Leggi tutte le notizie su:
ambiente

Credit foto: tm-tm, by Flickr
Quanto costa sedersi al tavolo di un fast food e mangiare un hamburger? Quasi niente, o moltissimo. Dipende da che parte si affronta la questione. Da quale latitudine, da quale punto di vista, da quale consapevolezza. Continua

"Emergenza rifiuti SPA" (ed. Castelvecchi) di Sabina Morandi - particolare della copertina
Nell’estate 2008 i giornali e le televisioni si lanciarono all’unisono sulla polpetta avvelenata dei cassonetti in fiamme a Napoli, ravvivando un agosto di cronaca un po’ depressa a causa della crisi economica. Da qualche settimana a Palermo sembra ripetersi il copione: da una parte i buoni (i poliziotti, il governo e le sue promesse), dall’altra i cattivi (i cittadini esasperati che danno fuoco alla spazzatura accumulata in strada). Ma è proprio così? Continua

Villetta (by antonde - Flickr)
L’ubicazione del bene (Einaudi) è un titolo geniale. Mi ha ricordato Per brevità chiamato artista, scelto qualche anno fa da Francesco De Gregori per il suo ultimo album di inediti. Sono entrambe espressioni rubate al linguaggio meccanico della burocrazia (i contratti discografici dell’era pre-digitale nel caso del cantautore, il gergo catastale nel caso dello scrittore) e riempite d’anima, rivestite di un significato esistenziale. Il parallelo musicale mi soccorre anche per individuare la struttura di questo libro, seconda prova narrativa di Giorgio Falco. Continua
Di Michele Lauro
Rimbocchiamoci le maniche. Abbiamo il tempo e tecnologie promettenti da sviluppare, purché la sfida sia affrontata con urgenza, senza mezze misure e tramite un’azione concertata di tutti i paesi del mondo. È confortante il pragmatismo anglosassone di Nicholas Stern, ex vicepresidente della Banca Mondiale ed ex consulente del governo laburista inglese per il quale nel 2006 redasse l’ormai celebre “Rapporto Stern”, un’ampia indagine sugli effetti economici dei cambiamenti climatici. Le sue conclusioni, aggiornate al 2009 e con un linguaggio alla portata di tutti, sono riassunte in Un piano per salvare il pianeta (Feltrinelli), pianeta sul quale “stiamo giocando d’azzardo”, come dicono da tempo gli scienziati. Continua
Arriva in libreria Caldo, piatto e affollato (Mondadori), un saggio di Thomas Friedman su come sta oggi il mondo e su come possiamo cambiarlo. Il saggio analizza problemi, anche climatici, di un pianeta che rischia di suicidarsi: ”Il futuro è una scelta, non una fatalità. Ignorare i problemi di oggi significa perdere l’occasione di poterlo cambiare”. E questi sono: il surriscaldamento, lo stupefacente livellamento, grazie alla globalizzazione, degli stili di vita di un numero crescente di persone e la brusca impennata demografica degli ultimi decenni, che hanno trasformato la Terra, per l’autore, commentatore del New York Times e tre volte premio Pulitzer, in un pianeta caldo, piatto e affollato, alterando pericolosamente gli attuali equilibri naturali, sociali ed economici. Friedman individua alcuni problemi principali, che ruotano attorno alla richiesta sempre in aumento di energia e allo scemare invece delle materie prime naturali, alla distribuzione dell’energia e conseguentemente del benessere, cui aggiunge la perdita veloce di biodiversità. Friedman, accantonando le argomentazioni della retorica ambientalista e affondando impietosamente l’analisi nelle molte negligenze, volontarie o involontarie, che hanno portato alla situazione attuale, ritiene necessaria, in sintesi, una nuova rivoluzione industriale, verde e legata alle scelte energetiche, guidata dagli Usa. Stern parla di un nuovo percorso di crescita sostenibile e vede nella presidenza Obama una positiva e nuova opportunità. Friedman sa che il problema è globale, del mondo nel suo insieme, che deve trovare il modo di coordinarsi in maniera efficace, ovvero equa e sostenibile, tenendo conto sia dell’origine che degli effetti dei cambiamenti climatici, che sono un fenomeno iniquo, perché i colpevoli principali sono i paesi ricchi e chi ne sopporta di più le conseguenze quelli poveri, aumentando così la forbice.
Di Michele Lauro
Mentre gran parte del mondo industrializzato (Stati Uniti compresi, sia pure con colpevole ritardo) ha adottato, sulla spinta delle istituzioni, una strategia per affrontare il cambiamento climatico, il nostro Paese sembra vittima di una imbarazzante paralisi, con la crisi economica che contribuisce a rendere di “secondo livello” la preoccupazione per la salute della Terra. Stando ai dati di fatto, negli ultimi 17 anni l’Italia ha aumentato le emissioni di gas serra di circa il 12%, quando secondo i parametri del Protocollo di Kyoto, approvato dal governo nel 1997 e ratificato dal Parlamento nel 2002, avrebbe dovuto ridurle del 6,5%. Nell’informazione, uno dei motivi che hanno reso la questione ambientale materia spinosa è il dibattito che vede opposta la stragrande maggioranza degli scienziati a un più ristretto numero di studiosi etichettati come “negazionisti”. In Italia la popolarità di questi ultimi, capeggiati dal noto “ambientalista scettico” danese Bjørn Lomborg, ha contribuito da un lato a tenere desta nell’opinione pubblica l’attenzione ai temi ambientali, dall’altro a rendere ideologico - e quindi sterile - un dibattito il cui esito è l’esatto contrario di ciò che servirebbe per affrontare il problema: passare all’azione. “Ora è troppo tardi per fare qualcosa”, è infatti il fuorviante approdo del pensiero negazionista.
Se è vero, come scrive Lomborg, che la paura da cambiamento climatico è una sorta di “evento a luci rosse” capace di eccitare la fantasia delle persone, e altrettanto che i mass media e il cinema hanno spesso affrontato il tema a partire da un approccio catastrofista, sono molti e insindacabili i punti fermi su cui la comunità scientifica ha raggiunto un ampio consenso. Essi sono divulgati in modo esauriente nel Quarto Rapporto di Valutazione stilato dell’organismo internazionale più autorevole in materia, l’Intergovernmental Panel On Climate Change o IPCC, premio Nobel per la Pace 2007. Uno degli studiosi che hanno collaborato alla revisione del Rapporto è Stefano Caserini, docente al Politecnico di Milano, cui si deve la più brillante, ironica e puntuale confutazione delle tesi scettico-negazioniste in A qualcuno piace caldo - Errori e leggende sul clima che cambia (Edizioni Ambiente). Non un trattato di climatologia, e neppure una raccolta di “ricette” per salvare il mondo, ma un tentativo equilibrato di fare chiarezza a beneficio dei non addetti ai lavori, demolendo tanta cattiva letteratura alimentata da bugie, luoghi comuni, incoerenze, manipolazioni lobbystiche.
Cosa possiamo fare contro il riscaldamento globale lo spiegano invece in Una questione scottante (Codice Edizioni) la giornalista inglese Gabrielle Walker e Sir David King, docente di chimica e fisica a Cambridge ed ex consigliere scientifico capo per il governo britannico. Senza falsi allarmismi, con un approccio semplice e dati aggiornatissimi, come nota nella prefazione Luca Mercalli, gli autori affrontano la questione con estremo realismo: poiché il cambiamento del clima è già in atto, l’obiettivo minimo è limitare i danni (il più importante: stabilizzare la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera a 450 parti per milione e impedire che nel prossimo futuro l’incremento della temperatura superi i 2 °C). Le soluzioni ci sono, all’interno di un sistema politico-economico-tecnologico dalle priorità mutate in cui anche gli individui sono tenuti a una parte importante, come fonte di pressione “dal basso”. Come cantava Joni Mitchell in Big Yellow Taxi, dicono gli autori, “non ci rendiamo conto di quel che abbiamo finché non lo perdiamo”: ecco perché la “rivoluzione verde” deve coincidere con un profondo mutamento culturale e delle coscienze, a livello individuale e collettivo.
G. Walker-Sir D. King
Una questione scottante
Codice Edizioni
Stefano Caserini
A qualcuno piace caldo
Edizioni Ambiente
Per dare una sterzata ai cambiamenti climatici, invertire la rotta del riscaldamento globale e salvare il pianeta ciascuno di noi può fare la sua parte, incidendo in maniera significativa. O almeno ne sono convinti gli autori di Green Book, una sorta di breviario di ecologia domestica, pubblicato in Italia dalle serissime edizioni Codice.
Elizabeth Rogers e Thomas M. Kostigen danno consigli da mettere in pratica facilmente per ogni ambito della vita: dalla casa ai divertimenti, dallo sport allo shopping, dalla bellezza ai viaggi. Peccato che si tratti di suggerimenti chiaramente rivolti a un pubblico americano, con il dichiarato intento di incoraggiare a un uso consapevole delle risorse, ma tarato su comportamenti e consumi di partenza a dir poco sconsiderati. L’imperativo che anima l’intero volume è quello di incoraggiare chi lo legge ad aiutare l’ambiente ma senza dover cambiare lo standard qualitativo della propria vita. Gli americani sono i più fannulloni quando si tratta di aiutare l’ambiente perché la loro ricchezza li ha spinti fino ad oggi ad essere terribilmente spreconi. Gli autori lo sanno e cercano di lavorare ai fianchi per suggerire piccole modifiche alle abitudini promettendo in cambio lo stesso, o quasi, livello di comfort.
Per il lettore italiano, più che una collezione di consigli utili, alla fine quello che emerge dal libro è un inquietante ritratto dell’America. Dove “le persone che vivono a 3 km dal proprio ufficio spendono comunque 300 dollari l’anno per andarci e tornare in auto”, dove “in media una casa ha 24 diversi dispositivi elettronici”. Dove un cittadino “getta via circa 6 chili di pollo all’anno”, la spesa pro capite è “quattro volte quella di una persona di qualsiasi altra nazione” e “ogni americano produce in media 2 chili di immondizia al giorno, ovvero, nel corso di una vita, 600 volte il peso medio di un adulto”. Insomma, senza gli americani forse neanche esisterebbe una questione ambientale.
Quanto alle soluzioni, alcune lasciano perlomeno perplessi. Un esempio per tutti è l’invito a comprare una moto con motore a quattro tempi per sostituire la propria vecchia due ruote: se lo facesse il 15% di chi acquista una moto nuova “l’energia risparmiata potrebbe tenere accese le luci di Las Vegas per un anno intero”. Alla faccia del risparmio energetico!
Soluzioni reali, molto documentate, per un settore molto specifico, le fornisce invece Il computer sostenibile, scritto da Giovanna Sissa, Responsabile dell’Osservatorio tecnologico del Ministero dell’Istruzione, ed edito da FrancoAngeli. Il libro racconta perché l’e-waste, i rifiuti tecnologici, sono un problema destinato a ingigantirsi e spiega come affrontarlo. Non solo separando i rifiuti elettronici, spesso contenenti materiali pericolosi, dal resto della spazzatura, ma anche allungando la vita dei nostri PC, grazie a un riutilizzo intelligente che ha nel software libero il suo alleato migliore.
Gli ultimi commenti