
Kate Moss ai British Fashion Awards 2011 - Credits: LTA
Come si diventa un’icona di stile? In questa domanda è racchiusa tutta l’essenza di Kate Moss Style (Tea), il libro firmato Angela Buttolph che ripercorre la carriera della bella e dannata Kate, cercando di svelare i fattori che hanno contribuito a renderla The Queen of Cool. Continua

Particolare della copertina - Credits: Piemme
Se da sempre siete affascinate da quei ragazzi che uniscono talento e impegno nel raggiungere i propri obiettivi, bene. Un sogno su misura (su Bol.it con uno sconto speciale) è il libro che fa per tutte voi. Care adolescenti, ma non solo, non potete perderlo!
Inoltre l’inizio delle vacanze non potrà che rivelarsi il momento migliore per scegliere da sole le vostre letture. E farvi scoprire, una volta di più, il piacere che solo un buon libro può dare.
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Credits: treviño @ flickr
Qualche anno fa, tra le tante perle che il Trivial Pursuit regalava ai suoi giocatori, c’era questa: “Quale capo di vestiario è indossato sia da Papa Giovanni Paolo II che da Madonna?“. La risposta era: un paio di Doc Marteen’s. Oggi Benedetto XVI indossa quelli che sembrano un paio di appariscenti mocassini Prada (anche se alcuni sostengono Gattinoni) e, stando all’ indagine condotta dal drammaturgo e giornalista Luca Scarlini, è solo uno dei tantissimi esempi di come siano gli abiti lussuosi a fare i monaci d’oggi.
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“È proprio vero che si può ottenere dalla vita solo ciò che vi si investe. Nessuno dovrebbe ritenersi soddisfatto di ciò che fa, se si sente frustrato dalle proprie ambizioni inattese, ma non ho mai creduto nella possibilità di inventarsi tutto da zero. Ci si dovrebbe piuttosto tenere sempre all’erta; per poter valutare in pochi attimi, nel caso in cui si apra una nuova porta, la bontà dell’avventura nella stanza accanto e, se opportuno, saltarci dentro senza esitazioni.”
In questo pensiero si riassume il segreto del successo di Sir Hardy Amies, colui che, nato ai primi del Novecento in una cittadina nei pressi di Londra è riuscito a diventare, grazie alla sua intraprendenza e alla sua eleganza, lo stilista ufficiale della regina Elisabetta II d’Inghilterra.
È lo stesso stilista volle raccontare in un’autobiografia apparsa in Gran Bretagna nel 1984 come fosse riuscito, superando due guerre e non poche difficoltà, soprattutto economiche, nell’impresa di fregiarsi, al culmine della carriera, del Sigillo Reale. Oggi quel libro dal titolo Sir Hardy Amies. L’eleganza al 14 di Savile Row è pubblicato in Italia dalla casa editrice Excelsior 1881.
Una vita avventurosa che lo ha portato a girare intorno al mondo, da principio per imparare e dopo aver raggiunto l’apice del successo per esportare il proprio marchio.
Il libro è un diario di viaggio in quello che secondo molti sarebbe il mondo dorato della moda, ma che nasconde al suo interno una serie interminabile di sacrifici e a volte anche di delusioni. E dove solo la caparbietà mischiata al puro talento possono garantire i tanto desiderati risultati.

“Il vestito è il segno che separa l’uomo dall’animale”. A leggere ciò che scriveva il marchese Condorcet quasi tre secoli fa, si potrebbe supporre che il concetto di moda sia universale ed eterno. E invece no: “la moda non si accontenta di essere un fenomeno sociale occidentale; essa è fenomeno occidentale moderno”. A spiegarlo, in un agile saggetto, è Frédéric Monneyron, prof di letteratura generale nientemeno che alla prestigiosissima Universitè de Pèrpignan-Via Domitia.
Nella sua Sociologia della moda, fresca di stampa per i tipi di Laterza, l’esperto racconta la storia della più fortunata invenzione dell’Ottocento. Momento decisivo, un decreto francese rivoluzionario che porta la data dell’8 brumaio dell’anno secondo (e cioè 29 ottobre 1793) che recita: “Nessuna persona dell’uno o dell’altro sesso potrà costringere un cittadino a vestirsi in modo particolare, senza essere considerata e trattata come sospetta e perturbatrice dell’ordine pubblico”.
Di lì, la svolta epocale. Che per molti ha portato negli ultimi tempi ad una vera e propria offensiva di marchi e holding internazionali specializzati nella persuasione del cliente. Anche per questo, Antonio Foglio, che ha passato buona parte della sua vita professionale a svolgere attività di “consigliori” delle più grandi industrie internazionali, ha ora deciso di passare al lato opposto della barricata. E, lancia in resta, si è gettato a capofitto in una difesa del consumatore.
È nato così L’arte dello shopping, arrivato in libreria con l’editore Franco Angeli. Un prontuario ispirato ad un preciso comandamento: “all’arte del vendere si risponde con l’arte del comprare”. E con un chiaro intento: facilitare l’accesso ai prodotti di alta qualità anche ai portafogli più angusti, che “solo in linea teorica non potrebbero permetterselo”.
“Libertè, egalitè, fraternitè”, dicevano i padri giacobini. A distanza di più due secoli, perchè smentirli?
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