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Ian-McEwan

(Word cloud con Wordle)
di Giuseppe Scaraffia
Quante volte abbiamo rivisto, senza stancarcene, La vita è meravigliosa, di Frank Capra, le cui riprese iniziarono non a caso in un periodo natalizio, il 20 dicembre 1946? Per anni questo film è stato stigmatizzato per il suo stucchevole ottimismo. Eppure inizia con una scena triste, in cui George, il protagonista, impersonato da Jim Stewart, medita il suicidio.
Un angelo però lo ferma, mostrandogli come sarebbe stata dura e difficile la vita degli abitanti della sua cittadina, da cui sognava tanto di evadere, se lui non avesse sacrificato a loro e alla sua famiglia i suoi sogni. Certo è stato troppo per lui quando un perfido milionario, suo nemico da sempre, è riuscito a sottrargli all’ultimo momento la somma faticosamente raccolta per tirare avanti. Ma i vicini, grati per tutto quello che ha fatto per loro, raccolgono con una colletta i fondi necessari per riparare a quell’ultimo, intollerabile torto.
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@fmbattaglia
Scrittore, giornalista, critico letterario, polemista. Ma soprattutto formidabile oratore. Christopher Hitchens se ne è andato il 15 dicembre 2011, stroncato da un tumore all’esofago e ricoperto dai ricordi, i commenti e gli imbarazzi di gran parte delle pagine culturali, italiane e non. Su di lui, si è scritto e detto di tutto. Ma, a orazione conclusa, l’impressione generale resta sempre la stessa: un’istantatea fuori fuoco. A poco meno di sette giorni dalla sua morte, proviamo allora a ricordarlo grazie all’aiuto di testimonianze, ritratti e recensioni. Provando a restare fuori dalla nebbia di retorica delle orazioni, e con un imperativo: tentare di raccontarlo in modo secco ed essenziale, come il suo stile impone. Continua

Storia d'amore vera e supertriste. Particolare della copertina - Credits: Guanda
“Chi ha il coraggio di ridere è padrone del mondo” scrisse una volta Giacomo Leopardi, uno che nella vita non ha certo brillato in allegria. Magari, si potrebbe aggiungere, utilizzando (anche) un buon libro come pillola coadiuvante per il buon umore. Ecco alcuni titoli in grado di strappare almeno un sorriso anche ai più accaniti emulatori di Darth Vader. Continua

particolare della copertina originale - Credits: Random House publishing
Lo abbiamo atteso per mesi. Abbiamo parlato della coraggiosa scelta dell’autore di affrontare in chiave satirica il problema del riscaldamento globale. Abbiamo spiegato come - lui che odiava i romanzi comici - sia stato incoronato in patria miglior autore comico. Avremmo potuto ricamarci su ancora un po’, ma alla fine il momento è arrivato: nelle librerie italiane oggi esce Solar, l’ultimo romanzo di Ian McEwan.
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Ian McEwan - Credits: mtkr @ flickr
Solo due anni fa, Ian McEwan aveva detto di odiare i romanzi comici. Oggi il suo Solar vince il premio per miglior romanzo comico.
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particolare della copertina originale - Credits: Random House publishing
Il nuovo romanzo di Ian McEwan affronta il problema del riscaldamento globale con un tono insolitamente ironico per l’autore inglese.
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Ancora una volta disastri amorosi, ancora una volta narrati con quella empatia coi personaggi a cui Ian McEwan ha abituato. Chesil Beach, edito da Einaudi e nelle librerie da un paio di mesi, è il tredicesimo romanzo dello scrittore britannico che nel 1998 ha vinto il Brooker Prize con Amsterdam. In un hotel georgiano che si affaccia sulla distesa di ciottoli di Chesil Beach, una giovane coppia di sposi si appresta a consumare la prima notte di nozze. È il 1962, poco prima della rivoluzione sessuale. Quando ancora i più arrivavano vergini al matrimonio e la presunta affinità spirituale poteva nascondere grosse sorprese, e dispiaceri sotto le lenzuola.
E, a poche ore dall’assegnazione dei Golden Globe, non si può fare a meno di chiedersi se anche Chesil Beach sarà un romanzo capace di ispirare film “da statuetta”. Espiazione (Atonement) di Joe Wright, con Keira Knightley e James McAvoy, ha infatti vinto il Golden Globe più importante, come migliore pellicola drammatica. Il soggetto da cui è stato tratto è l’omonimo romanzo di McEwan.
E per Ian Macabre (così chiamato per il tono cupo dei suoi libri, giocando su un’assonanza con il nome) non è certo la prima volta che una sua opera viene trasposta cinematograficamente. Il rapporto dello scrittore con la settima arte è costante e consolidato. Si ricordi L’amore fatale (2004) diretto da Roger Michell, The Innocent (1993) alla regia di John Schlesinger, Cortesie per gli ospiti (1990) di Paul Schrader, Il giardino di cemento (1993) di Andrew Birkin, tratto dal romanzo di esordio di McEwan, del 1978.
Il forte legame con il cinema lo ha portato, in passato, a essere lui stesso sceneggiatore, per fiction per bambini e per lavori per il grande schermo (L’innocenza del diavolo, 1993; La legge delle Triadi, 1988; L’ambizione di James Penfield, 1983). Vada come vada con Chesil Beach, è certo che il 2008 ci regalerà un altro film ispirato al maestro inglese: Sabato, storia che si svolge tutta nell’arco di una giornata, in clima post 11/9. Il produttore cinematografico Scott Rudin (lo stesso di The Hours e The Truman Show) ne ha comprato i diritti.
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La regina d’Inghilterra scopre in tarda età la passione per i libri. Determinanti: la scoperta di un pulmino-biblioteca che circola intorno a Buckingham Palace e l’incontro con Norman, giovane sguattero nelle cucine di Palazzo e bibliofilo accanito. Le conseguenze saranno enormi (la sopresa più grande è nell’ultima riga del romanzo).
Alan Bennett descrive la nuova vita de La sovrana lettrice (Adelphi) (qui le prime cinque pagine in .pdf) con l’humor già noto a chi ha letto Nudi e crudi o La cerimonia del massaggio. Ma la trama contiene altre sorprese. Alle prese con le pagine di Proust e Philip Roth, Elisabetta II spiega episodio dopo episodio che cos’è la lettura, e lancia candide domande aperte. Perché mai - si chiede - lei che aveva girato il mondo, adesso era attratta dai libri, che del mondo sono solo un riflesso? Da cosa nasce l’attrattiva per i libri? Quanto conta l’anonimato del lettore nel condividere una storia? I temi sarebbero degni di un trattato di filosofia, ma nel romanzo vanno in scena lievemente, in siparietti tra la sovrana e uno sfuggente (e mai citato) Tony Blair; nelle invidie tra gli acidi valletti di corte; nei ricevimenti formali che costringono i protagonisti a reprimere l’istinto e a recitare come fossero personaggi di una finzione. Compresa Elisabetta II, che appunta: “È possibile che mi stia trasformando in un essere umano”. Che ciò sia possibile, lo dimostra il finale.
E se per Bennett i libri ci rendono più umani, per Corrado Augias ci rendono anche “migliori, più allegri e più liberi”: così recita il sottotitolo del suo ultimo lavoro, Leggere (Mondadori). I temi che scomoda Augias sembrano usciti proprio dalle elucubrazioni della Sovrana. Così gli abbiamo girato alcune domande del personaggio di Bennett. Ad esempio: c’è egoismo nella lettura? “Può esserci, certo” dice Augias “perché la lettura va messa nel novero dei piaceri solitari. Ma nel leggere c’è anche il piacere di partecipare, ognuno con la propria visione della storia, alla comunità dei leggenti”.
Nel libro di Bennett, la regina si domanda come mai la normalità diventi così speciale se raccontata in un romanzo. “Ciò succede” spiega Augias “perché le vicende quotidiane, se messe in mano a un buon scrittore, diventano esemplari. Solo per fare un esempio, c’è un libro di Ian McEwan, Chesil Beach, che racconta la prima notte di nozze di due giovani sposi. Come spunto narrativo si tratta di un momento davvero ordinario, perché in quell’occasione succedono, più o meno per tutti, sempre le stesse cose. Eppure l’autore riesce a trasformare quel momento di normalità in un romanzo appassionante. E mette in scena un mondo intero di sentimenti, angosce, speranze, insicurezze… Naturalmente” precisa “un fatto ordinario può diventare speciale non perché raccontato in un libro, ma perché affidato alla penna di un abile scrittore”. E il ruolo del lettore qual è? La lettura è un’attività passiva? “No, la lettura non è mai passiva” commenta Augias “perché è il modo privilegiato di stimolare la nostra fantasia, grazie alla quale possiamo completare ciò che sta sulla pagina. Chi legge diventa partecipe dell’opera: ne diventa il comproprietario”. Augias così va dritto al sodo. E rende semplice un problema complesso già proposto da Denis Diderot, che nel suo Jaques il Fatalista faceva domandare a un suo personaggio: “Ma chi sarà il padrone? Lo scrittore o il lettore?”. Nel volume lo scrittore e giornalista non si sottrae dall’argomentare, come già aveva fatto Alberto Manguel in un saggio purtroppo non più disponibile in libreria: Una storia della lettura, “un testo”, commenta lo stesso Augias “che ha aperto la strada al genere dell’interpretazione della lettura”.
Ripercorrendo la propria biografia di lettore, Augias scandaglia i meccanismi che ci portano a godere della pagina scritta. Per dire infine come la lettura di un libro sia un piacere insostituibile dagli altri media, web compreso.
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Le prime cinque pagine de La sovrana lettrice, in .pdf

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