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giallo

Fabrizio Corona - Credits: ANSA/DANIEL DAL ZENNARO
Dai lavori e dai settori più disparati dell’arte e dello show business, capita non di rado che qualcuno si avventuri nel mestiere della scrittura, accantonando temporaneamente o per sempre la propria carriera. C’è chi alla fine è riuscito davvero a farsi riconoscere come autore, vedi Giorgio Faletti, da comico a scrittore di thriller, o Gianrico Carofiglio e Giancarlo De Cataldo, dalla toga alle storie criminali, o ancora Fabio Volo, attore, conduttore radiofonico e televisivo e romanziere. Hanno saputo ritagliarsi uno spazio e una credibilità fra i lettori, in alcuni casi offrendo lavori che sono diventati best seller anche per la loro qualità letteraria (ma non è così frequente). Continua


di Stefania Vitulli
Il romanzo del futuro porta la firma di uno scrittore italiano. Social killer di Vito Di Bari, futurologo e innovation designer (era tra l’altro «l’inviato dal futuro» di Studio aperto), è il primo romanzo multipiattaforma al mondo. Che significa una storia in cui davvero si abbattono i confini tra realtà e fiction: grazie a smartphone e cellulari si può scaricare e leggere il thriller un capitolo al giorno; con Facebook si può interagire con i personaggi; sul sito Datebook.it si può essere protagonisti e andare a caccia di indizi. Tutto gratis e appena sbarcato online. Continua

I tre protagonisti di Social Killer
L’autore lo chiama ceilleuton, cioè feuilleton per cellulare, perché fonde il romanzo d’appendice con i Keitai Shosetsu, le trame per telefonino che impazzano soprattutto in Giappone. Stiamo parlando di Social Killer, il giallo di Vito Di Bari uscito ieri di cui si discute molto in questi giorni. Dove si trova? Non in libreria, ma disseminato in Rete: su cellulare, su un sito Internet dedicato e su Facebook. Continua

Particolare della cover del libro - Credits: Feltrinelli
L’Africa in giallo non è solo la No. 1 Ladies’ Detective Agency raccontata da Alexander McCall Smith. Ora è arrivato Darko Dawson, ispettore di polizia con base ad Accra, Ghana; uno che mena le mani e fuma spinelli, uno con qualche turba, che si inimica i potenti ma che alla fine i casi li risolve. È protagonista di Omicidio nella foresta, scritto da Kwey Quartey e pubblicato da poco da Feltrinelli.
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Credits: Premio Chiara @ flickr
In attesa del romanzo scritto a quattro mani con Carlo Lucarelli, esce in libreria il sedicesimo capitolo della saga di Salvo Montalbano.
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Credits: luccacomicsandgames@flickr - Forum PA@flickr
Per la prima volta il commissario Montalbano e l’ispettrice Negro lavorano spalla a spalla sullo stesso omicidio nel romanzo Acqua in bocca.
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Credits: Marcello Casal Jr./ Agência Brasil
La scrittrice francese bestseller, apprezzatissima in Italia, torna in libreria con Prima di morire addio e la graphic novel I quattro fiumi.
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Credits: Ansa
La notizia è di quelle bomba. Esiste un capitolo scomparso di Petrolio di Pier Paolo Pasolini: lo avrebbe ritrovato Marcello Dell’Utri.
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Nino D’Attis, Mostri per le masse (Marsilio) - Particolare della copertina
Mostri per le masse (Marsilio € 16, pp. 240) di Nino D’Attis è un romanzo col turbante. È perturbante, conturbante e disturbante. A prima vista sembra un giallo dai tratti horror: 2005, a Roma alcuni efferati omicidi di stampo satanico sconvolgono la città, già scossa dall’agonia di Wojtyla. Un poliziotto si mette sulle tracce del colpevole intenzionato a portare a termine l’indagine a ogni costo. Con il passare dei paragrafi e dei capitoli si comprende che la prima vista inganna facilmente. La detection è puro pretesto, semplice cornice per descrivere una discesa agli inferi. Non ha alcuna rilevanza l’identità dell’assassino, il meccanismo narrativo ben presto si inabissa verso profondità insondabili, come un televisore che comincia a trasmettere immagini via via sempre meno nitide, con interferenze lampo, effetto neve e rumore bianco, Mostri per le masse si trasfigura nel corso della lettura. Una scrittura secca eppure speculativa, lineare eppure confusa, volutamente confusa. Il romanzo è perturbante nell’accezione freudiana del termine: “quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare” e D’Attis mette in scena l’orrore del quotidiano. Il disagio che la figura dell’ispettore Graziano Vignola ispira nel lettore non è dovuto semplicemente al fatto che sia uno sbirro corrotto e depravato ma dalla sensazione che la sua corruzione e la sua depravazione siano naturali, innate e inevitabili in ciascuno di noi. È conturbante perché ha una corrente erotica perversa che non smette di ronzare mai ed è disturbante, infine, perché fa sentire sporco il lettore come non succedeva dai tempi di Poppy Z. Brite e del suo Cadavere Squisito.
Se non bastasse, c’è di più. Mostri per le masse sembra rientrare in un grande romanzo collettivo che alcuni scrittori, inconsapevolmente o no, stanno scrivendo assieme. In quest’ottica non sarebbe un caso, o un semplice attestato di stima da parte dell’autore, che uno dei personaggi del libro di D’Attis stia leggendo Romanzo Criminale di Giancarlo De Cataldo. Mostri per le masse racconta il tempo presente, racconta una Roma e un’Italia il cui passato prossimo si può leggere nel lavoro di De Cataldo o in Confine di Stato di Simone Sarasso, per citarne solo due. Il denominatore comune in questo caso è il caos veicolato da armi di distrazione di massa. Un elemento da sempre presente nella storia del paese semplice, che però solo D’Attis, per il momento è riuscito a descrivere con ferocia caotica (per l’appunto) eppure con precisione chirurgica. Non importa se le visioni di Mostri per le masse siano pura fiction o se siano cronaca, importa solo che in qualche oscuro, ribollente e sgraziato modo rispecchino l’anima collettiva di questa nazione.
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Di Sergio Altieri
“Italia al nero e non solo” è la nuova proposta editoriale del Giallo Mondadori dedicata agli autori italiani nella nuova collana “Il Giallo Mondadori presenta”. Ai primi di agosto sarà in libreria “Beethoven 27%”, una serie di racconti di Roberto Barbolini che esplorano la galassia della letteratura di massa, dal poliziesco all’horror, al sexy thriller e così via. Ecco la prefazione di Sergio Altieri, direttore editoriale del Giallo Mondadori.
Com’è riuscito uno stravagante urologo latino-americano a entrare in possesso del 27 per cento di una ciocca di capelli di Ludwig van Beethoven? E quale astrusa forza invisibile spinge due rock’n’ roller un po’ coatti ad andarsene in volo ad Amburgo alla ricerca di ciocche simili, appartenenti però a John Lennon e a Paul McCartney?
Qual è il vero significato della sorta di pellegrinaggio sentimentale, ma dalle connotazioni inequivocabilmente macabre, che due sensuali vedove allegre milanesi compiono ogni anno ai cimiteri di Los Angeles, California?
E poi, siamo davvero certi che Arthur Conan Doyle, mitico creatore del più mitico dei detective dell’Inghilterra postvittoriana, non avesse il suo di scheletro nell’armadio della colpa, a causa di un gesto tanto umanitario quanto sballato che costò la maratona olimpica a un ugualmente mitico fornaio italiano?
C’è un mucchio di polvere nel cimitero di San Cataldo, e non si tratta solo della polvere dei defunti, bensì di quelle candide nubi pronte a essere sparate dritte nelle sinapsi attraverso le narici. Un solo problema: per far posto alla cocaina si sfratta un morto più che prono alle passeggiate zombesche.
Le proposte di cui sopra sono il fulcro solamente di alcune delle storie di questa antologia. Una raccolta pressoché unica non nel suo genere ma nei suoi generi. Proposte oltraggiose e irriverenti, caustiche e corrosive, surreali e grottesche. Eppure tutte solidamente ancorate al tessuto connettivo della grande narrativa.
Giornalista e saggista, polemista e umorista ma anche, e prima di qualsiasi altra cosa, inarrivabile iconoclasta, Roberto Barbolini, classe 1951, modenese doc, rovescia l’intera equazione del giallo e dei suoi miti. Violando parametri e regole, distorcendo sfumature e componenti, con le 16 storie di Beethoven 27% Barbolini esplora la variegata quanto infida terra di mezzo che va dall’horror al mystery, dall’investigazione storiografica alla detective story, dal noir metropolitano al sexy thriller. Il risultato è una cavalcata ora divertente ora inquietante ma sempre, invariabilmente, inaspettata di un autore letterario tout-court che non aspetta altro se non di “sporcarsi le mani” con la narrativa “di controKultura” intesa nel senso più lato del termine.
Eppure, qualcosa sta cambiando. C’è sempre più noir “strano” là fuori. E c’è sempre maggiore contaminazione di generi, al punto che sull’argomento si scrivono saggi critici al massimo livello. Dell’uno aspetto e dell’altro Beethoven 27% potrebbe diventare non solo un’antologia che precorre i tempi, ma un autentico cult book.
“La prende per la gola e stringe. Forte, sempre più forte, fino a sentirla morire”. Finisce così il prologo del romanzo di Antonio Pagliaro, Il Sangue degli Altri (Sironi Editore, euro14,50). Il giallo si snoda attraverso Corrado Lo Coco, giornalista palermitano, che si trova ad indagare su una truffa inerente la costruzione di alcuni casinò in Sicilia. L’appalto va ad una società lettone. Il romanzo si apre con due omicidi nel giro di poche ore e Lo Coco benché spaventato decide di “voler capire”. Affronterà un viaggio che lo porterà da Palermo a Grozny, in Cecenia, passando per Mosca e Riga. Pagliaro spiega l’idea centrale del suo romanzo a Panorama.it: “Cosa nostra cerca di fare business ovunque sia possibile, ovviamente senza alcun tipo di vincolo etico. E in zone di guerra o di instabilità politica, fare soldi col crimine è sempre più facile. È successo, ad esempio, nell’Est Europa dopo la caduta del muro. Non credo sia successo in Cecenia, almeno non con la mafia siciliana, ma che succeda è certamente verosimile”.
Il protagonista de Il sangue degli Altri, conoscerà la tristezza degli occhi delle donne cecene, le loro vicende di abusi sessuali e psicologici, tanto narrate dalla giornalista russa Anna Politkovskaja, a cui, tra l’altro è dedicato il libro: “La storia che racconto nel prologo è ispirata alla storia vera di El’za Kungaeva (la giovane cecena di appena diciotto anni, nel marzo del 2000 venne stuprata e uccisa dal colonnello Juri Budanov, ndr). Anche se molto cambiata dalla finzione romanzesca, la storia è quella, ed è certamente una storia che colpisce. Le prime tre pagine sono molto dure, ma questa è la guerra di Cecenia e così è opportuno, credo, raccontarla”, spiega lo scrittore.
Ma Corrado Lo Coco, non ha paura ed è deciso a scoprire la verità: “La stampa in generale gli assomiglia poco. Però anche nel romanzo è pavida e schiava del potere” spiega l’autore “Anche nella finzione è un giornalista isolato e coraggioso che indaga. Nella realtà non è molto differente: nella melma della stampa italiana, ci sono esempio di grandi giornalisti che non si piegano. Uno fu Antonio Russo, ad esempio, che per la Cecenia morì e alla cui memoria il libro è dedicato”.

È in libreria il nuovo romanzo di Paolo Roversi “Niente Baci alla Francese” (Mursia, pp. 224, 15 euro). Un inizio fulminante in cui il protagonista si ritrova nella metro di Parigi con una pistola puntata in volto e odore di terra nelle narici; uno svolgimento cinetico con due morti eccellenti e Milano e Parigi a fare contemporaneamente da sfondo e da protagoniste. Panorama.it ha incontrato il giallista, già vincitore del Premio Camaiore nel 2007 con La Mano Sinistra del Diavolo.
Dopo la provincia mantovana de “La Mano Sinistra del Diavolo” torni a raccontare il capoluogo lombardo, creando anche un po’ di “maretta glam” a livello mediatico inscenando l’omicidio del primo cittadino meneghino. Come hai trovato la città?
Milano è una città che dà le vertigini. Io ci vivo da otto anni e i ritmi rilassati della Bassa mantovana, cui ero abituato, qui vengono spazzati via in un attimo: ti senti come risucchiato in un vortice. Alla fine, però, se non scappi via, ti ci abitui. È una metropoli che impari a conoscere piano piano prima di apprezzarla a fondo. Se ci vieni da turista hai un’impressione solo superficiale: il Duomo, Brera, i Navigli, le vie della moda… Se la vivi, invece, se la giri in vespa come il protagonista dei miei romanzi, se frequenti certi luoghi non così turistici, che sono poi quelli che ho cercato di descrivere, allora assume un volto più umano. E può diventare il luogo ideale per ambientarci un romanzo. Raccontare le sue tante anime è stato per me molto stimolante: questurini, spacciatori, prostitute d’alto bordo, universitari, giornalisti, portinai… Un mondo intero. Milano è letteraria; con le sue atmosfere e le sue contraddizioni è la metropoli italiana noir per eccellenza. Qui ci trovi tutto e il contrario di tutto. La Grande città violenta di McBain ma, allo stesso tempo, anche il quartiere dove si conoscono tutti e la vita sembra scorrere come in un paese di provincia.
Per quanto riguarda la “maretta glam”, confesso, un po’ me l’aspettavo: difficile che passi inosservato un romanzo in cui si racconta dell’omicidio del sindaco alla Prima della Scala. Agenzie stampa, televisioni e giornali, infatti, si sono sbizzarriti.
I protagonisti dei tuoi libri, Radeschi e “soci”, devono fare i conti con uno scenario sempre più attuale: scioperi dei precari, allarme ambientale ecc. ecc. Il noir e il giallo possono ancora raccontare il presente? Hanno un ruolo sociale?
La realtà e la cronaca sono sempre il punto di partenza per me. Il mio romanzo prende le mosse dall’attualità: il ticket antismog che presto entrerà in vigore qui a Milano. Proprio questo provvedimento si pensa sia il movente dell’omicidio del sindaco. Naturalmente è solo un espediente narrativo per raccontare una Milano diversa, una Milano reale ma allo stesso tempo nuova. Una metropoli più ecologica e dal volto quasi umano, dove un sindaco, Senio Biondi, cerca di affrontare realmente i problemi della cittadinanza senza ricorrere ad inutili palliativi. Questo esempio per dire che il giallo è da sempre, e lo sarà ancora per molto credo, il genere privilegiato per raccontare il presente oltre che una sorta di cartina tornasole per aiutarci a capirlo meglio.
Organizzi il festival letterario NebbiaGialla, una manifestazione dedicata al genere, e gestisci il sito Milanonera. Non pensi però che i generi in questione stiano mostrando un po’ la corda?
Il giallo è stato spesso vituperato ma sempre riscoperto; ci ha regalato autori come Agatha Christie e Giorgio Scerbanenco che, a distanza di tanti anni, resistono e appassionano ancora.
In questo momento, sono d’accordo, nell’editoria italiana c’è una sovraesposizione di giallisti. Penso, e spero, che questa onda si calmi a vantaggio della qualità. Il problema è che molti scrivono romanzi di genere perché va di moda, nell’illusoria convinzione che basti metterci un morto e un poliziotto che indaga per essere dei giallisti. Secondo me è un po’ più complesso di così. Prima di essere giallisti, infatti, si è innanzi tutto scrittori e magari si utilizzano i canoni del giallo per raccontare al meglio una storia. Molti di coloro che si cimentano con il giallo possono davvero affermare di appartenere a questa categoria? La questione è tutta qui. Per quanto mi riguarda sia per il festival NebbiaGialla, che quest’anno si svolgerà dal 1 al 3 febbraio 2008, che per il portale Milanonera, cerco di dare spazio agli autori più meritevoli: conosco e leggo tantissimi bravi scrittori che inseguono la propria voce, la propria originalità anche quando scrivono storie gialle. Non si lasciano trasportare dalla corrente e si sforzano di non cadere nei cliché, negli stereotipi. E proprio per questo, credo, piacciono ai lettori. Perché non barano.
La Milano che racconti è la stessa che in qualche modo raccontavano in maniera diametralmente opposta eppure complementare Scerbanenco e Bianciardi?
Rispetto a loro, penso di avere intrapreso una terza via. Mi sento vicino a Bianciardi che, come me, era milanese d’adozione ma, allo stesso tempo, mi reputo quasi nipote, e sicuramente debitore, di Scerbanenco: un maestro. La prima volta che sono arrivato in stazione centrale avevo in tasca un suo romanzo: mi ha fatto da guida turistica. E ha rappresentato un prezioso insegnamento letterario!
Parlaci della scelta delle playlist musicali dell’iPod di Radeschi che aprono ogni capitolo.
Mi piaceva l’idea di abbinare al mio romanzo una colonna sonora, una musica di sottofondo. Ho così pensato di corredare ogni capitolo con alcune canzoni che descrivessero la scena che si stava per leggere. Ogni brano della mia ideale playlist può essere interpretato in tre modi diversi. Ossia: cinematograficamente, come la colonna sonora più adatta per quella scena (per la Prima della Scala, ad esempio, il sottofondo scelto è la Marcia trionfale dell’Aida); letterariamente, il testo della canzone descrive la scena (quando si ritrova il sindaco morto la canzone scelta è Murder on the dance floor); evocativamente, il titolo della canzone richiama il contenuto della scena (in un capitolo di caos totale la colonna sonora è Bruci la città). La lettura è per sua natura evocazione: quando leggiamo nella nostra testa creiamo un mondo, proiettiamo le situazioni. Le canzoni suggerite sono, secondo me, la colonna sonora adatta per quelle proiezioni.

Da Sellerio a Rizzoli: il19 settembre, Davide Camarrone torna in libreria, ma questa volta per i tipi della casa editrice milanese. Il nuovo libro si intitolerà I diavoli di Melùsa e come il precedente, Lorenza e il commissario (cinque edizioni, 40.000 copie), sarà ambientato in Sicilia.
Il giornalista Rai cambia editore ma non genere: la sua seconda opera sarà sempre un giallo, anche se questa volta avrà a che fare con le morti legate alle attività dei petrolchimici isolani.
Protagonista del romanzo è Giulio, un anziano farmacista che riceve la visita inaspettata di un suo vecchio compagno di studi, Alfredo, ritornato in Sicilia dopo molti anni e ora gravemente malato. Sarà quest’ultimo a convincere l’amico di infanzia ad intraprendere un’estenuante ricerca per scoprire il mistero della scomparsa di un vecchio zio, datata 1949. Quell’allontanamento aveva infatti causato l’arresto del padre, accusato del fratricidio e morto in prigione dopo un attacco cardiaco. A distanza di sessant’anni, Alfredo vorrà vederci chiaro e chiederà aiuto all’amico. Ma la ricerca metterà a repentaglio la stessa esistenza del protagonista.
In esclusiva per i lettori di Panorama.it e per gentile concessione della Rizzoli, pubblichiamo in anteprima il primo capitolo del romanzo (qui in pdf).
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