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Giappone

Ebook, iPad and Co., con l’editoria digitale nasce un nuovo mestiere: il digitalizzatore

(Credits: Ansa/Epa/Uwe Anspach)

(Credits: Ansa/Epa/Uwe Anspach)

In un bel libro di qualche anno fa, Luciano Canfora raccontava l’equivoco, spesso virtuoso, che si celava dietro all’atto basilare che sta dietro la filologia, il copiare. Il pamphlet, edito da Sellerio, si intitola Il copista come autore e, a chi lo ha letto, tornerà alla mente in tempo di tablet ed e-book. Continua

Chie-chan e io: Banana Yoshimoto parla italiano

Un negozio Prada in Giappone
Vi siete mai chiesti cosa passi nella testa dei buyer giapponesi che affollano l’Italia alla ricerca di pezzi griffati da portare a casa? E come vedano, in mezzo a borse ed accessori di grido, il nostro Paese?
Chie-chan e io, l’ultima fatica letteraria della prolifica scrittrice giapponese Banana Yoshimoto, pubblicato in Italia da Feltrinelli, può offrire in questo senso qualche risposta. Protagonista infatti è Kaori, una single con gli occhi a mandorla di professione responsabile acquisti per un negozio giapponese, quasi sempre in viaggio tra Milano e Firenze. Le continue trasferte in Italia la portano ad ammirare il nostro cibo, la nostra lingua e ovviamente i nostri monumenti. Così il lettore segue con lei l’intreccio, tra una Cappella Sistina, una Pietà di Michelangelo e un bicchiere di limoncello. Un intreccio minimale come è nello stile della Yoshimoto. Ovvero l’amicizia tra Kaori e la cugina Chie-chan, con cui divide il proprio appartamento, oltre a gioie e dolori.
È la prima volta che la scrittrice giapponese utilizza l’Italia come sfondo per la sua narrazione. “Ho scritto questo libro” ha raccontato lei stessa “mettendoci dentro tutte le emozioni che provo nei confronti del vostro Paese”. E l’Italia ha ricambiato, con un adattamento teatrale di questo volume a cura di Giorgio Amitrano presentato al Napoli Teatro Festival Italia. Peccato solo che ogni tanto la Yoshimoto scivoli nello stereotipo “In Italia, in confronto al Giappone” scrive, infatti, nel libro “esiste ancora un sistema di classi sociali abbastanza marcato(…) Si può correre il rischio di subire violenza, anche di gruppo, o di essere derubate, perciò è davvero necessaria molta cautela (…) Quindi se si viene abbordate, non bisogna mai seguire nessuno alla leggera”.

Keitai: il romanzo si scrive col telefonino

Di Alberto Castelvecchi

“Che cosa stai scrivendo, Rin?”. “Niente, un romanzo sul cellulare”. “Smettila con queste fantasie e va’ a letto, è tardi”. Questa storia comincia in un sobborgo di Tokyo, uno di quei labirinti di case basse in cui vivono milioni di giapponesi. Rin ha vent’anni e come tante sue coetanee è una “otaku”, una ragazza fissata con internet e il telefonino, passa ore e ore chiusa nella sua cameretta a “chattare”, scrivere, fare amicizie in rete. Socializzare col telefonino è lo stile di vita che ha contagiato milioni di giovani nel mondo, ma in Giappone è ormai una vera mania.
I cellulari in commercio nel Sol Levante sono potentissimi, hanno connessioni in banda larga, schermi in alta definizione e ormai hanno soppiantato tutto: non hai bisogno di un pc, non devi portare in tasca una carta di credito e non ti serve un lettore cd. Tutto, dal fare acquisti all’ascoltare musica e vedere programmi, passa per il telefonino. Ricordate le profezie sulla morte del libro, sulla fine dell’editoria stampata e il trionfo del libro elettronico? Benvenuti nel futuro: Rin, come un’intera generazione di giapponesi, ha tagliato i ponti con la carta.
Sta seduta sul letto, mangia solo quando si ricorda e febbrilmente scrive e riscrive il suo romanzo. Pagine fatte di frasi brevi, descrizioni ridotte all’osso, un linguaggio che nasce più dalle emozioni e dalla poesia quotidiana che dalla letteratura. Esce di casa, cammina a testa bassa continuando a scrivere, tanto conosce il percorso fino alla metropolitana a memoria, e va veloce, con i pollici delle due mani che schizzano impazziti da un tasto all’altro.
Appena ha un attimo libero si connette alla rete e carica la sua storia, capitolo dopo capitolo, su un portale internet frequentato da milioni di lettori. E così Se tu (If You), la sua storia fatta di frasi brevi e spezzate come un singhiozzo, diventa un caso internazionale. Il primo best-seller del mondo che non ha avuto bisogno delle librerie per contagiare un pubblico di appassionati e devoti lettori.
Che poi sono anche loro, tutti, un po’ scrittori. Questa letteratura è figlia del bisogno di contatto, dell’attimo fuggente fatto di puntini luminosi che riesce a vincere l’immensa solitudine dei ragazzi. Stressati fino all’inverosimile da una scuola che non perdona i falliti, da una società selettiva fino alla tortura psicologica, circondati da un mondo di adulti impegnato a sopravvivere con i minuti contati, i giovani giapponesi hanno inventato un loro mondo magico dove rifugiarsi. E lo hanno fatto da soli, senza aspettare che arrivasse Harry Potter a liberarli.
Ma la storia di Rin ha anche un lieto fine imprevisto: gli editori di libri, di fronte al fenomeno, non rimangono a guardare. La casa editrice Tohan le fa una proposta, il suo libro viene stampato e anche su carta è un trionfo. Mezzo milione di copie vendute in poche settimane.
Il fenomeno del “Keitai”, ovvero la letteratura per telefonino, ormai è un’onda inarrestabile. Mika, un’altra giovanissima che come Rin si firma solo con il nome per rimanere semianonima, ha sbancato le librerie con Il cielo dell’amore, un romanzo ipersentimentale nato dal cellulare.
La cosa interessante è che l’onda sta contagiando anche gli scrittori professionisti, che devono imparare un mestiere nuovo e cambiare stile, se vogliono entrare in questo immenso mercato. È più difficile, per un quarantenne che viene dalla carta stampata, entrare in sintonia con lo stile scarno di questa gioventù bruciata dai pixel, che frequenta feste private “vietate ai maggiori di 19 anni”, che si veste e si trucca come gli eroi dei fumetti anche per andare in centro a fare compere.
Lo stile di queste storie incontra i gusti di un pubblico adolescente che si potrebbe paragonare, in Italia, a quello dei lettori di Federico Moccia. Un pubblico che legge poco o nulla di letteratura tradizionale e ha frequentato più i territori della televisione e del fumetto.
Viene spontaneo chiedersi se la moda dei libri per cellulare attecchirà anche da noi. In Giappone, per esempio, le letterature giovanili vengono studiate con un certo affetto anche dall’università, ma in Europa l’accademia e i critici ufficiali sono lontani anni luce dalla cultura di massa. Se ci guardiamo intorno, i primi segnali ci sono tutti. Anche per i ragazzini nostrani il telefonino è una protesi incollata alla mano, un “piccolo mondo nuovo” portatile, e soprattutto i ragazzi per comunicare non scrivono più e-mail. Quella è roba da vecchi, sa di burocrazia.
I ragazzi si raccontano storie sempre più lunghe e intime come pagine di diario, e solo sul cellulare. Stanno studiando il fenomeno gli esperti italiani di nuovi media, che conoscono meglio l’immaginario dei giovani internauti, e soprattutto si stanno preparando a celebrare le nozze tra internet e i cellulari di nuova generazione.
Ecco da dove nascerà la letteratura cellulare italiana. Basta andare a Roma in piazza del Popolo, dove ogni pomeriggio si riuniscono centinaia di ragazzi con ciuffone esistenzialista, vestiti di tutto punto in stile dark neo-dandy, per capire che qualcosa di simile è già in circolazione. “Io se devo parlare con qualcuno non telefono, scrivo” dice Sabru (Sabrina all’anagrafe, il cognome non conta ovviamente). Sedici anni, gli occhioni più bistrati di un panda seminascosti dai capelli. “Con molti mi racconto piccole storie, o magari facciamo finta di essere noi i protagonisti di una storia a puntate, come un manga, però ambientato nella Roma del futuro”.
“Io scrivo haiku per gli amici” le fa eco Graziano, diciassettenne magro come un chiodo che ama le poesie brevi, di tre versi, che sono uno degli stili classici della lirica giapponese. “Dalla mia pagina web su MySpace abbiamo fatto nascere una cerchia di autori. Non conosco di persona i miei amici che scrivono. Quello non è importante. Non è la faccia che conta, sono i sentimenti”.

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Centosessanta caratteri per raccontare una vita

http://www.flickr.com/photos/creativelychallenged/370361014/

Un romanzo in forma di sms. Un anno di vita di un ragazzo raccontato attraverso i messaggini del cellulare. La novità arriva dall’Ungheria: il primo romanzo a mezzo sms è appena uscito con il titolo 160, che rappresenta appunto il numero massimo di caratteri per un messaggio sul cellulare. L’autore si firma con uno pseudonimo, Danke.
Il libro di 300 pagine - si vede che di sms Danke ne scrive e riceve parecchi - racconta le vicende amorose di un giovane e dei suoi coetanei.
Si parla della ragazza, di un fratello drogato, di un amante maniaco sessuale, di amici e di nemici, come ha spiegato l’agente che sta lanciando il libro: “Il telefono cellulare e gli sms hanno creato un nuovo linguaggio, nuovi rapporti sociali, e rappresentano momenti caratteristici della vita dei giovani di oggi”. Sarà ma da qui a tirarne fuori un libro ce ne passa. In tutti i casi, il romanzo sul cellulare non è una invenzione magiara: in Giappone sono già uscite opere di questo nuovo genere letterario.

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Mobile books, nuova moda giapponese

[i]©Txm[/i]

Ha appena 20 anni, è di Osaka e scrive i suoi romanzi digitandoli sui tasti del suo telefonino, perché le riesce più veloce che sulla tastiera di un computer. E lo fa con una celerità impressionante. Lei è Chaco, una delle scrittrici più famose in Giappone, anzi, phone-scrittrice (la sua storia è raccontata dal Wired). Sì, perché il suo successo non passa tramite i tradizionali libri, di pagine e inchiostro, ma attraverso i librofonini: testi visualizzabili sul display di un cellulare. E non si tratta degli ormai noti audiobook, i file audio che stanno prendendo piede anche in Italia e che possono essere scaricati anche sul telefonino. Per capirci: il best seller di Chaco, What the Angel Gave Me, ha venduto oltre un milione di copie.

In terra nipponica i racconti non si leggono più (solo) su carta ma sul mobile. Ormai è una vera moda, che sta dando ampio respiro alle case editrici, nel segno della rinascita letteraria. Con un commercio che, secondo cifre pubblicate a Tokyo, ha raggiunto un valore annuo di 10 miliardi di yen (65 milioni di euro). Gli m-books (mobile books) sono letti soprattutto sui mezzi pubblici, dove ai giapponesi è vietato telefonare o ricevere chiamate, ma non usare il cellulare per le altre funzioni. Per tanti editori il download telematico garantisce profitti superiori a quelli delle versioni stampate. E nascono così nuovi talenti letterari, soprattutto in rosa, che si divertono a raccontare storie d’amore un po’ piccanti. A fare da apripista a Chaco e agli altri romanzieri di nuova generazione è stato nel 2000 il giovane autore Yoshi (di cui parla anche La Stampa), che distribuì in un formato compatibile con i telefonini, tramite un sito internet, un breve racconto chiamato Deep Love. Un cult ancora oggi.

E ormai stanno cominciando a diffondersi anche in Occidente siti da cui scaricare legalmente (spesso è possibille collegarsi tramite Wap) libri gratis da leggere sui cellulari. Per testi inglesi o americani ecco Airpedia e Tshirtia, dove si possono trovare da Edgar Allan Poe a Mark Twain; per una collezione di classici, in francese, da Dumas e Balzac, Txmplayer. Non mancano anche esperienze italiane, come mBook Portal, che oltre a testi letterari (da Dante Alighieri a Ludovico Ariosto) propone libri scientifici o tecnologici.

Ma c’è anche chi i classici preferisce leggerseli… in pillole. Purtroppo. In ogni caso, ecco piccoli Bignami telematici da ricevere sulla propria casella di posta elettronica, per avvincarsi a intramontabili che non si ha mai avuto il tempo - o il coraggio - di leggere. Il sito americano Dailylit li invia in formato ridotto e in più spezzoni sui dispositivi portatili o via email. “Pillole” fatte per essere lette in meno di cinque minuti, ogni mattina gratuitamente. L’Ulisse di Joyce è previsto in 332 parti e Guerra e Pace di Tolstoy in… 675 parti: più di due anni di giorni lavorativi!

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