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Nel cuore di smog city, particolare della copertina
La giovane Amruta Patil – scrittrice e illustratrice nativa di Goa, laureata a Boston e residente a Delhi – spariglia le carte della narrativa indiana con Nel cuore di smog city, primo romanzo grafico dal subcontinente, rapidamente assurto a risonanza internazionale. In Italia è pubblicato da Metropoli d’Asia, casa editrice altrettanto giovane e promettente, specializzata in narrativa contemporanea asiatica. Continua

Particolare della copertina di Non mi uccise la morte - Credits: Castelvecchi
Che i fumetti siano da tempo maturi per raccontare storie complesse e trattare argomenti spinosi, non c’è nemmeno più bisogno di dirlo. Gli scettici, quelli che insistono con “il fumetto è roba per ragazzini”, diano una ripassata a Maus di Art Spiegelman o a Palestina di Joe Sacco, solo per citare due esempi al di là di ogni discussione.
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I quattro fiumi, particolare della copertina
Proprio come ce li eravamo immaginati. Se a sbozzare le fisionomie del commissario Adamsberg e del fido Danglard – alter ego letterari di Fred Vargas – è un disegnatore cult della scena internazionale come il francese Baudoin, i seguaci (e sono tanti) della regina del noir non resteranno delusi. I quattro fiumi (Einaudi) è il graphic novel nato dall’incontro fra il talento visionario della scrittrice francese e il pennello di un maestro del fumetto. Continua

Logicomix, particolare della copertina
È il romanzo che traghetta definitivamente il graphic novel nell’Olimpo delle “arti maggiori”, e a sottolinearne il valore introduce l’edizione italiana niente meno che Giulio Giorello, ordinario di Filosofia della Scienza all’università di Milano. In Logicomix (Guanda) i greci Apostolos Doxiadis e Christos H. Papadimitriou raccontano l’avvincente ricerca del Santo Graal della scienza, i principi ultimi della matematica, che impegnò le migliori menti del secolo scorso. Continua

La ballata di Hambone, particolare del disegno di copertina di Leila Marzocchi
Un noir venato di blues al tempo della Grande Depressione americana. La fine di un mondo e un nuovo inizio. Il suono del diluvio, una voce e una chitarra. Una magia cupa avvolge La ballata di Hambone (Coconino Press), raffinato graphic novel sceneggiato da Igort e illustrato da Leila Marzocchi con graffi d’artista. Continua

Igort, ritratto di Fats Waller
Pubblicata quattro anni fa in tutta Europa e vincitrice di numerosi premi internazionali, esce in una nuova edizione Fats Waller (Coconino Press), la biografia a fumetti del geniale pianista americano nata da un progetto a quattro mani di Igort e Carlos Sampayo. Continua

Credits: Marcello Casal Jr./ Agência Brasil
La scrittrice francese bestseller, apprezzatissima in Italia, torna in libreria con Prima di morire addio e la graphic novel I quattro fiumi.
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Credits: particolare della copertina inglese - Com.X
Esce in Inghilterra 45, la graphic novel da record che coinvolge 45 illustratori (e altrettanti supereroi) in un solo volume.
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Credits: Disney - particolare del poster
Sull’onda del film di Tim Burton si risveglia l’interesse intorno ad Alice ed esce in libreria la versione a fumetti del grande Kyle Baker.
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Credits: illustrazione di Stefano Ascari, design di Giorgio Cantù, edizioni BD 2010
In occasione del nuovo film di Martin Scorsese con Leonardo Di Caprio, esce Shutter Island una graphic novel tutta italiana.
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Dal connubio fra un guru dell’universo noir come Carlo Lucarelli e un artista visuale poliedrico come Marco Bolognesi sboccia un opera cult, capace di estendere il format del romanzo grafico nei territori della video-arte, della pittura multimediale, della fotografia, dell’estetica punk.
Lussuoso e sofisticato a partire dall’ampio formato e dalla spessa pagina patinata, Protocollo (Einaudi) è un viaggio allucinato in paesaggi futuribili cari a Philip K. Dick e Bruce Sterling. Continua

Di Michele Lauro
I manoscritti non bruciano. Si dice così a Mosca da quando il Maestro, deluso per le stroncature da parte della critica di regime, diede alle fiamme il manoscritto che la sua amata Margherita salvò dall’oblio, dopo aver stretto un patto col diavolo. Redatto nell’inverno del 1928-29 in prima stesura, poi distrutto e quindi perfezionato da Michail Bulgakov fino alla morte, nel 1940, Il maestro e Margherita fu pubblicato solo nel 1966 dalla rivista Moskva, mutilato dai tagli della censura. Divenne quindi popolarissimo, in patria e fuori. A conferma del suo carattere “magico”, ora questo classico del Novecento rinasce per opera di Andrzej Klimowski e Danusia Schejbal, che ne hanno studiato un adattamento a graphic novel (trad. A. Schiavone, per l’editore Guanda). Il flash back iniziale, dall’incontro dei due amanti fino alla (tentata) distruzione del manoscritto, è una delle tante libertà interpretative che gli illustratori si sono concessi: comprensibile, non solo per l’obbligata riduzione nel numero di pagine (da oltre 400 dell’originale a 128 del fumetto), ma anche per la complessità e la ricchezza di temi di un’opera che ha rappresentato un rompicapo per diverse generazioni di critici. Un metaromanzo, una specie di matrioska letteraria le cui parabole, allegorie, oniriche visioni si completano in un mosaico entro le quinte di un tragico teatro dell’assurdo: la Russia ai tempi di Stalin. Come spiegano nella pagina introduttiva, gli autori hanno cercato di ricreare nelle loro tavole - in bianco e nero quelle che seguono il filo della vicenda del Maestro e le gesta del diavolo a Mosca, a colori quelle che illustrano il “romanzo nel romanzo”, ovvero la crisi di coscienza di Ponzio Pilato di fronte a Gesù - il quid immortale di Il maestro e Margherita: il conflitto tra il bene e il male, la meschinità del potere e la potenza dell’amore, i meccanismi corrosivi del controllo statale, l’avidità dei nuovi ricchi.
Complice una voluta “imperfezione” del tratto (molti disegni sembrano realizzati senza traccia a matita), le ambientazioni, le scene e le grottesche caricature restituiscono splendidamente le inquiete atmosfere bulgakoviane, e stimolano l’immaginazione del lettore ponendolo costantemente a tu per tu col tema del doppio: dal Maestro (genio o folle?) a Margherita (amante devota o sensuale ancella di Satana?), a Ponzio Pilato (crudele omicida o despota tormentato dal mal di testa e dai sensi di colpa?) allo stesso Woland-Satana (un diavolo che opera per il bene?). Il fumetto esprime il massimo del suo fascino ambiguo nella scena al teatro di varietà, dove Woland si esibisce in uno show di “magia nera” con i suoi diabolici assistenti, il gatto Behemot e il fido Korov’ev. Qui anche i disegnatori si divertono a raffigurare la feroce messa in scena con cui Woland smaschera i vizi della borghesia moscovita che affolla la sala. Dai neopitagorici greci allo gnosticismo, dal Faust di Goethe a Carl Jung (secondo il quale Dio nella sua pienezza sarebbe rappresentato da coppie di opposti, di cui “Dio e demonio sono le prime manifestazioni”), il mondo del sapere e dell’arte ha sempre guardato al diavolo con interesse, spesso con benevolenza. Sympathy for the Devil, insomma, quella che proclamavano anche i Rolling Stones nel 1968. Mick Jagger, già incline a qualche incursione negli inferi, ricevette in dono il romanzo dalla sua amante, la bella Marianne Faithfull, e ne rimase soggiogato tanto da “copiarne” il celebre incipit: “Please allow me to introduce myself, I’m a man of wealth and taste”. I manoscritti non bruciano, anzi. Il maestro e Margherita aveva già cominciato a moltiplicarsi ispirando una delle canzoni immortali del rock.
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LA GALLERY
Una storia violenta, cruda, senza spazio per facile retorica o sociologia da strapazzo. Una storia violenta, al femminile, che non lascia scampo né redenzione. “Luchadoras” (001 edizioni, pp. 96, € 15), il graphic novel della francese Peggy Adam; mette in scena la drammatica realtà di Ciudad Juárez, Chihuahua, Messico; attraverso la vicenda di Alma, una ragazza giovane che deve lottare quotidianamente con la ferocia machista. Lo scenario è quello portato alla ribalta nel dalla denuncia di Amnesty International, dalla associazione “Nuestras Hijas de Regreso a Casa” e dal libro del giornalista Sergio González Rodríguez, “Ossa nel deserto” pubblicato in Italia da Adelphi. Negli ultimi tre lustri, oltre seicento donne sono scomparse, di queste, quattrocento sono state ritrovate cadavere: tutte vittime di violenze sessuali e decedute in seguito a strangolamento. Il colpevole o, più ragionevolmente, i colpevoli sono avvolti nel mistero e le autorità non sembrano portare avanti le indagini con la dovuta solerzia, tanto da destare non pochi sospetti di un coinvolgimento diretto. Gli omicidi si ripetono e si somigliano, e riguardano donne adulte, adolescenti e persino bambine. Un’ecatombe senza precedenti che ha reso Ciudad Juárez il luogo più pericoloso del mondo per il sesso femminile.
Alma rientra nella descrizione tipo della vittima: origini umili, minuta, capelli scuri e lunghi. La sua è una storia di abusi domestici perpetrati da Romel, il marito violento e meschino, e di abusi sociali che la costringono, ogni giorno, a subire le “attenzioni” maschili, al bar dove lavora, per la strada, da un ufficiale di polizia che si propone di scortarla a casa dopo il ritrovamento dell’ennesimo cadavere e dagli amici teppisti del marito. Ma Alma cammina a testa alta, è una combattente, una luchadora appunto. Al contrario della sorella, che rimane incinta proprio del cognato, non si dà per vinta e reagisce. Spera in una vita migliore per la sua bimba e soprattutto vuole rispetto per sé, con grinta. Un dialogo su tutti: Romel: Non alzare la voce con me Alma - Alma: Se no? La tua banda di rammolliti viene qui a menarmi? In dieci contro una donna. Veri campioni di coraggio!
L’unico uomo gentile che incontra sulla sua strada è Jean, un turista americano, che si infatua di lei e che verrà coinvolto nella spirale di violenza che risucchia l’esistenza della protagonista; alla fine anche lui le volterà le spalle, tornando alla sicurezza e alla “rispettabilità” del suo mondo. A lei non resta che una scelta brutale, una soluzione cruenta per un’esistenza cruenta.
Il tratto semplice, “sgrammaticato”, naïf di Peggy Adam calza a pennello al tono realistico della vicenda, focalizzando l’attenzione sugli eventi, sui dialoghi, sulla cronaca del femminicidio e sui luoghi. I disegni non distraggono, ma raggiungono lo scopo e si attaccano dolorosi al polpaccio del lettore come un mastino, sgraziato e devastante.
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