
Ti hanno regalato l’ennesima copia del tuo libro preferito? O un saggio sulla superstizione nel Medioevo e tu odi i saggi e speravi nell’ultimo romanzo di Wilbur Smith? Nessun problema, con Bookmooch puoi liberarti dei libri non graditi o già letti cedendoli a chi invece li vorrebbe leggere, e ricevendo quelli che vorresti. Bookmooch, infatti, è una comunità virtuale sorta da poco per lo scambio gratuito di libri usati. L’unico costo sono le spese di spedizione, a carico del mittente. Per iniziare basta registrarsi e inserire 10 libri di cui disfarsi, indicando invece la propria “Lista dei desideri”, cioè i libri che si vorrebbe avere (che si possono ricevere solo se in catalogo e una volta raggiunti i punti necessari). Si guadagna un decimo di punto a libro inserito e un punto a libro spedito. Per chi ha difficoltà a separarsi per sempre dai propri volumi, forse è meglio affidarsi a Babelteka, il sito per il prestito di libri (e anche video e musica). Dopo aver aderito al progetto comunitario di libero uso delle opere di ingegno, nella biblioteca virtuale si può cercare il titolo desiderato. Trovatolo, con un click lo si richiede al proprietario concordandone il prestito. A libro restituito il proprietario compila una recensione sul richiedente, così da avere dei parametri indicativi sull’affidabilità degli utenti. Funziona in modo simile anche LoScaffale: basta riporre i testi (universitari, scolastici o di narrativa) sulle sue mensole virtuali e prelevare quelli che si sta cercando. Il sito mette in facile contatto possessore e richiedente.
Per sapere, invece, in quale biblioteca - reale - trovare il testo bramato, basta fare un salto su Sbn, il sito del Servizio Bibliotecario Nazionale. E per chi non ha bisogno di avere la carta tra le mani, si possono leggere romanzi direttamente on line su LiberLiber. Il sito della Fiera del Libro di Torino offre infine un buon elenco di portali e motori di ricerca per trovare e consultare libri via Internet.
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Mentre si celebra la giornata internazionale del diritto d’autore, si moltiplicano i libri che lo mettono in discussione, lo adeguano ai tempi, ne rompono gli argini. Come Kai Zen, in libreria con La strategia dell’Ariete, il primo libro Mondadori in copyleft.
Panorama.it ha incontrato questo gruppo di anime diversissime, che partrecipano al fenomeno sempre più diffuso della scrittura collettiva con una nuova formula che ridisegna i confini del diritto d’autore (da Luther Blisset a Wu Ming). Si chiamano Jadel Andreetto, Bruno Fiorini, Guglielmo Pispisa e Aldo Soliani. Vivono in città diverse (Bologna, Bolzano, Messina, Sesto San Giovanni-Milano). E comunicano solo via web, dove si sono incrociati nel 2003, partecipando ad un’iniziativa di scrittura a più mani.
Non c’è conflitto tra il copyleft e gli interessi commerciali di una grande casa editrice?
Non c’è nessuna contraddizione. Noi pubblichiamo tutto in copyleft. Questo significa che chiunque può riprodurre, esporre in pubblico, recitare e anche modificare le nostre opere. Le uniche condizioni che chiediamo sono di citare l’autore e non specularci sopra. Insomma, le regole del Creative Commons. Mondadori ha accettato subito l’idea, in modo molto naturale.
Eppure c’è ancora chi ha paura del copyleft…
Per noi il copyleft è questione di rispetto per il lettore e di onestà intellettuale. È un contatto diretto con il nostro pubblico. Ed è una possibilità creativa senza limiti.
In che modo?
Su kaizenlab.it è in corso un nostro progetto di scrittura a più mani. Per quanto riguarda la Strategia dell’Ariete, sul sito dedicato abbiamo aperto le porte ai lettori e ai navigatori che possono agire direttamente sulla storia, sui personaggi, e sugli spin off. L’iniziativa sta avendo un successo enorme. E ogni dieci giorni nasce un nuovo racconto apocrifo che mettiamo online.
C’è un anche un blog di Kai Zen?
C’è un myspace, che contiene anche un blog
Avete blog personali?
No. Il formato blog in realtà non ci è molto congeniale, preferiamo il wiki, e presto inseriremo delle parti in wiki sul sito del libro.
C’è un rapporto tra le dinamiche della rete e la genesi di un’opera corale come kai zen?
Il web ha influito soprattutto sulla struttura de La strategia dell’artiete, che è fortemente ipertestuale. È possibile far nascere da ogni pezzo del romanzo un intero racconto (o perché no, un nuovo romanzo). Si possono far germogliare i semi piantati con il glossario alla fine del libro, aproffondire le ricerche storiche, tracciare mappe, aggiungere suoni e immagini… Per questo abbiamo costruito il romanzo assieme al sito, in modo da lasciare molti punti aperti.
I consigli di Kai Zen per chi vuole cimentarsi con la scrittura di gruppo?
Il nostro metodo è piuttosto semplice. Ognuno di noi parte da una prima stesura individuale. Poi si montano le parti. Si continua con una serie infinita di editing di ognuno su tutto e, se si è ancora amici dopo le discussioni, si taglia, si aggiusta, si riscrive quanto necessario.
E i consigli per chi vuole approfondire il concetto di copyleft?
Ci sono molti siti che se ne occupano. Per esempio il sito Copyleft Italia, il sito di Creative Commons in cui è possibile creare una licenza ad hoc per i propri progetti. E poi c’è il blog di Antonella Beccaria che si occupa di queste tematiche da lungo tempo. E non possiamo dimenticare i15, un gruppo di lettori molto particolare che diffonde e promuove la scrittura in CL. Poi c’è Terra nullis, un atelier di scritture a sorgente libera… Ma ce ne sono molti altri legati anche al software open source e a Linux.
Che cosa significa Kai Zen?
Ha a che fare con un’espressione giapponese che significa “In continuo miglioramento”. Ma non si pensi che siamo vicini a filosofie orientali o misticheggianti. In realtà è anche il nome di una band che fa una musica piuttosto violenta. Ci piaceva la loro musica, il loro nome… e l’abbiamo preso.
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