
Una riunione aziendale diventa un Marketing Thriller - Credits: Flickr/Brand Management Conference - Lugano
Basta coi soliti noiosi testi di economia. Marketing Thriller, appunti di management per l’avviamento all’imprenditorialità, di Walter Forresu e edito da Eurilink, è un manuale insolito, costruito secondo le regole del giallo. Continua
Togliere potere alle lobby che finora hanno dettato la politica di Washington e dare la parola, spingendoli alla collaborazione, ai cittadini. Si potrebbe riassumere così il piano di Obama per rimettere in sesto l’economia descritto dal John R. Talbott, nell’interessante Obamanomics, edito da Egea. Nella grande contrapposizione tra più Stato e più Mercato, Obama sembra scegliere una terza via, in cui il controllo e la regolamentazione governativa devono essere presenti, perché quando mancano, alla lunga, il mercato ha dimostrato di non saper fare da sé, laddove invece è la partecipazione dell’intera comunità ad avere un ruolo chiave.
Certo c’è qualcosa di profondamente sbagliato in una società come quella americana dove, Talbott ricorda, i massimi dirigenti guadagnano 465 volte più dei loro dipendenti. Dove i ricchi vivono in residenze da più di 1000 mq mentre milioni di americani “rischiano di perdere la casa perché non riescono a pagare il mutuo”. Che fine hanno fatto il concetto di equità e quello di giustizia economica? È proprio intorno a questo fulcro che ruota il libro e - a detta dell’autore che si rivela nel corso nell’esposizione un vero fan del Presidente - anche la politica di Obama. I lobbisti delle grandi aziende fanno pressioni, a botte di donazioni da milioni di dollari, sui congressisti affinché non passino leggi a loro sgradite, Questo non va a favore del cittadino, ma dei grandi potentati che, sotto l’amministrazione Bush si sono rafforzati. La teoria del trickle down, amata dai liberisti, in base alla quale arricchire ulteriormente i ricchi fa scendere a cascata più soldi anche sui poveri, non sembra aver funzionato. La globalizzazione ha fornito ottime opportunità di guadagno alle multinazionali che hanno delocalizzato la produzione, ma questo ha enormemente nuociuto alla forza lavoro americana. È giunta l’ora, spiega l’autore, per una rivoluzione copernicana: rimettere i cittadini al centro del discorso, partire dai loro bisogni e da ciò che loro possono offrire alla società, non dai diritti delle aziende, messi alla stessa stregua di quelli delle persone.
Il libro analizza nei vari capitoli le aree di intervento: il lavoro, la sanità, l’energia, l’ambiente, la previdenza (tema caldissimo visto che l’intera generazione dei baby boomers si avvia alla pensione), la finanza. Ad elementi della politica di Obama, tratti dai suoi discorsi, dai suoi libri e dal programma elettorale, si intrecciano suggerimenti personali dell’autore, e non sempre è facile distinguere gli uni dagli altri. Anche perché il libro è sostanzialmente elogiativo rispetto alle intenzioni del neo-presidente e a tratti addirittura celebrativo: “Solo lui può farcela”, si legge a un certo punto a proposito della necessità di riportare la dignità, l’onestà e la giustizia a Washington.
Nonostante questa evidente partigianeria, il libro merita perché descrive in modo chiaro e dettagliato le ragioni dell’attuale crisi e tutto ciò che possiamo aspettarci da Obama per un suo graduale superamento. Valga come pro-memoria per controllare in futuro se il presidente farà davvero ciò che ha promesso. E se il libro non bastasse si può sempre tener d’occhio l’Obameter, un contatore online di un giornale Usa che si è preso la briga di fare questo monitoraggio al nostro posto.

L’Italia frena, anzi frana, lentamente. A un mese esatto dalle elezioni, Ostaggi dello Stato (Guerini e Associati), il nuovo libro di Luca Ricolfi, scende come una spada di Damocle sulla testa dell’ultimo governo.
Il sociologo torinese analizza le origini politiche del declino e dell’insicurezza del Paese attraverso una raccolta di analisi effettuata da sette ricercatori, esperti in sociologia, psicologia, comunicazione ed economia. La diagnosi è impietosa. Per Ricolfi “i dati dicono che è toccato al governo dell’Unione contribuire a rendere più vero che mai lo slogan che le ha fatto vincere le elezioni: non riesco ad arrivare alla fine del mese”.
Secondo l’Osservatorio del Nord Ovest, fondato dal sociologo, tra gennaio 2007 e febbraio 2008 il numero di famiglie in difficoltà economiche è aumentato del 50 per cento. Ciò vuol dire che “due milioni di famiglie, ovvero cinque milioni di persone, nell’ultimo anno, sono entrate nella povertà”. Il motivo? “Se in due anni sottrai 95 miliardi di euro dalle tasche degli italiani, è evidente che ci sono questi problemi” spiega amareggiato.
Ecco allora perché il cittadino si sente ostaggio dello Stato che, se è troppo presente dove non dovrebbe: istituzioni e sanità, è assente dove invece dovrebbe esserci: criminalità organizzata, sistema giudiziario. I delitti fanno crescere l’insicurezza dei cittadini “Siamo al massimo storico dal dopoguerra, stiamo sfiorando i tre milioni di delitti”. Ma non solo. La somma delle spese e delle tasse è in aumento, dal 2003 cresce a un ritmo superiore rispetto a quello di crescita europeo. “La mia critica alla Finanziaria 2007 del governo Prodi è che ha ridotto il tasso di crescita intenzionalmente” spiega Ricolfi “Hanno scritto nel D.P.E.F che ci avrebbero massacrati di tasse, ecco quindi la limitazione della libertà: meno risorse, più adempimenti e tasso di crescita più lento”.
Ricolfi, uomo di sinistra, non difende nessuno, né “la casta”, né chi l’ha votata. “La classe politica avrebbe bisogno di meno coraggio se ne avessimo più noi”, commenta lapidario. Il sociologo si limita a leggere i dati degli ultimi due anni e questi sono i risultati. E le soluzioni? “Bisogna rendersi conto che ci sono dei problemi, come in matematica, che non hanno soluzione e per me il rebus italiano fa parte di questa famiglia di problemi. Ma ovviamente la speranza” coclude “è l’ultima a morire”.
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