Leggi tutte le notizie su:


Marsilio

Un decennio che non era solo da bere: la Storia d’Italia degli anni Ottanta di Marco Gervasoni

(Credits: Ansa/Paolo Gerace)

(Credits: Ansa/Paolo Gerace)

Da un lato, gli anni del riflusso, della corruzione e del consumismo. Dall’altro, quelli dell’individualismo, della ricchezza e del mercato. Gli anni Ottanta sono da sempre il primo decennio ostaggio di una memoria divisa. Continua

Baby Killer: le storie dei ragazzi d’onore raccontate da Giuseppe Ardica

Baby Killer: particolare della copertina del libro edito da Marsilio

Baby Killer: particolare della copertina del libro edito da Marsilio

Tra i tredici e i sedici anni si gioca a pallone o alla Playstation, si corre con il motorino lungo le vie del centro, si inizia a flirtare con le coetanee. Tutt’al più, l’illecito più grave che si può commettere è andare in giro con lo scooter per le vie del centro senza indossare il casco protettivo. Questo, nella maggioranza dei casi. Continua

Anticipazioni. Marsilio prepara un nuovo caso editoriale: L’eroe dei due mari di Giuliano Pavone

Uno stadio di calcio (Ansa)

Uno stadio di calcio (Ansa)

Si intitola L’eroe dei due mari e sarà in libreria a fine settembre. Dopo il successo di Stieg Larsson, il prossimo caso letterario della casa editrice Marsilio potrebbe essere firmato da un italiano, Giuliano Pavone, giornalista quarantenne con diverse pubblicazioni sul gobbone. Continua

Musica per lupi di Dario Fertilio: l’agghiacciante racconto di torture e sevizie nella Romania comunista

Una prigione sovietica (Lapresse/Waldman)

Una prigione sovietica (Lapresse/Waldman)

Conosciamo i Gulag, conosciamo Polt Pot, conosciamo anche le purghe staliniste. Di Pitesti, invece, fino a ieri non sapevamo nulla. Continua

Il governo dell’acqua. Ambiente naturale e ambiente ricostruito

acqua
Business o environment? La distanza fra capitalismo e ambientalismo, l’incomunicabilità fra i due mondi, l’ideologia sottesa a due modi di pensare i problemi di oggi, sono fra le ragioni dello stallo a cui siamo approdati: all’ampio ventaglio di preoccupazioni legate ai cambiamenti climatici non corrisponde una mobilitazione generale che coinvolga il mondo della scienza, della tecnologia, dell’economia e della politica. Del superamento dell’equazione non-ambientalista = pro-business si fa portavoce Andrea Rinaldo, ordinario di costruzioni idrauliche all’Università di Padova, in Il governo dell’acqua (Marsilio). Continua

Settanta, il decennio nero secondo Simone Sarasso

Sarasso_Settanta.cop
Simone Sarasso torna in libreria in questi giorni con Settanta (Marsilio, pp. 693 € 21,50 ), poderoso secondo volume della trilogia sporca dedicata alla storia di questo paese, il cui titolo si riferisce naturalmente al decennio più oscuro di tutta la stagione repubblicana.
Laddove il primo capitolo, Confine di Stato era rutilante, “fumettoso” e marcatamente debitore di James Ellroy, Settanta è più denso, articolato e guarda a Romanzo Criminale di De Cataldo. Lo stile di Sarasso è sempre cinematico e frizzante, come nel lavoro precedente, ma mentre in quel caso si è rischiato di semplificare la storia d’Italia concentrando fatti e responsabilità in Andrea Sterling, l’antieroe per eccellenza, in Settanta il tiro è stato aggiustato alla perfezione: l’Italia non è mai stata innocente, recita lo strillo in quarta, e qualcuno ne è responsabile, verrebbe da aggiungere. Panorama.it ha incontrato Simone Sarasso.

L’Italia non è mai stata innocente…
La frase è “ellroyana”, è la commutazione in salsa spaghetti dell’incipit di American Tabloid e credo che ben descriva l’aria che si respirava nelle strade durante il decennio più buio della nostra storia patria. Se penso all’establishment di quegli anni, tolti forse coloro che furono fatti fuori, non scorgo molte facce innocenti. Allo stesso modo, se penso alla criminalità o al mondo dello spettacolo, vedo squadrenarsi di fronte ai miei occhi un mare di miseria, bassezza e iniquità. E, ancora una volta, il numero di colpevoli mi sembra nettamente maggiore di quelli degli innocenti.
Confine di Stato era forse più “ellroyanao”, Settanta sembra “decataldiano”.
Bè direi che è molto “decataldiano” nell’approccio ai personaggi. Ma è anche “wumnghiano” nell’impostazione, “biondilliano” nel linguaggio e nuovamente “ellroyano” nel ritmo.
Come si è documentato?
Il mio lavoro di documentazione è un processo a cascata: prima la rete, poi le biblioteche, infine gli archivi. Parto dalle voci di corridoio e pian piano mi avvicino ai fatti: che sanno di polvere e hanno l’odore della carta ingiallita dal tempo.
Quale è la percentuale di fiction e quale di realtà?
Se in Confine di Stato la percentuale era sicuramente sbilanciata verso il reale (direi 70-30), qui le proporzioni cambiano: a occhio e croce 50-50, dal momento che molti eventi assomigliano a fatti realmente accaduti ma poi cambiano volto repentinamente.
Ha scelto di usare, in molti dialoghi e descrizioni, il dialetto, come mai?
Perché nell’Italia dei Settanta, specie negli ambienti che racconto io, era sicuramente più diffuso dell’italiano. In secundis, c’è una questione poetica: se Confine di Stato era assolutamente improbabile dal punto di vista linguistico, e nella Roma dei Cinquanta si muovevano loschi figuri che parlavano come Bruce Willis, in Settanta l’aderenza alla lingua reale è pressoché totale. Succede l’inverso per quanto riguarda il mix storia-finzione che percorre i romanzi: gli accadimenti di Confine di Stato erano più verosimili, quelli di Settanta sono spiccatamente ucronici. Non didascalicamente (il sequestro Argento assomiglia molto al sequestro Moro) ma di sicuro negli esiti.
Che tipo di oggetto narrativo è Settanta?
È un romanzo. Niente di più, niente di meno. Mi piacerebbe dire che è un romanzo storico, ma, come ho già accennato, in Settanta ciò che è realmente accaduto è un semplice trampolino di lancio. Si parte presto per la tangente. Si va piuttosto in là. Ma non così in là da poter definire il mio secondogenito un romanzo ucronico. Il termine inglese alternate history fiction potrebbe calzare. Settanta è un esempio di alternate history fiction.
Confine di Stato e Settanta fanno parte di una trilogia…. il prossimo è in cantiere, che segmento di storia coprirà?
Direi indicativamente 1981-1994. E sarà costruito per gran parte intorno a una figura femminile.
C’è altro in cantiere ?
Parecchio altro: un fiction a tre mani che probabilmente uscirà nel 2010, la graphic net novel Unite We Stand che sarà in libreria in ottobre, un libro di cui non ho ancora parlato nemmeno al mio editor (solo mia moglie ne sa qualcosa), una spy story, un romanzo apocalittico e uno storico. Sarà un’estate intensa.

Sceriffi democratici: la sinistra alle prese con la sicurezza

Ronde a Genova
“Noi siamo come i cristiani se gli avessero detto che Gesù Cristo non è mai esistito”. È il 1989: il Muro è da poco crollato; la frase, destinata a restare negli annali della politica italiana, è di Nilde Jotti e spiega bene il senso di smarrimento del mondo comunista all’indomani della deflagrazione a Est Europa. “Né Nilde Jotti né nessun altro” scrive il giornalista Jacopo Tondelli “avrebbero immaginato che, di lì a pochissimi anni, quella stessa classe dirigente, appena rimasta irrimediabilmente orfana del suo orizzonte di senso pluridecennale, dovesse candidarisi - con realistiche probabilità di successo -  alla guida del paese e di molte amministrazioni locali prima quasi naturale appannaggio della Democrazia Cristiana e/o del Partito Socialista, spazzati via da Tangentopoli e dalle inchieste di Mani Pulite”.
Governare (o amministrare) significa però essere anche alle prese con questioni spinosissime e assai scabrose. In primis, il problema sicurezza che in dati momenti è diventato quasi una nevrosi collettiva e che ha rappresentato il vero banco di prova di una classe dirigente uscita dalle macerie del Pci.
Sceriffi democratici di Jacopo Tondelli, da poco pubblicato da Marsilio, è una lunga inchiesta attraverso i meandri della sinistra di governo, con cinque interviste ad altrettanti amministratori locali.  Genova, Torino e Padova con i sindaci Marta Vincenzi, Sergio Chiamparino e Flavio Zanonato, Firenze con il primo cittadino uscente Leonardo Dominici e Milano con il presidente della provincia Filippo Penati. Cinque storie, cinque casi diversi per affrontare il binomio legalità-sicurezza. In esclusiva per i lettori di Panorama.it, pubblichiamo l’intervista dell’autore al sindaco genovese. Clicca qui per leggere il testo in pdf.

La vedova, il Santo e il segreto del Pacchero estremo: intrigo da ridere nel mondo dell’arte

Un particolare della copertina

Gaetano Cappelli ha il dono di una scrittura volutamente arzigogolata ma godibilissima, e sa raccontare storie in cui personaggi che di primo acchito sembrano assurdi, ma che sono in realtà perfetti tipi umani nostrani, si mettono irrimediabilmente nei pasticci. Quasi sempre lo fanno per soldi o per sesso, possibilmente entrambi. Proprio come accade nel nuovo romanzo La vedova, il Santo e il segreto del Pacchero estremo, edito da Marsilio, a Dario Villalta, gallerista con la passione per l’arte con la A maiuscola e costretto a “televendere” incomprensibili opere d’arte contemporanea, per le quali i riccastri suoi clienti sono disposti a sborsare cifre spropositate. La sua segreta passione per le belle vedove di una certa età lo condurrà a fare il passo più lungo della gamba, cimentandosi nella vendita, in un’asta segretissima, di una statua del Mantegna ritrovata in un’oscura casa di campagna in un paesino della Basilicata.

Tra pezzi grossi in odore di malavita, psicanalisti new age, chef truffatori, viveur da balera e scambisti infoiati, Cappelli è perfettamente a suo agio nel descriverci, spesso usando un dialetto lucano misto a molti altri idiomi (compreso uno spassosissimo lucano-latino) le avventure di Villalta condite di digressioni, tutte o quasi utili allo sviluppo della trama, in una farsa che trova in un hotel di super-lusso di fronte ai faraglioni di Capri il suo rocambolesco epilogo.

È il ritratto di un’Italietta in cui tutti vogliono tutto: fama, potere, immagine, trasgressione, ricchezza e, perché no, anche l’amore. Cappelli sfoggia la sua cultura in fatto di vini (del resto il suo romanzo precedente era Storia controversa dell’inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo), arte (sembra chiaro che disprezzi quella contemporanea, a cominciare dalla sua star globale Damien Hirst) e cucina, con qualche incursione, ampiamente segnalata per chi fosse facilmente scandalizzabile e volesse saltarla, nel mondo del porno. Il romanzo ha ritmo ed è divertente, e Cappelli ha il pregio di raccontare i luoghi che conosce, riuscendo così a costruire personaggi credibili pur nei loro eccessi. Il suo unico difetto è forse quello di rivolgersi troppo spesso direttamente al lettore, togliendogli a volte il gusto di immergersi completamente nella storia.

Vita, idee ed emozioni di un osservatore di galassie

La copertina del libro

Se l’occhio di chi guarda influenza gli eventi e la lettura della storia, che ruolo possono aver avuto i grandi osservatori spaziali sparsi per il mondo sulla lettura che si è data delle stelle nell’ultimo secolo? Giuseppe Gavazzi, astronomo e professore di astrofisica all’Università di Milano Bicocca, ha raccolto in un libro le sue trentennali esperienze negli osservatori più prestigiosi, con tanto di disegni e acquerelli da lui stesso realizzati e racconti delle nottate migliori e di quelle più sfortunate, dove il clima avverso ha vanificato magari anche mesi di lavoro servito a guadagnarsi qualche notte di osservazione. La colorata lentezza delle galassie, edito da Marsilio, è un libro che ha almeno due chiavi di lettura. Una più marcatamente scientifica, che racconta la storia delle scoperte astronomiche, come sono andate affermandosi alcune teorie che poi hanno preso il sopravvento su altre, spiega alcuni fondamenti della ricerca astronomica e, con un’appendice, offre anche gli strumenti pratici per calcolare la massa degli oggetti astronomici. L’altra chiave è quella squisitamente autobiografica, che si presenta in forma di brevi capitoletti che intervallano il racconto e si arricchisce di foto e disegni dell’autore.

A partire dalla seconda metà del libro, quando Gavazzi racconta di come a un certo punto i suoi colleghi si siano innamorati del concetto di materia “oscura”, divenuto poi permeante nell’astronomia odierna, si fa sempre più forte un senso di nostalgia verso un certo modo di fare ricerca. Quella di oggi è per Gavazzi una scienza col paraocchi e troppe certezze in tasca, la Big Science su cui convergono investimenti pesanti, nella quale non c’è più molto spazio per la cowboy astronomy, soprannome dato alla scienza vissuta come gioco e atto creativo, nel quale lo scienziato è pronto a farsi stupire.

Leggendo il libro si imparano molte cose, si gira il mondo visitando alcuni dei luoghi più incantati (e meno illuminati) del pianeta, e si matura un certo desiderio di poter guardare in prima persona con i propri occhi ciò che Gavazzi osserva da sempre. Lui, nonostante la trentennale esperienza, le cattedre, la fama internazionale, gli articoli pubblicati sulle più prestigiose riviste scientifiche, si vede ancora come si dipinge nell’autoritratto di copertina: un novello Piccolo Principe che, con un enorme cannocchiale, osserva il cielo prima di tutto a caccia di bellezza.

iLit: il romanzo che si ascolta

Ipod con cuffie

Racconti da ascoltare a passeggio o durante i viaggi, contando sull’ipod o sul lettore mp3. Brani che si possono condividere, scaricare e pubblicare sul proprio blog. È l’iniziativa di Marsilio “iLit” per alcuni suoi libri: già diecimila persone hanno ascoltato La Nanda. Ma il catalogo raccoglie una decina di storie diverse: da La terza metà di Gugliemo Pispisa a Novalis di Giorgio Fontana. L’ascoltatore può viaggiare per alcuni minuti nelle atmosfere di Requiem o tra prestigiatori e sciamani nei quartieri di Roma descritti in Pan. Un modo piacevole per provare una nuova opera senza doverla prendere dagli scaffali della libreria.

Marsilio ha pubblicato su internet le storie dei libri su Vimeo, una sorta di bacheca che può essere utilizzata anche per la condivisione di video e foto con l’iphone. Chi abita negli Stati Uniti può installare sul melafonino un programma, EyeMobile, e usarlo per scattare immagini e girare video, caricarli online e condividerli. E per esplorare la letteratura “a occhi chiusi” sono da visitare Librivox, un catalogo di audiolibri in pubblico dominio (e quindi gratuiti), e Voicebooks. La maggior parte dei brani sono in inglese: un’occasione in più per fare pratica con la lingua di Shakespeare.

Il reading della Marsilio in ricordo di Stieg Larsson

Stieg Larsson

Il 9 novembre ricorre l’anniversario della morte dello scrittore svedese Stieg Larsson, autore della ormai celebre trilogia Millenium, che con i volumi Uomini che odiano le donne e La ragazza che giocava con il fuoco sta scalando da mesi la vetta della classifica dei libri più venduti in Italia, un vero e proprio fenomeno di culto letterario non solo italiano ma anche europeo.
Per ricordarlo la rete delle librerie italiane sarà coinvolta nel promuovere in ogni città italiana momenti di lettura e ricordo di questo autore, precocemente scomparso prima di poter vedere il travolgente successo di critica e di pubblico che lo ha poi visto protagonista.
Marsilio Editori, che ha pubblicato i suoi romanzi in Italia, promuove un reading che vedrà protagonisti gli appassionati di Larsson e che si terrà presso la libreria Rizzoli in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, a partire dalle ore 15.30.
I fan dello scrittore svedese, mandando una e-mail di adesione a Marsilio ( info at marsilioeditori.it), potranno raccontare la loro esperienza di lettura dei primi due volumi della trilogia e scoprire alcune anticipazioni del terzo volume La regina dei castelli di carta, che sarà in libreria a partire dai primi giorni del prossimo gennaio.

I nuovi imperi. La mappa geopolitica del XXI secolo

Barili di petrolio
Tecnologia, innovazione, ricerca? Macché, l’equilibrio geopolitico del XXI secolo si deciderà ancora a colpi di barili di petrolio. Il buon vecchio oro nero sembra destinato a continuare ad essere il vero ago della bilancia del potere nel mondo prossimo venturo.
Così almeno sostiene Gianluca Ansalone nel libro I nuovi imperi. La mappa geopolitica del XXI secolo, edito da Marsilio. Chi pensava che si andasse verso la ricerca di fonti alternative, in una corsa all’energia pulita e inesauribile che sembrerebbe indispensabile soprattutto per le grandi potenze di domani si dovrà ricredere. A farla da padrone saranno ancora per un bel po’ i vecchi combustibili fossili, con petrolio e gas naturale in testa. Chi saprà aggiudicarsi i giacimenti migliori acquisterà un indubbio vantaggio sulla scena politica mondiale.
“Per crescere”, scrive Ansalone, “il mondo brucia soprattutto petrolio: esso copre da solo quasi il 40 per cento della domanda globale di energia, con più di 80 milioni di barili al giorno”.
Ma quali cambiamenti politici dobbiamo aspettarci? “Uno scenario internazionale sicuramente meno lineare di quello che il mondo ha conosciuto nel XX secolo”, avverte Ansalone; “alcune parti del pianeta si troveranno a perdere la loro centralità; altre diventeranno il ‘cuore dei nuovi imperi’ o saranno imperi essi stessi”.
Quali saranno allora le aree-chiave nei prossimi decenni? Per esempio l’Asia Maior, “l’area geopolitica che va dal Caucaso ai confini con la Cina, bacino di ricchezze energetiche naturali senza pari e oggetto di desiderio e di contesa tra le grandi potenze”. La posta in gioco, avverte l’autore, è costituita in buona misura “dalla possibilità di accedere ai vasti giacimenti di idrocarburi di cui alcuni paesi della regione sono ricchi”. Soprattutto il Kazakhstan, ma anche il Turkmenistan e l’Uzbekistan. E sono molte le potenze, a cominciare dalla Cina, che stanno intessendo fitti rapporti diplomatici e commerciali con i cosiddetti “-stan countries” al fine di garantirsi una buona riserva energetica, essenziale alla crescita economica.
La Russia non sta certo a guardare anche perché tra i paesi più interessati a garantirsi una presenza nell’area ci sono gli Stati Uniti, l’unica vera superpotenza del XX secolo, quella cui tutte le potenze emergenti cercano di fare da contrappeso per superare l’attuale squilibrio.
Sicuramente il fattore demografico avrà un’influenza determinante nel fare di Cina e India due nuovi imperi. La Cina è definita come impero dell’hardware, non a caso il paese è considerato “la fabbrica del mondo”. L’India sarà un impero soft, che punta sui giovani, l’istruzione, la tecnologia, l’inglese, insomma sulla conoscenza. Poi ci saranno il Brasile, definito impero verde-oro perché, oltre al petrolio, investe anche nei biocombustibili (insieme agli Usa produce il 70 per cento dell’etanolo mondiale) e la Russia, che si distinguerà come impero energetico. Che ne sarà degli Stati Uniti? Definiti “impero senza impero”, resteranno la potenza con cui fare i conti ma dovranno, se non cedere lo scettro del comando, tenuto saldamente in mano dalla fine della Guerra fredda, almeno dividerselo (o, in una visione forse più realistica, contenderselo) con i quattro imperi emergenti.

Perché Obama può essere il leader della nuova America

Barack Obama

Quali sono le ragioni alla base dell’ascesa politica, dall’elezione a senatore alla corsa per la Casa Bianca, di un outsider che più outsider non si può? Prova a spiegarlo il volumetto Obama. La politica nell’era di Facebook, fresco di stampa da Marsilio, in cui Giuliano da Empoli traccia un profilo del candidato nel contesto dei cambiamenti sociali avvenuti gli Stati Uniti negli ultimi anni.
“Obama non è un politico, è una rockstar”, la riflessione su quello che potrebbe diventare il futuro presidente può partire da questa frase che compare a pagina 61 del godibile saggio, e ne riassume in pieno il senso. “Il senatore dell’Illinois”, spiega Da Empoli, “è l’unico che sia riuscito a far leva fino in fondo sulla cultura pop per proiettarsi nell’orbita della Casa
Bianca”.
E la sua ascesa è anche il frutto di un cambiamento che sta investendo la società americana nel suo insieme. Se infatti negli ultimi vent’anni la condizione socioeconomica della comunità nera è migliorata solo marginalmente, “il suo potere simbolico e culturale si è accresciuto a dismisura”. In un’America sempre meno Wasp, in cui l’Islam è la seconda religione più praticata, e in cui le previsioni dei demografi dicono che nel 2050 un cittadino su 4 sarà di origine ispanica, la storia personale di Obama ha una presa indiscutibile. Nato fuori dal matrimonio da padre kenyano e madre americana, ha vissuto in uno dei paesi più poveri del mondo, l’Indonesia, e studiato in una delle scuole migliori, Harvard. Insomma è la prova vivente che il sogno americano è vivo e vegeto: “un mulatto alto e magro con un nome improbabile e una storia familiare complicata che arriva fino alla soglia della Casa Bianca”.
Ma c’è di più; Obama è, nell’analisi di da Empoli, la traduzione politica di un movimento autobiografico di massa. Quello dei blog, di MySpace e di Facebook, quello in cui si riconoscono i cosiddetti Millennial, giovani nati negli anni ‘80 e ‘90, che lungi dall’essere indifferenti alle istanze civili, sono un elettorato attento ma non passivo. Vogliono partecipare e Obama sembra aver compreso alla perfezione questo desiderio e potrebbe perciò essere il naturale destinatario di gran parte dei loro voti (90 milioni, mica pochi).
Il libro adduce molte altre motivazioni per il successo di Obama: l’empatia, il soft power, la meritocrazia, il superamento della politica del muro contro muro di cui sono ancora in parte prigionieri gli ex-sessantottini come Hillary Clinton, l’apertura alla fede come “vettore di trasformazione sociale”, che potrebbe consentirgli di rubare voti ai repubblicani che tanto hanno puntato in passato sulla religione. E naturalmente il ritorno all’ottimismo e alla speranza. “Sarebbe stato più ovvio, per un democratico, gridare alla catastrofe e denunciare le malefatte dell’amministrazione Bush”, spiega da Empoli. Ma “Obama ha scelto una strada diversa in linea con la grande tradizione progressista di Franklin Delano Roosvelt”. Un personaggio da cui, secondo l’autore, la politica italiana, vecchia, ingessata, orfana delle ideologie e poco attenta ai giovani, avrebbe qualcosa da imparare.

Abbiamo chiesto a Giuliano da Empoli se pensa che Obama possa vincere queste elezioni, e se qualcosa è cambiato con l’aggravarsi dell’attuale crisi finanziaria. Ci ha risposto così: “Credo che negli Stati Uniti si stia chiudendo un ciclo che si è aperto un quarto di secolo fa con l’elezione di Ronald Reagan e l’inizio della deregulation. Inoltre, credo che Obama incarni molto meglio di McCain il volto di una nuova America, meno girata verso la vecchia Europa e più proiettata sul Pacifico. La crisi delle ultime settimane rafforza ulteriormente la sensazione che l’elettorato Usa sia intenzionato a dare una svolta”.

segui panoramalibri-su-twitter

FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Archivi

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
  • Viaggio nell'antico Egitto
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!