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Livebook: due personaggi in cerca d’autori

[i](Credits: Corbis)[/i]

Helen e Brian sono due illustri sconosciuti, ma potremmo imparare ad amarli se riuscissimo a inventare per loro un destino indimenticabile. E tutti possiamo farlo. I due sono i protagonisti di Livebook, un’applicazione inventata per gli utenti di due popolari social network, Facebook e Bebo. I loro iscritti possono scaricare l’applicazione sul proprio profilo e contribuire a scrivere la storia rispettivamente di Helen su Facebook e di Brian su Bebo. Di pronto c’è solo l’attacco che ci dice che lei si è apena registrata a Facebook e lui a Bebo. Il resto è lasciato alla fantasia della community.

Clicco, apro, provo. E scopro che The Livebook, “Il libro che viene scritto davanti ai tuoi occhi”, non è solo un sistema per scrivere una storia in maniera collaborativa ma, come è facile che succeda nei social network, anche un modo per testare la propria popolarità. Ognuno può proporre una frase per continuare la trama. Più amici hai, più probablità ci sono che la frase che hai proposto raggiunga la soglia critica necessaria per essere aggiunta alla storia: serve che la votino almeno 20 utenti.
Ma per proporre una frase servono punti, e i 10 forniti nella dotazione di partenza bastano appena per due frasette. Anche per votare le frasi altrui servono punti, uno per ogni voto che vogliamo assegnare. Come si fanno questi punti? Invitando altri amici a unirsi a Livebook: ogni amico che si iscrive a questa applicazione citando il nostro invito vi fa guadagnare 10 punti. Gli sviluppatori stanno anche valutando la possibilità di venderli per soldi, se c’è richiesta. Insomma, più che un dotto ritrovo di letterati, la cosa rischia di trasformarsi in un’ennesima catena di Sant’Antonio.
La storia è appena all’inizio. Helen non ha ancora fatto granché: si è iscritta a Facebook e si è messa a navigare su internet in classe durante una lezione. Il prof. potrebbe averla scoperta. Tutto qui. La mia frase, che per la verità non aggiungeva grande pathos all’intreccio, non è ancora stata votata da nessuno. Immagino che i miei 6 amici di Facebook abbiano cose più importanti da fare che aiutarmi a scrivere una pagina (digitale) della letteratura mondiale.
Comunque va sempre meglio qui che su Bebo: la community, cui mi sono iscritta solo per poter dare un’occhiata al loro libro, non sembra apprezzare la scrittura collaborativa. E per il momento la storia di Brian è ancora ferma alla prima frase.

Esperimento fallito? Eppure la fanfiction, invenzione (anche collettiva) di storie che si basano su personaggi di romanzi, film e serie tv, su internet va alla grande. Forse lo scarso entusiasmo dimostrato finora per Livebook è solo la dimostrazione che non basta invitare gli utenti a uno sforzo collettivo, bisogna anche dar loro un personaggio almeno abbozzato nel quale riconoscersi.

La felicità può essere gratis. Anche grazie a Internet

Feltrinelli
“Oggi non siamo più consumatori, risparmiatori, lavoratori, spettatori… Siamo persone. E da qui si riparte”. Questo è il mondo 2.0 secondo Luca De Biase, giornalista del Sole 24 Ore, esperto di cultura digitale, ottimista, come il titolo del suo libro Economia della Felicità, edito da Feltrinelli, lascia ampiamente intendere. Attenzione però. Il suo non è un ottimismo vago e buonista, basato sulla convinzione che nell’epoca dei blog siamo tutti fratelli, ma la consapevolezza che ci troviamo nel bel mezzo di una nuova era, e analizzandone le molteplici sfaccettature dobbiamo prendere atto che i modelli economici proposti fino a questo momento non sono più adatti allo scopo per il quale erano nati: condurci alla felicità.
Sarebbe contenta Naomi Klein nel leggere alcuni passi in cui De Biase, citando tra gli altri l’economista premio Nobel indiano Amartya Sen, afferma quanto sia insensato “sostenere, come alcuni fanno, che si possa scegliere un percorso di sviluppo che inizialmente neghi i diritti civili per accelerare la crescita economica e così combattere la fame”. Sembra un brano preso di peso da Shock Economy, l’ultimo saggio della Klein in cui la scrittrice canadese sostiene che proprio questo è stato fatto, con l’uso di violenza e torture in molti Paesi del mondo per imporre a forza il liberismo puro.
Il mercato che si autoregola è una panzana, afferma De Biase, le regole servono eccome, altrimenti si favorisce “l’emergere di protagonisti in grado di dettare le regole agli altri in base ai propri interessi particolari”: la parola corporation vi dice qualcosa? Finito l’impero del Pil, in cui la crescita era considerata come unico valore possibile da perseguire a qualsiasi costo, umano e sociale, De Biase si accalora nel sostenere che nell’era della conoscenza, nella quale ora ci troviamo, sono altri i valori sulla cresta dell’onda. Competenza, creatività e innovazione contano più di tutto e rompono con la loro forza ogni steccato ideologico e ogni protettorato economico. La collaborazione tra persone, resa possibile dalla rete delle reti, mette tutti noi nella condizione di essere proattivi e non più pubblico di compratori dei contenuti altrui.
Non solo, ma cambia il concetto di felicità in relazione al benessere. Da un po’ di tempo a questa parte gli economisti hanno dovuto smettere di fare finta che il fine possa essere disgiunto dai mezzi per ottenerlo. Perché ci servono più soldi? Se la risposta è “per comprare cose di cui non abbiamo bisogno” non è forse ora di smettere di pedalare in quella direzione? De Biase ci invita a prendere atto di una squallida tendenza: stiamo monetizzando cose che un tempo erano gratuite. Perché invece di dover fare i soldi per pagare cose che un tempo avevamo a disposizione gratis (come il tempo libero in famiglia che ora si passa a fare shopping nei centri commerciali) non torniamo a dare valore agli aspetti non finanziari della nostra esistenza, ovvero quelli in cui possiamo più pienamente esprimere noi stessi? Social Network, blog, software open source sono tutti prodotti di una società che attraverso la collaborazione volontaria e gratuita si sa dotare di strumenti utili che arricchiscono le relazioni tra gli individui.
Economia della felicità è un libro che può non trovare tutti d’accordo, ma contribuisce in maniera stimolante a descrivere il momento di forti cambiamenti che stiamo vivendo e aiuta a capire quali sono le opportunità da cogliere.

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