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I dispiaceri del vero poliziotto, di Roberto Bolaño

I dispiaceri del vero poliziotto, particolare della copertina Adelphi

I dispiaceri del vero poliziotto, particolare della copertina Adelphi


I dispiaceri del vero poliziotto, di Roberto Bolaño, romanzo inedito publbicato da Adelphi in questi giorni, ha tutte le caratteristiche per essere un regalo gradito ai fan dello scrittore cileno, innamorati della sua scrittura visionaria, polifonica e sorprendente.

L’edizione di Adelphi del romanzo - il manoscritto è stato trovato nel computer dello scittore dopo la sua morte nel 2003, rispecchia “il preciso intento di offrire al lettore il romanzo così come è stato ritrovato, con la massima fedeltà possibile. Correzione e modifiche sono state ridotte al minimo indispensabile”, come precisa in una nota la casa editrice.
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W.G. Sebald, un ricordo a dieci anni dalla morte

W.G Sebald

W.G Sebald

Il 14 dicembre 2011 sono dieci anni esatti dalla scomparsa di W.G. Sebald, lo scrittore tedesco, autore di Austerlitz, morto a 57 anni in un incidente stradale in Inghilterra, nell’East Anglia nel quale viveva da tempo.

W.G. Sebald, pubblicato in Italia da Adelphi (dopo un esordio con gli Emigrati da Bompiani), è un autore che tutti dovrebbero leggere.
Prima di tutto perché ha affrontato in modo originale, senza sentimentalismi e con tutta l’incertezza necessaria le tragedie e gli sconvolgimenti della storia del Novecento.
Poi perché ha lavorato sul suo stile di scrittura fino a trovare la “voce” giusta per raccontare con molteplici punti di vista parziali e - appunto - incerti: una voce così avvolgente, alla quale il lettore non riesce a sottrarsi.
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William Dalrymple, “Nove vite”: sulle tracce del sacro nell’India moderna

Nove vite, particolare della foto di copertina di Don McCulllin

Nove vite, particolare della foto di copertina di Don McCulllin

Cosa è rimasto dell’India mistica nell’era del biotech e dell’Information Technology? Dove si annida quello “spirito religioso puro” che Pier Paolo Pasolini annusò nei primi anni Sessanta nel corso del celebre viaggio con Moravia e la Morante? Nelle Nove vite narrate da William Dalrymple, storico scozzese trapiantato da 25 anni nei sobborghi di Delhi. Un libro straordinario che nel subcontinente ha ammaliato i critici e schiere di lettori, pubblicato da Adelphi nella bella traduzione di Svevo D’Onofrio. Diario di viaggio, reportage, memoriale, romanzo, biografia, saggio etno-sociologico. E molto altro ancora.
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Povera Piccina: a settembre torna il Patrick Dennis di Zia Mame

(Credits: Lapresse)

(Credits: Lapresse)

L’anno scorso, il suo exploit è stato inatteso. Adesso il rischio è che il successo venga di nuovo replicato. Nell’estate 2009, Zia Mame di Patrick Dennis aveva scalato le classifiche italiane, divenendo uno dei libri più letti della stagione più calda. Continua

Burroughs e Ginsberg sulle tracce dello yagé, la leggendaria Liana dell’Anima

Corteccia e foglie di B. caapi (Credits: Io Pan, erowid)

Corteccia e foglie di B. caapi (Credits: Io Pan, erowid)

“Un’incontrollabile idiozia meccanica si è impossessata di me. Ripetizioni ebefreniche prive di senso. Esseri larvali mi passavano davanti agli occhi in una foschia azzurra e ognuno lanciava uno strido osceno e beffardo…” Tra spasmi, vomito e allucinazioni si accende lo sballo provocato dallo yagé, una droga usata in origine dagli sciamani per indurre la trance telepatica. William S. Burroughs e Allen Ginsberg ne fecero infuocata materia di un carteggio divenuto poi un libro, Le lettere dello yage, ripubblicato ora da Adelphi. Continua

La peste scarlatta: com’era il mondo prima dell’epidemia

"La peste scarlatta", di Jack London (Adelphi)

"La peste scarlatta", di Jack London (Adelphi)

È con innegabile tempismo che alla vigilia di un autunno gravido di minacce epidemiche Adelphi decide di pubblicare La peste scarlatta, lungo racconto di Jack London apparso per la prima volta il 28 giugno 1912 su “London Magazine”. Un nonno e un nipote si trascinano verso l’accampamento di due giovani pastori di capre, dalle parti di quella che era un tempo San Francisco, in riva a un mare dove mugghiano gli elefanti marini e dove riparano puledri inselvatichiti, braccati dai lupi. La civiltà è regredita all’età della pietra o poco più, inghiottita da un’epidemia fulminante il cui primo sintomo era la colorazione scarlatta della pelle. Continua

Jean Echenoz, Correre: la vita di Emil Zátopek raccontata con leggerezza

Emil Zátopek

Emil Zátopek

La vita di Emil Zátopek, in effetti, si presterebbe a una narrazione epica. E francamente, non avendo mai letto prima d’ora Jean Echenoz, un po’ di epica me la aspettavo in questo Correre (Adelphi), il romanzo sul mezzofondista e maratoneta moravo, conosciuto anche come la “locomotiva ceca”.

Perché sembra lontanissimo: tutto nel passato di questo sport meraviglioso, oggi dominato, con una leggerezza che fa quasi rabbia, dagli africani, che corrono quasi senza mostrare la fatica.
Zátopek invece, che frantumò ogni record tra la fine degli anni ‘40 e la prima metà degli anni ‘50, aveva una corsa così sgraziata, sopra una faccia così piena di smorfie impossibili che stavan lì apposta per sottolineare quanta fatica ci fosse in quel suo incedere a strappi e cambi di velocità. Continua

Che il libro sia con te e con il tuo spirito

Libri antichi

Di Sandra Pertignani

André Malraux l’aveva previsto: “Il XXI secolo sarà spirituale o non sarà affatto”. E così l’altro grande “profeta” novecentesco, Carl Gustav Jung, che annunciò l’avvento, verso il 2160, dell’Era dell’Acquario, portatrice di un cambiamento spirituale rivoluzionario. Sarà così? Nell’attesa, in questi tempi grigi di crisi e recessione economica, i lettori vanno in cerca di consolazione e rifugio: meno disimpegno e più spirito. Credenti e non credenti s’interrogano sull’interiorità e vanno esplorando le antiche radici comuni a tutte le fedi. E l’editoria, non solo quella specialistica, ma anche quella tradizionalmente lontana da questi temi, è pronta a sfruttare il business.
La Feltrinelli fa dialogare scienza e religione, attraverso un autore come Piergiorgio Odifreddi, e mette a confronto un parroco, Gennaro Matino con lo scrittore Erri De Luca (Almeno cinque, che esplora la “fisicità del divino”). La Baldini Castoldi Dalaipubblica un romanzo-documento che dà complicati insegnamenti sul Buddismo tibetano (Il demone e il Dalai Lama di Raimondo Bultrini). E mentre le collane dei classici antichi, greci e latini (da Epicuro a Seneca), si arricchiscono di nuove edizioni, la Mondadori inaugura in questi giorni una collana, “Spiritualità”, con opere dei grandi maestri (dal Dalai Lama a Thich Nhat Hanh, al cardinale Carlo Maria Martini). Dice il curatore, Emanuele Basile, senza smentire che il 7 per cento del fatturato della casa editrice deriva da titoli dedicati allo spirito: “Abbiamo rilevato un interesse così crescente per il settore da ritenere utile orientare il pubblico con una collana in cui confluiscono i best-seller dei grandi guru occidentali e orientali, accanto a nuovi titoli”. Questo mentre nei Meridiani Mondadori un volume è dedicato al filosofo e teologo chassidico Martin Buber (Storie e leggende chassidiche), al quale si deve, fra l’altro, una frase che potrebbe diventare il simbolo della nuova tendenza: “In principio è la relazione”.
Relazione con la divinità, col sé, con l’altro. “È un fenomeno positivo che si disgreghi l’attaccamento morboso al proprio credo” commenta lo studioso Massimo Jevolella, di cui sta uscendo, per le edizioni Red, Rawa. Il racconto che disseta l’anima. “Un fenomeno di massa che contrasta i fondamentalismi. Non si tratta di un supermercato delle fedi, ma di una sincera ricerca individuale che ognuno percorre secondo le sue necessità interiori”.

Che quello attuale, rispetto al passato, sia un pubblico più esigente lo conferma Gabriella Caramore, che da 16 anni conduce su Radio Tre la seguitissima trasmissione Uomini e profeti, nata nei primi anni Ottanta per colmare il vuoto di cultura religiosa che caratterizzava molti laici. “Il deficit di spiritualità delle società contemporanee” dice “spinge inevitabilmente verso una sete d’anima di pirandelliana memoria che può anche rischiare la moda passeggera, ma nella maggior parte dei casi è sincera ricerca di un proprio percorso formativo, faticoso, serio”. Legata alla trasmissione è nata una collana omonima per l’editore Morcelliana dove si trovano i commenti di grandi maestri spirituali, soprattutto cattolici ma non solo, come Enzo Bianchi, Paolo De Benedetti, Gustavo Zagrebelsky, presenze assidue del programma.
La novità è proprio la spiritualità laica, concetto che incontra ancora parecchie resistenze, nonostante l’acceso dibattito suscitato dal saggio di André Comte-Sponville Lo spirito dell’ateismo, pubblicato in Italia dalla Ponte alle Grazie l’anno scorso. “La spiritualità è ciò che resta della fede quando la si è persa” dice il filosofo francese. E forse siamo davvero dentro quella “rivoluzione spirituale” che secondo un altro pensatore, Paul Heelas, studioso della New age, punta sulla realizzazione dell’individuo anche al di fuori di un percorso strettamente religioso.
“Io parlerei di spiritualità come formazione” suggerisce Antonella Parigi, organizzatrice della manifestazione Torino spiritualità (giunta al quarto anno toccando 32 mila presenze) da cui ha preso vita la nuova collana “Sguardi” presso la Bollati Boringhieri. “La gente ci segue proprio perché crediamo in una cultura formativa. Vengono ad alimentarsi di discorsi complessi, a cercare una strada per arricchirsi interiormente, perché sentono il grosso handicap di un’educazione solo tecnicistica”. Non a caso due recenti saggi della collana s’intitolano Un’etica per i laici, di Richard Rorty, e Impresa e morale, di Joel Bakan. “Se i finanzieri che ci hanno portato al disastro si fossero occupati di spiritualità, oltre che di economia, forse oggi non ci troveremmo ad affrontare questa crisi che non si sa dove conduce” osserva Antonella Parigi. Il prossimo titolo di “Sguardi” sarà Il diverso come icona del male di Marco Aime ed Emanuele Severino sui pregiudizi che alimentano tanti conflitti nelle società contemporanee.

E se la Adelphi non sente il bisogno di una collana specifica, ma continua la sua ricerca attraverso grandi autori di sempre (Gershom Scholem, Simone Weil, Jiri Langer), all’Astrolabio Ubaldini l’amministratore Luca Bertillo rivendica il primato di tenere sempre vivo un catalogo che non passa di moda perché “non seguiamo il mercato ma forniamo gli strumenti necessari a ogni seria ricerca spirituale”. Hanno pubblicato per primi i grandi maestri orientali che ora vanno per la maggiore e nei primi mesi del 2009 usciranno il Diario spirituale di Yogananda, due testi di Krishnamurti e altri due nuovi libri di Thich Nath Hanh. Se Joshua Volpara, direttore editoriale della Jaca Book, difende la ricerca della sua casa editrice nel campo dell’”antropologia religiosa” contro “la catastrofe della merce e del consumo”, ricordando autori come Raimon Panikkar (di cui pubblicheranno Mito, simbolo, culto), Simone Pagliaga, portavoce della Raffaello Cortina, presenta Il furore di Dio, sul conflitto dei tre monoteismi di Peter Sloterdijk. “Nella generale mancanza di nuovi scenari e nuove teorizzazioni” commenta “solo la religione resta depositaria di idee forti”. E infatti alle Edizioni Paoline non si sentono minacciati dalla concorrenza. Procedendo su testi di ortodossia cristiana, ora puntano su una nuova collana che promuove il dialogo interreligioso. A gennaio esce un volume sull’Ebraismo.

LEGGI ANCHE: Il prefisso di Dio, sulle tracce dell’undicesimo comandamento - La sopravvivenza spirituale nell’era della globalizzazione

Umberto Boccioni e Vittoria Colonna, quando il tradimento è futurista

di Marella Caracciolo Chia (ed. Adelphi), particolare della copertina
Riemerge da un carteggio inedito, trovato in un antico baule impolverato, la storia d’amore appassionata e brevissima tra Umberto Boccioni, esponente di spicco della pittura futurista italiana, e Vittoria Colonna, principessa romana. A raccontarla è Marella Caracciolo Chia (da non confondere con l’omonima Marella, sua zia, che fu moglie di Gianni Agnelli), nel libro Una parentesi luminosa, in uscita mercoledì 7 maggio con la casa editrice Adelphi.
La Caracciolo racconta di essersi imbattuta nel carteggio segreto quasi per caso: un pacchetto “orfano e come separato dal resto, tenuto assieme da un pezzo di corda legato stretto”. Erano le lettere che, nell’estate del 1916, si erano scambiati Boccioni e Vittoria Colonna dopo essersi conosciuti quasi per caso, nella suggestiva cornice del Lago Maggiore, e innamorati a dispetto delle convenzioni: lei ricca, aristocratica e infelicemente sposata con Leone Caetani principe di Teano e duca di Sermoneta, lui squattrinato artista d’avanguardia.
È intorno al personaggio di Vittoria che si sviluppa tutta la narrazione. Una principessa anticonformista, frivola, poliglotta, elegante, appassionata di arte e di giardinaggio. E soprattutto grafomane: sono migliaia le lettere trovate nel baule - scriveva pressoché ogni giorno al marito, e poi agli amici sparsi per il mondo. Prima di morire firmò perfino un’autobiografia: ma senza mai rivelare il suo segreto. Quella “parentesi luminosa”, le due brevi settimane d’amore con Boccioni, interrotte dalla guerra e tranciate dalla morte. Perché al feulleiton non manca nulla, nemmeno il finale tragico: proprio nel momento in cui la principessa e il pittore si abbandonano alla passione, lui deve ripartire per il fronte - è il 1916, gli uomini sono chiamati alle armi. Per di più, da futurista, Boccioni naturalmente appoggia la guerra e subisce il fascino della belligeranza. Eppure non sarà un colpo d’arma da fuoco o un attacco nemico ad ucciderlo, bensì una banale caduta da cavallo. Nel portafoglio, l’ultima lettera ricevuta da Vittoria: che un amico comune farà tornare alla mittente, per mantenere il riserbo.
Ora, dopo novantadue anni, il riserbo è stato sciolto. Il libro verrà presentato al pubblico mercoledì 7 maggio alle 19:00, a Roma, all’Accademia di Francia a Villa Medici: a fianco dell’autrice ci sarà il critico d’arte Philippe Daverio.

Avvertenze (natalizie) per regalare un libro a un bambino

Illustrazione di Sophie Benini Pietromarchi per il libro di Franc Mc Court “Angela e Gesù bambino”, Adelphi, collana “i cavoli a merenda” (per gentile concessione dell’editore)

Leopoldo ha otto anni ed è disperato. Sua madre gli ha giocato un brutto scherzo: gli ha regalato un libro, al posto delle scarpe che tanto desiderava. Lui i libri non li sopporta proprio. È affetto da “papirofobia”, decreta il medico, indicando una cura drastica: niente più computer nè videogame, per non distrarsi. Leopoldo scappa di casa: sulla sua strada incontra un vecchio cieco, che senza bisogno della vista scopre subito cos’è che tiene davvero lontano il bambino dai libri: la miopia! Con un bel paio di occhiali, Leopoldo diventa così un appassionato e vorace lettore: dal vecchio ha imparato che il modo migliore per viaggiare è fare il giro del mondo volando sulle ali dei libri. È la trama dell’ultimo racconto di Susanna Tamaro, Papirofobia (Salani, 45 pagine, 8 euro). Un piccolo libro per un grande concetto: insegnare ai bambini ad amare la lettura. E ora che si avvicina il Natale a molti genitori e zii si presenta il dubbio amletico: regalare al ragazzino le scarpette da calcio o l’ultimo gioco della PlayStation, guadagnandosi un sorriso grato istantaeo e assicurato, o rischiare mettendo nel pacchetto un libro?

L’importante è sceglier bene, perchè il lettore giovane è anche il più esigente: non lo si può annoiare. Quindi, se avete intenzione di giocare d’azzardo e mettere sotto l’albero un libro per il vostro piccolo figlio/amico/nipote, ecco una piccola selezione di suggerimenti.

Una scorciatoia è usare il cinema come apripista: ottimo quindi La bussola d’oro di Philip Pullman (Salani, 354 pagine, 16 euro), perchè venerdì 14 dicembre ne uscirà la versione cinematografica, con un cast d’eccezione che comprende Nicole Kidman, Daniel Craig ed Eva Green. Dopo che se ne saranno innamorati al cinema, i ragazzi apprezzeranno certamente di più la versione cartacea.

Un’altra scorciatoia è catturare l’attenzione dei più piccoli unendo alle parole anche la musica. È quel che succede con La farfalla del mare di Moony Witcher (Giunti, 47 pagine, libro+cd, 16,50 euro), una favola illustrata da Eleonora Villani e accompagnata da un’operina musicale di Gabriele Mirabassi. Nove brani inediti, pensati per i bambini ma ricchi di influenze musicali diverse: dal jazz alla musica sudamericana. Una co-produzione tra l’editore Giunti e l’etichetta discografica Egea, proprio per dare vita a una collana di libri per bambini da leggere, guardare e ascoltare.

Anche le immagini possono ravvivare l’attenzione dei ragazzi, ancor meglio se abbinate a un grande classico: la casa editrice Pagliai ha appena pubblicato un’edizione delle Avventure di Pinocchio di Carlo Collodi (384 pagine, 28 euro), con la riproduzione anastatica (cioè assolutamente fedele all’originale) delle illustrazioni dell’artista Sigfrido Bartolini. Oppure Angela e Gesù Bambino di Frank McCourt (Adelphi, 32 pagine, 16 euro) con le belle illustrazioni di Sophie Benini Pietromarchi.
McCourt ci aveva già fatto conoscere la testarda e indomita protagonista de Le Ceneri di Angela (Adelphi). Nel nuovo libro la ritroviamo a sei anni, in un Natale gelido e poverissimo, prendersi cura di Gesù Bambino, cioè rubarlo dalla chiesa per metterlo al caldo, cacciandosi però in una serie di guai.

Infine, si può provare a solleticare l’istinto da Gianburraschini dei ragazzi del terzo Millennio regalando un libro politicamente scorretto, in cui si divertano a leggere birbonate e monellerie d’altri tempi. In questo caso il regalo giusto è Il grande libro per i bambini cattivi di Elisa Brina e Giulio Tofano (Newton Compton, 247 pagine, 8,90 euro): per imparare a divertirsi come facevano i nonni. Però poi non vi lamentate se appiccheranno un incendio in salotto, nel tentativo di accendere un falò, o se avvieranno un allevamento di girini nella vasca da bagno.

Diario russo, il testamento spirituale di Anna Politkovskaja

particolare tratto dalla copertina di Diario russo, 2003-2005 (Adelphi)

di Valentina Nuccio

Lo hanno definito il suo testamento spirituale. E forse lo è. Ciò che trasuda dalle 457 pagine di Diario russo, 2003-2005 (Adelphi, 24 euro) è infatti il racconto della situazione politica e sociale di una Russia, quella di Putin, che Anna Politkovskaja non amava.

Giornalista della Novaja Gazeta, esperta di Cecenia, mediatrice durante l’assalto al Teatro Dubrovka del 2002, Anna Politkovskaja è stata assassinata il 7 ottobre 2006. Quattro colpi di arma da fuoco per una testimone scomoda, una giornalista che si batteva per il rispetto dei diritti umani e per la democrazia.

Nella raccolta di articoli e pensieri pubblicata da Adelphi, Anna Politkovskaja racconta le vicende del suo Paese scavando negli anfratti di una politica corrotta e tra i giochi di potere che hanno visto come termine ultimo l’ascesa di Vladimir Putin al potere. Anna Politkovskaja spiccava anche per l’impegno in prima linea in Cecenia e il libro è anche un omaggio alla forza delle donne del Caucaso e alla loro determinazione nel non arrendersi davanti ai biechi giochi di cinismo dei “grandi”. Attraverso questa sorta di diario giornaliero, si riesce allora a comprendere qual è la situazione di guerra sotterranea tra russi e ceceni e tra i ceceni stessi. Dal presidente filorusso Ramzan Kadyrov alle morti e sparizioni di soldati e persone comuni, in nome di una vera e propria pulizia etnica. Non taceva Anna, neanche davanti alle molteplici minacce di morte o al tentato avvelenamento. Il libro, il terzo tra quelli pubblicati in Italia (La Russia di Putin, Adelphi 2001; Cecenia. Il disonore russo, Fandango 2003 e Proibito parlare, Mondadori 2007) è tradotto dalla versione originale inglese.

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