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Milano
Prima di tutto, una notizia di cronaca. Milano, 26 maggio: Cgil, Cisl e Uil organizzano un convegno “Cara Merlin ti scrivo”. Si scopre così che, nella sola metropoli lombarda, almeno centomila uomini ha avuto rapporti sessuali con una prostituta. Un milanese su dieci, quindi.
Adesso, invece, ecco l’incipit di un libro: “C’è un uomo tra i diciotto e i cinquant’anni residente a Milano o che a Milano sia venuto per affari o per svago, il quale non abbia fatto almeno una visita a una famosa casa che la burocratica verecondia della Pubblica Sicurezza, che ne ha l’alta sorveglianza, e lo spirito pecoresco dei reporter di giornali, han qualificato per innominabile?”.
Se non fosse per il riferimento alla casa di tolleranza, sembrerebbe pura cronaca. Ma ovviamente non lo è. Il libro porta la data 1904 ed è a firma di Umberto Notari, direttore e fondatore dell’ “Ambrosiano”, nonchè amico e sodale di Filippo Tommaso Marinetti. Si intitola Quelle signore e costa al suo autore un processo per oltraggio al pudore. Ecco: basterebbe questo a spiegare il motivo per cui la casa editrice Otto/Novecento lo ripubblica ora a distanza di ottantaquattro anni.
Basterebbe, ma non basta: il libretto è un rutilante affresco di una città distratta, tutto smog (si, proprio così, smog) ed affari, dietro la cui ipocrisia si nascondono in controluce edonismo e sfruttamento.
Di qui, prende le mosse la storia di Marchetta, bella, esperta e sensualissima femme fatale che smania e si divincola dalla cronaca quotidiana di lenoni, viscidi signori e sfruttatori. È un ritratto di un secolo fa, ma sembra un’ istantanea scattata ieri sera.
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Nick Hornby, Carlo Lucarelli, Sandro Veronesi
Staffetta letteraria tra Milano e Roma. Dal 14 al 16 maggio la letteratura trova voce sotto la Madonnina, con Officina Italia e la creatività artistica italiana ad alternarsi nella lettura di opere inedite, in fase di creazione, presso la Palazzina Liberty. Quest’anno un occhio particolare è rivolto alla cosiddetta Terza Generazione, i nuovi talenti nati tra gli anni ‘70-’80, che si avvicendano con i maestri. Gli autori sono Silvia Avallone, Andrea Bajani, Andrea Cortellessa, Mario Desiati, Barbara Di Gregorio, Igino Domanin, Gian Arturo Ferrari, Giuseppe Genna, Paolo Giordano, Sergio Luzzatto, Michele Mari, Laura Pariani, Valeria Parrella, Rosella Postorino, Veronica Raimo, Walter Siti, Sebastiano Vassalli, Sandro Veronesi, Alessandro Zaccuri.
Dal 20 maggio al 19 giugno invece la letteratura si trasferisce in Capitale con “Letterature - Festival internazionale di Roma“. Presso la basilica di Massenzio, tra le antichità dei Fori imperiali, la settima edizione della rassegna porta i maggiori scrittori delle scena mondiale contemporanea a leggere loro brani inediti. Il tema su cui si confrontano quest’anno è “Parola, Silenzio”. Gli autori sono stati chiamati a comporre su questo binomio di termini, in apparente dicotomia ma così complementari e imprescindibili nella letteratura.
La serata inaugurale si apre con il progetto “La storia siamo noi”, in cui tredici scrittori di generazioni diverse raccontano l’Italia dal 1848 ad oggi: Giosuè Calaciura, Andrea Camilleri, Leonardo Colombati, Giancarlo Liviano D’Arcangelo, Mario Desiati, Antonio Franchini, Giuseppe Genna, Nicola Lagioia, Helena Janeczek, Laura Pariani, Sandra Petrignani, Laura Pugno, Antonio Scurati.
La serata del 22 maggio è dedicata al giallo, con due maestri del genere, il giornalista e giallista americano Jeffery Deaver, l’autore de Il collezionista di ossa, e il nostro Carlo Lucarelli, abile penna di gialli e noir.
Per gli amanti dell’immaginario e del surreale la data è il 27 maggio, con due massimi esponenti dei generi “cyberpunk” e “pulp”, William Gibson (Negromante, 1984), leader del movimento Cyberpunk, che si muove tra nuove tecnologie e le loro conseguenze funeste, e il texano Joe R. Lansdale, l’autore underground di maggior successo al mondo.
Il 29 maggio è protagonista Massimo Carlotto, giallista italiano, tra i maggiori in Europa.
Letteratura al femminile il 4 giugno con l’americana Katherine Dunn, romanziera, poetessa, giornalista e insegnante di scrittura creativa, e l’enfant terrible della letteratura spagnola contemporanea, Lucía Etxebarría. Il 5 giugno tira vento d’Oltremanica, con il londinese Nick Hornby e l’irlandese Joseph O’Connor. L’appuntamento del 10 giugno è interamente dedicato allo scrittore, poeta, autore di testi teatrali, giornalista e sceneggiatore Vincenzo Cerami.
Spazio agli esordienti, il 12 giugno, con il lancio dei due giovani autori ritenuti più interessanti e validi dai selezionatori: l’italiano Paolo Giordano e il texano Stefano Merrill Block. Il 17 giugno Letterature ospita il premio Nobel Vidiadhar Surajprasad Naipaul, britannico nato nell’isola caraibica di Trinidad da genitori indiani di casta braminica. È una festa corale quella della serata conclusiva del 19 giugno e segna l’inizio della presenza della poesia nel festival. Partecipano in video i due grandi poeti italiani contemporanei Andrea Zanzotto e Alda Merini, mentre sul palco della Basilica di Massenzio si alternano i poeti Antonella Anedda, Milo De Angelis, Silvia Bre, Franco Loi, Patrizia Cavalli, Valerio Magrelli, Patrizia Valduga, Valentino Zeichen.
Qui il programma dettagliato di Officina Italia.
Qui il programma dettagliato di Letterature 2008.

È in libreria il nuovo romanzo di Paolo Roversi “Niente Baci alla Francese” (Mursia, pp. 224, 15 euro). Un inizio fulminante in cui il protagonista si ritrova nella metro di Parigi con una pistola puntata in volto e odore di terra nelle narici; uno svolgimento cinetico con due morti eccellenti e Milano e Parigi a fare contemporaneamente da sfondo e da protagoniste. Panorama.it ha incontrato il giallista, già vincitore del Premio Camaiore nel 2007 con La Mano Sinistra del Diavolo.
Dopo la provincia mantovana de “La Mano Sinistra del Diavolo” torni a raccontare il capoluogo lombardo, creando anche un po’ di “maretta glam” a livello mediatico inscenando l’omicidio del primo cittadino meneghino. Come hai trovato la città?
Milano è una città che dà le vertigini. Io ci vivo da otto anni e i ritmi rilassati della Bassa mantovana, cui ero abituato, qui vengono spazzati via in un attimo: ti senti come risucchiato in un vortice. Alla fine, però, se non scappi via, ti ci abitui. È una metropoli che impari a conoscere piano piano prima di apprezzarla a fondo. Se ci vieni da turista hai un’impressione solo superficiale: il Duomo, Brera, i Navigli, le vie della moda… Se la vivi, invece, se la giri in vespa come il protagonista dei miei romanzi, se frequenti certi luoghi non così turistici, che sono poi quelli che ho cercato di descrivere, allora assume un volto più umano. E può diventare il luogo ideale per ambientarci un romanzo. Raccontare le sue tante anime è stato per me molto stimolante: questurini, spacciatori, prostitute d’alto bordo, universitari, giornalisti, portinai… Un mondo intero. Milano è letteraria; con le sue atmosfere e le sue contraddizioni è la metropoli italiana noir per eccellenza. Qui ci trovi tutto e il contrario di tutto. La Grande città violenta di McBain ma, allo stesso tempo, anche il quartiere dove si conoscono tutti e la vita sembra scorrere come in un paese di provincia.
Per quanto riguarda la “maretta glam”, confesso, un po’ me l’aspettavo: difficile che passi inosservato un romanzo in cui si racconta dell’omicidio del sindaco alla Prima della Scala. Agenzie stampa, televisioni e giornali, infatti, si sono sbizzarriti.
I protagonisti dei tuoi libri, Radeschi e “soci”, devono fare i conti con uno scenario sempre più attuale: scioperi dei precari, allarme ambientale ecc. ecc. Il noir e il giallo possono ancora raccontare il presente? Hanno un ruolo sociale?
La realtà e la cronaca sono sempre il punto di partenza per me. Il mio romanzo prende le mosse dall’attualità: il ticket antismog che presto entrerà in vigore qui a Milano. Proprio questo provvedimento si pensa sia il movente dell’omicidio del sindaco. Naturalmente è solo un espediente narrativo per raccontare una Milano diversa, una Milano reale ma allo stesso tempo nuova. Una metropoli più ecologica e dal volto quasi umano, dove un sindaco, Senio Biondi, cerca di affrontare realmente i problemi della cittadinanza senza ricorrere ad inutili palliativi. Questo esempio per dire che il giallo è da sempre, e lo sarà ancora per molto credo, il genere privilegiato per raccontare il presente oltre che una sorta di cartina tornasole per aiutarci a capirlo meglio.
Organizzi il festival letterario NebbiaGialla, una manifestazione dedicata al genere, e gestisci il sito Milanonera. Non pensi però che i generi in questione stiano mostrando un po’ la corda?
Il giallo è stato spesso vituperato ma sempre riscoperto; ci ha regalato autori come Agatha Christie e Giorgio Scerbanenco che, a distanza di tanti anni, resistono e appassionano ancora.
In questo momento, sono d’accordo, nell’editoria italiana c’è una sovraesposizione di giallisti. Penso, e spero, che questa onda si calmi a vantaggio della qualità. Il problema è che molti scrivono romanzi di genere perché va di moda, nell’illusoria convinzione che basti metterci un morto e un poliziotto che indaga per essere dei giallisti. Secondo me è un po’ più complesso di così. Prima di essere giallisti, infatti, si è innanzi tutto scrittori e magari si utilizzano i canoni del giallo per raccontare al meglio una storia. Molti di coloro che si cimentano con il giallo possono davvero affermare di appartenere a questa categoria? La questione è tutta qui. Per quanto mi riguarda sia per il festival NebbiaGialla, che quest’anno si svolgerà dal 1 al 3 febbraio 2008, che per il portale Milanonera, cerco di dare spazio agli autori più meritevoli: conosco e leggo tantissimi bravi scrittori che inseguono la propria voce, la propria originalità anche quando scrivono storie gialle. Non si lasciano trasportare dalla corrente e si sforzano di non cadere nei cliché, negli stereotipi. E proprio per questo, credo, piacciono ai lettori. Perché non barano.
La Milano che racconti è la stessa che in qualche modo raccontavano in maniera diametralmente opposta eppure complementare Scerbanenco e Bianciardi?
Rispetto a loro, penso di avere intrapreso una terza via. Mi sento vicino a Bianciardi che, come me, era milanese d’adozione ma, allo stesso tempo, mi reputo quasi nipote, e sicuramente debitore, di Scerbanenco: un maestro. La prima volta che sono arrivato in stazione centrale avevo in tasca un suo romanzo: mi ha fatto da guida turistica. E ha rappresentato un prezioso insegnamento letterario!
Parlaci della scelta delle playlist musicali dell’iPod di Radeschi che aprono ogni capitolo.
Mi piaceva l’idea di abbinare al mio romanzo una colonna sonora, una musica di sottofondo. Ho così pensato di corredare ogni capitolo con alcune canzoni che descrivessero la scena che si stava per leggere. Ogni brano della mia ideale playlist può essere interpretato in tre modi diversi. Ossia: cinematograficamente, come la colonna sonora più adatta per quella scena (per la Prima della Scala, ad esempio, il sottofondo scelto è la Marcia trionfale dell’Aida); letterariamente, il testo della canzone descrive la scena (quando si ritrova il sindaco morto la canzone scelta è Murder on the dance floor); evocativamente, il titolo della canzone richiama il contenuto della scena (in un capitolo di caos totale la colonna sonora è Bruci la città). La lettura è per sua natura evocazione: quando leggiamo nella nostra testa creiamo un mondo, proiettiamo le situazioni. Le canzoni suggerite sono, secondo me, la colonna sonora adatta per quelle proiezioni.
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Da calle de Alcalá fino a Plaza de España, Gran Vía è la strada principale di Madrid, cuore pulsante della città, della moda, del musical, dello shopping… E si chiama proprio Gran Vía la giovane casa editrice italiana che decide di portare la lettura spagnola contemporanea e la sua essenza, quella meno nota e più viscerale, in Italia.
Un tram a s.p. di Unai Elorriaga (qui le prime pagine del libro, in pdf) è l’ultima uscita che propone. “Elorriaga è uno scrittore trentaquattrenne basco - dice Fabio Cremonesi, direttore editoriale di Gran Vía - che nel 2002 ha vinto il Premio nacional de narrativa, negli anni passati attribuito ad autori che poi si sono guadagnati il Nobel. Elorriaga parte dall’idea semplice di chiudere in una stanza un anziano, che ha perso la memoria a breve termine e non ha più posto nel mondo, e un giovane, che non ha ancora trovato il suo posto nel mondo. Scrivendo con grande tenerezza e ironia. Trattando temi cupi con leggerezza di tono”.
Ed proprio questa la caratteristica della letteratura spagnola, avere una maggiore aderenza alla realtà di quella italiana ma usare toni leggeri? “Sì” dice Cremonesi “nella letteratura spagnola non c’è pesantezza, anche se vengono affrontati temi forti. Questa è anche una forma di rispetto verso il lettore che, dopo che aver vissuto una giornata di lavoro, non si trova ad essere aggredito da una prosa pesante.
Come mai la scelta di proporre narrativa spagnola?
A partire da gennaio lanceremo anche una collana latino-americana, anche se quella spagnola rimarrà la principale. La scelta è stata un po’ per passione personale, mia e dei colleghi, e un po’ anche perché la Spagna è un paese con cui l’Italia condivide molte cose: in certi periodi è un po’ più avanti di noi, in altri più indietro. Capire la Spagna aiuta a capire l’Italia. Le nostre scelte editoriali sono orientate all’aspetto sociale e civile… e ora in Spagna accadono cose molto interessanti dal punto di vista culturale, che in Italia non si riesce a percepire visto che i nostri editori traducono quasi solamente dal castigliano. Noi invece osserviamo anche gli autori che scrivono in catalano, basco e galego.
Ora la Spagna è più avanti dell’Italia?
Nelle tematiche sociali sì. E anche dal punto di vista economico sta vivendo un periodo felice, a differenza dell’Italia. Su altri fronti, invece, c’è un testa a testa.
Le differenze letterarie tra i due Paesi sono lo specchio delle loro differenze più grandi?
Sì, la letteratura è specchio delle differenze e delle affinità. In Spagna, ad esempio, c’è un taglio più laico sulle vicende sociali, nella letteratura come nella quotidianità.
Gli autori spagnoli sono poco letti in Italia?
Succede lo stesso che capita agli italiani: alcuni scrittori diventano casi letterari, altri sono trascurati e ignorati, altri sopravvalutati, altri ancora ricevono il giusto riconoscimento. Ma ci sono tanti gioiellini nascosti…
Il vostro lettore tipo? Sul sito di Gran Vía si legge che vi rivolgete soprattutto a un pubblico femminile…
Questo più che altro perché il 60% del mercato italiano è donna. Però sì, abbiamo un occhio di riguardo verso le donne, soprattutto verso le autrici. A novembre promuoveremo una scrittrice galiziana, molto impegnata, María Reimóndez, e il suo Il club della calzetta: la storia di sei donne che si ritrovano per lavorare a maglia e, tra un punto e l’altro, si intrecciano i racconti, nascono vincoli di amicizia, la solitudine di ognuna si trasforma in solidarietà.
La Gran Vía pubblica su carta riciclata e utilizza energia elettrica proveniente da fonti certificate rinnovabili…
Nel nostro piccolo cerchiamo di limitare i danni. Nella redazione di una casa editrice si usa così tanta carta… che ci sentiamo in colpa. Inoltre, una tipografia presso cui stampiamo è una cooperativa sociale.
Ma… vista la situazione difficile dell’editoria italiana, voi, che proponete scelte editoriali abbastanza particolari, riuscite a vivere bene?
Vivere bene no, ma siamo sul mercato da poco più di undici mesi. Per il momento stiamo sopravvivendo e abbiamo segnali di crescita di interesse nei nostri confronti, sia da parte della stampa che da parte del pubblico. Il 50% delle case editrici che nascono muore in un anno. Noi stiamo per girare la boa di un anno con slancio.

Marco Travaglio, Sandrone Dazieri, Angelo Branduradi, Jovanotti, Raul Montanari, Aldo Nove. Sono soltanto alcuni degli ospiti di La biblioteca in giardino, rassegna d’incontri a Milano e dintorni, tra letteratura, reading, dibattiti, ma anche teatro e musica.
Gli appuntamenti, dal 18 giugno fino al 5 luglio nei giardini delle biblioteche Milano e hinterland, sono tutti a ingresso è libero. Per partecipare è sufficiente una sana passione per i libri e la musica, e un valido antizanzare. E se piove, gli incontri non saltano: si va al coperto. Non si escludono, però, variazioni al cartellone. L’assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi, secondo quanto riportato da alcuni quotidiani, ha infatti lamentato un programma “troppo di sinistra” e chiede che altri nomi siano inseriti tra gli ospiti. Tra le proposte: don Verzé (fondatore dell’ospedale San Raffaele di Milano), Armando Torno e Andrea Colombo.
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