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	<title>Libri</title>
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	<description>Il canale libri di Panorama.it</description>
	<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 13:46:33 +0000</pubDate>
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		<title>Google Books: accordo con l&#8217;Italia per un milione di libri su Internet</title>
		<link>http://blog.panorama.it/libri/2010/03/12/google-books-accordo-con-litalia-per-un-milione-di-libri-su-internet/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 13:46:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>filippo ferrari</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[ministero per i beni culturali]]></category>

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		<description><![CDATA[Google e il Ministero per i Beni Culturali italiano hanno siglato un accordo di portata rivoluzionaria, per la digitalizzazione di un milione di opere]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3151" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-3151" src="http://blog.panorama.it/libri/files/2010/03/google-books-digitalizzazione-large.jpg" alt="Credits: v.max1978 via Flickr" width="500" height="375" /><p class="wp-caption-text">Credits: v.max1978 via Flickr</p></div>
<p>Google e il Ministero per i Beni Culturali italiano hanno siglato un accordo di portata rivoluzionaria, per la digitalizzazione di un milione di opere.<br />
<span id="more-3149"></span>L&#8217;immagine è suggestiva: il preziosissimo archivio delle due biblioteche nazionali centrali, Roma e Firenze, disponibile al pubblico su Internet mediante <a href="http://books.google.it/books" target="_blank">Google Books</a>, consultabile gratis e liberamente. Si parte con <strong>un milione di libri</strong>: sarà possibile leggere preziose stampe del Trecento, da Dante a Petrarca, e testi di Machiavelli, Galileo, Leopardi e Manzoni, oltre a litografie, opere scientifiche e curiosità come erbari e farmacopee dell&#8217;Ottocento. <a href="http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/Ministero/Accordi/Altri/visualizza_asset.html_1357274114.html" target="_blank">L&#8217;accordo</a> riguarda opere <strong>precedenti il 1868</strong>, anno a cui risale la legge sui diritti d&#8217;autore.</p>
<p>Per completare l&#8217;impresa saranno necessari un ingente investimento (a carico della società americana), un team di 100 persone e <strong>due anni di lavoro</strong>, grazie alla particolare tecnica di acquisizione digitale elaborata da Google. L&#8217;intera operazione verrà svolta in stretta collaborazione con il ministero e le biblioteche, alle quali verrà consegnata una <strong>copia digitale</strong> di ogni libro da caricare e condividere anche su altre piattaforme. Google, ovviamente, non acquisirà la proprietà dei libri, che resta italiana.</p>
<p>L&#8217;accordo è il primo a livello internazionale firmato con un governo nazionale: Google ne ha già sottoscritti numerosi con singole istituzioni, musei e biblioteche in tutto il mondo (come l&#8217;università di Oxford, la Complutense di Madrid, la biblioteca di Lione), ma quest&#8217;ultimo cambia di colpo l&#8217;ordine di grandezza.</p>
<p>La notizia è stata accolta con reazioni contrastanti. Si tratta certamente di un&#8217;iniziativa di grande portata, che può tradursi in uno <strong>straordinario strumento di documentazione e studio</strong>, liberando l&#8217;accesso a libri altrimenti tabù per il lettore comune. Gran parte della stampa internazionale, non a caso, ha espresso opinioni entusiastiche. D&#8217;altro canto, sono state sollevate <strong>preoccupazioni </strong>per la posizione di monopolio che Google Books andrà ad acquisire sulla digitalizzazione di una vasta fetta del patrimonio librario nazionale, e per come Google (che difende però la sua missione culturale) abbia intenzione di trarne profitto.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>La Rive Gauche di Herbert Lottman: passioni e conformismi degli intellettuali europei del ‘900</title>
		<link>http://blog.panorama.it/libri/2010/03/12/la-rive-gauche-di-herbert-lottman-passioni-e-conformismi-degli-intellettuali-europei-del-%e2%80%98900/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 06:43:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>filippomaria_battaglia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[Edizioni Sylvestre Bonnard]]></category>

		<category><![CDATA[Herbert R. Lottman]]></category>

		<category><![CDATA[intellettuali]]></category>

		<category><![CDATA[La Rive Gauche]]></category>

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		<description><![CDATA[In un dettagliato saggio Lottman racconta la storia degli scrittori e degli artisti che vissero a Parigi nel secolo scorso e offre alcuni preziosi spunti per capire qualcosa di più del nostro Paese]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3139" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-3139" src="http://blog.panorama.it/libri/files/2010/03/epa-horacio-villalobos-large.jpg" alt="Parigi, la Rive Gauche (Ansa/Villalobos)" width="500" height="375" /><p class="wp-caption-text">Parigi, la Rive Gauche (Ansa/Villalobos)</p></div>
<p>“Fratelli coltelli”: è vero, l’espressione non è inedita. Eppure, torna buona per cercare di fissare in un’immagine una condizione esistenziale. In questo caso, si fa riferimento alla <a href="http://blog.panorama.it/viaggi/2007/09/27/parigi-val-bene-uno-scatto/" target="_blank">Rive Gauche</a>, “quella stretta striscia di vecchie case e di strade ancora più vecchie lungo la Senna, dove vivevano e lavoravano gli scrittori e gli artisti” (non solo parigini, non solo francesi) nel secolo scorso. <strong>Condizione esistenziale e culturale che si rifletteva su gran parte della scena internazionale</strong>, quantomeno occidentale, giungendo con la propria eco anche alle porte della Russia stalinista.<span id="more-3138"></span></p>
<p>Quell’epoca è ora al centro di un bel saggio pubblicato dalle edizioni Sylvestre Bonnard e semplicemente intitolato <a href="http://www.bol.it/libri/Rive-Gauche.-Intellettuali/Herbert-R.-Lottman/ea978888960953/" target="_blank"><em>La Rive Gauche</em></a>. Lo firma Herbert R. Lottman, un giornalista americano che vive a Parigi dagli anni Cinquanta. Il suo racconto – che si trasforma in <strong>un ritratto mosso e vivace della capitale francese nel Novecento</strong> – inizia intorno agli anni Trenta del “secolo breve” e si conclude nel secondo dopoguerra. Ma - ed è ciò che più conta - si rivela paradigmatico anche per chi non è solitamente un fan delle vicende transalpine.</p>
<p>Nel raccontare i trascorsi dello sparuto (e influentissimo) gruppo di intellettuali che da Parigi dettò a lungo l’agenda culturale europea, Lottman finisce infatti con il rievocare alcuni tratti inconfondibili che attraversano anche ancora oggi le elite del nostro Paese.</p>
<p>Tra tutte, va almeno segnalata <strong>la “singolare solidarietà” tra uomini e donne che – complici le guerre e le ideologie del secolo scorso – si sarebbero presto ritrovati su fronti e barricate opposte</strong>. Un atteggiamento, questo, che anche in Italia si sarebbe rivelato precursore di alcuni dei più tipici tic degli intellos nostrani, a cominciare dal conformismo e dal consociativismo culturale.</p>
<p>Nel suo saggio, <strong>Lottman traccia un paesaggio mosso e contraddittorio, pieno di invenzioni e di genialità, ma anche popolato da viltà e conformismi</strong>. E nonostante certi giudizi piuttosto azzardati (come è possibile annoverare tra i “talenti minori” Pierre Drieu La Rochelle, autore di un capolavoro come <a href="http://www.bol.it/libri/Fuoco-fatuo/Pierre-Drieu-La-Rochelle/ea978880457652/" target="_blank"><em>Fuoco fatuo?</em></a>), racconta con l’abilità di un romanziere e con lo scrupolo di uno storico uno spaccato troppo a lungo trascurato dalla storiografia e dagli intellettuali europei.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Come in terra, così in cielo: Don Andrea Gallo racconta in un libro il suo amore per gli emarginati</title>
		<link>http://blog.panorama.it/libri/2010/03/11/come-in-terra-cosi-in-cielo-don-andrea-gallo-racconta-in-un-libro-il-suo-amore-per-gli-emarginati/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 12:47:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio deotto</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[aborto]]></category>

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		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>

		<category><![CDATA[religione]]></category>

		<category><![CDATA[testamento biologico]]></category>

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		<description><![CDATA[È uscito il nuovo libro di Don Andrea Gallo, Così in terra, come in cielo: il lucido racconto del più famoso prete da marciapiede italiano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3131" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-3131" src="http://blog.panorama.it/libri/files/2010/03/don_gallo-large.jpg" alt="Credits: Paolo Magliani tramite Wikimedia Commons" width="500" height="332" /><p class="wp-caption-text">Credits: Paolo Magliani tramite Wikimedia Commons</p></div>
<p>È uscito il nuovo libro di <strong>Don Andrea Gallo</strong>, <em>Così in terra, come in cielo</em>: il lucido racconto del più famoso prete da marciapiede italiano.<br />
<span id="more-3129"></span><br />
Chi lo ha sentito parlare anche solo una volta lo sa: Don Andrea Gallo non è un prete qualsiasi. Disobbediente ma generoso, dichiaratamente <strong>anarchico ma comunque fedele alla Chiesa di Roma</strong>. Un prete incredibilmente attivo, a volte scomodo; comunque sia, un grande comunicatore. A dimostrarlo, oltre alle apparizioni televisive e a un&#8217;esistenza trascorsa a conoscere e imparare dagli outsider, ora c’è anche un libro scritto di suo pugno.</p>
<p>Tra una citazione di <strong>De André</strong> e una di Manu Chao, <a href="http://www.bol.it/libri/Cosi-in-terra-come-in-cielo/Andrea-Gallo/ea978880459654/" target="_blank"><em>Così in terra, come in cielo</em> </a>(Mondadori, 135 pagine) racconta una vita passata in strada, in mezzo alla gente vera, gran parte della quale emarginata da una società che spesso vorrebbe renderla invisibile: transessuali, tossicodipendenti, immigrati. Don Gallo si muove attraverso le loro storie senza perdere l’occasione di difendere le sue coraggiose posizioni in materia di <strong>aborto, testamento biologico, liberalizzazione delle droghe e immigrazione</strong>.</p>
<p>Inutile precisare che simili posizioni lo hanno più volte messo in difficoltà nei confronti della curia. Ma Don Gallo ci tiene a sgombrare il campo dagli equivoci fin dalla quarta di copertina, che recita: &#8220;<em>È vero, esiste un profondo dissenso fra me e la curia, ma un dissenso di amore e di profonda, convinta ricerca della verità. La cosa più importante è che si continui ad agire perché i poveri contino</em>&#8220;.</p>
<p>La storia di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Gallo" target="_blank">Andrea Gallo</a>, del resto, non è stata esattamente ordinaria. Il suo primo incarico è stato quello di <strong>cappellano di un riformatorio genovese</strong>, nel 1960, che gli permise di distinguersi per i suo approccio informale che gli valse la fiducia dei ragazzi. Nel 1963 venne rimosso e accettò l’incarico di vice parroco della Chiesa del Carmine. Ma anche qui le sue posizioni irritarono la curia che lo rimosse definitivamente nel 1970. Don Gallo fondò poi la <em><a href="http://www.sanbenedetto.org/" target="_blank">Comunità di San Benedetto al Porto</a> </em>di Genova, con la quale collabora tutt’oggi accogliendo e aiutando gli emarginati che intendono cominciare una nuova vita. Negli ultimi anni ha stretto amicizia con molti artisti italiani, tra cui Simone Cristicchi, i Subsonica e <strong>Vasco Rossi</strong>.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>La sciarpa del panda di Michele Tancredi: viaggio tra gli ultras del calcio</title>
		<link>http://blog.panorama.it/libri/2010/03/11/la-sciarpa-del-panda-di-michele-tancredi-viaggio-tra-gli-ultras-del-calcio/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 06:41:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>filippomaria_battaglia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Apertura#1]]></category>

		<category><![CDATA[calcio]]></category>

		<category><![CDATA[La sciarpa del panda]]></category>

		<category><![CDATA[le lettere]]></category>

		<category><![CDATA[Michele Tancredi]]></category>

		<category><![CDATA[ultras]]></category>

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		<description><![CDATA[In un libro pubblicato da Le Lettere, un ex ultra ha deciso il raccontare la sua personale militanza nelle tifoserie più calde del mondo del calcio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_3123" class="wp-caption alignleft" style="width: 510px"><img src="http://blog.panorama.it/libri/files/2010/03/scontri_tifoserie_ansa-large.jpg" alt="Alcuni scontri tra tifoserie (Ansa)" width="500" height="300" class="size-large wp-image-3123" /><p class="wp-caption-text">Alcuni scontri tra tifoserie (Ansa)</p></div> Dal dizionario Garzanti, <em>Ultra</em>: “Aggettivo e sostantivo nel senso generico di estremista, precisabile da altri termini del contesto…sostenitore fanatico di un culto sportivo, per lo più inquadrato in un gruppo”. È certamente significativo che uno dei capitoli della<em> <a href="http://www.bol.it/libri/sciarpa-panda.-Ultra-partita/Michele-Tancredi/ea978886087340/" target="_blank">Sciarpa del panda</a></em>, il libro di Michele Tancredi da poco uscito per i tipi della casa editrice Le Lettere, rechi in calce questa definizione.<span id="more-3122"></span></p>
<p>Foggiano di nascita ma fiorentino d’adozione, <strong>per undici anni Tancredi è stato infatti “un ultra a tempo pieno” della squadra viola</strong>. Un’esperienza ormai conclusa, che nella sua vita si è intrecciata con una brutta storia di spaccio costatagli qualche mese di detenzione e, ora, gli arresti domiciliari.</p>
<p>Lo shock è stato forte; il trauma, utile a prendere le distanze da una condotta di vita decisamente fuori dalle righe. È nata così l’idea di scrivere questo agile libretto che, per i profani delle curve calde degli stadi italiani, <strong>è la scoperta di un mondo spesso trascurato da media e carta stampata</strong> fino a quando non riaffiora legato ai fatti di violenza delle <a href="http://blog.panorama.it/italia/tag/ultras/" target="_blank">cronache quotidiane</a>.</p>
<p>Tra sigle oscure, complicità inattese e vincoli atavici di solidarietà, <strong>Tancredi racconta un mondo dove il calcio come dato tecnico e sportivo conta poco o punto</strong>, e serve solo come deflagrante catalizzatore sociale. Il risultato di questa militanza? Un prezzo salatissimo, che “nessuno si sente di menzionare”: “comunità, carcere, liti familiari – scrive l’ex ultra - sono stati il dazio toccato a tanti”.</p>
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		</item>
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		<title>Bunny Munro: morte di un commesso viaggiatore secondo Nick Cave</title>
		<link>http://blog.panorama.it/libri/2010/03/10/bunny-munro-morte-di-un-commesso-viaggiatore-secondo-nick-cave/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 17:25:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>michele.lauro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[La morte di Bunny Munro]]></category>

		<category><![CDATA[nick-cave]]></category>

		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Scritta in sei settimane nel corso del tour, in hotel, in camerino, in bus, consacra nell'olimpo letterario un artista maturo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-large wp-image-2882" src="http://blog.panorama.it/libri/files/2010/02/la-morte-di-bunny-munro-large.jpg" alt="la-morte-di-bunny-munro" width="500" height="299" /><br />
La nuova <em>murder ballad</em> di <strong>Nick Cave</strong>, <em>crooner</em> australiano dalla statura artistica pari a un Tom Waits, è una storia di oltre 250 pagine: <em><a href="http://www.bol.it/libri/La-morte-di-Bunny-Munro/Nick-Cave/ea978880770216/" target="_blank">La morte di Bunny Munro</a></em> (Feltrinelli).</p>
<p>Mentre il suo primo romanzo (<em><a href="http://www.nickcaveandthebadseeds.com/photographs/and-the-ass-saw-the-angel-collectors" target="_blank">And the ass saw the angel</a></em>, mai tradotto in Italia, di cui è uscita una bella riedizione per collezionisti nel 2008) aveva avuto una tormentata gestazione durata più di tre anni, la seconda prova narrativa sembra nata sotto il segno della leggerezza creativa.<span id="more-2880"></span></p>
<p>Scritta in sei settimane nel corso del tour, in hotel, in camerino, in bus, <strong>consacra nell&#8217;olimpo letterario un artista maturo</strong> che a 52 anni può ancora vantare una straordinaria prolificità. Cantante, musicista, autore di colonne sonore e scrittore, Nick Cave è anche pittore e, naturalmente, attore (guardate l&#8217;inquietante primo piano in quarta di copertina, con i baffoni a manubrio e il grandguignolesco ghigno).</p>
<p>&#8220;Mi stanno facendo a pezzi, amica mia / E mentre mi conducono alla mia fine / Devo già dirti addio? / O potrò rivederti presto? Se quel che si dice da queste parti è vero / Allora ci incontreremo ancora / Tu e io&#8221;.</p>
<p>C&#8217;è tutta la storia di Bunny Munro in questi versi presi da <em>Idiot Prayer</em> (<em>The Boatman&#8217;s Call</em>, 1997), solo che qui vittima e assassino coincidono. &#8220;I&#8217;m damned&#8221;, la frase che apre le danze, pesa come un macigno in un crescendo di disagio anche per il lettore. Ossessionato dal male e dai &#8220;semi cattivi&#8221;, dalla Cristologia e dall&#8217;Antico Testamento, dal sesso in tutte le sue varianti, claustrofobico perfino nel trattare gli spazi aperti, <strong>Cave sacrifica qui l&#8217;asciutta scintilla del </strong><em><strong>songwriting</strong></em><strong> per dilungarsi sulle sordide abiezioni di Munro</strong>, venditore porta a porta di creme di bellezza.</p>
<p>Dalla prima riga fino alla barocca, onirica conclusione con il pubblico delle prede femminili a cui chiedere platealmente scusa, Munro &#8220;il coniglio&#8221; vive <em>on the road</em> su una zozza Punto dal motore catarroso (sotto il sedile, un calzino sempre pronto a contenere eiaculazioni frutto di improvvisi attacchi di priapismo), scarrozzando anche il figlio orfano su <strong>un tragitto di desolante degrado e dissoluzione psicofisica</strong>.</p>
<p>Disagio, dicevo. Perché, misoginia o no, il totem indiscusso di questo racconto è la vagina (preferibilmente quella di <strong>Avril Lavigne</strong>, ma vanno bene un po&#8217; tutte). Nick Cave è maestro di morbosità voyeuristica nella classica accoppiata sesso-violenza e, senza scomodare il dottor Freud, come pochi è capace di analizzare lo spirito autodistruttivo nei dettagli, evitando ogni giudizio o giustificazione. Lo si coglie appieno nella <strong>versione multimediale del libro</strong>, da leggere, ascoltare e guardare (<a href="http://www.thedeathofbunnymunro.com/" target="_blank">www.thedeathofbunnymunro.com</a>), con colonna sonora a cura dello stesso Cave con il fido Warren Ellis dei Bad Seeds.</p>
<p><code>
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	<param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/L9uuCStj0ZI" />
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</object></code></p>
<p>&#8220;Metti <strong>Cormac McCarthy, Franz Kafka e Benny Hill</strong> insieme in un alberghetto sul lido di Brighton e potrebbero venirsene fuori con Bunny Munro.&#8221; È la divertente suggestione con cui Irvine Welsh, l&#8217;autore di <em>Trainspotting</em>, ha descritto l&#8217;<em>ars narrandi</em> dell&#8217;australiano, da altri accostato più banalmente a <strong>Bukowsky</strong>.</p>
<p>In effetti Cave dà voce all&#8217;animo umano non solo in forma di tenebrosi fantasmi, alternando alla prospettiva del protagonista eponimo quella del figlioletto di nove anni, malaticcio, intelligente e sensibile. E <strong>il rapporto fra padre e figlio cambia la chiave di lettura</strong>. Tenendo in grembo come una coperta di Linus l&#8217;enciclopedia che gli regalò la madre prima di morire, sul sedile posteriore Bunny jr. legge il mondo al padre, aspettando invano una risposta.</p>
<p>E tuttavia, come ha spiegato lo stesso autore, &#8220;quando il padre torna dopo aver compiuto in giro le peggiori porcate, davanti agli occhi del figlio rimane sempre un eroe&#8221;. L&#8217;amor filiale capace di aprirsi un varco negli abissi della follia è l&#8217;unica, ancorché utopica, àncora salvifica del racconto, con un&#8217;eco autobiografica: la paternità ha forse salvato lo stesso Cave dal precipizio autodistruttivo verso cui sembrava lanciato.</p>
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		<title>Altro che CSI: ecco cosa succede davvero sulla scena del crimine</title>
		<link>http://blog.panorama.it/libri/2010/03/10/altro-che-csi-ecco-cosa-succede-davvero-sulla-scena-del-crimine/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 15:53:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio deotto</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[RIS]]></category>

		<category><![CDATA[sulla scena del crimine]]></category>

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		<description><![CDATA[È uscito Sulla scena del crimine, il libro che smonta nel dettaglio le appariscenti (ma inverosimili) tecnologie investigative di CSI]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_3108" class="wp-caption alignleft" style="width: 510px"><img src="http://blog.panorama.it/libri/files/2010/03/scenacriminne-large.jpg" alt="Credits: sbradberry @flickr" width="500" height="300" class="size-large wp-image-3108" /><p class="wp-caption-text">Credits: sbradberry @flickr</p></div><br />
È uscito <em>Sulla scena del crimine</em>, il libro che smonta nel dettaglio le appariscenti (ma inverosimili) tecnologie investigative di <strong>CSI</strong>.<br />
<span id="more-3107"></span><br />
80 interviste ad altrettanti esperti forensi americani: questa la formula scelta dalla scrittrice americana <a href="http://www.bol.it/books/What-Cops-Know-Cops-Talk/Connie-Fletcher/ea978067175040/" target="_blank"><strong>Connie Fletcher</strong> </a>(nessun legame con la Jessica della <em>Signora in giallo</em>) per sfatare il mito dipinto da numerose serie televisive americane secondo il quale investigare su un crimne è una mera questione di tecnologia e acute intuizioni. No, stando alle testimonianze raccolte dalla Fletcher <strong>quello dell&#8217;investigatore è un lavoro lungo che richiede pazienza</strong>, attenzione per i dettagli e un utilizzo della tecnologie scientifiche a volte più avanzate di quelle mostrate in CSI.</p>
<p>Ma il fatto che il lavoro di investigatore sia meticoloso non significa che<a href="http://www.bol.it/libri/Sulla-scena-del-crimine/Connie-Fletcher/ea978880618898/" target="_blank"> <em>Sulla scena del crimine</em></a> (Einaudi, 296 pagine) sia un libro noioso. Stando alla citazione di <a href="http://www.bol.it/libri/autore/Michael-Connelly/7/S/-0/" target="_blank"><strong>Michael Connelly</strong></a> riportata in quarta di copertina “ti assorbe completamente. Affascinante, tragico, pieno di notizie, impossibile da lasciare. Ogni storia non fa che aumentare la tua dipendenza”.</p>
<p>Del resto, se c&#8217;è una persona in possesso degli strumenti necessari per smontare il mito di CSI questa è proprio Connie Fletcher. Insegnante di <strong>Giornalismo Investigativo</strong> e Giornalismo Letterario alla Loyola University di Chicago, autrice di cinque libri (tre dei quali riportano la Storia della Polizia Americana in forma di racconto orale), la scrittrice americana ha realizzato un&#8217;opera che permette di toccare con mano cosa realmente avviene sulle scene del crimine degli Stati Uniti.</p>
<p>Le metodologie americane, tuttavia sono spesso assai diverse da quelle italiane. Per avere un&#8217;idea di come gli investigatori operano in Italia non è sufficiente seguire tutte le puntate di RIS, un ottimo libro è <a href="http://www.bol.it/libri/Scena-crimine.-Storie-delitti/Carlo-Lucarelli-Massimo-Picozzi/ea978880455366/" target="_blank"><em>Scena del crimine</em></a>, scritto da <strong>Carlo Lucarelli</strong> e Massimo Picozzi.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Efe Bal: piacere, sono il trans più richiesto d’Italia</title>
		<link>http://blog.panorama.it/libri/2010/03/10/efe-bal-piacere-sono-il-trans-piu-richiesto-d%e2%80%99italia/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 11:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[Efe bal]]></category>

		<category><![CDATA[Panorama in edicola]]></category>

		<category><![CDATA[Quello che i mariti non dicono]]></category>

		<category><![CDATA[Stefania Berbenni]]></category>

		<category><![CDATA[transessualismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ha avuto oltre 3 mila clienti, di ogni età ed estrazione sociale. È bello, colto, sincero. Così Efe Bal ha pensato di raccontare la sua vita spericolata (e quella dei suoi uomini) in un libro. Che farà molto discutere]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-13994" src="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/files/2010/03/efe-large.jpg" alt="Efe Bal: Piacere sono il trans più richiesto d'Italia" width="500" height="300" /></p>
<p>Il <strong>16 marzo </strong><a href="http://blog.panorama.it/libri/2010/03/08/efe-bal-la-trans-piu-desiderata-ditalia-si-racconta-in-un-libro/" target="_blank">arriva</a> in libreria <em>&#8220;Quello che i mariti non dicono. Confessioni di una trans&#8221;</em> (Mondadori, 120 pagine, 17 euro), libro verità di <strong>Efe Bal</strong>, il <strong>trans turco</strong> considerato il più desiderato d’Italia.</p>
<p>Scritto con <strong>Stefania Berbenni</strong>, giornalista di <em>Panorama</em>, il libro risponde alla domanda che, dopo il caso Marrazzo, mogli, fidanzate (e non solo) d’Italia si sono poste: perché? Risponde Efe raccontando di mariti apparentemente integerrimi, ragazzi, coppie: una carrellata di storie vere scelte fra le molte vissute in dieci anni di «professione» nel nostro Paese.<span id="more-3070"></span></p>
<p><strong>AVVOCATI O BARISTI, A LETTO, SONO UGUALI<br />
</strong>Dopo dieci anni di lavoro, credo di avere capito due cose, e cioè che, prima o poi, qualsiasi uomo vuole provare l’esperienza della trans, per curiosità, per spezzare la noia della vita, per far girare adrenalina nelle vene sclerotizzate dalla routine. Non dico tutti, ma quasi tutti gli uomini. Se penso a chi è passato dal mio letto – avvocati, manager, operai, ragazzi, commercialisti, creativi, baristi, imprenditori, ignoranti e laureati – alla fine sono tutti uguali quando sono qui a casa mia, liberi di chiedere ciò che vogliono perché pagano. Sono liberi di essere Mister Hyde, consentendo al compunto Dottor Jekyll di continuare a fare il bravo marito, o il compagno di vita. Il fatto di non avere differenze sostanziali fra le gambe – se non di misure – ci rende automaticamente complici, i clienti sanno che possono chiedere tutto, e che io capisco le loro pulsioni. È una cosa «fra uomini». Il che è consolatorio, aiuta a sentirsi meno in colpa.<br />
(&#8230;) Se fossi sposata, non mi fiderei. Non c’è cittadino al di sopra di ogni sospetto, come diceva quel film.</p>
<p><strong>IL SIGNORE MODERATO<br />
</strong>«Se sapessero com’è veramente». Mi capita di pensarlo, talvolta, quando vedo il mio cliente in tv o su un giornale, coi suoi modi garbati, l’eloquenza di chi ha studiato e sa come piacere, convincere, sedurre. Come tenersi la sua audience. È la perfetta incarnazione del Signore Moderato, non troppo, né poco. Sta sempre nel mezzo, ha classe, è impeccabile nei dibattiti. Forse per questa sua arte di incarnare l’equilibrio è famoso, molto famoso. Quando è scoppiato il caso Marrazzo, gli sono tremate le vene. Il suo è un volto che tutti conoscono, la sua voce impostata è familiare agli italiani e pure quella è moderata. Lo è anche quando mi telefona, chiedendomi di raggiungerlo in hotel e dicendomi: «Ho bisogno del tuo c&#8230;o, vieni a scoparmi». Forse è l’unico momento della sua vita in cui non usa metafore, non gira intorno. E io rido al pensiero.</p>
<p><strong>L’UOMO SPOSATO<br />
</strong>Andiamo a letto, faccio come sempre, comincio a toccarlo, succhiarlo, e gli lascio fare lo stesso. Preliminari. «Girati» mi dice, e attacca lui, a possedermi. È maschio come pochi. Parlando, scopro che è sposato e ha due figli, è un manager importante nel suo settore. Gira il mondo, conosce chi conta. Ma sua moglie sa com’è Dario veramente? Se fossi sposata e amassi il mio uomo, gli darei importanza, lo guarderei mentre legge il giornale o è davanti alla tv, fuori controllo insomma, e forse capirei che non è così semplice la vita. Mi viene in mente quel film di Ferzan Ozpetek, <em>Le fate ignoranti</em>: la moglie scopre che il marito morto aveva un grande amore gay. Non si era accorta di nulla, ma come è possibile?</p>
<p><strong>IL VENTENNE «BENE»</strong><br />
Michele è bellissimo, alto, magro, un sorriso da far stramazzare per terra, occhiali sottili. E ha 21 anni. Si veste bene, è ultraricco, porta uno di quei cognomi che a Milano tutti conoscono, di una delle famiglie bene.<br />
La prima volta è arrivato in moto, il casco in mano, un giubbotto Ferré addosso e l’aria ingorda. Mi sono imbarazzata vedendolo sotto casa mia, così giovane e bello. Mi aveva preceduto di poco. Io stavo guidando la mia adorata Cayenne, quando era squillato il cellulare: Michele mi aveva vista sul sito, reclamava un appuntamento, e subito. C’era mia madre di fianco a me, ormai sapeva come passassi le giornate, e le mie notti. Mi aveva accettato, mi voleva felice sapendo che non lo sarei mai stata mentendole, o vivendole lontana per sempre. Abbiamo preferito essere sincere l’una con l’altra invece che inventarci vite finte come fanno in molti, compresi alcuni miei clienti. Accettarmi è l’ennesimo regalo che mi ha fatto. Così ci siamo trovati tutti e tre sotto casa, mia madre è andata a fare compere e Michele è salito a casa. Ci siamo spogliati, sembrava incantato: «Sei più bella di molte donne». (&#8230;) A letto, Michele è stato una furia, ha voluto fare lui, a me è toccata la parte della donna. Proprio come una fidanzata.</p>
<p><strong>LA COPPIA</strong><br />
Venivano da fuori Milano, lei 26 anni, commessa, lui 30, ingegnere. A vederli, ti veniva da invidiarli per quanto erano ben assortiti: sembravano i fidanzatini di Peynet.<br />
Io che faccio la prostituta, però, non andrei mai da un’altra prostituta col mio fidanzato. Ho pensato: «Hanno tutto, si amano, sono belli a vedersi, e hanno pure una fantasia erotica fuori dal comune». Se non fosse così, non sarebbero qui ora nudi sulla mia trapunta rosa, Paolo e Francesca, così si sono presentati, come quelli di Dante che finiscono all’Inferno perché si amavano troppo.<br />
Facciamo tutto, missionario, pecorina, spegnicandela. Sono belli e puliti, ludici, goderecci. Mi diverto anch’io: chi l’avrebbe mai detto? «Grazie, sei stata bravissima. Abbiamo provato altre due trans, ma con te è stato più bello». Bella soddisfazione, mi sono detta chiudendo la porta. Sto migliorando: non credo infatti di essere una buona partner per le coppie, sono restia ad accettarle, anche se pagano di più, certe volte il doppio. Dopo tante cure ormonali, faccio sempre più fatica a fare sesso con le donne. Sono cambiata, gli ormoni mi hanno cambiata, fino a qualche anno fa mi era facile essere bisex&#8230; Ora mi pesa compiacere le donne, so cosa vogliono gli uomini, non so immaginare cosa invece desiderino loro. Detta spiccia, non mi piace più fare l’amore con una donna, lo faccio solo quando si presenta in coppia.</p>
<p><strong>L’ADDIO AL CELIBATO</strong><br />
«Io domani mi sposo». Che male c’è se uno festeggia l’addio al celibato con una trans? (&#8230;) A Guido l’idea venne, e si presentò dietro un paio di occhiali da sole di Gucci. Era in Italia per mettersi la fede al dito: «Lo faccio per accontentare i miei» precisò. Io, come sempre, non chiedevo niente, così lui si sentì in dovere di riempire il silenzio: «Sono in Italia per 20 giorni, in licenza matrimoniale. Sai, lavoro da Gucci a Tokyo». Spiegati gli occhiali da 300 euro. Aveva 30 anni allora, magari adesso sarà padre di due bambini, chissà.<br />
Trent’anni e un fisico da discobolo con mani da pianista e modi da aristocratico. Come andare a letto col muratore dei sogni e l’intellettuale di buona famiglia, insieme, combinazione rarissima da trovare, anche per me che sono stata con più di 3 mila uomini.<br />
«Non so se amo Giuliana, la mia quasi moglie. Facciamo sesso ogni due o tre giorni, non è male, non trovi?». «Sta’ tranquillo, va bene così» lo rassicurai. Non ero la sua prima trans, e scommetto che non sono stata l’ultima. Perché è difficile tornare indietro. Scopammo senza cerniera, ci impiegai pochi minuti a farlo godere. «Auguri per domani». «Grazie. Stasera ho un altro addio al celibato con i miei amici, ma non sarà così bello».</p>
<p><strong>CAPODANNO<br />
</strong>A Capodanno comincio a ricevere dopo le 2, perché prima ha poco senso. Prima si sta in famiglia, con la fidanzata o con gli amici, si brinda, si fa la persona normale. È dopo che ci si misura con se stessi, quando si inizia l’anno facendosi trombare da una trans.<br />
Ho battezzato il 1º gennaio di un famoso cardiochirurgo di Milano, che spesso finisce sui giornali in quanto medico autorevole. Ho brindato al nuovo anno di un impiegato di Biella che si è regalato un’ora con me a mo’ di portafortuna. Sono stata la prima sodomia di un notaio blasonato, un habitué del mio letto, ricchissimo ed esigente. Ho fatto lo sconto a un professore di lettere (almeno così si era accreditato), a corto di soldi perché lo avevano pelato al cenone di mezzanotte dove era andato con la fidanzata.</p>
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		<item>
		<title>I libri sono al primo posto fra le applicazioni per iPhone</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 10:37:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luigi.gavazzi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[e-book]]></category>

		<category><![CDATA[idea del giorno]]></category>

		<category><![CDATA[iPhone]]></category>

		<category><![CDATA[iPhone applications]]></category>

		<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Idea del giorno -
Ancora fatico a capire come si possa leggere un libro, anche un libro di racconti, su un iPhone.
Ma non importa.
Il punto è che gli e-book hanno superato i giochi e sono diventati il tipo di applicazione più numerosa fra le iPhone Application sull&#8217;iTunes App Store.
Ne parlava ieri il - Guardian.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #888888">Idea del giorno -</span><br />
Ancora fatico a capire come si possa <strong>leggere un libro, anche <a href="http://mytech.it/digitale/2009/06/11/scaricare-ebook-con-iphone-come-fare/" target="_blank">un libro di racconti, su un iPhone</a></strong>.<br />
Ma non importa.<span id="more-3099"></span><br />
Il punto è che gli <strong>e-book</strong> hanno superato i giochi e sono diventati il tipo di applicazione più numerosa fra le <em>iPhone Application</em> sull&#8217;iTunes App Store.<br />
Ne parlava ieri il <strong>- <a href="http://www.guardian.co.uk/books/2010/mar/09/books-overtake-games-iphone-apps" target="_blank"><em>Guardian</em></a></strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Violenza, crimini e uccisioni sommarie: la guerra d’Etiopia raccontata da Angelo Del Boca</title>
		<link>http://blog.panorama.it/libri/2010/03/10/violenza-crimini-e-uccisioni-sommarie-la-guerra-d%e2%80%99etiopia-raccontata-da-angelo-del-boca/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 07:40:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>filippomaria_battaglia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[Angelo Del Boca]]></category>

		<category><![CDATA[colonialismo]]></category>

		<category><![CDATA[La guerra d’etiopia]]></category>

		<category><![CDATA[Longanesi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 5 maggio 1936 le truppe italiane guidate da Badoglio entravano ad Addis Abeba, ma la guerra sarebbe proseguita per altri cinque anni, tra barbarie ed esecuzioni sommarie]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_3091" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-3091" src="http://blog.panorama.it/libri/files/2010/03/delboca-large.jpg" alt="La guerra d'Etiopia: particolare della copertina edito da Longanesi" width="500" height="375" /><p class="wp-caption-text">La guerra d&#39;Etiopia: particolare della copertina edito da Longanesi</p></div><br />
“Oggi, 5 maggio, alle ore 16, alla testa delle truppe vittoriose, sono entrato in Addis Abeba”. È a questo stringato messaggio che il maresciallo Pietro Badoglio affida la comunicazione della conquista dell’Etiopia. <strong>L’Italia ha un impero e il fascismo tocca il suo apogeo, peraltro a basso prezzo</strong>: la guerra ufficiale costa “solo” 4350 morti e 9000 feriti.<span id="more-3090"></span></p>
<p>Ma – come racconta <a href="http://archivio.panorama.it/home/articolo/idA020001020624" target="_blank">lo storico Angelo Del Boca</a>, tra i più noti studiosi del colonialismo italiano, in <a href="http://www.bol.it/libri/guerra-Etiopia.-ultima/Angelo-Del-Boca/ea978883042716/" target="_blank"><em>La Guerra d’Etiopia</em></a> (Longanesi) - “spenti l’urlo delle sirene e il suono delle campane, concluso il trionfo di un uomo che ha regalato all’Italia un impero, alcune spiacevoli verità si fanno presto strada”.</p>
<p>Il conflitto, infatti, non termina in quella data. Per più di tre quarti, il territorio etiope resta ancora da occupare. <strong>Dopo l’alzabandiera italiana, inizia  una guerra sotterranea</strong>, che senza gli stentorei proclami del governo fascista si profila più insidiosa e offensiva di quella conclusasi nella primavera del ‘36.</p>
<p><strong>La guerra dei “sette mesi” si tradurrà così in una lotta infinita</strong>, dove resteranno uccisi più di quarantamila italiani. A difendere la conquista, non ci sarà più Badoglio, rientrato a Roma dopo diciassette giorni dal suo ingresso trionfale ad Addis Abeba, ma <strong>Rodolfo Graziani</strong>.</p>
<p>A lui – racconta Del Boca – toccherà scoprire che le colline che circondano la capitale etiope brulicano di soldati africani ancora in armi, pronti a intercettare le carovane che riforniscono di viveri e munizioni la città.<br />
Stretto dalle incitazioni di Mussolini, che freme per spazzare via ogni resistenza nel territorio africano, il delirio di onnipotenza del generale non avrà limiti: <strong>chiederà a Mussolini di radere al suolo tutta la vecchia città indigena</strong> e arriverà persino a ordinare l’esecuzione sommaria dei cantastorie, colpevoli a suo dire di diffondere ad arte notizie catastrofiche e allarmanti.</p>
<p>La barbarie continuerà fino al 1941, quando gli inglesi attaccheranno la colonia, ponendo fine all’”impero fascista”. E <strong>a nulla varranno nel dopoguerra gli sforzi del governo etiopico di istituire una Norimberga africana</strong>: le pressioni di Londra e Washington faranno cadere nell’oblio una delle pagine più vergognose della storia militare italiana.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Inarrestabile Dave Eggers: in arrivo un reportage su Katrina e un film d&#8217;animazione</title>
		<link>http://blog.panorama.it/libri/2010/03/09/inarrestabile-dave-eggers-in-arrivo-un-reportage-su-katrina-e-un-film-danimazione/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 15:50:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio deotto</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[NotiziaHome]]></category>

		<category><![CDATA[Dave-Eggers]]></category>

		<category><![CDATA[Jonathan Demme]]></category>

		<category><![CDATA[New Orleans]]></category>

		<category><![CDATA[non-fiction]]></category>

		<category><![CDATA[reportage narrativo]]></category>

		<category><![CDATA[uragano Katrina]]></category>

		<category><![CDATA[Zeitoun]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nuovo romanzo di Dave Eggers sarà un reportage narrativo sulla catastrofe dell'uragano Katrina. Jonathan Demme è pronto a trarne un film]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3078" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-3078" src="http://blog.panorama.it/libri/files/2010/03/zeitoun-large.jpg" alt="Credits: particolare della copertina americana - McSweeney's Books" width="500" height="375" /><p class="wp-caption-text">Credits: particolare della copertina americana - McSweeney&#39;s Books</p></div>
<p>Il nuovo romanzo di <strong>Dave Eggers</strong> sarà un reportage narrativo sulla catastrofe dell&#8217;uragano Katrina. <strong>Jonathan Demme</strong> è pronto a trarne un film.<br />
<span id="more-3076"></span><br />
A pochi mesi dall&#8217;uscita di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=X2LhQS5ekJs" target="_blank"><em>Nel paese delle creature selvagge</em></a>, onirico film di cui Dave Eggers ha scritto la sceneggiatura, l&#8217;autore californiano è già pronto a tornare in Italia con <a href="http://store.mcsweeneys.net/index.cfm/fuseaction/catalog.detail/object_id/73d53fd3-b86f-42e7-b8d4-7dd6e3a71d78/Zeitoun.cfm" target="_blank"><em>Zeitoun</em></a>, una non-fiction che racconta la vita di una famiglia di New Orleans in seguito all&#8217;<strong>uragano Katrina</strong>.</p>
<p>Dopo aver narrato in forma romanzata la storia di un ragazzo sudanese nell&#8217;apprezzatissimo <a href="http://www.bol.it/libri/Erano-solo-ragazzi-cammino./Dave-Eggers/ea978880458006/" target="_blank"><em>Erano solo ragazzi in cammino</em></a>, questa volta Eggers ha deciso di realizzare una sorta di reportage narrativo sulla storia di una famiglia di New Orleans la cui casa è stata ingoiata dalle spire dell&#8217;uragano Katrina. <strong>Abdulrahman Zeitoun </strong>è marito e padre di quattro figli. Il 26 febbraio del 2005, tre giorni dopo l&#8217;uragano, la moglie Kathy decide di lasciare la città insieme ai figli, mentre Zeitoun rimane a fare la guardia alla loro casa. Comincia così l&#8217;incredibile viaggio di Eggers attraverso i giorni che hanno sconvolto per sempre una delle città più caratteristiche degli USA. Saccheggi, bambini dispersi, anziane persone intrappolate nelle proprie case: attraverso gli occhi (e i ricordi) dell&#8217;arabo-americano Zeitoun, Eggers fotografa abilmente <strong>il passaggio dalla civiltà alla devastazione</strong>, senza omettere una lucida critica nei confronti di chi ha gestito le operazioni di soccorso.</p>
<p>Il libro infatti è anche un vero e proprio atto di accusa nei confronti dell&#8217;<strong>amministrazione Bush </strong>e di come essa ha gestito la catastrofe che si è abbattuta sulla popolazione di New Orleans. In un passaggio sconvolgente si racconta l&#8217;attenzione con cui l&#8217;esercito si apprestava a costruire un carcere nel perimetro della catastrofe mentre intanto la gente aspettava di essere soccorsa sbracciandosi dai tetti delle proprie case.</p>
<p>La storia di Zeitoun ha colpito l&#8217;attenzione del regista <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Demme" target="_blank"><strong>Jonathan Demme</strong></a> (quello di <a href="http://www.bol.it/dvd/Philadelphia/Jonathan-Demme/ea802226447052/" target="_blank"><em>Philadelphia</em></a>), che ha deciso di trasformare il non-romanzo di Eggers in un film d&#8217;animazione. Ancora non si conosce la data di uscita del film, il libro invece è già uscito in America e Inghilterra. Per vederlo nelle librerie italiane si dovrà aspettare il prossimo luglio.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>La mirabolante storia del signor Scoppiavaso di Cornelius Medvei</title>
		<link>http://blog.panorama.it/libri/2010/03/09/la-mirabolante-storia-del-signor-scoppiavaso-di-cornelius-medvei/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 07:11:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>filippomaria_battaglia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[babbuino]]></category>

		<category><![CDATA[Cornelius Medvei]]></category>

		<category><![CDATA[La mirabolante avventura del signor Scoppivaso]]></category>

		<category><![CDATA[salani]]></category>

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		<description><![CDATA[Salani pubblica la surreale storia di una scimmia parlante che a causa della sua diversità non riesce a integrarsi né nel mondo animale né in quello umano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3067" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-3067" src="http://blog.panorama.it/libri/files/2010/03/medvei-la-mirabolante-storia-del-signor-scoppiavaso339-large.jpg" alt="La mirabolante storia del signor Scoppiavaso: particolare della copertina" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">La mirabolante storia del signor Scoppiavaso: particolare della copertina</p></div>
<p>Uno strano cortocircuito della natura. Peggio, “uno di quei misteriosi sconvolgimenti dell’evoluzione”. Da questa improbabile escamotage narrativo è nata <a href="http://www.bol.it/libri/mirabolante-storia-signor/Cornelius-Medvei/ea978888451738/" target="_blank"><em>La mirabolante storia del signor Scoppiavaso</em></a>, un racconto dapprima pubblicato in Inghilterra e ora arrivato nelle librerie italiane per i tipi dell’editore Salani.<span id="more-3066"></span></p>
<p>Lo firma Cornelius Medvei, trentaduenne inglese, con un pedigree letterario di tutto rispetto in quel di Oxford. <strong>La trama ruota tutta attorno a lui, Mr. Scoppiavaso</strong> appunto, una scimmia con una parlantina da far nutrire invidia a qualsiasi tribuno che si rispetti.</p>
<p>Nelle poco più di cento pagine della narrazione, <strong>Medvei racconta una storia a metà tra l’apologo e la novella surreale</strong>, dove l’assurdo si traveste da reale ed è sempre dietro l’angolo.</p>
<p>Colpevole di non essere omologato, il suo protagonista si ritrova così sospeso tra due mondi, quello umano e quello animale, che non lo accettano perché non lo riconoscono pienamente. Tra una selva di strade stipate di case e baracche “in vari stadi di degradazione e crivellati da strette viuzze che serpeggiano ogni direzione”, <strong>Scoppiavaso diventa così il simbolo di una condizione, che non ha nulla a che fare con la zoologia</strong>.</p>
<p>E il suo disagio identitario permette a Medvei di firmare un debutto narrativo che ha fatto spellare le mani a critici e giornali inglesi, quali il <em>Financial Times</em> e il <em>Sunday Telegraph</em>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Intervista a Jonathan Safran Foer: Vorreste fare la fine del pollo?</title>
		<link>http://blog.panorama.it/libri/2010/03/08/intervista-a-jonathan-safran-foer-vorreste-fare-la-fine-del-pollo/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 16:13:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>silvia.tomasi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[guanda]]></category>

		<category><![CDATA[jewish galaxie]]></category>

		<category><![CDATA[jonathan safran foer]]></category>

		<category><![CDATA[Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi sono chiesto se era il pollo in sé insostituibile o i profumi della cucina, o le dita unte di grasso della nonna, pulite nel grembiule]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3057" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-3057" src="http://blog.panorama.it/libri/files/2010/03/safran-foer-trimmed-large.jpg" alt="Jonathan Safran Foer (Basso Cannarsa / Blackarchives)" width="500" height="299" /><p class="wp-caption-text">Jonathan Safran Foer (Basso Cannarsa / Blackarchives)</p></div>
<p><em>&#8220;Le nostre dispense erano piene di cibo comprato d’impulso, di leccornie costose, di roba che non ci serviva. E passata la data di scadenza, buttavamo via le cose senza annusarle. Mangiare era un atto spensierato.&#8221;</em></p>
<p>Alzi la mano chi non si comporta così andando al supermercato, buttando nel carrello cibi che accalappiano l&#8217;occhio e colpiscono la gola;  poi vengono smangiucchiati, sprecati, abbandonati nel frigo.<span id="more-3002"></span></p>
<p>Le parole di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jonathan_Safran_Foer" target="_blank">Jonathan Safran Foer</a>, trentaduenne autore di fama mondiale per il suo romanzo <a href="http://www.bol.it/libri/Ogni-cosa-e-illuminata/Jonathan-Safran-Foer/ea978888246666/" target="_blank"><em>Ogni cosa è illuminata</em></a>, ci individuano come <strong>consumatori deliberatamente eccessivi</strong>, sostenuti dal credo dell&#8217;usa e getta.</p>
<p>Safran Foer era come noi, poi ci ha ripensato  e quando gli è nato un figlio ha sentito l&#8217;urgenza della responsabilità di essere genitore, ha cominciato a indagare su quello che si metteva in bocca.  L&#8217;effetto di questa sua ricerca, i risultati della sua indagine sull&#8217;industria alimentare  si sono condensati come un  macigno sullo stomaco in questo libro ferocemente etico e civile: <a href="http://www.bol.it/libri/Se-niente-importa/Jonathan-Safran-Foer/ea978886088113/" target="_blank"><em>Se niente importa. Perchè mangiamo gli animali?</em></a> appena edito da Guanda.</p>
<p><span style="color: #888888">[Su Safran Foer e il suo libro <em>Se niente importa. Perchè mangiamo gli animali?</em>, su Panorama.it anche:<br />
- <a href="http://blog.panorama.it/libri/2010/03/08/perche-mangiamo-gli-animali-il-rapporto-choc-sulla-zootecnia-di-jonathan-safran-foer/" target="_blank">Perché mangiamo gli animali? Il rapporto-choc sulla zootecnia di Jonathan Safran Foer</a>.<br />
- <a href="http://blog.panorama.it/libri/2010/02/23/jonathan-safran-foer-ecco-perche-conviene-essere-vegetariani-con-un-video-dellautore/" target="_blank">Jonathan Safran Foer: ecco perché conviene essere vegetariani. Con un video dell’autore</a>.]</span></p>
<p>Volto pulito, occhialini alla Harry Potter, a sentir parlare Safran Foer a Milano per la presentazione del suo nuovo libro, si spera per un attimo che dalla sua bocca escano <strong>storie yiddish</strong>, invece pacatezza e nitore servono per muovere inesorabili accuse alla moderna zootecnia degli allevamenti intensivi. Le sue indagini provocano  stupore e spavento, ma durante l&#8217;intervista ribadisce che non vuole persuadere nessuno a diventare come lui vegetariano:</p>
<p>&#8220;Voglio lasciare solo un promemoria, indirizzato per prima cosa a mio figlio: mettere a disposizione  informazioni accessibili su come gli allevamenti intensivi creino animali sempre più anomali, impossibilitati a riprodursi perché tutti con un unico codice genetico, nati da inseminazioni artificiali, sottoposti a un paradossale cocktail di ormoni e antibiotici, costretti a morire in uno stato di sofferenza. Anzi l&#8217;industria ha capito che più gli animali sono malati, più sono redditizi. E noi li mangiamo&#8221;.</p>
<p><strong>Che dopo secoli di letteratura francamente carnalista, dalla cena di Trimalcione al <a href="http://www.bol.it/libri/ricerca/1/tpr=10&amp;g=Capricci Del Destino&amp;crc=100?referrer=cpcitgoo0912RLibriTit&amp;gclid=CPbahJbao6ACFRko3wodh1jAZg" target="_blank"><em>Pranzo di Babette</em></a>, si stia inaugurando l&#8217;era del romanzo vegetariano?<br />
Nel suo libro non manca la dimensione narrativa, ad esempio le storie della nonna sopravvissuta alla catastrofe nazista europea e il suo mitico pollo con le carote. Attraverso il cibo passa la memoria famigliare, l&#8217;amore e le regole dell&#8217;alimentazione, la dignità e la religione. Questa eredità si può interrompere?</strong><br />
Ci si abbarbica all&#8217;idea che il cibo sia il veicolo di tradizione e amore. Il profumo del pollo con le carote è per me un segno olfattivo incancellabile, ma mi sono chiesto se era il pollo in sé insostituibile o i profumi della cucina, o le dita unte di grasso della nonna, pulite nel grembiule. Era una perdita culturale se  il pollo non lo si mangiava? Era semplicemente un&#8217;abitudine o veicolo dell&#8217;amore per la nonna. Ora la nonna cucina per me cose diverse. E io, in questa sua diversificazione, ho visto il veicolo dell&#8217;amore.</p>
<p><strong> In casa sua, come racconta, è arrivato il cane George e il suo rapporto con gli animali è mutato, ora guarda negli occhi il cane e si sente come Kafka, quando all&#8217;acquario di Berlino fissa i pesci e promette:&#8221;Non vi mangerò più!&#8221; Ci sono animali da sacrificare e altri da salvare, di cui avere biblicamente  compassione?</strong><br />
A me non piacciono gli animali. Io non corro per accarezzare un maialino, né voglio che gli animali siano trattati come esseri umani. Voglio che siano trattati da animali. È una questione di decenza.<br />
Negli allevamenti dove mi sono infilato di nascosto con militanti animalisti la decenza non c&#8217;era: dentro a capannoni con luci abbacinanti c&#8217;erano polli chiusi a chiave, in gabbie dove consumano la loro vita in uno spazio non più grande di un foglio A4, resi folli, beccati, ridotti ad un ammasso, deformi e piagati, e le  stie impilate fino a dieci piani di altezza, tutto in un fetore… queste io le ritengo non solo condizioni inumane,  ma“inanimali”. Noi tutti facciamo parte del regno animale, ma se io ti do dell&#8217;animale, tu ti senti insultato.<br />
Per lo stesso motivo, noi mangiamo animali, perché non siamo animali. Quello che voglio dire: noi non sappiamo cosa voglia dire vivere da maiale, come io non so quale sia il dolore che provi quando ti chiudi il dito nella portiera della macchina. Quando noi proviamo a parlare della sofferenza degli animali, non sentiamo fisicamente niente. Ma proviamo compassione.  Oggi dobbiamo cercare una via più generosa verso gli animali e la scienza ci può aiutare.  Non serve né un filosofo, né un religioso per capire quanto soffrano gli animali. Basta esser uomini per capire cosa capita in quei luoghi.</p>
<p><strong>Dopo questo libro, ci sono stati attacchi dalle lobbies della carne. Per Lei questo è un vero impegno politico?</strong><br />
Io non sono un attivista, né mai lo sarò. Sono un romanziere, in effetti adesso mi sono rimesso a scrivere un romanzo, ma avevo urgenza di dire queste cose, anche se é stato molto difficile. Se scrivere un buon articolo è, come si dice, cavarsi un dente, scrivere un romanzo è cavarsi un dente infilato nel pene. E <em>Eating Animals</em> è un molare molto politico. Basta decidere cosa mettere  nel carrello al supermercato o che piatto chiedere al ristorante. Non c&#8217;è un&#8217;azione più politica di questa.</p>
<p><strong>Basterà un&#8217;azione come non comprare il pollo al supermercato per cambiare qualcosa? Di fronte all&#8217;ampiezza di questo argomento che va dall&#8217; inquinamento (all&#8217;<a href="forum.panorama.it/f13/la-pianura-padana-la-mondezza-delleuropa-puoi-anche-morire-t14389/+panorama+allevamento+intensivo+inquinamento&amp;cd=4&amp;hl=it&amp;ct=clnk&amp;gl=it&amp;client=firefox-a" target="_blank">allevamento intensivo </a>è imputato il  20% del riscaldamento globale), alle pandemie, basta non mettere nel carrello il vassoietto di petti di pollo?</strong><br />
Non dico che sarebbe sufficiente, ma inizierebbe la  morte di questa industria.  Gli allevatori stessi lo dicono, &#8220;noi non alleviamo quello che vogliamo, ma quello che chiede il mercato: ora c&#8217;è la moda delle galline a terra, e le galline adesso stanno giù”, sì, nella stessa orribilità dell&#8217;allevamento impilato. Forse dopo il mio libro, lei non diventerà vegetariana, ma basta eliminare da due pasti alla settimana la carne  e l&#8217;effetto sarà come quello di togliere 5 milioni di auto dalla circolazione. O con un passo ulteriore basta lasciare la carne in quelle situazioni in cui è necessario.<br />
Il tacchino del giorno del ringraziamento. Ma quando la carne non ha una funzione sociale, togliamola. Non occorre una lotta o una guerra. Ormai nella popolazione studentesca il 20% è vegetariano.<br />
Qui in Italia, nella patria dello Slow food, è già nata una nuova modalità di mettersi a tavola, e si uscirà da questo monocromia dei cibi, perché assurdamente, pur essendo straripanti i supermercati, quello che si mangia  abitualmente  seduti a tavola è ridotto a poche cose. Il mondo vegetariano è molto colorato. Voglio che si recuperi l&#8217;etica del &#8220;mangia avendone cura.</p>
<p>Intanto, in attesa della palingenesi, anche <strong>gli amanti delle costate </strong>e del pollo fritto <strong>continuano a divorare i suoi libri</strong>.</p>
<p><code>
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		<title>Perché mangiamo gli animali? Il rapporto-choc sulla zootecnia di Jonathan Safran Foer</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 15:34:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>michele.lauro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>

		<category><![CDATA[ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[jonathan safran foer]]></category>

		<category><![CDATA[recensione]]></category>

		<category><![CDATA[Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?]]></category>

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		<description><![CDATA[Non leggetelo, se siete fragili di stomaco, oppure se vi lascia indifferenti la mucca seriale che vi guarda dal piatto di copertina , se non la considerate un essere senziente (e con recettori del dolore pari ai nostri) che come tutti avrebbe diritto a non soffrire]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3008" class="wp-caption alignleft" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-3008" src="http://blog.panorama.it/libri/files/2010/03/se-niente-importa2-large.jpg" alt="Particolare dalla copertina del libro, pubblicato da Guanda" width="500" height="299" /><p class="wp-caption-text">Particolare dalla copertina del libro, pubblicato da Guanda</p></div>
<p>Il libro più sconvolgente dell&#8217;anno esce finalmente anche in Italia, tradotto per Guanda da Irene A. Piccinini: <em><a href="http://www.bol.it/libri/Se-niente-importa.-Perche/Jonathan-Safran-Foer/ea978886088113/" target="_blank">Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?</a></em>, terza opera dello scrittore americano <strong>Jonathan Safran Foer</strong>, ha già fatto <a href="http://blog.panorama.it/libri/2010/02/23/jonathan-safran-foer-ecco-perche-conviene-essere-vegetariani-con-un-video-dellautore/" target="_blank">parlare molto di sé</a>.</p>
<p>Non leggetelo, se siete fragili di stomaco, oppure se vi lascia indifferenti la mucca seriale che vi guarda dal piatto di copertina, se non la considerate un essere senziente (e con recettori del dolore pari ai nostri) che come tutti avrebbe diritto a non soffrire. <strong>Non leggetelo, se non avete voglia di porvi delle domande.</strong> Non leggetelo, soprattutto, se siete bambini.<span id="more-3006"></span></p>
<p>In tutti gli altri casi, leggetelo. <strong>È un libro bellissimo da cui si esce spaventati sconfortati inorriditi incazzati ma anche semplicemente più informati</strong>. Comunque, diversi. Safran Foer ha questa capacità di stare &#8220;incredibilmente vicino&#8221; al lettore. Di fronte ai suoi interrogativi viene da pensare, &#8220;ecco, ha centrato il punto&#8221;, per poi scoprire che dietro a quella domanda ce n&#8217;è un&#8217;altra, poi un&#8217;altra ancora e che il vero centro giace altrove. Per trovarlo bisogna scavare dentro sé stessi, in quella nebulosa dove risiedono la coscienza, la forza morale, il senso etico, la responsabilità.</p>
<p><strong>È uno scrittore che abbina la ricerca meticolosa a un linguaggio chiaro e senza fronzoli</strong>. Non ci sono quasi mai parole che intralciano quello che senti vorrebbe dire: quando parla della merda in cui i maiali sono lasciati affogare e che allaga ettari di terreno limitrofi alle coltivazioni, dice proprio merda. Quando parla dell&#8217;etichetta &#8220;allevato a terra&#8221; o &#8220;in libertà&#8221; a proposito di polli e uova, dice proprio &#8220;è una stronzata&#8221;. Cioè un&#8217;espressione senza senso come lo è anche &#8220;fresco&#8221; o come potrebbe esserlo &#8220;magico&#8221;.</p>
<p>Questo libro racconta di un uomo che alle soglie della paternità riannoda i fili della tradizione, riflettendo sulla sua storia di figlio e nipote e sulle consuetudini della sua famiglia per affrontare scelte di vita che non sono più solo &#8220;per sé&#8221;. Concentra l&#8217;analisi sul cibo perché l&#8217;atto di mangiare – insieme privato, pubblico e rituale – tocca corde che risuonano nel nostro profondo.</p>
<p>Mangiare riattiva meccanismi istintivi ma ha a che fare con la memoria e i valori, mentre le sue conseguenze si estendono all&#8217;ambito sociale, politico, economico, ecologico, etico. <strong>Mangiare è, oggi più che mai, un atto agricolo</strong> nel senso che gli aspetti pubblici dell&#8217;alimentazione sono cruciali indipendentemente dal tipo di dieta che si scelga.</p>
<p>Pensaci, dice a un certo punto uno dei compagni di strada dello scrittore, &#8220;mangi pollo perché conosci la letteratura scientifica e hai stabilito che non t&#8217;importa della sua sofferenza, o lo mangi perché ha un buon sapore?&#8221; Safran Foer, fino a quel momento vegetariano flessibile e saltuario, passa tre anni a informarsi, incontra lavoratori e imprenditori, allevatori e animalisti, visita fattorie, spedisce lettere alle grandi aziende e in assenza di risposte scavalca le recinzioni di un allevamento intensivo. E mentre affronta <strong>le pratiche e gli effetti della zootecnia moderna</strong> il racconto diviene inchiesta, reportage, denuncia, film horror (confesso di aver sorvolato sulle pagine più descrittive).</p>
<p><strong>Ma nonostante le urla dei mattatoi il tono resta mite</strong>, il confronto aperto sia con i vegetariani militanti sia con lo sparuto gruppo di valorosi allevatori che lottano per continuare a lavorare nel rispetto della dignità e del benessere degli animali. La discussione continua, appassionata e civile, sul <a href="http://www.eatinganimals.com/" target="_blank">blog dedicato al libro</a>.</p>
<p>Il punto non è fare proselitismo, se qualcuno nutrisse ancora pregiudizi sui vegetariani anime belle idealiste e un po&#8217; fanatiche. &#8220;Se noi vogliamo risvegliarci una volta e riprendere lo spirito di nazione, il primo nostro primo moto dev&#8217;essere non la superbia nè la stima delle cose presenti, ma la vergogna&#8221;, affermò Leopardi nello <em>Zibaldone</em>.</p>
<p>In questo senso, l&#8217;immagine di <strong>Franz Kafka</strong> che non prova più vergogna davanti a una vasca dell&#8217;acquario di Berlino e dice ai pesci &#8220;ora posso guardarvi tranquillamente, non vi mangio più&#8221;, non solo è suggestiva di un modo di essere non violenti tout court, ma pone l&#8217;accento sulla <strong>vergogna come &#8220;il lavoro della memoria contro la dimenticanza&#8221;</strong>, cioè l&#8217;esperienza fondamentale dell&#8217;etica.</p>
<p>Mettiamola così: pensando alle nuove generazioni, quanto cambierebbero la nostra percezione del presente e le prospettive per il futuro se le critiche all&#8217;allevamento intensivo facessero davvero breccia nella cultura popolare? Se non potessimo più addurre come scusa l&#8217;ignoranza ma solo l&#8217;indifferenza? Se i termini della scelta fossero percepiti in maniera così semplice, così limpida (<strong>crudeltà e distruzione ecologica da un lato, consumo di carne dall&#8217;altro</strong>)? Noi siamo comunque esposti e non reagire è una reazione, conclude Safran Foer. <strong></strong></p>
<p><strong>Mangiare &#8220;come tutti gli altri&#8221; significa prendere decisioni senza prenderle</strong>: una fra le altre, rinunciare a guardare negli occhi i più inermi e senza voce, la nostra &#8220;famiglia dimenticata&#8221;.</p>
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		<title>Efe Bal: la trans più desiderata d&#8217;Italia si racconta in un libro</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 14:53:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fabio deotto</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Headlines]]></category>

		<category><![CDATA[autobiografia]]></category>

		<category><![CDATA[Efe bal]]></category>

		<category><![CDATA[Elisa Arfini]]></category>

		<category><![CDATA[Quello che i mariti non dicono]]></category>

		<category><![CDATA[Stefania Berbenni]]></category>

		<category><![CDATA[transa]]></category>

		<category><![CDATA[transgender]]></category>

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		<description><![CDATA[Esce il 16 marzo Quel che i mariti non dicono, pruriginosa autobiografia di Efe Bal, la trans tunisina più amata dagli italiani.

30 anni, 4 lingue conosciute, 3000 uomini portati a letto con una media attuale (millantata) di 120 al mese. Efe Bal è con ogni probabilità la trans più professionale al mondo, oltre che la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3042" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-3042" src="http://blog.panorama.it/libri/files/2010/03/trans-large-large.jpg" alt="Efe Bal - Credits: Panorama" width="500" height="355" /><p class="wp-caption-text">Efe Bal - Credits: Panorama</p></div>
<p>Esce il 16 marzo <em>Quel che i mariti non dicono</em>, pruriginosa autobiografia di<strong> Efe Bal</strong>, la trans tunisina più amata dagli italiani.<br />
<span id="more-3041"></span><br />
30 anni, 4 lingue conosciute, 3000 uomini portati a letto con una media attuale (millantata) di 120 al mese. <a href="http://www.lapiudolce.com/" target="_blank">Efe Bal</a> è con ogni probabilità la trans più professionale al mondo, oltre che la più telegenica (ha fatto molte apparizioni televisive). Dopo aver movimentato diversi talk show raccontando di quante diverse tipologie di uomini ogni giorno arrivano a suonare alla sua porta, ora è pronta a dare alle stampe una <strong>sconvolgente biografia</strong>. In <em>Quel che i mariti non dicono</em> (in uscita il 16 marzo per Mondadori), la prostituta tunisina racconta nel dettaglio i suoi anni di “lavoro”, tracciando una inedita panoramica sul cliente medio dei transgender.</p>
<p>Dal <strong>VIP insospettabile</strong> al comune impiegato di banca, dal calciatore al politico, dal nobile rampollo al padre di famiglia che si presenta all&#8217;appuntamento con la moglie: ce n&#8217;è per tutti. Nel libro, scritto con la collaborazione della giornalista <a href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/author/stefaniaberbenni/" target="_blank"><strong>Stefania Berbenni</strong></a>, Efe Bal si rivolge idealmente alla comune moglie italiana per svelare uno dei misteri più indecifrabili degli ultimi mesi: <em>Perché agli uomini piace tanto andare coi trans?</em></p>
<p>Efe Bal ha raccolto le sue risposte e la sua esperienza nella sua autobiografia. E intanto dalla comunità scientifica arriva una risposta a dir poco curiosa: “Nessuno è maschio o femmina al 100%”, spiega <strong>Elisa Arfini</strong>, autrice di <a href="http://www.bol.it/libri/Scrivere-sesso.-Retoriche/Elisa-Arfini/ea978888353553/" target="_blank"><em>Scrivere il Sesso</em></a>. Secondo la dottoranda in <em>Modelli, linguaggi e tradizioni nella cultura occidentale </em>(fonte: <a href="http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/confessioni_di_trans070310.html" target="_blank">Affari Italiani</a>), maschio e femmina “fanno parte di uno stesso continuum i cui estremi rappresentano solo degli idealtipi di riferimento”. In sostanza, tutti siamo un po&#8217; uomo e un po&#8217; donna, e da qui partirebbe il desiderio di toccare con mano questa ambiguità, esplorando esperienze transgender.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Giovani scrittori emergenti: mocciosi che piacciono ai critici</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 11:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Acciaio]]></category>

		<category><![CDATA[Alessandro D'Avenia]]></category>

		<category><![CDATA[Bianca come il latte rossa come il sangue]]></category>

		<category><![CDATA[Matteo Nucci]]></category>

		<category><![CDATA[Panorama in edicola]]></category>

		<category><![CDATA[scrittori emergenti]]></category>

		<category><![CDATA[Silvia Avallone]]></category>

		<category><![CDATA[Sono comuni le cose degli amici]]></category>

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		<description><![CDATA[Capitanata da Alessandro D’Avenia, una pattuglia di giovani autori esordienti sta scalando le classifiche. Nei loro libri, ansie, gioie e problemi degli adolescenti. Ma attenzione a non confonderli con Federico Moccia: le loro storie sono molto più reali. E, soprattutto, la scrittura...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-2915" src="http://blog.panorama.it/libri/files/2010/03/giovani-scrittori-emergenti-large.jpg" alt="Giovani scrittori emergenti: mocciosi che piacciono ai critici" width="500" height="310" /></p>
<p>di <strong>Giorgio Ieranò</strong></p>
<p>Per prima cosa state attenti ai titoli. Un conto è dire <em>Tre metri sopra il cielo</em> e un altro <em>Bianca come il latte rossa come il sangue</em>. E volete mettere <em>Scusa ma ti chiamo amore</em> con <em>Sono comuni le cose degli amici</em>, nientemeno che una citazione platonica? Si parla sempre delle stesse cose: i traumi degli adolescenti, il difficile mondo della scuola, i rapporti dei figli con i padri (meglio se defunti), eventualmente il proprio ombelico visto da diverse angolature. Ma rispetto al vecchio Federico Moccia i nuovi «mocciosi» hanno riscoperto una cosa che pareva desueta: la letteratura, la scrittura letteraria, quella che fa sentire più colto il pubblico senza scontentare il critico.<span id="more-2908"></span></p>
<p>A Moccia non capiterà mai, come a <strong>Matteo Nucci</strong>, fresco autore di <em>Sono comuni le cose degli amici</em> (Ponte alle Grazie), di essere presentato da Walter Pedullà ed Emanuele Trevi congiunti, in un abbraccio epocale fra la meglio critica capitolina, pre e postmoderna. Né a Moccia, che il successo ha dovuto sudarselo, è capitato al suo esordio di essere portato in palma di mano dall’editore come sta accadendo ora a <strong>D’Avenia</strong>, autore di <em>Bianca come il latte rossa come il sangue</em> (Mondadori). Due autori esordienti, Nucci e D’Avenia, che sono, guarda caso, usciti entrambi dal severo tirocinio degli studi classici. Cosa che, evidentemente, lascia il segno, quantomeno sotto forma di una certa nostalgia per la buona letteratura.</p>
<p>Insomma, sembra giunto il tempo dei «mocciosi letterati»: giovani esordienti che <strong>raccontano il mondo loro e quello degli adolescenti</strong> ma esibendo un côté colto. Naturalmente, qui la parola giovani va intesa secondo il canone italiano, poiché altrove sarebbero già pensionandi: Nucci va per i 40 anni, D’Avenia ne conta 32, sebbene i giornali lo chiamino enfant prodige. Poi, altrettanto naturalmente, ciascuno ha il suo genere. Quello di Nucci è un percorso nella memoria che rimanda, all’incirca, a una dimensione tra il moraviano e il proustiano. Un romanzo dove i muri sono «ricoperti di rincospermo» (ed è meglio non pensare a quello che direbbero i ragazzi di Moccia del rincospermo).</p>
<p>D’Avenia offre invece un classico racconto scolastico-adolescenziale che tenta di bissare il successo di Paolo Giordano (La solitudine dei numeri primi): entrambi gli autori hanno la stessa faccia da bravi ragazzi e pure le copertine dei loro libri si assomigliano, con quegli occhioni sgranati di fanciulla che ammiccano al potenziale acquirente. C’è anche la protagonista femminile che muore di leucemia, come in <em>Love Story</em> di Erich Segal (un altro classicista, indimenticato professore di teatro antico a Oxford). Ma su questo i giornali hanno già inzuppato il pane delle polemiche trasformando il romanzo in un caso. Pare infatti che D’Avenia si sia ispirato a una storia vera, la morte di una povera studentessa quindicenne, la cui madre avrebbe espresso sconcerto sulla versione letteraria della sua tragedia privata.</p>
<p>A un’altra dimensione ancora appartiene invece <strong>Silvia Avallone</strong>, che è l’unica fra i tre a essere veramente giovane (25 anni) e che proietta le sue storie di adolescenti in una dimensione diversa e più originale: non ovattati interni borghesi ma la Piombino grigia e plumbea delle acciaierie, uno degli angoli d’Italia più stranianti e meno raccontati (se non dall’ottimo Paolo Virzì nel suo vecchio film <em>La bella vita</em>). Il romanzo di Avallone, che si intitola appunto <em>Acciaio</em> (Rizzoli), è davvero un esordio interessante e non convenzionale, e sta già ai primi posti delle classifiche.</p>
<p>I mocciosi letterati stanno dando la scalata al cielo. <strong>Positive le critiche, buone le vendite</strong>. Di tutti e tre, Nucci, D’Avenia e Avallone, si parla già come probabili candidati al <strong>premio Strega</strong> che, dopo essere stato per anni l’istituzione letteraria più babbiona d’Italia, sembra ormai appartenere ai giovani. Due anni fa lo vinse il vero giovane Paolo Giordano, nel 2007 e nel 2009 i similgiovani Niccolò Ammaniti e Tiziano Scarpa. Insomma, largo ai giovani. Del resto, mentre loro sono al centro della scena, si può anche rileggere qualche classico greco.</p>
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		<title>L’8 marzo è la festa della donna. Ma per Giuliana Ponzio c’è ancora “Un mondo sovvertito”</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 07:37:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>filippomaria_battaglia</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[8 marzo]]></category>

		<category><![CDATA[festa delle donne]]></category>

		<category><![CDATA[Giuliana Ponzio]]></category>

		<category><![CDATA[le lettere]]></category>

		<category><![CDATA[Un mondo sovvertito]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione della data simbolo delle rivendicazioni femminili la casa editrice Le Lettere manda in libreria una testimonianza significativa sulle violenze domestiche. LEGGI UN CAPITOLO IN ESCLUSIVA]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3013" class="wp-caption alignleft" style="width: 510px"><img src="http://blog.panorama.it/libri/files/2010/03/violenze_donne_ansa_silvi-large.jpg" alt="(Silvi/Ansa)" width="500" height="300" class="size-large wp-image-3013" /></a><p class="wp-caption-text">(Silvi/Ansa)</p></div>
<p>In Italia, fu tenuta per la prima volta nel 1922 su iniziativa del partito comunista. Dopo decenni di rivendicazioni, due guerre e la promulgazione di diversi documenti di un certo rilievo a livello internazionale, <strong>la festa della donna è ormai diventata una di quelle date  significative e, al tempo stesso, ultra-criticate</strong> per le inevitabili implicazioni consumistiche che si legano all’8 marzo.<span id="more-3012"></span></p>
<p>In occasione della ricorrenza, la casa editrice Le Lettere ha deciso di mandare in libreria la testimonianza di Giuliana Ponzio, ormai da vent’anni impregnata nell’accoglienza di donne maltrattate e vittime di violenza domestica. In poco meno di cento pagine, <a href="http://www.lelettere.it/site/e_Product.asp?IdCategoria=&amp;TS02_ID=1529" target="_blank"><em>Un mondo sovvertito</em></a> racconta <strong>uno spaccato oscuro,  insidioso e spesso nascosto da uno strisciante senso di colpa tra le pieghe della routine quotidiana</strong>.</p>
<p>In esclusiva per <em>Panorama.it</em> anticipiamo il primo capitolo del libro:</p>
<p><em>La riflessione da cui ha origine questo scritto, fa riferimento a un’esperienza di lavoro all’interno di due case rifugio per donne e minori vittime di violenza domestica, dal 1999 al 2007. I dati di riferimento a questo periodo indicano che il 64,6% delle donne accolte sono straniere. </em></p>
<p><em>Di queste il 14,3% proviene dalla Comunità Europea (calcolando anche gli ultimi ingressi dalla Romania, dal 1° dicembre 2007, come facente parte della UE), il 40,5% dall’Europa non comunitaria in special modo dall’Albania e dalla Romania, prima che entrasse nella UE), il 7,1%dall’Asia Centrale (Russia,Moldavia), il 7,2%dall’Asia del Sud (Filippine, Giappone, Sry Lanka), il 16,7% dall’Africa del Nord (Marocco, Egitto), il 7,1% dall’Africa sub Sahariana (Etiopia, Senegal, IsoleMauritius), il 7,1%dal SudAmerica (Perù, Equador).</em></p>
<p><em>Sempre in riferimento allo stesso periodo, il 70,9% delle donne accolte entrano nella struttura con figli minori, mentre le donne sole costituiscono il 29,1%. Per quello che riguarda i minori il 73,8% dei bambini accolti sono stranieri. Di questi il 16,7%proviene dalla Comunità Europea, il 37,1% dall’Europa non comunitaria (in special modo dall’Albania e dalla Romania prima del 2007), il 4,2% dall’Asia Centrale (Russia, Moldavia), l’8,4% dall’Asia del Sud (Filippine, Sry Lanka, Giappone), il 16,7% dall’Africa del Nord (Marocco, Egitto), il 10,6%dall’Africa sub Sahariana Senegal, IsoleMauritius), il 6,3% dal Sud America (Perù, Equador).</em></p>
<p><em>Il 91,4% delle donne italiane risulta sposata o convivente con un connazionale, mentre l’8,6% è sposata o convive con uno straniero. Tra le donne straniere, il 60,5% è sposata o convivente con un connazionale, il 35,2%con un italiano e il 4,3%con uno straniero non connazionale. Per quello che riguarda maltrattamenti subiti dalla donne nell’infanzia, solo nel 2007, il dato statistico ne rivela la presenza nel 33,3% dei casi.</em><br />
Copyright © 2010 by Casa Editrice Le Lettere – Firenze</p>
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		<title>Lo scandalo dei preti pedofili: approfondimenti in libreria</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 16:59:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>filippo ferrari</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Apertura#1]]></category>

		<category><![CDATA[abusi]]></category>

		<category><![CDATA[Georg Ratzinger]]></category>

		<category><![CDATA[germania]]></category>

		<category><![CDATA[Il peccato nascosto]]></category>

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		<category><![CDATA[pedofilia]]></category>

		<category><![CDATA[preti]]></category>

		<category><![CDATA[Ratisbona]]></category>

		<category><![CDATA[vaticano]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scandalo in Germania ripropone una questione scottante. Ecco i libri sull'argomento, a partire da Il peccato nascosto in uscita a marzo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2989" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-large wp-image-2989" src="http://blog.panorama.it/libri/files/2010/03/magdalene-large.jpg" alt="Credits: Miramax - Una scena del film Magdalene" width="500" height="300" /><p class="wp-caption-text">Credits: Miramax - Una scena del film Magdalene</p></div>
<p>Lo scandalo in Germania ripropone una questione scottante. Ecco i libri sull&#8217;argomento, a partire da <em>Il peccato nascosto</em> in uscita a marzo.<br />
<span id="more-2987"></span>Nonostante la frequenza dei casi emersi all&#8217;estero e in Italia, la trattazione del <strong>problema della pedofilia</strong> all&#8217;interno della Chiesa cattolica resta una materia delicatissima, di cui – per ragioni più o meno evidenti – finora si è parlato sicuramente troppo poco, limitandosi a una scarsa copertura mediatica: le notizie riportate dai Tg con superficialità, qualche raro film (<a href="http://www.bol.it/dvd/Magdalene-DVD/Peter-Mullan/ea802989301708/" target="_blank">Magdalene</a> del 2002), il servizio della BBC <em>Sex crimes and the Vatican</em> (2006, trasmesso anche in Italia nel 2007).</p>
<p>Tuttavia, il <strong>caso irlandese</strong> esploso nel 2009 con i rapporti Ryan e Murphy e lo scandalo, fresco di cronaca, degli abusi nel coro di voci bianche di <strong>Ratisbona </strong>diretto da Georg Ratzinger, fratello di Papa Benedetto XVI, stanno riproponendo la questione con forza.</p>
<p>La produzione bibliografica è piuttosto cospicua e offre diversi spunti di approfondimento. Vale la pena indicare i saggi disponibili, per il lettore che desideri formarsi una sua opinione su quanto è accaduto.</p>
<p>Una novità in arrivo nelle librerie a marzo è <em>Il peccato nascosto</em>, edito da <a href="http://www.nutrimenti.net/" target="_blank">Nutrimenti</a>, di autore anonimo. Ripropone ed esamina quanto rivelato dal rapporto Murphy, integrando l&#8217;indagine con storie, estere ma anche italiane, di abusi da parte di sacerdoti.</p>
<p>Al 2008 risalgono <a href="http://www.bol.it/libri/Viaggio-nel-silenzio/Vania-L.-Gaito/ea978885022017/" target="_blank">Viaggio nel silenzio</a> (Chiarelettere) di Vania Lucia Gaito, riproposto nel 2010 da TEA, e <a href="http://www.bol.it/libri/Olocausto-bianco/Ferruccio-Pinotti/ea978881702058/" target="_blank">Olocausto bianco</a> (Bur) di Ferruccio Pinotti. Nel 2009 sono usciti <a href="http://www.bol.it/libri/Lasciate-che-pargoli-vengano/Paolo-Pedote/ea978888425010/" target="_blank">Lasciate che i pargoli vengano a me</a> (Malatempora) di Paolo Pedote e <a href="http://www.bol.it/libri/Atti-impuri.-piaga-dell-abuso/na/ea978886030223/" target="_blank">Atti impuri</a> (Raffaello Cortina) a cura di Mary Gail Frawley-O&#8217;Dea e Virginia Goldner.</p>
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