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Amy Bratley, Amore, zucchero e cannella: la ricetta della felicità

Amy Bratley, Amore zucchero e cannella, particolare della cover - Credits: Newton Compton

Amy Bratley, Amore zucchero e cannella - Credits: Newton Compton

Amore, zucchero e cannella (titolo originale The Girls’ Guide To Homemaking) è il romanzo d’esordio con cui la giornalista freelance Amy Bratley si fa conoscere al pubblico italiano dopo aver riscosso successi in tutta Europa.
Amore, zucchero e cannella (Newton Compton editori) è un romanzo di sentimenti e di auto-consapevolezza in cui si scoprirà che esiste un solo rimedio per alleviare le pene d’amore: i buoni, vecchi consigli della nonna.

Il punto forte del romanzo sta proprio in questa relazione con la nonna che non c’è più, ma è comunque vicina alla protagonista attraverso i commenti che ha lasciato su un suo libro per la perfetta casalinga. E soprattutto il percorso di auto-consapevolezza che porterà la protagonista stessa a ricostruirsi una vita diversa e più soddisfacente.
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Che fine hanno fatto le lettere d’amore?

[i](Credits: [url=http://www.flickr.com/photos/86624586@N00/10187684/]kevinzim[/url] by Flickr)[/i]

Carta, penna e calamaio. Ma anche: sms ed e-mail. Se due millenni e mezzo vi sembrano molti, diffidate: lettere e missive, in particolare quelle d’amore, sembrano infatti godere di ottima salute. Certo è che il loro esordio non si può annoverare tra i più romantici. Come racconta Armando Petrucci in Scrivere lettere, da poco pubblicato dalla casa editrice Laterza, le prime missive sono databili attorno al V secolo a.C. Sono testi piuttosto brevi, spesso disposizioni ed ordini dati a subalterni (”Thamneus lascia la sega sotto la soglia della porta del giardino”), tutt’alpiù invocazioni (”Emelis, vieni più presto che puoi”).

Passano i secoli e la musica cambia. Lo dimostrano le 68 lettere d’amore curate da Marina Visentin e Alessandro Zaccuri e ristampate ora dall’editore Ponte alle Grazie. C’è spazio per missive alate in dolce stil novo, ma pure per espressioni temerarie firmate da pesi massimi della letteratura di tutti i tempi, come nel caso di Ugo Foscolo, che ad Antonietta Fagnani Arese scrive, temerario (per quell’epoca): “Preparami un migliaio di baci, ch’io verrò stasera a succhiarli dalla tua bocca celeste”. Ci sono gli amori tormentati (Alfred de Musset che così si rivolge a George Sand: “Hai idea di cosa significhi aspettare cinque mesi per un bacio?”) e rimproveri per sentimenti poco intensamente corrisposti (Aleardo Aleardi che sbotta: “Bimba mia. Senti una cosa. Le tue lettere mi piacciono poco; c’è qualcosa di freddino, di ritenuto, di non so che gelido, che non mi va”).Tutta incentrata sulla contemporaneità è invece la recentissima antologia giunta in libreria per i tipi della Mondadori. In cinque lettere: amore, a cura di Joshua Knelman e Rosalind Porter, quaranta tra i migliori talenti letterari di tutto il mondo, tra cui Michel Faber e Margaret Atwood, si misurano con missive ed epistole di vario tenore per dimostrarne l’eternità del loro valore. Anche perchè, come scrivono le due curatrici, “a differenza di una telefonata o di una conversazione, una lettera d’amore è una cosa: una cosa che esiste nel mondo (spesso per lunghissimo tempo) e che ha il potere di rievocare uno stato d’animo. È per questo che richiediamo indietro le lettere, le distruggiamo, impediamo a qualcuno di pubblicarle o di conservarle con cura”.

A distanza di venticinque secoli dai suoi timidi esordi, posta elettronica ed sms ora incombono. Per i più scettici, come Armando Petrucci, “la definitiva scomparsa della lettera tradizionalmente scritta a mano è certamente vicina”. Per molti altri no: continua a far fede infatti ciò che scriveva il buon Cicerone. “La lettera non arrosisce” ammoniva lo scrittore latino, come a dire che è l’unico strumento capace di sopportare pudore e timore. Vedremo.

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