
Manel Loureiro, autore di Apocalisse Z - copyright: editrice Nord
Era il 1978 quando
George Romero diresse il suo film più popolare,
Zombie. Dopo 32 anni l’argomento
morti viventi riscuote ancora seguito e successo.
10 gennaio, ore 22.03
punto di equilibrio (e III) Continua
Locke Lamora non è bello, non è forte, non sa tirare di scherma e non è dotato di poteri magici. Locke Lamora è una canaglia, un truffatore e un ladro dalla moralità incerta e dalla lingua tagliente, eppure è uno dei personaggi della letteratura fantasy - ma non solo - più azzeccati degli ultimi anni. Gli inganni di Locke Lamora (Nord, pp. 605, € 19,60) e il recente I pirati dell’Oceano Rosso (Nord, pp. 710, € 19,60) di Scott Lynch rimescolano del tutto, barando se possibile, le carte sul tavolo del fantasy. Se George R.R. Martin ha traghettato per sempre il genere verso la maturità, Lynch ne ha sfidato i tabù: sesso, volgarità, crimine, politica, droga, meschinità; e i suoi cliché: manicheismo, eroismo, missioni da compiere per salvare il mondo e soprattutto ironia. La sfida è vinta. Un altro punto fondamentale a favore della saga dei Bastardi Galantuomini è l’ambientazione insolita. Mentre molti autori nostrani ripercorrono di continuo la mappa della Terra di Mezzo di Tolkien, Lynch pesca a piene mani da un territorio e da una storia ricca di spunti e fascino che la narrativa fantastica ha inspiegabilmente, salvo rare eccezioni, lasciato da parte. Le città, i costumi e i personaggi sono ispirati all’Italia. E se, ancora, questo non bastasse, dal punto di vista stilistico lo scrittore del Minnesota non scherza affatto: frammentazione temporale, analessi, punti di vista multipli e obliqui, scatole cinesi, indizi ed esperimenti linguistici. Il tutto senza sacrificare un’oncia di leggibilità all’insegna dell’avventura e del divertimento, nonostante molti momenti drammatici. Le storie del più grande ladro di tutti i tempi cominciano dalla sua infanzia e lo conducono, attraverso le situazioni più incredibili e intricate, molte volte con le spalle al muro. A salvarlo un’intelligenza sopraffina, un abilità estrema nell’arte dell’inganno e soprattutto Jean, un amico fraterno e fedele che lo segue come un’ombra nelle più spericolate peripezie. Tanto spericolate e avventate che alle volte portano a tragiche e dolorosissime conseguenze, da cui riprendersi (e imparare) non è affatto facile. Se nel primo libro della saga abbiamo lasciato Locke e socio mentre abbandonavano la città natia di Camorr in seguito a un intrigo machiavellico/rocambolesco, nel secondo li ritroviamo, dopo una parentesi in cui il nostro eroe si dà all’autocommiserazione alcolica mentre si colpevolizza per la perdita degli amici più cari, a barare nel casinò più sfarzoso e pericoloso di Tal Verrar, con all’orizzonte un futuro da pirati per costrizione. Mentre è imminente l’uscita del prossimo romanzo del ciclo, The Republic of Thieves, La Warner Bros ha già allungato le mani sui diritti cinematografici delle avventure di mastro Lamora. Panorama.it ha incontrato Scott Lynch.
Come e quando è nato Locke Lamora?
Ho cominciato a delineare il mondo di Locke e la cultura di quel mondo alla fine del 2000 come parte di un processo infinito di pre-produzione e di “fantasticheria”. Immagino che molti scrittori lo facciano prima di costringersi a sedersi e cominciare a trasformare la fantasia in prosa. Locke, in realtà, non era ancora presente nel suo mondo, ci ho messo due anni per realizzare che un protagonista simile sarebbe potuto essere una buona idea. Locke è l’evoluzione di un personaggio che avevo creato per un gioco di ruolo, dalla vita breve, in cui era un artista della truffa con poteri di persuasione soprannaturali. Ho deciso di eliminare i superpoteri ma di tenere il resto, e quando il suo carattere si è fatto concreto è stato meraviglioso.
L’ambientazione delle avventure di Locke è molto particolare rispetto al fantasy classico e sembra rifarsi all’Italia, al Mediterraneo, alle Repubbliche marinare e al tardo Rinascimento. Le città di Camorr e di Tal Verrar sembrano Venezia e Genova e i nomi di molti personaggi suonano italiani…
È assolutamente vero. La cultura “Therin” in cui è cresciuto Locke è una, divertita, mescolanza di quasi tutte le culture del Mediterraneo, del loro romanticismo e dei loro linguaggi. Camorr e la sua popolazione sono stati pensati proprio per avere un’attitudine e un’atmosfera dai connotati italiani. Mi sono chiesto spesso cosa possano pensare i lettori italiani della mia versione fantasiosa e sconclusionata della lingua… sembra che le mie colpevoli appropriazioni dell’italiano siano arrivate infine sul banco degli imputati (ride).
Cosa legge, quali scrittori hanno avuto più influenza sulla sua scrittura?
È un odioso cliché autocompiacente, ma cerco di leggere di tutto, di tutto. Sono un grande lettore di fantasy e fantascienza, ovviamente, lo sono fin dall’infanzia. Leggo anche molti gialli e noir. Non quelli tradizionali, in cui un omicidio “tranquillo” viene risolto sorseggiando tè e sgranocchiando pasticcini, ma quelli alla Dashiell Hammett, Raymond Chandler, ecc. e specialmente quelli di James Ellroy e Elmore Leonard. Anche una spruzzata di avventura e melodramma del XIX secolo… Dumas, Conan Doyle, Haggard, Stoker, ecc. Poi mi piacciono le cose storiche, le biografie e così via… Se non leggi, e molto, la tua scrittura ne risentirà ed è garantito che non sarà mai pronta per la pubblicazione.
Il Fantasy, di solito, è un genere conservatore eppure i libri di Locke Lamora sembrano aver rotto gli argini della “tradizione”. Non ci sono elfi, draghi, nani ecc. anche se magia e alchimia sono presenti.
In parte è vero, ma sarei negligente se non puntualizzassi che là fuori ci sono un sacco di fantasy interessantissimi ancor meno invischiati nei canoni del genere dei miei lavori, e altrettanti che usano come punto di partenza tutti gli elementi classici per creare qualcosa di inaudito. La regola di base che ho utilizzato nella stesura dei libri di Locke Lamora non è stata quella di abbandonare completamente gli elementi tradizionali del fantasy, ma piuttosto quella di non dare mai e poi mai superpoteri ai protagonisti. Locke e soci possono essere eccezionalmente bravi in quello che fanno, la maggior parte delle volte, ma sono sempre e comunque legati ai limiti umani, fragili e mortali. Penso che questo tipo di limitazione renda i personaggi e la loro storia molto ma molto più divertenti.
Il sito dedicato alle avventure dei suoi personaggi è molto più che un semplice spazio promozionale…
Ultimamente sono stato molto occupato per curarlo come merita, e me ne dispiace molto. Dovrebbe essere, in effetti, molto più che un semplice spazio pubblicitario - è pensato come una porta sui libri per chi ancora non li ha letti. Ho intenzione di aggiungere un bel po’ di informazioni e di contenuti extra per chi avesse voglia di approfondire la materia. Incrocio le dita e spero di poterci lavorare il più presto possibile.
Vista questa sua propensione a far esplodere i contenuti e allo scambio che ha con i lettori, ha mai pensato a utilizzare una licenza creative commons per i suoi lavori?
Ho pensato molto a quelli che potremmo chiamare “metodi non tradizionali” per portare il mio lavoro a una fascia di pubblico più ampia, e anche se devo fare i conti con i miei editori, sono certo che prima o poi comincerò a lavorare con qualcosa del genere.

Ero nella sala degli squali dell’Acquario di Genova seduta a una tavola imbandita per una cena molto speciale. La presentazione alla stampa italiana del best-seller tedesco Il quinto giorno di Frank Schatzing. Era il 2005 e il libro, che aveva venduto oltre mezzo milione di copie in Germania, replicò il successo anche da noi. Per quel romanzo Schatzing, che fino ad allora aveva fatto il pubblicitario, raccontò di essersi documentato in maniera molto estesa, consultando centinaia di studi, valutando i risultati di tutte le più recenti ricerche sul tema della vita marina e della genesi degli oceani. Il quinto giorno è un thriller catastrofico e contiene la descrizione di uno tsunami che somiglia in maniera inquietante a quello che si era appena abbattuto sui Paesi affacciati all’Oceano Indiano. Ma Schatzing aveva terminato il libro ben prima del tragico 26 dicembre 2004 e questa sua “premonizione” ha contribuito ad accrescerne la fama. Il suo secondo romanzo, Il diavolo nella cattedrale, uscito nel 2006, ha appena vinto il Premio Bancarella, e in libreria è da poco uscita la sua terza fatica, nata, se così si può dire, dalle ceneri della prima. Perché buttare l’80 per cento del materiale radunato per scrivere Il quinto giorno e mai utilizzato? Meglio razionalizzarlo, dargli una struttura e farne un agile volumetto divulgativo sulle origini del mare.
Dalle 150 pagine che avrebbero dovuto comporre l’opera secondo il suo editore tedesco, Schatzing, da autore prolifico qual è, è velocemente giunto a scriverne oltre 500. Il risultato è Il mondo d’acqua, (Editrice Nord, 19,60 euro), un libro che assomiglia, per il presupposto da cui muove (informare anche i profani su un argomento interessante ma ostico) e per il tono lieve con cui accompagna il lettore, a un altro gradevole libro di divulgazione scientifica scritto da un neofita della scienza: Breve storia di quasi tutto dell’umorista americano Bill Bryson.
Raccontandoci come si è passati dalla prima rozza cellula all’homo sapiens sapiens e quale ruolo ha avuto l’acqua come culla di questa portentosa evoluzione, Schatzing non risparmia battutine, metafore e alleggerimenti vari, avendo ben presente di essere prima di tutto un intrattenitore. E anche se non sempre il tono beffardo giova all’opera, Il mondo d’acqua ha sicuramente il pregio di avvicinare materie ostiche, studiate come “verità sacre” impartite in modo autoritario da professori spesso ottusi, e rendere il lettore partecipe del processo di scoperta: l’emozione più autentica che la scienza possa riservare ai suoi appassionati.
Il libro può essere letto come un thriller, e anzi il marketing ha puntato tutto su questo, ma anche, lo suggerisce lo stesso autore all’inizio, come un manuale più accessibile di altri, in cui saltabeccare da un argomento all’altro, sentendosi liberi di saltare qualche pagina quando i concetti cominciano a diventare troppo complicati. Insomma: capire sì, ma annoiarsi mai.
Il mondo d’acqua mantiene la promessa, il sito dell’autore, ancora in costruzione nonostante il successo internazionale, un po’ meno.
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