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Un dizionario (molto) atipico del giallo

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Luca Crovi ci aveva già provato con Tutti i colori del giallo, ora Maurizio Testa mette le mani nel marasma della letteratura di genere ‘crime’ e dà alle stampe per l’editore Cooper un Dizionario Atipico del Giallo che si consulta come un’enciclopedia, ma si legge - appunto - come un giallo.
L’opera è tanto ambiziosa che lo stesso Testa mette subito le mani avanti. “Si tratta di una selezione tutta particolare dei libri, dei film, del programmi tv, dei dvd, delle manifestazioni e quant’altro ha ruotato nel mondo del giallo, del noir e del thriller nel 2008″ dice.

Non un’opera esaustiva, ma una sorta di mappa per orientarsi e che l’autore ha realizzato insieme ad Alessandra Buccheri per la parte letteraria e Claudia Catalli per quella cinematografica ed homevideo. “Si chiama dizionario atipico” aggiunge Testa, “perché la selezione di cosa, chi e come inserire è stata dettata dal mio insindacabile giudizio, ma soprattutto perché ogni voce è trattata come un articolo, oppure è un’intervista, oppure prende spunto da un libro o un film per parlare di un genere o anche una breve storia di esperienze personali nel mondo del giallo”.

La atipicità del ‘Dag’ è determinata da vari fattori. Certo si tratta di una rassegna dei gialli del 2008, ma vi si trovano romanzi, pellicole cinematografiche, dvd, programmi televisivi che costituiscono la declinazione di tutti quei sottogeneri in cui si ramifica il termine “giallo”, ormai definizione-ombrello che ne comprende molte altre. Si trova in linea di massima ciò che è piaciuto agli autori, ma non di rado ci si imbatte in qualche stroncatura. In alcuni casi si parla di più dell’opera specifica, in altri dell’autore attraverso interviste, commenti di scrittori, opinioni di critici e annotazioni di addetti ai lavori. Un dizionario che non è stato compilato per essere consultato, ma per essere letto. Nelle intenzioni il piacere della lettura dove superare l’interesse della consultazione, per la quale ormai c’è internet. L’unica tipicità che si è voluto conservare è il tradizionale ordine alfabetico e la promessa di ritrovarsi l’anno prossimo per l’edizione 2009.

(Fonte: AGI)

Luca Crovi e il suo amore per Edgar Allan Poe, con uno sguardo al noir italiano

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Il gatto nero è uno dei racconti di Poe preferiti da Luca Crovi

Il 19 gennaio è il bicentenario della nascita di Edgar Allan Poe, maestro senza tempo del noir. Per l’occasione Panorama.it incontra Luca Crovi, conduttore del programma di Radio Due Tutti i colori del giallo, scrittore dell’omonima monografia sul thriller italiano, dell’antologia del brivido L’assassino è il chitarrista e autore di gialli.

È vero che Poe è stato tra i suoi autori preferiti sin da piccolo e che è stato lei a farlo “scoprire” a suo padre, lo scrittore Raffaele Crovi?
I quattro autori che da bambino mi hanno letteralmente cullato sono stati Poe, Stevenson e i fratelli Grimm. Ho sempre amato quelle storie che mi spaventavano e che mio papà mi leggeva o riraccontava come piaceva a lui a braccio, aggiungendo qua e là lunghe digressioni che erano tutta farina del suo sacco. In particolare, al mare si divertiva a sceneggiarmi, il giorno dopo, i film che lui era andato a vedere al cinema con mia mamma: si immagini quando a 8 anni mi sono sentito raccontare per filo e per segno Profondo Rosso di Dario Argento… Poe per la prima volta lo scoprii sbirciando le pagine de Il giornalino, dove Franco Caprioli aveva illustrato magnificamente La discesa nel Maelstrom e mio padre fu costretto a leggermi i baloon e le didascalie che all’epoca non ero in grado di leggere, poi gli toccò leggere Lo scarabeo d’oro. Anche lui era affascinato come me dalla grande forza di quelle storie e sembrava leggerle per la prima volta con me, poi io iniziai ad essere autonomo nelle letture e mi impadronii delle raccolte di racconti fantastici e dell’orrore che non mi facevano dormire ma mi facevano letteralmente viaggiare nel tempo e nello spazio. Il legame affettivo fra Poe e il mondo dei fumetti intanto proseguiva per me grazie alle splendide trasposizioni di Dino Battaglia e di Breccia che apparivano sulle pagine del Corriere dei Ragazzi che per un lungo periodo ricevetti a casa gratis assieme al Corriere dei Piccoli perché uno dei redattori che lo componeva era Tiziano Sclavi (il papà di Dylan Dog), che era stato scoperto e lanciato dal mio babbo e mi mandava come una sorta di zio d’America incredibili storie di paura da leggere.

Poe ha influenzato ovviamente la letteratura successiva, ma anche l’arte, la musica, il cinema… A distanza di 200 anni dalla sua nascita, Poe sembra ancora così contemporaneo. Perché secondo lei conserva questo fascino?
Sono un collezionista minuzioso dei dischi che sono stati tratti dalle opere di Poe, dal mitico Tales of Mistery and Imagination di Alan Parson Project (arricchito dalla voce narrante di Orson Wells) a The Raven di Lou Reed (dove fa capolino anche l’amico David Bowie), da il Crollo della Casa Usher e Il caso Valdemar orchestrati da Ludovico Einaudi a Murders in the Rue Morgue degli Iiron Maiden. E mi sono divertito un sacco a raccogliere le suggestioni e le emozioni scatenate da Poe in molti dei narratori di suspense che ho intervistato per la radio, da Richard Matheson che ne portò al cinema i racconti assieme a Roger Corman, a Michael Connely che si è divertito a usare un florilegio delle sue frasi nelle imprese delittuose del suo serial killer Il Poeta e gli ha anche dedicato una bellissima antologia per il bicentenario della nascita. E proprio per rispondere alla sua domanda mi piace citare Matthew Pearl che ne L’ombra di Poe (Rizzoli) ha cercato di rianalizzare filologicamente gli ultimi giorni di vita dello scrittore americano. “Poe ha la capacità di essere estremamente sofisticato – mi confessava Pearl - ma di non intimidire i lettori e per questo piace ancora oggi ai giovani che non si sentono schiacciati dalla sua personalità né dal suo stile letterario. Ha uno stile che non è mai pomposo e non è mai predicatorio ma è profondamente sensibile. Poe, non inganniamoci, non è un romanziere per ragazzi. Anzi, quando lo si riscopre da adulti si scopre quanti congegni letterari siano contenuti nelle sue opere, quanto raffinata fosse la sua ricerca di nuovi stili e nuovi linguaggi. La voglia di sperimentare lo accompagnò tutta la vita e questi sono elementi che si scoprono e si apprezzano solo leggendolo da adulti”.

L’opera che preferisce di Poe?
Se dovessi scegliere un giallo sceglierei I delitti della Rue Morgue che ha ancora oggi una forza evocativa sanguinaria unica; se invece dovessi scegliere una storia d’avventura direi Il Gordon Pym, pochi al mondo hanno saputo evocare come Poe il senso del viaggio verso l’ignoto che emerge in quel romanzo; se invece dovessi scegliere due racconti del terrore direi che Il gatto nero e La mascherata della Morte Rossa sono nella mia top list, anche se mi piange il cuore rinunciare a Il pozzo e il pendolo, Sepolto vivo, Il cuore rivelatore, Re Peste. Insomma direi che la scelta è ardua.

Attualmente sta lavorando a qualche saggio?
Ho appena scritto la prefazione a un volume che si intitola Ottocento Nero, curato per l’Aragno Edizioni da Claudio Gallo e Fabrizio Foni che raccoglie antologicamente racconti fantastici e del terrore siglati da Salgari, Invernizio, Serao, Mastriani e altri narrattori visionari italiani che si divertirono a scrivere storie di spettri, mostri, vampiri, assassini fra la fine dell’Ottocento e primi del Novecento sulle riviste popolari dell’epoca. Tutti gli autori della raccolta avevano una predilezione particolare per Poe che in molti casi avevano letto in francese, grazie all’opera di diffusione che tributò al grande scrittore americano un suo superfan come Charles Baudelaire.

Qual è secondo lei la salute del noir italiano?
La salute del noir italiano è eccellente, ci sono tantissimi autori sul mercato che frequentano tutti gli stili possibili della suspense dal mistery storico al police procedural, dal giallo mediterraneo alle serial killer story. E in questo momento ci sono anche tante case editrici che stanno scommettendo su di loro oltre a migliaia di lettori che li seguono con attenzione in libreria.

Le ultime uscite che la hanno appassionata?
Gli ultimi romanzi italiani che mi hanno letteralmente folgorato sono Tortuga di Valerio Evangelisti, Stella del mattino di Wu Ming 4, La gang dei sogni di Luca Di Fulvio e Ho freddo di Gianfranco Manfredi. Mentre per quanto riguarda gli stranieri direi che gli ultimi libri che mi hanno emozionato quest’anno sono stati La strada di Cormac McCarthy, Bambino 44 di Tob Rob Schmith e Bloody Vodka di Boris Starling.

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