
Una libreria milanese (D'Alberto/Lapresse)
“Usate aNobii? Siete lettori forti? Vi piace parlare di libri? Se leggete un libro bello tormentate i vostri amici fino a che non lo hanno letto anche loro? Allora siete i nostri lettori”. Con questo annuncio, la casa editrice Intermezzi ha deciso di preferire ai soliti critici letterari cinquanta “appassionati divoratori” di libri. E per selezionarli, ha pensato di bandire un vero e proprio concorso con tanto di regolamento. Continua
Non è mica facile fare gli editori: “la concorrenza è all’ultimo sangue, si producono troppi libri e la loro durata sugli scaffali della libreria è sempre più breve”. A parlare e Claudia Tarolo, editore di Marcos Y Marcos, che con questi problemi fa i conti tutti i giorni, ma non ha perso l’entusiasmo, essenziale in una professione come la sua che si nutre soprattutto di passione. Anzi da 8 anni, con il compagno di avventura Marco Zapparoli, tiene corsi per spiegare i segreti della misteriosa arte di pubblicare libri a un pubblico di appassionati, librai, scrittori in erba, aspiranti editori. “Abbiamo iniziato nell’estate del 2000″, racconta Tarolo. “Cerchiamo di spiegare come si svolge l’attività editoriale, cioè cosa succede da quando un testo viene proposto e accettato a quando diventa un libro, raccontando fase per fase le cose che succedono, le difficoltà, gli aspetti divertenti”.
Chi sono i vostri allievi?
Il nostro è un tipo di corso che può servire per chi vuole aprire una casa editrice, ma tra i nostri allievi ci sono anche semplici appassionati, curiosi di capire come funziona questo mondo. In genere si tratta comunque di persone che hanno a che fare con libri, librai, aspiranti scrittori, redattori.
Sono molti in Italia quelli che vorrebbero lavorare nel mondo dell’editoria?
È in grandissimo aumento l’interesse generale verso il mondo del libro e il numero di persone che si propongono perché desiderano lavorarci, mentre da parte delle case editrici c’è poca apertura: è un mercato molto ristretto e molto povero. Chi è molto motivato e bravo, però, trova il suo spazio. Le persone brave sono sempre troppo poche.
Quando è nata la vostra casa editrice e cosa è cambiato da allora nel mercato?
Siamo nati nel 1981, l’anno prossimo compiamo 28 anni. Le cose sono cambiate tantissimo. All’epoca le case editrici erano molto poche e una realtà indipendente con un progetto raffinato dal punto di vista grafico e dell’offerta era veramente una novità, era più facile attirare l’attenzione. Ora in Italia si parla di 2000 case editrici già significative, più tutte quelle che tentano di diventarlo. Ciò non toglie che se si riesce a identificare una lacuna nel mercato e si lavora con tenacia, nella consapevolezza che c’è una fase di avviamento costosa e per niente redditizia, si può riuscire a ricavarsi uno spazio. Abbiamo ex corsisti che poi hanno fondato una casa editrice.
Quanti titoli pubblicate ogni anno?
In totale una ventina di titoli all’anno, puntando soprattutto sugli autori stranieri e selezionando moltissimo sugli italiani, per i quali il lavoro da fare è molto difficile e lo facciamo solo quando ci sono le condizioni per un relativo successo. Un buon esempio è Cristiano Cavina, un nostro autore che è nella classifica dei libri italiani più venduti.
Il corso di editoria è giunto alla diciottesima edizione e il numero di iscritti è andato negli anni aumentando. Nell’ultima edizione, lo scorso maggio, gli allievi erano. Il prossimo corso, che ha il costo di 350 euro, si terrà dal 12 al 14 dicembre presso la sede della casa editrice in via Ozanam 8 a Milano. Sono due giornate e mezzo molto dense in cui si impara un po’ tutto, da come scoprire un libro che ha stoffa a come far quadrare i conti di un bilancio. Perché quello dell’editore è un nobilissimo mestiere ma non lo si fa soltanto per la gloria.
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