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Lo struzzo, simbolo storico della casa editrice Einaudi (Credits: Ansa)
Bizzoso, eclettico, imprevedibile. Il 2 gennaio 1912, a Dogliani, nel cuneese, nasceva Giulio Einaudi. Figlio dell’economista Luigi (secondo presidente della Repubblica), a 21 anni avrebbe fondato una delle più grandi case editrici italiane, per qualcuno persino la più grande. Nel centenario della nascita, i ricordi e le iniziative non si contano: persino l’Unesco ha inserito l’anniversario nelle celebrazioni riconosciute a livello internazionale. Noi proviamo a raccontarlo attraverso quattro parole chiave: della sua esperienza di editore (accumulata grazie al consiglio e alla collaborazione di consulenti di primissimo lievllo), ma anche della tradizione della casa editrice, che ovviamente continua a svolgere la sua attività ancora oggi. Continua

Alessandro Parodi e Fabrizio Longo sono due degli autori di "Un fatto umano" (Credits: Giorgia Borneto)
Raccontare la storia del pool antimafia di Palermo, delle stragi, del rapporto Stato-mafia, di alcune tra le pagine più buie della storia d’Italia. In tanti l’hanno fatto attraverso un libro ma solo tre ragazzi hanno scelto di raccontarlo con i fumetti. Manfredi Giffone, Fabrizio Longo e Alessandro Parodi sono gli autori di Un fatto umano (Einaudi), un’opera che ha richiesto quasi sei anni di lavoro per disegnare l’assalto frontale che la mafia portò allo Stato tra gli anni Settanta e i Novanta. Ogni protagonista è stato riproposto con il volto di un’animale, da Riina e i corleonesi che diventano cinghiali passando per il pappagallo Buscetta e il cane Borsellino. Continua

luiginter, flickr
Ecco i cinque libri da mettere sul comodino questa settimana. Continua


Jonathan Franzen (EPA PHOTO/EPA/FARRAR, STRAUS AND GIROUX/HO)
Leggermente fuori moda, schivo, cervellotico, pacato, pieno di dubbi, ambientalista, liberal, obamiano, politicamente corretto: Walter, uno dei protagonisti di Libertà, nuovo romanzo di Jonathan Franzen, somiglia parecchio al suo autore. Anche per un’altra caratteristica non secondaria: quella smodata e così poco trendy ossessione per il birdwatching che negli ambienti letterari newyorkesi ha suscitato più di una sarcastica battuta. Continua

Chiedo scusa, particolare della foto di copertina
Se ammalarsi si paga ben oltre la malattia che corrode, guarire grazie al dono di un fegato nuovo da parte di una giovane sconosciuta è un evento che ti cambia per sempre. Chiedo scusa di Francesco Abate e Saverio Mastrofranco (Einaudi) è la moderna odissea di un uomo qualunque cui è dato in sorte di rinascere. Un libro bello e importante, un libro sul dolore che però rasserena. Continua

(ANSA/ALESSANDRO DI MEO/DIB)
(Ansa) Il crimine organizzato, ma anche le stragi naziste per troppo tempo dimenticate, la criminale sottovalutazione del potere inquinante di un materiale poi dimostratosi cancerogeno: la storia d’Italia è fatta anche di questo e sui ”veleni” che l’hanno inquinata Carlo Lucarelli ha voluto scrivere un libro.
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J.D. Salinger (Credits: Ansa)
In questo caso, parlare di “Opere complete” fa un certo effetto. Eppure, in un certo senso, è proprio così. Continua

Rosso Floyd, particolare della copertina
Una grande seduta psicanalitica di gruppo e dietro lo specchio, a osservare non visto, lui, Syd Barrett, il grande rimosso della storia del rock. Ispirato dalla morte del primo leader dei Pink Floyd, qualche anno fa, Michele Mari scompone e ricompone in Rosso Floyd (Einaudi) la misteriosa storia dell’amatissima rock band. Un capitolo colto e sofisticato della loro sterminata bibliografia ma anche un affascinante romanzo corale, di matrice borgesiana. Continua

I quattro fiumi, particolare della copertina
Proprio come ce li eravamo immaginati. Se a sbozzare le fisionomie del commissario Adamsberg e del fido Danglard – alter ego letterari di Fred Vargas – è un disegnatore cult della scena internazionale come il francese Baudoin, i seguaci (e sono tanti) della regina del noir non resteranno delusi. I quattro fiumi (Einaudi) è il graphic novel nato dall’incontro fra il talento visionario della scrittrice francese e il pennello di un maestro del fumetto. Continua

Sebastiano Vassalli (Graziano Arici / Blackarchives)
Arriva in libreria domani, 22 aprile, il nuovo romanzo di
Sebastiano Vassalli,
Le due chiese - (Einaudi).
Ancora un’incursione nella storia minuta avvolta dalla grande Storia, come in alcuni dei lavori precedenti di Vassalli:
Marco e Mattio,
La Chimera,
L’oro del mondo, per esempio.
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Credit foto: tinken by Flickr
Calcio, vino, profumi e belle donne: ognuno ha le sue passioni. Qualcuno, però, ne ha più d’una, e alle volte può capitare che svicoli dall’ordinario. È accaduto a due rinomati studiosi (a breve, i nomi) che, indipendentemente l’uno dall’altro, hanno per anni raccolto brani letterari sulla nebbia. Continua
Nella foto: Flavia Capitani ed Emanuele Coen
Immigrato rumeno: la mente corre irrimediabilmente a Emil Cioran, a Eugène Ionesco, a Mircea Eliade, a Paul Celan e a tutti gli intellettuali che hanno contribuito alla crescita del pensiero europeo e che hanno fatto sfiorare la vetta alla cultura occidentale del XX secolo. Senza contare quelli che, come Constantin Noica, Tudor Arghezi, Lucian Blaga, Vasile Voiculescu, Ion Barbu, Ion Vinea e Ion Pillat, sono rimasti in patria nonostante gli orrori della dittatura.
Esuli, migranti, apolidi, resistenti, dissidenti nati alla periferia del globo in uno - così lo definisce proprio Cioran in Esercizi di Ammirazione- “spazio culturale minore”, che non ha nulla da offrire - “dramma e vantaggio di esserci nati” - ma in cui tutto ciò che è straniero si illumina di una luce diversa che conferisce una sete quasi malsana di peregrinazione attraverso le filosofie e le letterature di tutto il mondo. Nell’Europa dell’est, il livello di curiosità e informazione è più elevato di quello provinciale dell’ovest. È il nulla di questi luoghi marginali, a rendere gli scrittori, i filosofi, i pensatori più aperti e vivi degli europei, immobili, imprigionati dalle loro tradizioni e incapaci di sfuggire alla “loro prestigiosa sclerosi”.
E mentre immaginiamo l’est come un luogo tetro, grigio, fatto di casermoni da socialismo reale, o di periferie squallide e degradate, Sibiu, la meravigliosa Sibiu, è stata capitale della cultura europea del 2007 accogliendo tra le sue strade, degne delle città d’arte italiane, turisti da tutto il mondo. A bocca aperta.
Oltre le rovine della cortina di ferro c’è vita. C’è subbuglio, fermento, creatività.
I giornalisti Flavia Capitani e Emanuele Coen hanno intrapreso un viaggio in quelle che dovrebbero essere città desolate e desolanti e che si sono rivelate pulsanti, quanto, e più, delle capitali occidentali, troppo impegnate a vantarsi per brillare come Bucarest, Sofia, Belgrado, Varsavia “e persino” Tirana.
A Est (Einaudi, pp. 155, € 12,50) è un reportage che sfata molti cliché e mette in scena le sorprendenti città orientali, lontane dagli itinerari classici, in una vera e propria guida scritta con piglio e precisione, senza cadere mai nella celebrazione gratutita. I problemi A Est sono molti, ma non diversi da quelli delle nostre strade, eppure al di là del Danubio sembra che le persone abbiano le risorse vitali, intellettuali, architettoniche e poetiche per affrontare la deriva. Una deriva che da queste parti ci ostiniamo a pensare sia altrove. Nel frattempo, nonostante tutto, a Bucarest si vive nel verde, a Belgrado la notte è gioiosa, a Tirana si respira colore, a Sofia si progetta il futuro e a Varsavia si raccoglie l’eredità creativa di Berlino. L’occidente sogna pensando di essere sveglio, l’oriente è sveglio e cerca di dare voce ai propri sogni.

Ancora una volta disastri amorosi, ancora una volta narrati con quella empatia coi personaggi a cui Ian McEwan ha abituato. Chesil Beach, edito da Einaudi e nelle librerie da un paio di mesi, è il tredicesimo romanzo dello scrittore britannico che nel 1998 ha vinto il Brooker Prize con Amsterdam. In un hotel georgiano che si affaccia sulla distesa di ciottoli di Chesil Beach, una giovane coppia di sposi si appresta a consumare la prima notte di nozze. È il 1962, poco prima della rivoluzione sessuale. Quando ancora i più arrivavano vergini al matrimonio e la presunta affinità spirituale poteva nascondere grosse sorprese, e dispiaceri sotto le lenzuola.
E, a poche ore dall’assegnazione dei Golden Globe, non si può fare a meno di chiedersi se anche Chesil Beach sarà un romanzo capace di ispirare film “da statuetta”. Espiazione (Atonement) di Joe Wright, con Keira Knightley e James McAvoy, ha infatti vinto il Golden Globe più importante, come migliore pellicola drammatica. Il soggetto da cui è stato tratto è l’omonimo romanzo di McEwan.
E per Ian Macabre (così chiamato per il tono cupo dei suoi libri, giocando su un’assonanza con il nome) non è certo la prima volta che una sua opera viene trasposta cinematograficamente. Il rapporto dello scrittore con la settima arte è costante e consolidato. Si ricordi L’amore fatale (2004) diretto da Roger Michell, The Innocent (1993) alla regia di John Schlesinger, Cortesie per gli ospiti (1990) di Paul Schrader, Il giardino di cemento (1993) di Andrew Birkin, tratto dal romanzo di esordio di McEwan, del 1978.
Il forte legame con il cinema lo ha portato, in passato, a essere lui stesso sceneggiatore, per fiction per bambini e per lavori per il grande schermo (L’innocenza del diavolo, 1993; La legge delle Triadi, 1988; L’ambizione di James Penfield, 1983). Vada come vada con Chesil Beach, è certo che il 2008 ci regalerà un altro film ispirato al maestro inglese: Sabato, storia che si svolge tutta nell’arco di una giornata, in clima post 11/9. Il produttore cinematografico Scott Rudin (lo stesso di The Hours e The Truman Show) ne ha comprato i diritti.
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