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Cinque semplici regole per confezionare un caso letterario: 1-Inventati uno pseudonimo, possibilmente ambiguo. 2-Scegli un argomento d’attualità, se pruriginoso è meglio (e se ha a che fare col sesso ancor di più). 3-Scrivi una storia corta, che si legga facile, niente velleità artistiche prego (che con la cultura non si mangia). 4- Apri un sito internet, un blog, un account Twitter e uno Facebook. 5-Procurati denaro, possibilmente tanto denaro, e usalo per girare booktrailer, disseminare widget e teaser in tutta la Rete e contagiare ogni minuscolo anfratto della Rete a colpi di viral marketing.
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Credits: loop_oh @ flickr
A sette anni dal fenomeno Melissa P, in libreria arriva Vietato ai minori di Veronica Q. Autobiografia estrema di una ragazzina bene romana.
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“Sotto queste calde coperte sto ripercorrendo la mia vita (…). Sono la figlia e l’alunna linguacciuta e scontrosa (…) sono la sorella cattiva e insidiosa (…). Ma prima di tutto sono l’amante, sono la passionaria. Sono l’amante del bello, del brutto, del soffice, del duro». Con queste parole da lolita spregiudicata si presenta ai lettori la protagonista di Bocciolo di rosa, il romanzo che esce in questi giorni nella collana Pizzo nero dell’editore Borelli (www.borellieditore.it) a firma Melissa Panarello. Il nome Melissa vi ricorda qualcosa? Cancellate il cognome, lasciando solo l’iniziale, ed ecco saltar fuori Melissa P. Proprio lei. E Bocciolo di rosa è la versione originale di 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire, il suo best-seller erotico da centinaia di migliaia di copie, pubblicato dalla Fazi nel 2003. Più esplicito e narrativamente più vigoroso, pur con certe inevitabili immaturità di stile, Bocciolo di rosa, resoconto delle esperienze erotiche di un’adolescente, scritto in forma di fiction romanzesca anziché di diario come 100 colpi di spazzola, il testo arrivò sulla scrivania di Gian Franco Borelli nel maggio 2002, quando Melissa Panarello, non ancora Melissa P., aveva solo 16 anni. «In questo romanzo» perorava l’autrice in una speranzosa email all’editore «ho cercato di spiegare come la vita di una sedicenne possa essere affascinante e attraente dal punto di vista sessuale». A frenare l’eros cartaceo di Melissa, ancora minorenne, s’interpose la madre: «Restammo d’accordo che avremmo firmato il contratto quando la ragazza avrebbe compiuto 18 anni» racconta Borelli. Ma poi l’editore non ebbe più notizie, finché il libro uscì dalla Fazi, con un titolo diverso e fortemente rimaneggiato nel testo. Adesso Borelli s’è deciso a pubblicare l’originale così come gli era stato affidato dall’autrice, convinto che il Bocciolo di Melissa Panarello sia più fragrante e genuino degli artefatti colpi di spazzola imposti dall’editing a Melissa P. E lei, cosa ne penserà? «Quando in 100 colpi trovo scritto “un eccitante pizzo nero in contrasto con la mia pelle bianca”» sorride l’editore «mi sembra un riferimento scherzoso proprio alla collana Pizzo nero. Un buon auspicio». Soprattutto se dal Bocciolo matureranno le belle royalty d’antan.

Ogni anno, in Italia, gli autori di best-seller e di casi letterari si possono contare sulle dita di una sola mano. Ma di buona parte di essi, col passare dei mesi, si sono perse le tracce.
È questo il caso, ad esempio, di Melissa Panarello, meglio nota come la Melissa P. che nel 2003 ha esordito con il romanzo autobiografico 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire. Un successo dell’editore Fazi, che ha portato a vendite record: 2.500.000 copie, per 40 traduzioni in tutto il mondo, oltre che un film prodotto da Francesca Neri e diretto da Luca Guadagnino. Eppure, da un po’ di tempo, della giovane scrittrice ventiduenne non si hanno notizie. Le ultime, da narratrice, risalgono all’aprile del 2006. Un suo libro-lettera, In nome dell’amore, indirizzato all’allora presidente della Cei Camillo Ruini e partito coi favori di rosei pronostici, ha fatto vendere poco più di 30.000 copie.
Altro libro, altro film. Non ti muovere di Margaret Mazzantini (anno domini 2002) è stato un successo sia in libreria (dove ha sbancato, superando i due milioni di copie, anche grazie al conferimento del prestigiosissimo Strega) sia al cinema, per la regia del marito, l’attore Sergio Castellitto. Ma dopo Zorro, il monologo pubblicato nel 2004, della scrittrice nata a Dublino non si hanno più notizie.
Il 2005 è l’anno di un altro caso letterario di un autore giovane. Per descrivere la sua prosa, si sono scomodati geni della letteratura moderna e contemporanea, come Marcel Proust e Philip Roth. Il Corriere della Sera ha scritto di un “un romanzo epico e tragico”, clonando addirittura un neologismo, “pipernismo”, per definire una scrittura “colta e un lessico originale”. Ma dopo il travolgente successo di Con le peggiori intenzioni, Alessandro Piperno non ha dato alle stampe alcun romanzo. Attualmente, si dedica all’insegnamento (è docente a contratto di letteratura francese nell’Università Tor Vergata di Roma) e ha da poco pubblicato un saggio per l’editore Gaffi su Sartre.
Con i suoi tre libri ha venduto più di 200.000 copie, ma manca in libreria da oltre cinque anni. Dopo i successi firmati Sellerio, Santo Piazzese non ha più utilizzato il pennino dello scrittore, preferendogli il microscopio (è ricercatore di biologia nell’Università di Palermo). Secondo indiscrezioni, il suo ritorno letterario sarebbe già previsto per la fine del prossimo anno.
Vi ricordate “le case sgarrupate” rese famose dai temi dei bambini napoletani in Io speriamo che me la cavo? I 60 temi degli scolaretti partenopei, che quindici anni fa vendettero più di 1 milione di copie e portarono alla realizzazione di un film diretto dalla Wertmuller, erano stati curati e raccolti con perizia da un maestro di scuola elementare della città di Arzano (Napoli). L’insegnante fa il nome di Marcello D’Orta. Dopo la raccolta dei celebri temi, ha continuato ad ammaestrare scolaresche a scrivere. L’ultima opera, pubblicata da Marsilio, si intitola Nero Napoletano e racconta la capitale partenopea con un registro onirico e sovrannaturale, ma nessuna delle sue fatiche ha raggiunto la notorietà di quell’antologia sui generis.
“Sic transit gloria mundi”, ammonivano i vecchi saggi latini, come a dire che tutto, gloria letteraria compresa, è evanescente e transitorio. Di certo c’è che, insieme con qualche piccola fortuna economica, gli “scrittori dimenticati” hanno dovuto fare i conti anche con questa (sgradevole) eredità, quella dell’oblio. Almeno momentaneo.
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