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Gianrico-Carofiglio

Dalle aule alle librerie - Credits: flickr / amodiovalerio verde
I giudici non scrivono solo sentenze. Ci sono magistrati che si mettono alla macchina per scrivere per cercare di far conoscere a tutti qual è la natura del crimine contro il quale si scontrano quotidianamente. Continua

Gianrico Carofiglio (Credits: Merola/Ansa)
Chi si aspetterà di trovare l’ultimo caso dell’avvocato Guarnieri resterà presto deluso. Il prossimo libro di Gianrico Carofiglio, infatti, avrà un tema decisamente diverso dai precedenti. Continua

In alto, da sinistra, Gianvito Giannelli, Achille Bianchi, Gianrico Carofiglio
Di Paola Ciccioli
È forse il bisogno di riparare all’errore della distrazione il filo rosso che unisce luoghi e personaggi del nuovo libro di Gianrico Carofiglio, Né qui né altrove. Una notte a Bari (Laterza), nelle librerie in questi giorni. “Negli affetti credo di essere stato distratto e in parte di esserlo tuttora” afferma lo scrittore. “Sbagliando, ho dato per scontata una serie di cose. Invece, se vuoi bene a una persona dovresti dirglielo”. Così, un libro pensato per la collana Controcanto, dedicata alle città, si è imposto invece, a cominciare dal suo stesso autore, come un romanzo. La storia di un’amicizia al maschile che attraversa il tempo pone i protagonisti di fronte all’esigenza di archiviare un modo d’essere. E darsi l’uno all’altro con verità e con quella parte di dolore che l’esercizio della verità comporta.
“Mi chiesi quali altre cose su me stesso stavo per imparare” riflette l’io narrante, dopo che l’amico Paolo Morelli gli ha appena detto che, terminata la notte trascorsa ad attraversare la Bari della giovinezza e dei ricordi comuni, non si rivedranno mai più. “Perché, a parte il fatto che io non ho nessuna voglia di vederti di nuovo, ti informo che esiste la tristezza, esiste l’infelicità, le cose finiscono, si invecchia, ci si ammala e si muore. E ho una notizia: capiterà anche a te”.
Nella storia è Giampiero Lanave, notaio appesantito che, vestito di grigio e alla guida di una Range Rover, prende l’iniziativa di rimettere insieme tre amici con l’intento apparente di “mangiare qualcosa e fare quattro chiacchiere sui vecchi tempi”. Paolo, infatti, se n’è andato da Bari subito dopo l’università, vive a Chicago ed è tornato perché è morta sua madre. “Mi è venuto in mente Paolo qualche tempo fa, quando mi sono imbattuto in una definizione dell’attenzione. L’attenzione è una virtù morale. Essere attenti significa essere giusti con se stessi e con gli altri” è un altro passaggio del libro.
Dunque l’amico è chi ci svela a noi stessi, chi ci fa imparare cose che da soli non riusciamo a cogliere? “Non direi questo” risponde Carofiglio, che ha appena ricevuto sul lago d’Orta il premio Piemonte Grinzane Cavour per la sezione giallo italiano. “Anche se non c’è dubbio che persone cui vuoi bene e che ti vogliono bene, e che ti osservano da un punto di vista diverso dal tuo, in quanto tale gravemente deformato, possono dirti cose che non riesci a vedere”. Allora cos’è l’amicizia? “Ricordo una frase che ho letto tempo fa: ‘L’importante tra amici non è quello che si dice ma quello che non c’è bisogno di dire’. Mi piace, definisce un aspetto importante”.
Bari, quella vera, avrebbe dovuto essere la protagonista del libro. Sia la città che nelle notti “degli anni 70 era un luogo buio, silenzioso, poco cordiale”. Sia quella, immutata, del mare e dei giorni di maestrale, “quando ci sono le onde ma l’acqua è lo stesso trasparente come un cristallo, ed è contemporaneamente blu, e verde, e del colore della sabbia che c’è sotto”. Ma, superato l’incipit dei primi capitoli, la città è costretta a farsi da parte e a ritornare a essere il contenitore dei sentimenti. Compreso quello dell’amore, forse per la prima volta così dichiaratamente evocato da Carofiglio nelle sue pagine. “Ti amo. Sono un idiota ma ti amo”. Anche l’io narrante, in molti tratti e circostanze combaciante con l’autore, ha un segreto di cui liberarsi. E la sua dichiarazione d’amore è per la ragazza francese lasciata andar via insieme con i sogni di un’esistenza diversa, avventurosa, in quell’altrove sconosciuto che dà il titolo al romanzo.
Ma Carofiglio nello scorrere della trama ammonisce: “Chi lo sa quanto i nostri ricordi dipendono dal ricordo e quanto invece dalla fantasia e dal nostro bisogno di confortarci. Con le bugie, con le illusioni, con le storie. Ma forse questo riguardava solo me”. Della vita vera dello scrittore, magistrato in aspettativa e ora senatore del Partito democratico, fa parte il sodalizio che continua a legarlo a tre suoi ex compagni della sezione E dell’Orazio Flacco, il liceo classico più prestigioso di Bari. Dove oggi studiano Giorgia e Alessandro, i suoi figli, ai quali il libro è dedicato insieme con la moglie Francesca, pubblico ministero del capoluogo pugliese. Sono Bianchi, Giannelli, Marrone, tutti chiamati rigorosamente per cognome come negli appelli in classe, e costituiscono il quartetto con cui Carofiglio ha trascorso ogni pomeriggio, e ogni sera, fino alla laurea di tutti e quattro in giurisprudenza. Ci sono “frammenti” di ciascuno di loro e “la saldezza del rapporto” nel libro.
Un legame che, spiega Achille Bianchi, sostituto procuratore a Trani, ha come collante “lo spiccato senso dell’umorismo, la storia comune, l’aiuto costante, il poter fare affidamento l’uno sull’altro”. Bianchi, insieme agli altri due, è stato testimone di nozze di Gianrico, e viceversa. Ha letto tutti i suoi libri in anteprima e, per un periodo, è stato uditore di Carofiglio alla Direzione distrettuale antimafia. “Lo capivo più velocemente di qualsiasi altro” racconta il magistrato. “Una volta ero in udienza con lui e la difesa aveva portato un consulente di parte con impostazione fortemente critica nei confronti dell’accusa. Mi voltai verso una collega e le dissi: adesso ci divertiamo. Infatti Gianrico gli fece fare una figura… praticamente massacrato”. “Ci siamo presi un paio di memorabili sbronze assieme” ricorda Gianvito Giannelli, ordinario di diritto commerciale all’Università di Bari. “Una proprio quando Gianrico è partito militare, soffrivamo la separazione e sembrava che il nostro legame fosse messo a rischio”. L’altra la rievoca lo scrittore: “Per i miei quarant’anni, avevo appena finito il mio primo romanzo (Testimone inconsapevole, Sellerio, ndr) ed ero uscito da un autentico travaglio personale vissuto in buona parte in solitudine”.
“Il suo nuovo libro l’ho trangugiato, l’ho fatto con una voracità che mi ha sorpreso” racconta Pio Marrone, avvocato dello Stato, l’unico a non comparire nel servizio fotografico di Panorama perché trattenuto a Roma dal lavoro. “Mi ha telefonato Gianvito, specialista dello scherzo, dicendomi che al mio posto era stata utilizzata una sagoma. Le idee malsane sono tipiche della nostra associazione, che però non è a delinquere. Allora ho telefonato a Gianrico: ‘Ma cosa avete combinato?’ Sghignazzava”. Anche Randy, il suo cane, ha un ruolo di rilievo nella mappa degli affetti ricostruita in Né qui, né altrove. “Bisognava vedere come gli parlava” commenta Marrone. E poi, accennato ma presente, c’è il fratello Francesco, insieme al quale Carofiglio si è concesso il gioco di comparire in un cameo girato nelle bische baresi nel film di Daniele Vicari Il passato è una terra straniera, appena uscito, tratto dall’omonimo successo letterario. Perché “sì, anche mio fratello è un amico”. Perché “l’amico è quello con cui ti piace stare, chiacchierando di cose superflue. E, all’occorrenza, con la dovuta parsimonia, poter parlare di cose un po’ più serie. Se ne hai bisogno. Ma questo, ripeto, con la dovuta parsimonia”.
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Scrittori che leggono i loro stessi libri. È questa la formula con cui Emons, casa editrice italo-tedesca, prova a sdoganare una pratica ancora poco frequentata nello scenario editoriale nostrano: gli audiolibri. Si parte il 20 novembre con quattro edizioni d’autore: Sandro Veronesi legge Caos Calmo; Gianrico Carofiglio legge Testimone inconsapevole; Francesco Piccolo L’Italia spensierata; mentre, in occasione del centenario della nascita di Astrid Lindgren, l’attrice Marina Massironi si cimenta con Pippi Calzelunghe. E, per il 2008, sono previste altre uscite forti, come Melania Mazzucco che racconta Vita e Torino è casa mia di Giuseppe Culicchia.
Ogni cofanetto sarà venduto a un prezzo variabile tra i 16.90/21.90 euro e, oltre al cd, conterrà anche un booklet con un testo ancora inedito che suggerisce una particolare interpretazione dell’opera (nel caso di Veronesi è una conversazione sul suo best-seller fatta al programma I luoghi della vita di Radio3).
Rispetto ad altri paesi (soprattutto Usa e Germania) in cui gli audiolibri rappresentano un mercato fiorente e parallelo a quello cartaceo, in Italia non hanno mai veramente sfondato. Un’anomalia, questa, che ha sempre incuriosito Viktoria von Schirach, scout letterario che vive da 25 anni in Italia e ora direttrice editoriale di Emons Audiolibri. “In Germania ci sono oltre 500 case specializzate. E il settore è in continua espansione. Tanto che, accanto alle altre classifiche di vendita, ormai i giornali riportano anche quelle degli audiolibri”. In Italia ci sono già stati altri tentativi, ma non hanno mai avuto molta fortuna. Secondo von Shirach, “in parte si è trattato anche di una questione di tempi sbagliati. Grazie a supporti digitali migliori, ora la fruizione audio è molto più diffusa”. È così che, oltre ai cofanetti con i Cd (ideali, ad esempio, per chi passa molto tempo in macchina), gli audiolibri saranno commercializzati anche sotto forma di mp3 da scaricare online e poi ascoltare comodamente attraverso l’iPod e gli altri lettori. La piattaforma scelta è Audible.com, la più grande audiolibreria in rete. “I nostri libri saranno i primi in lingua italiana disponibili su Audible - spiega Viktoria von Shirach - Puntiamo a intercettare anche il pubblico crescente di persone all’estero che studiano la lingua italiana”.
Leggi anche: Audiolibri: quando ascolti l’ultimo Follet?

L’editore di Montalbano si schiera contro il noir. Dopo la pausa estiva, la casa editrice Sellerio riparte a settembre con un libro destinato a fare discutere, Il correttore di bozze di Francesco Recami. Il protagonista del romanzo è un redattore di mezza età, “solitario, un innocuo forzato della lettura, imprigionato nelle forme dei testi, obbligato a trovare gli errori come un segugio e a leggere quello che detesta”. L’esistenza dell’articolista si dipana placida fino a quando non si imbatte in un racconto in cui una signora benestante è adescata da un gigolo, cui alla fine decide di concedersi. Da quel momento inizia un incubo crudo e violento, che non coinvolgerà solo i personaggi libreschi, ma anche lo stesso redattore editoriale, incapace di definire i contorni, sempre più sfocati, tra finzione e realtà.
“Il correttore di bozze è un libro su cui noi puntiamo moltissimo - dice Antonio Sellerio - È un attacco netto e senza compromessi al giallo, ma anche una storia incalzante e surreale”. Negli ultimi anni l’editore isolano ha legato il suo nome al noir e al poliziesco, pubblicando molte delle opere di scrittori come Camilleri, Carofiglio, Piazzese e Bartlett. Inevitabile, quindi, che il libro di Recami sia destinato ad animare dibattiti e polemiche.

Di Sandra Petrignani
“Passavo il tempo a fare cose diverse da quelle che ci si aspettava, da quelle che si dovevano fare”. E se gli si chiede come mai ha aspettato di avere quarant’anni per mettersi a scrivere seriamente, risponde: “Per vigliaccheria”.
È nato a Bari nel 1961. Si è iscritto a giurisprudenza “per caso”, ha fatto il concorso in magistratura “quasi per gioco”, si è sposato con una collega a 28 anni, l’anno dopo aveva già un figlio maschio e dopo altri quattro una femmina. Ma dice che nella gerarchia familiare viene ultimo e che i figli lo prendono in giro “ferocemente” su tutto.
“Meno male che c’è Rocky, detto anche Rocco, il cane”, un boxer intelligentissimo che gli dà un sacco di soddisfazioni. È “bravino” ad addestrare i cani. Ne ha avuto uno che sapeva fare le addizioni. Le addizioni? “Sì, gli avevo insegnato qualche numero da circo. Insomma, davamo spettacolo”.
Non la conta proprio giusta il magistrato-scrittore Gianrico Carofiglio, con questo suo presentarsi sottotono e poi scalare le classifiche a ogni libro e a ogni libro ottenere un successo internazionale. È appena tornato dal Festival di Edimburgo dove ha registrato il tutto esaurito e file di fan con i suoi romanzi, tutti tradotti, da firmare. “Una bella iniezione per l’ego” commenta.
Non si può dire che non abbia recuperato il tempo perduto da quell’estate del 2000 in cui sprofondò nella depressione, “con la sgradevole sensazione che nulla avesse senso”, e per curarsi si mise a scrivere, sogno che coltivava da sempre senza il coraggio di metterlo in pratica. In pochi anni diventa un maestro del legal thriller italiano, che veramente non esisteva quasi prima di lui: Testimone inconsapevole esce nel 2002. Poi Ad occhi chiusi, poi Ragionevoli dubbi, tutti pubblicati dalla Sellerio e tutti costruiti intorno al personaggio di un giovane avvocato barese, Guido Guerrieri, eroe per caso, un po’ “sfessato” e un po’ Robin Hood. In mezzo un labirintico romanzo di formazione, Il passato è una terra straniera (Rizzoli), sul caotico processo d’individuazione di un ventenne tentato dal gorgo malavitoso.
Ancora più affollato il prossimo futuro. Il 12 settembre la Rizzoli pubblica uno stravagante esperimento, Cacciatori nelle tenebre, romanzo noir in forma di fumetto, dura storia sul traffico di bambini, firmato da lui e disegnato dal fratello Francesco, architetto, di tre anni più giovane. Partenza in grande stile: 35 mila copie. Volume in bianco e nero, elegante, attraente. Guerrieri vi compare solo di spalle, mentre un bel personaggio che ha preso corpo di libro in libro, Carmelo Tancredi, poliziotto senza macchia e senza paura, critico e disincantato, diventa protagonista. Bari è sullo sfondo, segnalata in una tavola delle ultime pagine da un cartello stradale.
Poi dalla Sellerio riuscirà con titolo diverso e riscritto, L’arte del dubbio, già Il controesame, un manualetto sulle tecniche di interrogatorio, strategia, psicologia e retorica del processo che apparve nel ‘97 dalla Giuffré e contiene le premesse dei legal thriller di Carofiglio.
Nel frattempo sta scrivendo per la Laterza un libro sulla sua città, la Bari che è diventata per Guerrieri quello che per Maigret è Parigi: non un semplice scenario, ma un reticolo di quartieri, bar, librerie, ritrovi capaci di attingere la dimensione del mito. E non basta. Il racconto che ha scritto per l’incontro col grande pubblico romano di Massenzio quest’anno, ispirato alla poetessa Anna Achmatova, diventerà la “prefazione” a un romanzo di sua madre, scrittrice anche lei, Enza Buono (Arielle è andata via, Schena; Storia di Zaira, Manduria). Il titolo: Quella mattina a Noto. Uscirà per la Nottetempo in marzo.
Insomma una famiglia di scrittori, visto che anche suo fratello, attore e regista teatrale oltre che architetto, è pure autore di un romanzo, “With or without you”…
A dirla tutta ora anche mio padre minaccia di scrivere. Ma per scherzo, fortunatamente.
La famiglia la imbarazza o la tiene dentro un forte legame?
Né l’uno né l’altro. Sani meccanismi di competizione.
La madre scrittrice ha avuto un ruolo nella sua decisione di diventare romanziere?
Fra me e mia madre c’è sempre stata polemica. A volte mi telefona dicendo: “Accidenti, oggi non trovo nemmeno un motivo per litigare con te”. Lo dice in latino, però. Faceva la professoressa di lettere. Ora è in pensione.
Avrà almeno influenzato il suo modo di vedere le donne. I suoi personaggi femminili sono fra i più credibili nella narrativa italiana (maschile) contemporanea.
Ah, può darsi. Si è sempre vantata di non averci mai fatto una torta con le sue mani. Nel senso del femminismo. Però sono contento dei personaggi femminili. In realtà mi ci immedesimo.
Vuol dire che lei somiglia di più ai personaggi femminili che a Guido Guerrieri?
Sì. E in particolare a suor Claudia di Ad occhi chiusi.
“Suora” che pratica una micidiale arte marziale ed è stata umiliata da piccola.
Io ho fatto karate vincendo anche qualche campionato. E a casa ho il sacco da boxe.
Un vero sportivo.
Non tanto vero. Non ero per niente dotato. L’ho fatto per spirito di rivalsa.
Rivalsa su cosa?
Ero timido, goffo, insicuro.
E adesso?
Uguale. Un disadattato.
Il successo non ha aiutato?
Le donne mi scambiano per Guerrieri e mi fanno la corte, qualche volta.
Continuerà a fare il magistrato?
C’è stato un momento in cui ho seriamente pensato di non farcela a fare lo scrittore e il magistrato insieme. Ma ora lavoro come consulente alla commissione Antimafia a Roma. È più compatibile con l’organizzazione personale. Ci tengo a continuare la professione, è un modo per restare con i piedi per terra.
Cos’è scrivere per lei?
Come diceva Scott Fitzgerald, “scrivere è nuotare sott’acqua trattenendo il fiato”.
Continuerà a scrivere di Guerrieri?
Considero i tre libri con lui un unico romanzo di formazione. È un eroe che cambia, evolve. Non è seriale. Quella di scrittore di legal thriller è una definizione che mi hanno dato e io mi ci sono graziosamente accomodato. Per ora.
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Va avanti fino al 21 giugno, nella Basilica di Massenzio a Roma, il Festival Internazionale delle letterature. Protagonisti diciotto autori da tutto il mondo che presentano testi inediti, scritti apposta per il festival e dedicati al tema Vicino, lontano. Tra i nomi in rassegna: Isabel Allende, Giancarlo De Cataldo, Gianrico Carofiglio, Scott Turow, solo per citarne alcuni.
Come nelle passate edizioni, gli autori leggono in pubblico i propri testi. Ma quest’anno c’è una novità: l’incursione delle immagini di video artisti che accompagnano i contributi degli scrittori in cinque delle dieci serate in programma.
Prima dei reading e delle proiezioni, ospiti e attori italiani introducono gli autori leggendo brani tratti da loro opere già pubblicate in Italia. E a concludere ogni serata, un concerto Jazz.
Qui il programma di tutte le serate(in pdf).
Di seguito, alcuni brani tratti da cinque video che accompagnano i testi inediti degli scrittori.
L’apertura del Festival, venerdì 18 maggio, è stata affidata alla scrittrice cilena Isabel Allende. Le opere dei video artisti Miguel Angel Rios, Teresa Serrano e Johanna Domke hanno accompagnato un brano tratto dal best seller La casa degli spiriti.
Il video di Miguel Angel Rios per la serata di Isabel Allende
Miguel Angel Rios
La serata di mercoledì 22 maggio è dedicata a due autori di romanzi dal forte impegno civile. Ismael Beah e Rita El-Khayat, una delle più importanti intellettuali marocchine. Entrambi i testi sono introdotti dai video artisti William Kentridge, Mircea Cantor, Marzia Migliora - Elisa Sighicelli e Manu Arregui.
Il video di Marzia Migliora per la serata di Ismahel Beah Rita el Khaiat
Marzia Migliora
Martedì 29 maggio è la volta di due irlandesi: John Banville, considerato uno dei più grandi autori contemporanei di lingua inglese e Catherine Dunne, una delle voci più importanti della grande letteratura popolare al femminile. Per loro l’introduzione sarà affidata alla voce dei deu attori italiani Luciano Virgilio e Stefania Sandrelli, e alla musica di Rocco de Rosa e Javier Girotto.
Giovedì 31 maggio è dedicata a Robert McLiam Wilson e Gregory David Roberts, l’autore del best seller Shantaram. Per loro l’introduzione dei video artisti Masbedo, Tim White Sobiesky, Petra Lindholm e Janaina Tschäpe e la musica di Tony Bowers e Lagash.
Il video di Masbedo (Nicolò Massazza e Jacopo Bedogni) per la serata di Mc Liam e Gregory Roberts
Nicolò Massazza e Jacopo Bedogni
La serata di martedì 5 giugno è dedicata alla Turchia con Elif Shafak, autore di La bastarda di Istambul e Feridun Zaimoglu, scrittore turco che vive da oltre 35 anni in Germania. Per entrambi i lavori ci sarà l’accostamento con i video degli artisti Shirin Neshat, Lida Abdul e Luca Pastore, accompagnati dalla musica di Luca Recupero, Giancarlo Parisi e Feisal Taher con Giovanni Arena.
Il video di Luca Pastore per la serata di serata di Zimoglu Shafak
Luca Pastore
Nelle serate seguenti, video e raeding (qui l’elenco degli autori) si avvicenderanno fino all’appuntamento conclusivo, giovedì 21 giugno, nel segno del romanzo d’inchiesta in un ideale collegamento tra Napoli e Mumbay con l’autore di Gomorra, Roberto Saviano, e lo scrittore indiano Vikram Chandra, autore del best seller Giochi sacri. Per introdurli, le video opere di Jan Fabre, Adrian Paci e di Romano, Cerri e Ghiringhelli.
Il video di Romano, Cerri e Ghiringhelli per la serata di Saviano e Chandra
Giuseppe Romano, Emanuele Cerri e Mauro Ghiringhelli
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