
Dal connubio fra un guru dell’universo noir come Carlo Lucarelli e un artista visuale poliedrico come Marco Bolognesi sboccia un opera cult, capace di estendere il format del romanzo grafico nei territori della video-arte, della pittura multimediale, della fotografia, dell’estetica punk.
Lussuoso e sofisticato a partire dall’ampio formato e dalla spessa pagina patinata, Protocollo (Einaudi) è un viaggio allucinato in paesaggi futuribili cari a Philip K. Dick e Bruce Sterling. Continua
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Carlo Lucarelli torna dopo anni alla narrazione pura e lo fa con il romanzo storico L’ottava vibrazione (Einaudi, 19 euro, 456 pp.) già in libreria, e con un fumetto particolare, Cornelio Bizzarro, una miniserie bimestrale prodotta da Star Comics che esordirà a maggio in edicola e che vede come protagonista lo stesso Lucarelli, o quasi.
Panorama.it ha incontrato lo scrittore emiliano per chiedere lumi su Cornelio e sul polifonico, torrido, a tratti sperimentale romanzo L’ottava vibrazione.
Come è nata l’idea del fumetto, di cosa tratterà la miniserie e come è stato vedersi disegnati nei panni del protagonista?
Cornelio Bizzarro è nato da Mauro Smocovich e Giuseppe di Bernardo che hanno avuto l’idea e poi mi hanno coinvolto. Visto che il personaggio è uno scrittore e aveva a che fare con le cose che più o meno mi girano attorno, è venuto loro in mente di usare la mia immagine. All’inizio mi sembrava una cosa folle, una sciocchezza… ma siete matti? Poi siccome la storia ha un piega ironica, è quasi una presa in giro, allora ho detto va bene… dopodiché mi sono visto disegnato in tutti i modi ed è stato molto divertente. La storia è quella di uno scrittore horror - noir in crisi di ispirazione che si trova involontariamente coinvolto in vicende al limite del sovrannaturale per colpa di una ragazza di sua conoscenza, una specie di suo alter ego. Ad aiutarlo e ispirarlo ci sono alcuni personaggi letterari come Sandokan, Sherlock Holmes o Philip Marlowe. Dal punto di vista grafico sono molto contento, al di là del fatto che ci sia dentro io, è davvero un ottimo fumetto. Sarà una miniserie di sei puntate, poi si vedrà.
Sono anni che i lettori aspettano anche un nuovo libro, come è tornare sugli scaffali con un romanzo?
Ho provato una soddisfazione da esordiente perché a tutti gli effetti L’ottava vibrazione è stato un nuovo esordio dopo molto tempo e con un romanzo diverso dagli altri, reinventadomi un modo di scrivere, facendo esperimenti stilistici e narrativi che per me erano nuovi. Tutto è nato dall’idea di non negarmi niente, ho cercato di raccontare la storia che avevo in mente senza pensare questo no perché non è noir o questo no perché così si intoppa. Ho cercato un respiro interno al romanzo, un filo conduttore .
Il Leitmotiv del caldo soffocante…
Esatto. Il caldo diventa una condizione esistenziale interna la romanzo che permette un ritmo di narrazione anche lento, molto riflessivo, con la possibilità di fermarsi e iniziare a percorrere un’altra strada senza timore. Ci sono storie d’amore, di sesso, di guerra, delitti…
La scelta dell’ambientazione, L’Eritrea del 1896, è casuale o è influenzata da tutto ciò che ha fatto in questi anni come Misteri d’Italia?
La scelta del posto è stata casuale, anche se dal 2001 avevo in mente un’ambientazione coloniale. La scoperta di aver affinato alcuni metodi narrativi e investigativi è stata però fondamentale. Quando osservo un luogo, anche in riferimento a un periodo storico diverso, mi viene da chiedermi quali siano gli angoli bui… E nelle colonie italiane ce n’erano molti, per cui mi vi è venuto facile… La sorpresa è stata scoprire che come periodo era perfetto per raccontare certe cose.
È un periodo che può fare da specchio per l’Italia di oggi?
Sicuramente. Ci sono connessioni molto nette. Negli studi che ho fatto per documentarmi ho letto di un ambasciatore straniero dell’epoca che dice: ‘voi italiani siete venuti qui senza sapere bene cosa fare e comunque non avreste i soldi per farlo’. Un parere che trasportato nel tempo potrebbe evocare molte avventure, anche economiche italiane, per esempio Malpensa. È anche uno sguardo sul modo di fare degli italiani: arrivi in un posto e non sai bene come è fatto, chissà cosa credi di fare, confidi nell’aiuto degli altri. Allora, c’era già tutto il carattere italiano di oggi, nel bene e nel male.
Ci sono vari accenni a diversi dialetti italiani tra le pagine del libro, come si è documentato?
Mi sono guardato in giro. Alle volte mi bastava un accenno di suono, altre volte avevo bisogno di vere e proprie espressioni dialettali. Una volta per esempio dovevo scrivere in genovese, erano le due di notte, non potevo chiamare i miei amici genovesi a quell’ora e così sono entrato in una chat, “genova chat”, e spiegando il motivo della mia curiosità mi sono fatto spiegare… Mi sono documentato, ho chiesto, ho “rubato” e ho usato gli amici…
Pane per i denti degli editor…
Gli editor in Einaudi hanno fatto un gran lavoro, Severino Cesari e Valentina Pattavina si sono messi a controllare e verificare tutte le parole in dialetto e nelle altre lingue. È stato un gran lavoro anche per loro, poveretti.
Gianfranco Manfredi ha scritto la miniserie a fumetti per la Bonelli, Volto Nascosto, ambientata nello stesso periodo e con lo stesso scenario de L’Ottava Vibrazione. Sembra quasi che si stia sviluppando un interesse narrativo inedito per il primo periodo coloniale italiano…
Ho letto i primi numeri di Volto Nascosto durante la fase finale della scrittura del libro. Né io, né Manfredi sapevamo quello che stava facendo l’altro. A un certo punto, dopo il secondo, terzo numero, Manfredi mi ha scritto, dicendo di aver letto una mia intervista in cui anticipavo i temi del romanzo… Entrambi stavamo scrivendo qualcosa, di diverso, eppure di simile indipendentemente l’uno dall’altro. Deve essere nell’aria. Questo argomento deve avere una nuova presa sul nostro immaginario. È un periodo di cui si è occupati poco a livello letterario. Se vuoi sapere qualcosa a livello storico materiale ce n’è molto ma narrativamente è stato raccontato di più il secondo periodo coloniale, quello fascista…
Eppure potremmo considerarlo il nostro “far west”…
Sì. Ma non ci viene in mente, a me è venuta l’idea grazie a incontri e vicissitudini casuali. È un periodo storico di cui non ho visto film, non ho letto libri e a scuola non l’ho quasi studiato. È il nostro far west ma non ha mai fatto breccia nell’immaginario. Pensare a una storia coloniale esotica, prima delle casualità che mi hanno fatto venire in mente la trama del libro, mi avrebbe fatto venire in mente il far west americano, Little Big Horn…
L’ottava vibrazione dell’arcobaleno è il nero. Il noir sembra essere di fronte a una nuova stagione, un momento in cui deve uscire da determinati canoni per rinnovarsi e non mostrare la corda spegnendosi lentamente tra canoni e cliché…
Sì è vero, ma siamo sempre noiristi in fin dei conti. Per quanto mi riguarda nel momento in cui ho deciso di rimettermi a scrivere romanzi non mi sono sentito di scrivere un altro noir, il che non esclude che non torni presto da quelle parti. In fin dei conti per L’ottava vibrazione ho usato le tecniche del noir: all’inizio del romanzo c’è una bambina, non sai chi è, forse è il diavolo…

12 dicembre 1969, quattro e mezza del pomeriggio: scoppia una bomba nella sede della banca dell’Agricoltura di Piazza Fontana, a Brescia. Sedici morti e oltre ottanta feriti. È l’inizio di un decennio buio, fitto di attentati terroristici.
La bomba di Piazza Fontana nell’immaginario collettivo è l’avvio degli anni segnati dalla “strategia della tensione”. Oggi, dopo 38 anni, per quella strage la giustizia italiana non ha individuato colpevoli.
Da più parti viene chiesto di non dimenticare. Lo chiedono prima di tutto i parenti delle vittime, frustrati da decenni di fallimenti nella ricerca della verità. Lo chiedono gli intellettuali e gli storici.
Per ricordare e per cercare di sciogliere i tanti nodi di quella vicenda si può attingere ai tanti documenti, immagini dell’epoca, ricostruzioni delle indagini, dichiarazioni ufficiali e non ufficiali.
Tra i tentativo di mettere ordine e ricostruire una memoria, c’è il recente lavoro di Carlo Lucarelli, che con Einaudi ha pubblicato Piazza Fontana: un libro e un dvd (tratto dalla sua trasmissione Blu Notte) . Il suo obiettivo è ripercorrere minuziosamente quella storia ancora “piena di segreti, in cui resta intatto il mistero e ancor più l’orrore”, per dimostrare i punti oscuri delle indagini, i tentativi di insabbiare la verità, e per capire meglio “questo strano e assurdo Paese di misteri e di segreti”.
Foto di gruppo da Piazza Fontana (Melampo), invece, è stato scritto un paio d’anni fa dal giornalista del Giorno Mario Consani per mettere ordine nella selva di protagonisti, comprimari e comparse di quella tragedia. Scattando una “fotografia virtuale” di Piazza Fontana, Consani si propone di tracciare passato presente e futuro di quel 1969. La prefazione è di Dario Fo, che a partire dal 1970 insieme alla moglie Franca Rame portò a teatro Morte accidentale di un Anarchico: uno spettacolo di denuncia ispirato alla morte di Giuseppe Pinelli, primo indiziato della strage, poi precipitato da una finestra del commissariato dove lo stavano interrogando. Nell’home page del sito di Fo viene ricordato oggi l’anniversario di Piazza Fontana.
Un altro giornalista, Luciano Lanza, fu “testimone diretto degli eventi” e li ha voluti raccontare nel volume Bombe e segreti - Piazza Fontana, una strage senza colpevoli (Eleuthera). Lanza riparte proprio dalla sentenza del maggio 2005, che mandò assolti gli ultimi tre imputati e chiuse definitivamente il sipario sulla ricerca di una verità giudiziaria. Il libro è un atto d’accusa contro lo Stato italiano, arricchito da un’intervista a Guido Salvini, l’ultimo giudice incaricato, dal 1989, di seguire il caso.
Forse un po’ datato (è stato pubblicato da Feltrinelli nel 2002) ma sempre pregevole, è anche La strage - Piazza Fontana. Verità e memoria, scritto da Gianfranco Bettin e Maurizio Dianese per descrivere una “sequenza di verità offese che devono venire alla luce”. Prima fra tutte, quella dei mandanti e degli esecutori della strage: troppo frettolosamente vennero accusati, all’inizio, gli anarchici, e troppo superficialmente si indagò sul fronte del terrorismo nero. Ma c’è anche chi non crede a questa versione “da sinistra” dei fatti. Piazza Fontana: una vendetta ideologica è un pamphlet anonimo “Per fare il verso al celebre volumetto La strage di stato, anch’esso anonimo, (poi ripubblicato da Odradek, ndr) che inaugurò la lettura da sinistra del delitto del ‘69″, spiega l’autore a Panorama.it. Il pamphlet si scaglia contro “l’insolenza delle ultime sentenze che si permettono di insinuare dubbi sul giudicato che assolve Freda e Ventura”. L’editore è Ar, di proprietà dello stesso Freda.
Qui sotto, una parte dello speciale che il giornalista Giovanni Minoli curò per Rai Educational sulla strage di Piazza Fontana
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Il crimine non paga. O meglio, il vecchio crimine paga sempre meno. Droga e racket delle estorsioni sono nulla in confronto al nuovo grande business dell’ecomafia. Così i giallisti e gli scrittori di noir mettono in soffitta il vecchio armamentario tradizionale. E migrano nel territorio ancora poco conosciuto del traffico illegale di rifiuti tossici, delitti ambientali, e tratta degli animali.
A ispirare il nuovo filone letterario è il Rapporto Ecomafia 2007 (leggi l’articolo), con le sue trecento pagine di storie e numeri sulla criminalità ambientale. Da lì, da quei fatti veri e documentati, sono nati i dodici titoli della nuova collana Verdenero delle edizioni Ambiente.
Le firme che hanno accettato di tradurre in narrativa i crudi fatti raccontati nel dossier sono alcune tra le più note del panorama letterario italiano, come Carlo Lucarelli, Eraldo Baldini, Massimo carlotto, Piero Colaprico, Marcello Fois, Giancarlo De Cataldo, Niccolò Ammanniti, Simona Vinci, Wu Ming.
L’obiettivo è per tutti quello di informare dei reati e degli orrori ambientali di cui siamo tutti inconsapevoli vittime. E tutti gli autori devolveranno una parte dei proventi al progetto SalvaItalia di Legambiente.
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In libreria ci sono già i primi due titoli della collana. Per entrambi il tema è quello che vede gli animali vittime della criminalità: un business stimato dall’Enpa attorno ai 3,1 miliardi di euro. Il primo volume è Bestie, di Sandrone Dazieri, che ambienta tra Milano e le valli bergamasche il racket degli animali esotici. Il secondo è Fotofinish, firmato da Giacomo Cacciatore, Valentina Gebbia e Gery Palazzotto. Che in tre racconti diversi si addentrano nel mondo delle corse clandestine di cavalli.
Leggi anche: Ecomafia 2007, i segreti del business
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