Togliere potere alle lobby che finora hanno dettato la politica di Washington e dare la parola, spingendoli alla collaborazione, ai cittadini. Si potrebbe riassumere così il piano di Obama per rimettere in sesto l’economia descritto dal John R. Talbott, nell’interessante Obamanomics, edito da Egea. Nella grande contrapposizione tra più Stato e più Mercato, Obama sembra scegliere una terza via, in cui il controllo e la regolamentazione governativa devono essere presenti, perché quando mancano, alla lunga, il mercato ha dimostrato di non saper fare da sé, laddove invece è la partecipazione dell’intera comunità ad avere un ruolo chiave.
Certo c’è qualcosa di profondamente sbagliato in una società come quella americana dove, Talbott ricorda, i massimi dirigenti guadagnano 465 volte più dei loro dipendenti. Dove i ricchi vivono in residenze da più di 1000 mq mentre milioni di americani “rischiano di perdere la casa perché non riescono a pagare il mutuo”. Che fine hanno fatto il concetto di equità e quello di giustizia economica? È proprio intorno a questo fulcro che ruota il libro e - a detta dell’autore che si rivela nel corso nell’esposizione un vero fan del Presidente - anche la politica di Obama. I lobbisti delle grandi aziende fanno pressioni, a botte di donazioni da milioni di dollari, sui congressisti affinché non passino leggi a loro sgradite, Questo non va a favore del cittadino, ma dei grandi potentati che, sotto l’amministrazione Bush si sono rafforzati. La teoria del trickle down, amata dai liberisti, in base alla quale arricchire ulteriormente i ricchi fa scendere a cascata più soldi anche sui poveri, non sembra aver funzionato. La globalizzazione ha fornito ottime opportunità di guadagno alle multinazionali che hanno delocalizzato la produzione, ma questo ha enormemente nuociuto alla forza lavoro americana. È giunta l’ora, spiega l’autore, per una rivoluzione copernicana: rimettere i cittadini al centro del discorso, partire dai loro bisogni e da ciò che loro possono offrire alla società, non dai diritti delle aziende, messi alla stessa stregua di quelli delle persone.
Il libro analizza nei vari capitoli le aree di intervento: il lavoro, la sanità, l’energia, l’ambiente, la previdenza (tema caldissimo visto che l’intera generazione dei baby boomers si avvia alla pensione), la finanza. Ad elementi della politica di Obama, tratti dai suoi discorsi, dai suoi libri e dal programma elettorale, si intrecciano suggerimenti personali dell’autore, e non sempre è facile distinguere gli uni dagli altri. Anche perché il libro è sostanzialmente elogiativo rispetto alle intenzioni del neo-presidente e a tratti addirittura celebrativo: “Solo lui può farcela”, si legge a un certo punto a proposito della necessità di riportare la dignità, l’onestà e la giustizia a Washington.
Nonostante questa evidente partigianeria, il libro merita perché descrive in modo chiaro e dettagliato le ragioni dell’attuale crisi e tutto ciò che possiamo aspettarci da Obama per un suo graduale superamento. Valga come pro-memoria per controllare in futuro se il presidente farà davvero ciò che ha promesso. E se il libro non bastasse si può sempre tener d’occhio l’Obameter, un contatore online di un giornale Usa che si è preso la briga di fare questo monitoraggio al nostro posto.
- Giovedì 29 Gennaio 2009

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