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Nessuno si salva da solo: in libreria il nuovo romanzo di Margaret Mazzantini

Margaret Mazzantini (Credits: Ansa/Andrea Merola)

Margaret Mazzantini (Credits: Ansa/Andrea Merola)

Con Non ti muovere ha venduto quasi due milioni di copie, facendo incetta di premi (tra gli altri, lo Strega e il Grinzane Cavour) e finendo tradotta in 35 paesi. Continua

Federica Manzon, “Di fama e di sventura”, il nuovo romanzo presentato dall’autrice - Video

Federica Manzon, Di fama e di sventura, Mondadori [compralo su Bol.it]

Un romanzo intenso e serrato: la storia di Tommaso, nato “sotto una cattiva stella” come dicono le comari e con qualcosa di speciale, come la capacità di capire l’animo degli uomini con uno sguardo, di leggere il futuro, ma su di sé attirerà disgrazie, successo e tragedie.
Esistenza segnata dall’abbandono, dalla ricerca del padre, dall’ingiustizia dalla quale deve difendersi giorno dopo giorno; e difendersi deve dalla paura e dal denaro che inganna e tradisce, dall’amore. Continua

Alessandro Barbero: “Gli Occhi di Venezia” - Incontro video con l’autore

Lo storico Alessandro Barbero (Torino, 1959) ha usato con sapienza le conoscenze e le storie incontrate nelle ricerche sulll’Italia e il Mediterraneo del Cinquecento - già mostrate per esempio nel suo Lepanto, la battaglia dei tre imperi (Laterza) - per scrivere Gli Occhi di Venezia (Mondadori) un romanzo complesso ambientato nella città dei Dogi e nel Mediterraneo alla fine del sedicesimo secolo.

Storia d’amore, di guerre, di speranze, di incontri con il mondo musulmano: avventure insomma.
Le avventure di Michele, prima di tutti: un giovane accusato ingiustamente dalla occhiuta giustizia della Serenissima; e poi quelle di Bianca, la giovanissima moglie che lotta tenace per sopravvivere nella città lagunare, dove i pericoli e i tranelli sono - se possibile - ancora peggiori di quelli nei quali si imbatte Michele.

Ma lasciamo che sia l’autore a introdurci nell’atmosfera del romanzo:

“Mi dichi”: a marzo il ritorno di Fantozzi. In libreria

(Credits: Ansa)

(Credits: Ansa)

Con le sue parole (oltre che con la sua formidabile mimica) ha focalizzato l’attenzione di milioni di spettatori e di almeno tre generazioni. Continua

Il traditore tipo secondo Le Carré: a ottobre il nuovo romanzo del maestro dello spionaggio

Il sito internet di John Le Carré

Il sito internet di John Le Carré

Stavolta sarà ambientato nell’isola di Antigua, nei Caraibi, e ruoterà attorno a una strana triangolazione. Il prossimo romanzo di John Le Carré si intitolerà Il nostro traditore tipo, sarà pubblicato da Mondadori e arriverà nelle librerie agli inizi di ottobre. Continua

Galveston, la fiaba nera di Nic Pizzolatto

Una casa di Galveston dopo l'uragano Ike - Credits: skeggy via flickr

Una casa di Galveston dopo l'uragano Ike - Credits: skeggy via flickr

C’è chi lo paragona a William Faulkner, chi al primo Cormac McCarthy, chi a Elmore Leonard. Forse è un po’ presto, dato che siamo al primo romanzo, ma il talento di Nic Pizzolatto è sicuro e promettente e il suo Galveston è una delle migliori crime novel uscite ultimamente in libreria.

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Io sono Diabolik: il Re del Terrore firma la sua autobiografia

Un particolare della locandina del film Diabolik del 1968 - Credits: Dino De Laurentiis Cinematografica, astanush via flickr.com

Ha compiuto centinaia di prodigiosi furti, è passato indenne attraverso innumerevoli avventure senza mai perdere lo charme che da sempre lo contraddistinguono, si è imposto nell’immaginario italico come un’icona imprescindibile, dando vita a decine di imitazioni. Ora, dopo 48 anni di onorata carriera, Diabolik si concede una pausa per raccontare la sua vita a chi da sempre segue le sue imprese.
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Antonio Monda: doppio salotto New York-Capri

antonio-monda: doppio salotto New York-Capri

di Silvia Grilli

Al Pacino e Philip Roth si sono conosciuti a casa sua. L’attore è andato dallo scrittore: «Sono Al». Non avendo reazioni, ha specificato: «Al Pacino». «So chi sei» ha sentenziato Roth. A casa sua, Meryl Streep ha incontrato l’architetto Renzo Piano; i fratelli Paolo e Vittorio Taviani invece Martin Scorsese. Salman Rushdie ha confidato a Roberto Saviano come vive sotto scorta e Don DeLillo ha esortato Roth: «Scrivi meno, va’ in vacanza». L’ altro: «Vivo finché scrivo. Dopo muoio». Continua

Francesco Guccini si racconta

(ANSA / TONINO DI MARCO / PAL)

(ANSA / TONINO DI MARCO / PAL)

Eravamo degli adolescenti nati attorno alla via “Emiglia”, mi raccomando: col gi elle come si dice da quelle parti!- che avevano scoperto il jazz e il rock and roll. Suonavamo nelle balere e ci divertivamo a fare scherzi terribili

Chi è un mito? Chi ti fa scorrere lungo la schiena un brivido quando lo vedi, e questo Guccini lo provoca. Continua

iPad e la rivoluzione digitale: Mondadori annuncia i primi e-book per il 2011

Credits: Apple

Credits: Apple

A poche ore dall’attesissima presentazione di iPad, il nuovo tablet Apple, Mondadori non perde tempo e annuncia i primi e-book per il 2011.
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La vita è una cosa meravigliosa. Ma siete sicuri?

Un momento della manifestazione 'Io dissuado', organizzata a Roma l'11 ottobre scorso, contro gli incidenti stradali - FABIO CAMPANA/ANSA

Un momento della manifestazione 'Io dissuado', organizzata a Roma l'11 ottobre scorso, contro gli incidenti stradali - FABIO CAMPANA/ANSA

La vita è una cosa meravigliosa. Finché dura. E troppo spesso finisce con largo anticipo rispetto alle aspettative. Magari contro un platano, ai bordi della carreggiata, tra gli airbag scoppiati, un lago di sangue sull’asfalto, corpi senza vita tra lamiere contorte. Evitate pure gesti scaramantici. È la realtà della (in)sicurezza stradale italiana. Un fenomeno che ha proporzioni da emergenza nazionale.  Dove la sfortuna non c’entra. Continua

Caldo, piatto e affollato: così è il pianeta visto da Friedman

Economia
Arriva in libreria Caldo, piatto e affollato (Mondadori), un saggio di Thomas Friedman su come sta oggi il mondo e su come possiamo cambiarlo. Il saggio analizza problemi, anche climatici, di un pianeta che rischia di suicidarsi: ”Il futuro è una scelta, non una fatalità. Ignorare i problemi di oggi significa perdere l’occasione di poterlo cambiare”. E questi sono: il surriscaldamento, lo stupefacente livellamento, grazie alla globalizzazione, degli stili di vita di un numero crescente di persone e la brusca impennata demografica degli ultimi decenni, che hanno trasformato la Terra, per l’autore, commentatore del New York Times e tre volte premio Pulitzer, in un pianeta caldo, piatto e affollato, alterando pericolosamente gli attuali equilibri naturali, sociali ed economici. Friedman individua alcuni problemi principali, che ruotano attorno alla richiesta sempre in aumento di energia e allo scemare invece delle materie prime naturali, alla distribuzione dell’energia e conseguentemente del benessere, cui aggiunge la perdita veloce di biodiversità. Friedman, accantonando le argomentazioni della retorica ambientalista e affondando impietosamente l’analisi nelle molte negligenze, volontarie o involontarie, che hanno portato alla situazione attuale, ritiene necessaria, in sintesi, una nuova rivoluzione industriale, verde e legata alle scelte energetiche, guidata dagli Usa. Stern parla di un nuovo percorso di crescita sostenibile e vede nella presidenza Obama una positiva e nuova opportunità. Friedman sa che il problema è globale, del mondo nel suo insieme, che deve trovare il modo di coordinarsi in maniera efficace, ovvero equa e sostenibile, tenendo conto sia dell’origine che degli effetti dei cambiamenti climatici, che sono un fenomeno iniquo, perché i colpevoli principali sono i paesi ricchi e chi ne sopporta di più le conseguenze quelli poveri, aumentando così la forbice.

Una lucida moneta d’argento, primo apocalittico capitolo della trilogia del Wunderkind

Una lucida moneta d'argento

È una moneta d’argento a sconvolgere l’esistenza di Caius Strauss, gettata nella Senna o sepolta tra i rifiuti torna sempre in mano al ragazzo. La moneta è la chiave per accedere al Dent de Nuit, il quartiere fuori da ogni mappa; un mondo oscuro in cui si annidano personaggi letali, orrori indicibili e luoghi come la libreria Cartaferina, che vende oggetti capaci di realizzare i desideri a prezzo del sangue. In una Parigi sinistra e misteriosa, una rivelazione attende Caius: lui è il Wunderkind, il ragazzo per cui gli abitanti della città nascosta sono disposti a morire e l’uomo dalla faccia di luna, che gli ha dato la moneta, è disposto a uccidere. Tra Neil Gaiman, Terry Gilliam e Clive Barker, Una lucida moneta d’argento, da oggi in libreria (Mondadori, p.p. 390, euro 17), è il primo capitolo della trilogia del Wunderkind,  sorprendente esordio del bolzanino D’Andrea G.L. Panorama.it lo ha incontrato.
Una lucida moneta d’argento esce per Mondadori ragazzi ma in una collana crossover…
Non l’ho scritto come libro per ragazzi e come tale non viene neppure presentato dall’editore, se ci fa caso. Contiene immagini forti, viscerali. L’esperienza mi ha però anche insegnato che non sempre quello che io reputo “duro” o “violento” lo sia anche per gli altri. Sandrone Dazieri ha detto che il Wunderkind è come il Monopoli, dai 14 ai 99. Ognuno poi a seconda dell’età, trova di che divertirsi.
Come è nata la trilogia?
Domanda difficile. Non c’è un momento preciso, è stata più la conseguenza di alcune riflessioni, immagini e personaggi che pian piano sono emersi autonomamente. Come una tela bianca su cui, dal nulla, appaiono dettagli apparentemente slegati fra loro. Poi mi ci è voluto un po’ per capire come incastrare il tutto e quando l’ho fatto mi sono reso conto di aver bisogno di spazi e tempi che un singolo romanzo non mi avrebbe garantito.
Ha già scritto anche gli altri capitoli della saga?
Il secondo volume è già pressoché finito, e in un certo senso anche il terzo e ultimo lo è. Quello che esigo, sia come scrittore sia come lettore, è una coerenza interna: tutto deve tornare, in un modo o in un altro; per questo prima di dare alle stampe il primo, ho lavorato affinché nulla restasse legato al caso anche per il due e il tre. Sono un maniaco del controllo.
Chi è il Wunderkind?
Caius Strauss, il ragazzino in bianco e nero per cui sembra valga la pena uccidere e morire. Ma è anche molto, molto di più. Il fantasy viene visto spesso come un genere fine a se stesso.
Come ha lavorato sull’ambientazione parigina?
Ci sono stato. Ma la Parigi a cui mi riferisco è la Parigi che tutti abbiamo in testa, in un modo o nell’altro. Mi interessa quella Parigi  se vuole un po’ mitica, non quella in cui vive Carla Bruni. Quando  leggo un libro non sono interessato al fatto di sapere se in quella  determinata via ci sia o meno quella boulangerie, mi interessa che l’atmosfera della città mi colpisca. Come scrittore tutto il mio  impegno è proteso nel cercare di creare lo stesso effetto.
Come ha creato il Dent de Nuit?
Non l’ho creato, la parola migliore è “esplorato”. Ci sono finito dentro e ogni volta che mi metto a ragionare sul Wunderkind, ci finisco dentro. È un posto sinistro, lo so, ma mi ci sento a casa.
A quale immaginario, mitologia, epica fa riferimento?
Sarebbe arrogante se rispondessi la mia? In parte lo è, me ne rendo conto. Quello che cerco di fare con il Wunderkind è quello di costruire una mitologia che sia il più possibile aderente alla mia visione del mondo. Adagiarsi su vecchi cliché mi sembra noioso, molto meglio provare ad esplorare nuove strade. Gran parte della sfida della trilogia è questa, ed è riassumibile in quello che diceva Dick: cercare di costruire un universo che non cada in pezzi.
I personaggi spesso prendono una loro strada, sorprendente anche per l’autore…
Forse la farò sorridere, ma chiederei al protagonista di essere più ubbidiente. Non scherzo. Spesso agisce di testa sua, sfugge completamente al mio controllo. Prende decisioni che sorprendono me per primo. Ed è anche il modo con cui ho scoperto pieghe imprevedibili della storia e quindi, se mi rispondesse ”non se ne parla nemmeno”, non mi arrabbierei più di tanto. Sono della scuola di pensiero per cui se la storia non sorprende me non riuscirà a sorprendere neppure il lettore.
Perché scegliere un canone narrativo come il fantasy?
Perché il fantasy è il proseguimento con altri mezzi della metafisica. Permette di sperimentare concetti ed idee cui la filosofia e la religione hanno abdicato. Concetti come vita e morte, tempo e ricordo, ormai possono essere esplorati - esplorati con la pancia e non come astrazione - solo con un certo tipo di narrativa. Inoltre è l’unico genere che mi permette di mettere nero su bianco immagini che altrimenti resterebbero solo nella mia testa e questo per me viene prima di ogni altra cosa.
Il fantasy viene visto spesso come un genere fine a se stesso. Secondo lei potrebbe parlare anche d’altro - penso all’esperimento della collana Verdenero con la Troisi?
L’idea che il fantasy sia un genere fine a se stesso è un’idea molto italiana e smaccatamente provinciale. Non è così. Vuole un esempio? L’unico modo per capire le innovazioni della fisica di inizio Novecento, di capirne le implicazioni con la “pancia” e non come pura astrazione, è quello di leggere i racconti di Lovecraft. La letteratura inizia nel momento esatto in cui la prima scimmia con una scintilla di intelligenza ha visto per la prima volta la notte per ciò che era. E per capirla ha dovuto popolarla di mostri. In altre parole il fantasy (che non è solo nani, elfi e guerrieri in mutande di peluche) è il primo genere mai esistito. E in quanto tale, parla sempre di “altro”. Detto questo, fantasy è solo un’etichetta e io non mi considero tale. Non nell’accezione italiana del termine. Fantasy è l’Odissea, l’Epopea di Gilgamesh, la Bibbia. Racconti straordinari che usano figure straordinarie in contesti straordinari. Libri che parlano sempre di “altro”.
Come definirebbe allora Una lucida moneta d’argento?
Un horror fantasy, un incrocio di molte cose. Un “crossover” come l’hanno definito in quel di Segrate. Credo che la forza del W stia proprio in questa sua ostinata caparbietà nel non voler essere ingabbiato da nessuna parte. Perché se dico fantasy, pensi a Tolkien, se dico horror pensi a King. Ma né Tolkien né King hanno a che fare con il Wunderkind. Gaiman e Barker, di certo, ma come li definirebbe questi due? Insomma, sono un outsider e la cosa mi sta più che bene.
E come è secondo lei il panorama fantasy - fantastico- horrror  italiano?
Ancorato a vecchi modelli e spesso, non sempre, scritto male. Ci sono eccezioni, naturalmente. Personalmente detesto vedere un genere in cui  i limiti sono banditi trasformato in una riserva di cliché. Il fantastico permette una  libertà infinita, ingabbiarlo non è solo sbagliato, è stupido.
Quali sono gli scrittori italiani che apprezza particolarmente?
Pochi in realtà. Valerio Evangelisti, perché trovo la sua critica sociale estremamente intelligente e profonda. Mi piacciono i Kai Zen  perché vogliono raccontare storie d’avventura come nessuno in Italia fa, e cioè divertendosi e divertendo il lettore. E poi Alan Altieri,  feroce e cupo come pochi. La sua trilogia di Magdeburgo è stata una gran lettura. Sincopata da mozzare il fiato. Gli autori italiani, in  genere, hanno due colpe gravissime. La prima è che si accontentano,  non mirano in alto. E poi non riescono a staccarsi dal cliché per cui  se non scrivi di cose “reali”, sei un decerebrato. Il realismo, mi fa orrore. È una falsità bella e buona.
Evangelisti è considerato, l’Autore italiano “fantasy”, a torto o a ragione?
Evangelisti per me non è un autore “fantasy”, ma uno dei pochi scrittori a essere veramente dentro la società e la storia moderna. Mostra la realtà come nessuno scrittore “realista” sa fare. Ne svela i meccanismi perversi e non ha paura di esprimere giudizi, anche pesanti, su quanto di malato esista. Ha creato un personaggio negativo che è la somma di tutte le intolleranze del XX e XXI secolo, Eymerich, che per puro paradosso - e qui forse è l’unica vera nota “fantasy” della sua opera - riesce a farci comprendere l’orrore che spesso il mondo ci propone e, peggio ancora, ci mostra come noi tutti ne siamo gli artefici.
Oltre a Wunderkind, c’è altro in cantiere?
Scrivere una trilogia è una faccenda rischiosa perché c’è sempre in agguato il problema del non riuscire a uscirne più. Mi sono dato una regola, tra un volume e l’altro provare a buttare giù qualcosa di diverso dal Wunderkind. Che il risultato poi sia apprezzabile o meno, è un altro paio di maniche. L’importante è uscire, prendere fiato per poi rituffarmi con maggiore lucidità. In pratica scrivo sempre.
È un appassionato di musica, quello che ascolta influenza la sua scrittura, e cosa ascolta?
Metal, sono un integralista del genere. È l’unica forma di musica moderna viva e priva di limiti, per questo mi piace. È un genere  tutto sommato recente, poco più di vent’anni, ma ha avuto e sta avendo un’evoluzione da lasciare a bocca aperta. Quando scrivo ho sempre un cd come sottofondo, mi aiuta a concentrarmi. Anche se  immagino che a qualcuno possa sembrare quantomeno strano. Nel Wunderkind ci sono moltissime citazioni  di dischi e gruppi che amo, nascoste in alcuni casi, evidenti in altre.
Il sito dedicato al libro a cosa serve? È solo promozionale?
Ho un rapporto difficile con Internet. Ho un sito dedicato alla trilogia da cui si può scaricare il primo capitolo, come assaggio, e leggere qualche notizia: presentazioni, articoli, recensioni. Poi ho un blog, su cui ogni tanto butto giù qualche spunto di riflessione.
Cosa ne pensa del dibattito sul new italian epic?
Penso che si tratti di un tentativo di alcuni autori di autodisciplinarsi, di trovare una propria via per capire dove direzionare la propria scrittura. Immagino sia un lavoro logorante, e sono ben felice di lasciarlo a chi sa farlo meglio di me. E cioè i critici preparati, anche se è un azzardo cercare di “ingabbiare” il presente, si rischia sempre di fare delle figuracce. Meglio aspettare un secolo o due. Alla fine non è importante il nome, ma il cosa. Che è sempre lo stesso da secoli: raccontare una bella storia.
E del Copyleft?
Credo sia stato poco approfondito, come modalità e come potenzialità, sia dalle case editrici che dagli autori che ne fanno uso. È al centro di un bel dibattito, animato e senza troppe barriere  preconcette e pur non facendone parte, devo dire che è un argomento che mi stimola visto che - dopo tutto - si tratta dell’alba di un possibile domani.
Come è stato lavorare con Mondadori da esordiente?
Mondadori è un’enorme macchina da guerra. Un panzer. E come tale bisogna rapportarcisi. Ma ha un cuore gentile. Ho incontrato solo persone splendide, di una professionalità incredibile. Quello che mi  ha stupito, e che spesso chi mi ascolta fa fatica a comprendere, è la  passione con cui tutti, dai redattori ai correttori di bozze ai  disegnatori, lavorano. Persone intelligenti che hanno avuto la  pazienza di insegnarmi molto. Dazieri poi… Come autore si muove in  ambiti diversi dal mio, è vero, ma è una persona che ha una  caratteristica rara: sa entrare nella pelle di uno scrittore e sa come  aiutarlo a trovare al meglio la sua identità. Tutto il suo lavoro è improntato su questa ricerca di singole identità che in qualche modo possano trasmettere qualcosa. Non dice questo non lo puoi fare, dice: sei sicuro che non puoi andare ancora più in là?
C’è qualche casa editrice che le piace particolarmente?
Non seguo il marchio, a dire la verità. Un libro può essere buono o cattivo a prescindere dal fatto che sia pubblicato da una grande o una piccola realtà. Se devo fare un nome le direi Meridiano Zero i cui titoli sono sempre scelti con la massima cura. Di certo non leggo i libri editi da case editrici che chiedono contributi da parte degli autori. Lo trovo  immorale. E credo che faccia parte di quel vizio di cui dicevo  prima: l’accontentarsi.
Un titolo che la ha particolarmente colpita ultimamente?
Ho letteralmente divorato Bad City Blues, di uno scrittore che amo molto che si chiama Tim Willocks. Uno che scrive senza pietà e lo fa  in maniera molto pulita. È una specie di noir, non è un fantasy o un horror, ma certe atmosfere lo sono.

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