anni. Picaresca, piena zeppa di personaggi <strong>eccentrici</strong>, l’epopea di Mr Pickwick e soci si snoda in un’allegra Inghilterra di inizio ‘800, un paese ancora lontano dai toni cupi e drammatici della successiva produzione dickensiana.</p>
<p><em><a href="http://www.bol.it/libri/Le-avventure-di-Oliver-Twist/Charles-Dickens/ea978880448052/" target="_blank">Le avventure di Oliver Twist</a></em><br />
La storia la conoscono tutti: Oliver è un orfano perennemente maltrattato che dopo diverse vicissitudine fugge a Londra, dove si lascia coinvolgere da una banda di ladruncoli che fa capo al vecchio Fagin. Si tratta di uno dei primi esempi di <strong>romanzo sociale</strong>, che con arguzia mette a nudo le ipocrisie della cultura vittoriana.</p>
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<a href="http://blog.panorama.it/libri/tag/charles-dickens/">CHARLES DICKENS UNO DI NOI</a><br />
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<p><em><a href="http://www.bol.it/libri/David-Copperfield/Charles-Dickens/ea978880462075/" target="_blank">David Copperfield</a></em><br />
La giovinezza, la crescita e la maturità di David Copperfield, un orfano (prima di padre, poi anche di madre) costretto a lavorare in fabbrica che riuscirà, di avventura in avventure, a diventare cronista parlamentare di successo. Il libro è di fatto <strong>un’autobiografia romanzata</strong> della vita dello scrittore inglese.</p>
<p><em><a href="http://www.bol.it/libri/Canto-di-Natale/Charles-Dickens/ea978881705349/" target="_blank">Canto di Natale</a></em><br />
Il tirchio e insopportabile Ebenezer Scrooge alle prese con i tre spiriti del Natale: passato, presente e futuro. Con tutta probabilità è il racconto più <strong>popolare</strong> di Dickens, conosciuto da grandi e piccini anche grazie alla sfilza di adattamenti per il grande e piccolo schermo (da Walt Disney ai Muppet, da Bill Murray a Jim Carrey).</p>
<p><em><a href="http://www.bol.it/libri/Casa-desolata/Charles-Dickens/ea978880618152/" target="_blank">Casa desolata</a></em><br />
Un’opera monumentale, che intorno al tema centrale della causa giudiziaria (protagonisti i componenti della famiglia Jarndyce) nasconde una moltitudine di sottotrame e valanghe di<strong> trovate geniali</strong>. Vedi la <em>“filantropia telescopica”</em> di Mrs Jellyby o la morte per autocombustione di Mr Krook.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Charles Dickens, novità e stimoli da bicentenario</title>
		<link>http://blog.panorama.it/libri/2012/02/06/charles-dickens-i-romanzi-per-non-dimenticarlo/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 15:39:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valeriamerlini</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[In occasione del bicentenario della nascita di Dickens un nuovo libro per ragazzi (ma non solo) e varie ristampe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18584" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-18584" src="http://blog.panorama.it/libri/files/2012/02/marie-aude-murail-picnic-al-cimitero-e-altre-stranezze-large.jpg" alt="Marie-Aude Murail, Picnic al cimitero e altre stranezze - Credits: Giunti" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">Marie-Aude Murail, Picnic al cimitero e altre stranezze - Credits: Giunti</p></div>
<p>Domani, 7 febbraio 2012, si celebra il <strong>bicentenario della nascita di <a href="http://blog.panorama.it/libri/tag/charles-dickens/">Charles Dickens</a></strong>. Anche se <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Dickens" target="_blank">Dickens</a></strong> è uno scrittore dell&#8217;epoca vittoriana il suo lavoro trascende il tempo, la lingua e la cultura. Continua ad influenzare anche il mondo contemporaneo e i suoi scritti ispirano film, televisione, arte, letteratura, artisti. Il 2012 è l&#8217;anno di Dickens e il mondo intero si appresta alla sua celebrazione. In occasione del bicentenario voglio presentarvi un libro fresco di stampa e delle vecchie conoscenze.<br />
<span id="more-18567"></span><br />
La casa editrice <a href="http://www.giuntistore.it/customer/product.php?productid=15705&amp;cat=96" target="_blank">Giunti</a> non si ò lasciata sfuggire l&#8217;evento e ha appena pubblicato <strong><a href="http://www.bol.it/libri/Picnic-cimitero-altre/Marie-Aude-Murail/ea978880977297/" target="_blank">Picnic al cimitero e altre stranezze</a></strong>, un romanzo biografia sull&#8217;autore britannico scritto da <strong><a href="http://marieaude.murail.pagesperso-orange.fr/" target="_blank">Marie-Aude Murail</a></strong>.<br />
Quella di Dickens è stata una vita degna di essere raccontata: dall&#8217;infanzia vissuta prima nel miraggio di una buona istruzione e poi nella dura realtà di una fabbrica di lucido da scarpe, a una serie di peripezie che lo portano a 24 anni già alla fama e al successo; dalle amicizie nate nelle pause del lavoro giovanile agli amori e alla numerosissima famiglia che formò.</p>
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<a href="http://blog.panorama.it/libri/tag/charles-dickens/">CHARLES DICKENS UNO DI NOI</a><br />
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<p>Le principali opere di Dickens sono invece contenute nell&#8217;intramontabile <a href="http://www.newtoncompton.com/collane/i-mammut" target="_blank">Mammut che la Newton Compton</a> dedica gli autori principali, a quelli più amati. Quello su Dickens, <strong><a href="http://www.bol.it/libri/grandi-romanzi-Oliver/Charles-Dickens/ea978885413187/#altriDati" target="_blank">I grandi romanzi</a></strong>.<br />
Forse non esiste un altro scrittore che sia stato capace di raccontare una città come Dickens ha descritto Londra. Le sue strade, ora larghe e percorse da eleganti carrozze, ora viuzze fetide, a stento illuminate dalle lanterne degli antri frequentati da uomini e donne di malaffare; la sua gente, dipinta in grandi affreschi vivacissimi, come nelle descrizioni del tribunale dove vengono condannate folle di debitori insolventi, o ritratta da vicino, così vicino da mostrare gli occhi arrossati dall&#8217;alcool o dal pianto di una prostituta, la bocca piegata in una smorfia amara dei bambini già ladri a dodici anni. La grande metropoli rimane sullo sfondo anche quando racconta la vita della provincia e scrive dei <strong>Tempi Difficili</strong> degli operai che allora conoscevano lo sfruttamento introdotto dalla rivoluzione industriale, mentre i figli nelle scuole venivano depredati con sadismo della fantasia e degli affetti; e scrive di <strong>Grandi Speranze </strong>che fioriscono sulle rovine del passato, con tante fatiche e dolori. Vuole, Dickens, sempre un lieto fine alle sue storie, che tutto si risolva come nella <strong>notte di Natale </strong>di Scrooge, o nella storia di <strong>David Copperfield</strong>: ma spesso l&#8217;accento non è posato con eleganza sul bel finale, sul bel matrimonio, sul cattivo che diventa buono. L&#8217;accento, anche con sfumature ironiche irresistibili, cade sembra a malincuore sulla disperazione che invade la vita quotidiana di tanti uomini e donne (le sue eroine negative sono figure splendide) sofferenti senza colpa, sulla cattiveria contro i bambini e gli indifesi; Dickens è immenso quando si accosta ai perdenti. Pensiamo a <strong>Oliver Twist</strong>, nato in un ospizio per poveri, e lo vediamo non con addosso i begli abiti che alla fine conquisterà, ma vestito di stracci, sporco di fango e fumo, mentre corre con la sua banda di piccoli ladri nella strada della grande, maleodorante, popolatissima, splendida Londra.</p>
<p>E per finire, chiudo la panoramica sull&#8217;autore con i titoli più importanti del grande scrittore inglese, riproposti dalla <a href="http://shop.bcdeditore.it/search.php?mode=search&amp;page=1" target="_blank">Dalai editore</a>: <strong><a href="http://www.bol.it/libri/David-Copperfield/Charles-Dickens/ea978886073951/" target="_blank">David Copperfield</a></strong> e <strong><a href="http://www.bol.it/libri/Oliver-Twist/Charles-Dickens/ea978886073952/" target="_blank">Oliver Twist</a></strong>, ma anche <strong><a href="http://www.bol.it/libri/Il-circolo-Pickwick/Charles-Dickens/ea978886073950/" target="_blank">Il circolo Pickwick</a></strong>:</p>
<blockquote><p>«Chi è Slumkey?» domandò a bassa voce il signor Tupman.<br />
«Lo ignoro», rispose con lo stesso tono il signor Pickwick.<br />
«Zitti. Non fate domande. La miglior cosa in queste occasioni è di fare quello che fa la massa.»<br />
«Ma supposto che ve ne siano due di masse?» suggerì il signor Snodgrass.<br />
«Bisogna gridare con la più numerosa», rispose il signor Pickwick.</p></blockquote>
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		</item>
		<item>
		<title>“Se fossi fuoco, arderei Firenze” di Vanni Santoni</title>
		<link>http://blog.panorama.it/libri/2012/02/06/se-fossi-fuoco-arderei-firenze-di-vanni-santoni/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 14:47:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Si arriva a fatica, perdendosi fra le uscite dell’autostrada, ci si ferma a piazzale Michelangelo e Firenze dall’alto appare altrove, presa nel suo riverbero, come se stesse scorrendo da un’altra parte. La ragazza non vuole un passaggio, ma offre subito il numero di telefono. Però la sera al Duomo ne compare un’altra, un po’ brilla, col [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si arriva a fatica, perdendosi fra le uscite dell’autostrada, ci si ferma a piazzale Michelangelo e Firenze dall’alto appare altrove, presa nel suo riverbero, come se stesse scorrendo da un’altra parte. <span id="more-18407"></span>La ragazza non vuole un passaggio, ma offre subito il numero di telefono. Però la sera al Duomo ne compare un’altra, un po’ brilla, col suo collo di marmo e così libera da portarselo dietro e propinargli una fellatio in un salone  rinascimentale trasformato in dormitorio per turiste. <strong>Tutto è brutto, violento, casuale e senza senso </strong>nella Firenze di <strong>Vanni Santoni.</strong> Così, lo studente di lettere che va a studiare al Vieusseux sognando la redenzione con Umberto Eco, ma per campare fa il commesso in un negozio di borsette, continua a rimanere prigioniero di un egotismo narcisistico e molto nichilista.</p>
<p><strong><em><a href="http://www.bol.it/libri/Se-fossi-fuoco-arderei/Vanni-Santoni/ea978884209767/" target="_blank">Se fossi fuoco, arderei Firenze</a></em> </strong>di Vanni Santoni<br />
Laterza, 148 pagine, 10 euro<br />
<strong>GIUDIZIO: MEGLIO MEZZ&#8217;ORA DI TAPIS ROULANT</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>François Truffaut, cinque libri per ricordarlo</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 14:26:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea.bressa</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il grande regista francese Francois Truffaut, scomparso nel 1984, avrebbe compiuto oggi 80 anni. Ecco cinque libri per ricordarlo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18575" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-18575" src="http://blog.panorama.it/libri/files/2012/02/francois-truffaut_foto-large.jpg" alt="Francois Truffaut - Credits: ANSA-CD" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">Francois Truffaut - Credits: ANSA-CD</p></div>
<p>Ottant’anni fa, il 6 febbraio 1932, nasceva a Parigi <strong>Francois Truffaut</strong>, attore, produttore e, soprattutto, uno dei più grandi registi cinematografici del Novecento. È stato uno dei fondatori e rappresentanti della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nouvelle_Vague" target="_blank">Nouvelle Vague</a>, assieme a cineasti del calibro di Jean-Luc Godard, Jacques Rivette, Claude Chabrol e Eric Rohmer. <span id="more-18564"></span></p>
<p>Ecco <strong>cinque libri</strong> per ricordare il padre di film rimasti nel cuore di molti, come <em>I quattrocento colpi</em>, <em>Jules e Jim</em>, <em>Fahrenheit 451</em>, <em>Effetto notte</em> e <em>Finalmente domenica</em>.</p>
<p><a href="http://www.bol.it/libri/Il-cinema-secondo-Hitchcock/Franois-Truffaut/ea978885650109/" target="_blank">Il cinema secondo Hitchcock</a></p>
<p>Si tratta di un’intervista fatta da Truffaut ad <strong>Alfred Hitchcock</strong>, che man mano diventa un lungo dialogo tra l’allora giovane regista francese e il maestro inglese della suspense. I due parlano dell’arte cinematografica a trecentosessanta gradi, del suo linguaggio, delle questioni tecniche.</p>
<p><a href="http://www.bol.it/libri/Le-avventure-di-Antoine-Doinel/Franois-Truffaut/ea978883176494/" target="_blank">Le avventure di Antoine Doinel</a></p>
<p>Francois Truffaut è forse l’unico regista ad aver scritto e girato cinque film (<em>I quattrocento colpi</em>, l’episodio <em>Antoine e Colette</em> in <em>L’amore a vent’anni</em>,<em> Baci rubati</em>, <em>Non drammatizziamo… è solo questione di corna</em> e <em>L’amore fugge</em>) costruiti sullo stesso personaggio, Antoine Doinel, interpretato sempre dallo stesso attore, Jean-Pierre Léaud. Il libro raccoglie le sceneggiature dei primi quattro lavori, unite in una sorta di “biografia filmata” in cui <strong>interprete, regista e personaggio</strong> sembrano identificarsi e legarsi profondamente.</p>
<p><a href="http://www.bol.it/libri/Il-piacere-degli-occhi/Franois-Truffaut/ea978887521248/" target="_blank">Il piacere degli occhi</a></p>
<p>Con quest’opera Truffaut tentò una selezione di tutto ciò che aveva scritto sul cinema in trent’anni di carriera, sia come critico ai tempi di <em>Arts</em> e <strong>Cahiers du Cinéma</strong>, sia come ormai affermato regista. Si tratta di una testimonianza diretta di chi ha partecipato a uno dei momenti più prolifici della cinematografia francese, influenzando e rinnovando il mondo della settima arte.</p>
<p><a href="http://www.bol.it/libri/Nouvelle-Vague.-cinema/na/ea978887521221/" target="_blank">La Nouvelle Vague. Il cinema secondo Chabrol, Godard, Resnais, Rivette, Rohmer, Truffaut</a></p>
<p>Il volume raccoglie gli articoli pubblicati nel 1962 in un numero speciale dei <em>Cahiers du Cinéma</em> dedicato alla Nouvelle Vague. Ci sono tutti gli esponenti della corrente francese che ha cambiato la concezione di cinema, coloro che hanno elaborato la “politica degli autori”. Una prima parte riporta le critiche ai film d’esordio di Truffaut, <strong>Godard</strong> e Chabrol, più un saggio di Resnais, mentre una seconda presenta alcune interviste ai registi e due lunghe chiacchierate con <strong>Rohmer</strong> e Rivette.</p>
<p><a href="http://www.bol.it/libri/Fahrenheit-451/Ray-Bradbury/ea978880460417/" target="_blank">Fahrenheit 451</a> – Ray Bradbury</p>
<p>Da questo romanzo è tratto l’<strong>omonimo film</strong> di Truffaut, uno dei capolavori del genere <strong>distopico</strong>. In un futuro immaginario leggere libri è considerato un reato gravissimo, contro cui è stato istituito un corpo di vigili del fuoco incaricati di bruciare ogni opera in circolazione. Uno di loro, Montag, decide un giorno di leggere un piccolo brano di uno dei libri che dovrebbe incenerire. Da quel momento inizia a leggere sistematicamente di nascosto interi volumi, avvicinandosi sempre più alla propria rovina, ma anche a un nuovo modo di vedere le cose e il mondo.</p>
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		<title>Ago Panini, “L’erba cattiva”: quando abbiamo creduto che il rock potesse cambiare il mondo</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 13:58:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>michele.lauro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[Ago Panini]]></category>

		<category><![CDATA[Claudio Santamaria]]></category>

		<category><![CDATA[Giuseppe Cederna]]></category>

		<category><![CDATA[Indiana Editore]]></category>

		<category><![CDATA[L'erba cattiva]]></category>

		<category><![CDATA[Vanessa Incontrada]]></category>

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		<description><![CDATA[L'erba cattiva, romanzo d'esordio del regista pubblicitario Ago Panini, è uno scoppiettante romanzo di formazione ambientato nel mondo delle band underground nella Milano anni Ottanta]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18548" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-18548" src="http://blog.panorama.it/libri/files/2012/02/lerba-cattiva-large.jpg" alt="L'erba cattiva, particolare della foto di copertina" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">L&#39;erba cattiva, particolare della foto di copertina</p></div>
<p>Ho trovato un libro in cui il protagonista chiude in attivo e dice &#8220;sono felice&#8221;. Una rarità di questi tempi. E mica una roba melensa, ci mancherebbe. Appena uscito per il giovane editore Indiana, <a href="http://www.bol.it/libri/L-erba-cattiva/Ago-Panini/ea978889740403/" target="_blank"><em>L&#8217;erba cattiva</em></a> di <strong>Ago Panini</strong> vanta un cast di ragazzi che nell&#8217;epoca pre Internet stanno per diventare grandi a pane e musica in quel di Milano. Se per caso siete o siete stati o avete mai immaginato di essere musicisti, è come una madeleine proustiana che vi farà vibrare i ricordi a un ritmo micidiale: un forsennato mantra blues con inserti ska e punk. Se avete diciassette anni e non avete mai preso in mano una chitarra, ecco forse è arrivato il momento.<span id="more-18545"></span></p>
<p>Milano, anni Ottanta. Nel bosco di quello che sta per diventare lo stereotipo urbano del rampantismo sono ancora tanti i <strong>centri di aggregazione per adolescenti sognatori</strong>: le aule magne di licei e università, i bar dei Navigli, i centri sociali, le sale prova, gli ultimi cinema di quartiere. La musica catalizza le aspirazioni giovanili e diventa il grimaldello anche politico per esprimere le istanze individuali e collettive di libertà, di cambiamento. Ma non solo. Con il ritardo che è consono al nostro paese, proprio all&#8217;inizio degli Ottanta la scena musicale giovanile, innervata dall&#8217;esperienza punk, trova terreno fertile per attecchire e finalmente anche da noi cresce un <strong>movimento underground</strong> che con grande fantasia sarà chiamato &#8220;Nuovo rock italiano&#8221;.</p>
<p>Prima ancora di virare la boa del decennio le <em>major</em> avranno già tentato di impadronirsene, indebolendone la carica spontanea ed eversiva. Sarà il colpo di coda di un&#8217;industria musicale che, ingorda, non sapeva ancora di avere i giorni contati. Ma questa è un&#8217;altra storia. All&#8217;epoca della <strong>Herba Mala</strong>, la band di sciamannati protagonista del romanzo di Panini che al grido di &#8220;revolution rock&#8221; da Milano parte alla conquista del mondo, non c&#8217;erano youtube né i social network, e neppure le chiavette usb e gli i-pod. Le sale prova erano malsane cantine traboccanti di muffe e cartoni delle uova, i locali dove suonare topaie con palchi che nemmeno uno sgabuzzino. Eppure &#8220;one, two, three, four&#8221; quando gli ampli cominciavano a pulsare allora sì che la vita acquistava improvvisamente senso.</p>
<p>L&#8217;(anti)eroe di Ago Panini attraversa i suoi vent&#8217;anni con rabbiosa, contagiosa leggerezza, tra cilum birre schiaffi e furia del palco, tra figuranti arraffoni comparse e fugaci contatti con vere rockstar, viaggi notturni in furgoni scassati, bagni all&#8217;alba nel mare nero. A diciassette anni le cose appaiono sempre molto chiare. Ogni scelta, definitiva. Ogni cambiamento, radicale. La conquista del proprio essere nel mondo è strenuamente, spesso dolorosamente confusa con la conquista del mondo stesso. L&#8217;erba cattiva racconta questo <strong>gioco perfido e avvincente dell&#8217;adolescenza in un ambiente dove la musica era tutto</strong>: provvidenziale mastice umano e inesauribile passione, fonte di creatività e palestra di democrazia, colonna sonora di amicizie amori scazzi e dolori, ombrello perfetto per il cucco.</p>
<p>Fra le nebbie della sovraeccitazione endogena o chimica, d&#8217;un colpo appare al protagonista una sensazione sconosciuta: la <strong>perdita della magia</strong>, la recita di un copione sul palco, sera dopo sera. L&#8217;ascolto di un musicista dal talento puro, fuori della logica dell&#8217;esibizione, rivela la musica nella sua limpida essenza. E in una piega di quella che era sembrata la strada, la meravigliosa dea diviene oscura: un tarlo, una chimera, un abbaglio o forse un veleno, una trappola. Uscirne illesi, quasi come dall&#8217;adolescenza, sembra un miracolo ma quasi sempre la strada si trova. E si continua ad amare la musica, per sempre.</p>
<p>Il romanzo sfuma così, in un <strong><em>fade</em> classico e magari risaputo ma con un che di autenticamente poetico</strong>. Il rullante ammorbidisce le sferzate e il quattro quarti rallenta finché il protagonista, dopo aver cancellato un abbozzo di Io che avrebbe potuto svilupparsi altrove, si vede nello specchio di una vetrina per mano al figlio di cinque anni davanti a un poster dei Beatles. Ha imparato a ricordare i ricordi &#8220;come si beve un buon vino&#8221;, è felice. Il lettore sazio, anche lui rallenta.</p>
<p>Si trova sul <a href="http://www.erbacattiva.it/" target="_blank">sito dedicato al libro</a> un minifilm con una presentazione inedita a cura di artisti che del rock continuano a prendersi cura, Bunna e Madaski degli Africa Unite, Giuliano Palma e i Bluesbeaters, Raiz, Subsonica e tanti altri fra cui Claudio Santamaria, Vanessa Incontrada, Giuseppe Cederna, chiamati a rispondere alla domanda &#8220;il rock può ancora cambiare il mondo&#8221;? Firmato dallo stesso Ago Panini – che di mestiere fa il regista di spot pubblicitari e video musicali – il clip è uno splendido modo di mischiare le carte con un bel montaggio, autoironia e basso profilo. Come insegna la storia del nostro ex Che Guevara della Bovisa, <strong>costruirsi una vita rimanendo se stessi non è certo da meno che cambiare il mondo</strong>.</p>
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		<title>Claudia Palumbo ci parla del suo “Damned”. Anche l’amore può essere dannato</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 13:08:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valeriamerlini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Google News]]></category>

		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[Claudia Palumbo]]></category>

		<category><![CDATA[Damned]]></category>

		<category><![CDATA[Sperling & Kupfer]]></category>

		<category><![CDATA[vampiri]]></category>

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		<description><![CDATA[Damned è il romanzo fantasy che Claudia Palumbo ha scritto quando aveva solo 16. la sua passione? La scrittura e i vampiri. Damned è il risultato dell'accoppiata. Vincente!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_18528" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-18528 " src="http://blog.panorama.it/libri/files/2012/02/daniela-palumbo-damned-large.jpg" alt="Daniela Palumbo, Damned - Credits: Sperling &amp; Kupfer" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">Claudia Palumbo, Damned - Credits: Sperling &amp; Kupfer</p></div>
<p>Qui non si scherza. Perché quando la passione per la scrittura è nel sangue, il sangue ha sempre la meglio. Se poi il tema su cui ci si incaponisce è quello dei <strong>vampiri</strong>, tutto torna.</p>
<p><strong><a href="http://twitter.com/claudiapalumbo" target="_blank">Claudia Palumbo</a></strong> ha solo sedici anni quando mette su carta quello che sarà immediatamente riconosciuto dalla casa editrice <strong><a href="http://www.sperling.it/scheda/978882005167" target="_blank">Sperling &amp; Kupfer</a></strong> come un successo. Ed ecco quindi l&#8217;esordio della giovanissima <strong>Claudia Palumbo</strong>, che ha iniziato a raccontare una storia ai suoi compagni di classe, portando loro un capitolo ogni settimana&#8230; Oggi quella storia è diventata un vero romanzo, il fantasy <strong><a href="http://www.bol.it/libri/Damned/Claudia-Palumbo/ea978882005167/" target="_blank">Damned</a></strong>.<br />
<span id="more-18524"></span><br />
<strong>Il libro.</strong><br />
Cathy ha diciotto anni e una ciocca viola nei capelli quando decide di trasferirsi da Napoli a Madenburg, in Germania, dove vive sua madre. Deve lasciare la band, il papà che adora e il mare della sua città, ma sa che sta facendo la scelta giusta. Quello che Cathy non sa è che nella cittadina alle soglie della Foresta delle Ombre l&#8217;aspetta qualcosa che cambierà per sempre la sua vita&#8230;<br />
Perché due ragazzi che Cathy incontra a Madenburg, i gemelli Konstantin e Tristan, non sono solo due giovani e fascinosi cantanti rock; insieme alla loro eterea amica Engel, con cui formano un trio inseparabile, nascondono un segreto antichissimo e terribile, celato da sempre al mondo. Ma anche Cathy, senza saperlo, nasconde un segreto: è una delle cinque Predestinate, nata per eliminare quelli che, come Konstantin, Tristan e Engel, vivono tra noi ma sono esseri senza tempo. Immortali. Vampiri che hanno smesso di cibarsi di sangue umano ma non per questo sono meno pericolosi. Perché sanno rubarti l&#8217;anima.<br />
Sarà l&#8217;amore a cambiare il destino di Cathy. Un duplice amore, contrastato e maledetto. Un amore impossibile, come tutti gli amori più belli.</p>
<p>E io ho fatto qualche domanda a Claudia, spinta dalla curiosità di saperne di più&#8230;<br />
<strong> 1.	Claudia Palumbo ama le storie di vampiri. La prima domanda, la più ovvia: perché? Quanto c&#8217;entra <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Twilight_(romanzo)" target="_blank">Twilight</a>?</strong><br />
La figura del vampiro mi ha sempre affascinata. All&#8217;età di dodici anni ho letto per la prima volta <a href="http://www.bol.it/libri/Dracula.-Ediz.-integrale/Bram-Stoker/ea978885411897/" target="_blank">Dracula di Bram Stoker</a>, a cui sono succeduti i libri di <a href="http://www.bol.it/libri/autore/Anne-Rice/7/S/1/" target="_blank">Anne Rice</a>, <a href="http://www.bol.it/libri/autore/Edgar-Allan-Poe/7/S/1/" target="_blank">Edgar Allan Poe</a> e <a href="http://www.bol.it/libri/autore/Charlaine-Harris/7/S/1/" target="_blank">Charlaine Harris</a>. La grande svolta, però, l&#8217;ho avuta proprio con il primo volume della saga di <a href="http://www.bol.it/libri/Twilight/Stephenie-Meyer/ea978886411298/" target="_blank">Twilight</a>, letto in lingua originale quando qui in Italia non era ancora stato pubblicato, grazie al regalo di una zia americana. Nessuno, prima della Meyer, aveva affrontato quella figura mitologica che tanto amavo, il vampiro, dal punto di vista romantico-adolescenziale. Prima ancora che gli altri volumi della Meyer fossero pubblicati, non ho potuto resistere all&#8217;istinto di scrivere qualcosa di mio sul genere che avevo sempre amato e sull&#8217;età che stavo attraversando: l&#8217;adolescenza.<br />
<strong> 2.	Come sei arrivata dalle fotocopie mostrate in classe alle amiche al libro?</strong><br />
Per gioco. Le mie amiche mi hanno spinto a mandare il manoscritto alla casa editrice ed io, per accontentarle, l&#8217;ho fatto. Non avrei mai creduto in una risposta positiva, per questo quando la mia editor mi ha chiamato per dirmi di andare a Milano per firmare il contratto, ho avuto un mancamento.<br />
<strong> 3.	Damned come dannato o condannato, Damned come il gruppo rock dei gemelli Konstantin e Tristan, Damned come &#8230;?</strong><br />
Damned come la dannazione di Cathy, la protagonista, costretta a scegliere tra due gemelli molto diversi tra loro che conservano un segreto che le cambierà la vita e le farà capire che l&#8217;amore non è sempre rose e fiori, ma anche sacrificio e dolore.<br />
<strong> 4.	In che cosa si differenziano i tuoi vampiri?</strong><br />
Tristan e Konstantin sono due gemelli, e questa è già una forte particolarità. Altra caratteristica al di fuori della letteratura classica di genere è che i miei vampiri compiono un ciclo vitale completo: nascono, crescono ed infine rinascono, ricominciando una vita daccapo. Inoltre, in Damned vengono analizzate diverse tipologie, dai purosangue ai mezzosangue, figli di un umano e un vampiro.<br />
<strong> 5.	Se questo ero un sogno nel cassetto, cosa contiene quel cassetto ora?</strong><br />
Continuare a scrivere per tutta la vita. Cosa c&#8217;è di più bello che fare del tuo lavoro la cosa che ami di più al mondo?<br />
<strong> 6.	Damned in 100 parole&#8230;</strong><br />
Amore, tradimento, famiglia, amicizia, musica rock, mistero e un pizzico di sovrannaturale. Damned è un romanzo che arriva al cuore della mia generazione e che parla al cuore di tutti coloro che amano le storie fatte di grandi passioni, piene di suspance e capaci di accompagnare il lettore in un mondo fantastico. Non a caso il libro è narrato a tre voci, in modo da rendere il lettore partecipe di ogni singola emozione dei tre protagonisti. Ecco, questo è Damned: un fantasy che vi emozionerà, o almeno, così mi dice chi ha letto il libro!<br />
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