
Montaigne, ritratto di anonimo, 1590
Sarah Bakewell,
How to live. A Life of Montaigne in one question and twenty attempts at an answer, Vintage.
Un po’ mi suona strano quando lo dico, ma è così: mi sto perdendo dentro una (lunga, 328 pagine più i vari indici e note di un paperback) biografia di Mointaigne (1533-1592).
Uh?
Sì in effetti se non avessi letto il parere di Nick Hornby su Internazionale, (o, se preferite, la rubrica “Stuff I’ve been reading” dello scrittore inglese si può leggerla anche prima e in originale su The Believer) non mi sarei mai avvicianto a questo libro di Sarah Bakewell (autrice di due altre biografie molto originali). Continua

Il sito dell'editore che pubblica Indignez-vous!
Si intitola “Indignatevi”, supera appena le trenta pagine e si appresta a diventare uno dei più clamorosi casi editoriali francesi degli ultimi anni.
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“Pochi soldi in tasca, un affitto da pagare, le bollette, la tessera del metrò… La mia vita è vagamente insopportabile. Talvolta scomoda, spesso imbarazzante quando devi sborsare l’euro, ma ci si abitua a tutto. Mi convinco che i “massaggi” mi concederanno il lusso di poter condurre una vita più consona alle mie esigenze. E invece non realizzo in tempo che sta accadendo tutto il contrario: non avrò mai più scelta”. Frasi stringate, ritmo incalzante, il libro di Laura D. (in uscita in questi giorni nelle librerie francesi) rischia di diventare il caso letterario dell’anno. Il titolo di questa singolare autobiografia è Miei cari studi. Studentessa, 19 anni. Lavoro alimentare: prostituta, (titolo originale: Mes chères études. Etudiante, 19 ans. Job alimentaire: prostituée, Ed. Max Milo, 288 p., 18 euro) e la dice lunga su un fenomeno sociale che secondo il sindacato d’oltralpe “SUD-étudiants” colpisce almeno 40.000 studenti.
Di giorno la testa immersa nei libri universitari; di notte disposta a vendere il proprio corpo: il caso di Laura D. potrebbe essere uno dei tanti esempi di ragazze della classe media francese impegnate tra lo studio e il lavoro. “I miei genitori non guadagnavano abbastanza per pagarmi l’università” racconta la nostra protagonista al sito d’informazione Rue89.com. Ironia della sorte, “non erano nemmeno sufficientemente poveri per consentirmi di chiedere borse di studio”. Risultato: venti ore di corsi universitari alla settimana non bastano per costruirsi un futuro. La precarietà la costringere a lavorare in una società di telemarketing. Un destino comune a molti studenti, ma che diventa eccezionale dopo che l’accumulo di spese in uscita la spingono a prostituirsi. Le porte dell’inferno si aprono con discrezione attraverso un paio di click sulla rete e la proposta di un cinquantenne in cerca di massaggiatrice occasionale. Naturalmente, i massaggi sono solo il contorno del piatto forte dell’incontro: fare sesso a pagamento. “Mi sentivo protetta dallo schermo” ricorda “ma era soltanto un’illusione. Quando mi sono presentata all’appuntamento ero da sola e nessuno avrebbe potuto aiutarmi”. Nella sua solitudine, il primo rendez-vous le frutta 250 euro. Un guadagno che equivale a quasi la metà dei soldi di cui dispongono 100.000 studenti francesi costretti a vivere con 650 euro al mese, ovvero al sotto della soglia della povertà.
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Premio Forte Village 2007, quarto posto al Premio Strega e secondo al recente Campiello. Podi e onori per un libricino che si fa fatica a definire romanzo. Mal di Pietre di Milena Agus (edito dalla piccola casa editrice nottetempo) è qualcosa di diverso. È quasi una miniatura. Fosse stato un dipinto probabilmente sarebbe stato un acquerello. Fosse stato musica, forse un assolo d’arpa. Delicato e breve. Poco più di cento pagine pennellate con semplicità e grazia, senza entrare con impeto nell’attenzione del lettore. Senza troppo vigore, suo pregio e difetto.
Si legge in un attimo, e per il lettore-runner di oggi è di certo una buona motivazione per avvicinarsi all’opera seconda della Agus, che in Francia sta scalando la classifica dei libri stranieri più venduti, con quattro ristampe in un mese. “Avec une sensibilité et une liberté de langage étonnantes Milena Agus déroule pour nous l’histoire” scrive di lei l’editrice francese Liana Levi. D’altronde la Agus era già stata notata oltralpe con il suo primo libro Mentre dorme il pescecane (2005), e Mal di pietre è una conferma.
Genovese nata da genitori sardi, Milena Agus vive e insegna italiano e storia a Cagliari. E la Sardegna è lo scenario del suo racconto, con le sue superstizioni e tradizioni. A farne le spese è la protagonista, una donna passionale, troppo “focosa” - e per questo considerata folle - per la mentalità provinciale del Dopoguerra. Una Bovary sarda, l’hanno definita in Francia. Una donna alla ricerca disperata dell’amore, da cui proprio l’amore fugge sempre. Lasciandola privata della “cosa principale”, a combattere con i suoi “mal di pietre”, i calcoli renali, che si identificano con il mal d’amore e con i suoi deliri folli. Il tutto in un valzer di sentimenti e forti scene erotiche, narrato con leggerezza e distacco, e anche con la capacità di far sorridere. Toccando e non toccando il lettore. Sfiorandolo e rischiando a volte di rapirlo, senza farlo. Con una scrittura essenziale e semplice, naïf. Dove “le parole sono come pietre”, hanno detto i giurati del Premio Forte Village.
![La copertina di [i]Mal di pietre[/i] di Milena Agus<br> [i](Foto: Ansa)[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10054/normal_mal_di_pietre.jpg)
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