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Ad personam: a Natale Mursia lancia il libro personalizzato

Uno dei volumi di "Ad personam" è firmato da Wilma De Angelis

Uno dei volumi di "Ad personam" è firmato da Wilma De Angelis

E venne l’ora del libro ad personam. O meglio, ritornò. La casa editrice Mursia da qualche giorno ha infatti deciso di lanciare una curiosa iniziativa editoriale: personalizzare il proprio regalo natalizio inserendo sulla copertina del volume il nome del proprietario (o semplicemente quello del destinatario) e ponendovi sul retro una dedica speciale. Continua

I camion letterari di Mursia: la casa editrice va “on the road”

Rendering da Mursia editore

Rendering da Mursia editore

Un viaggio di 10mila piedi incomincia sempre con un passo, diceva Confucio. Se nel viaggio si è accompagnati da una buona lettura la strada diventa più lieve. Figuriamoci se lo scopo del viaggiare è proprio portare i libri nelle piazze italiane. Come vuole fare la casa editrice Mursia (Ugo Mursia editore): mettere quattro ruote sotto la copertina. Continua

Marina Alberghini: Vi presento il vero Céline

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Bollato con l’infamante stampino dello scrittore maledetto. Accusato di antisemitismo, nazismo, collaborazionismo. Autore di pagine memorabili e di requisitorie infamanti. Louis-Ferdinand Céline si è cucito addosso, suo malgrado, una fama inversamente proporzionale al valore di alcune delle sue opere, fama peraltro incrementata da scelte pubbliche controverse e pagine violentemente antisemite.
Con una monumentale e dettagliatissima biografia  dal titolo Louis-Ferdinand Céline, gatto randagio, di recente pubblicata da Mursia, Marina Alberghini ha messo a fuoco la figura del grande scrittore, rivalutando la vita di un “uomo che si farà preda per stanare il potere e denunciarlo, da qualunque parte esso provenga”.
Un atteggiamento polemico che riverserà anche nei confronti della Russia comunista….
Sarà quella l’accusa più dirompente, che distruggerà la sua esistenza. Dopo un viaggio in incognito in Russia, nel ’36, denuncerà gli orrori di Stalin in Mea Culpa e poi in alcune lettere e pamphlet, attirandosi l’ira e la persecuzione dei comunisti francesi e della loro intellighenzia. Oggi si parla molto del massacro di Katyn. Ecco, Céline fu il primo a dire che erano stati i sovietici a sterminare  i polacchi. Una verità che adesso è nota, ma che allora gli costò l’offesa da parte dei comunisti francesi di filo-nazismo.
Lei racconta anche di un Céline che anticipa di un torno d’anni l’incombere della seconda guerra mondiale….
Nel 1933 fece un discorso pubblico, l’Hommage à Zola. Tuttavia, non parlò dello scrittore francese. Piuttosto, preferì concentrarsi sui totalitarismi che stavano dilagando, analizzandoli mirabilmente alla luce delle scoperte freudiane e dimostrando che è l’impulso di morte che porta un popolo ad asservirsi al suo dittatore e a provocare la guerra. Nessuno storico di rilievo ha evidenziato quest’aspetto, anche perché la persecuzione di Céline da parte degli intellettuali della gauche fece scomparire tutti i documenti, tornati alla luce solo recentemente.
Un esempio?
Molte sue lettere testimoniano questa previsione. Eppure, diversi studiosi hanno ribaltato la realtà. È il caso di uno dei suoi vecchi biografi, che postò una sua missiva del ’33, dove scriveva: “Al fascismo andiamo, noi vogliamo” e la piantò lì, per far capire che Céline era filo fascista. Ma la lettera continuava: “…perché questa Europa imputridita non si merita di meglio”. Nel mio libro, ovviamente, la lettera è riportata integralmente.
Veniamo al tanto discusso antisemitismo. Difficile sottovalutare le invettive di Bagatelle per un massacro.
L’antisemitismo di Céline è molto marginale rispetto alla sua opera. È riscontrabile in un solo pamphlet ed è stato messo in risalto per colpirlo. Il suo supposto collaborazionismo non è mai esistito e il mio libro lo dimostra con documenti ineccepibili usciti ultimamente. Céline non invocò mai un pogrom e neanche le camere a gas, che non sapeva nemmeno esistessero. Viene considerato antisemita anche L’Eglise, scritto per colpire Raichmann, un ebreo a capo della Società delle Nazioni. Ma quell’opera colpisce più che altro il potere della parola, quello politico verbale, che appartiene a tutti e non parla di ebrei o ebraismo. L’autore di Morte a credito ebbe poi molti amici e difensori ebrei, e ne salvò altrettanti dalla persecuzione nazista grazie a certificati falsi.
Céline e l’eros: un rapporto complesso, eppure utile per capire alcune delle sue scelte.
Credeva molto nelle donne, tanto da scrivere che quando il potere “muscolare” maschile sarebbe finito, esso avrebbe lasciato il posto a quello intuitivo femminile ed il mondo se ne sarebbe certamente giovato. Era per la completa libertà sessuale della donna, convinto che il suo potenziale erotico fosse di molto superiore a quello dell’uomo. Tra loro, amò molto le danzatrici classiche, definendole “musica fatta carne”. Ebbe tre mogli e un numero infinito di amanti, una delle quali tentò il suicidio quando decise di lasciarlo. Era un uomo avvenente, con un fascino magnetico ed erotico che faceva davvero strame sia tra il pubblico femminile e anche…. in quello maschile. Praticò una sessualità senza confini, non fu mai omosessuale sebbene non nutrisse alcuna preclusione contro i gay. Ed infatti quando Jean Cocteau fu attaccato dai fascisti per la sua relazione con Jean Marais, lo difese strenuamente.

Paolo Roversi: Milano si tinge di giallo. Al ritmo dell’iPod

http://www.flickr.com/photos/walrus2/497919762/
È in libreria il nuovo romanzo di Paolo RoversiNiente Baci alla Francese” (Mursia, pp. 224, 15 euro). Un inizio fulminante in cui il protagonista si ritrova nella metro di Parigi con una pistola puntata in volto e odore di terra nelle narici; uno svolgimento cinetico con due morti eccellenti e Milano e Parigi a fare contemporaneamente da sfondo e da protagoniste. Panorama.it ha incontrato il giallista, già vincitore del Premio Camaiore nel 2007 con La Mano Sinistra del Diavolo.
Dopo la provincia mantovana de “La Mano Sinistra del Diavolo” torni a raccontare il capoluogo lombardo, creando anche un po’ di “maretta glam” a livello mediatico inscenando l’omicidio del primo cittadino meneghino. Come hai trovato la città?
Milano è una città che dà le vertigini. Io ci vivo da otto anni e i ritmi rilassati della Bassa mantovana, cui ero abituato, qui vengono spazzati via in un attimo: ti senti come risucchiato in un vortice. Alla fine, però, se non scappi via, ti ci abitui. È una metropoli che impari a conoscere piano piano prima di apprezzarla a fondo. Se ci vieni da turista hai un’impressione solo superficiale: il Duomo, Brera, i Navigli, le vie della moda… Se la vivi, invece, se la giri in vespa come il protagonista dei miei romanzi, se frequenti certi luoghi non così turistici, che sono poi quelli che ho cercato di descrivere, allora assume un volto più umano. E può diventare il luogo ideale per ambientarci un romanzo. Raccontare le sue tante anime è stato per me molto stimolante: questurini, spacciatori, prostitute d’alto bordo, universitari, giornalisti, portinai… Un mondo intero. Milano è letteraria; con le sue atmosfere e le sue contraddizioni è la metropoli italiana noir per eccellenza. Qui ci trovi tutto e il contrario di tutto. La Grande città violenta di McBain ma, allo stesso tempo, anche il quartiere dove si conoscono tutti e la vita sembra scorrere come in un paese di provincia.
Per quanto riguarda la “maretta glam”, confesso, un po’ me l’aspettavo: difficile che passi inosservato un romanzo in cui si racconta dell’omicidio del sindaco alla Prima della Scala. Agenzie stampa, televisioni e giornali, infatti, si sono sbizzarriti.
I protagonisti dei tuoi libri, Radeschi e “soci”, devono fare i conti con uno scenario sempre più attuale: scioperi dei precari, allarme ambientale ecc. ecc. Il noir e il giallo possono ancora raccontare il presente? Hanno un ruolo sociale?
La realtà e la cronaca sono sempre il punto di partenza per me. Il mio romanzo prende le mosse dall’attualità: il ticket antismog che presto entrerà in vigore qui a Milano. Proprio questo provvedimento si pensa sia il movente dell’omicidio del sindaco. Naturalmente è solo un espediente narrativo per raccontare una Milano diversa, una Milano reale ma allo stesso tempo nuova. Una metropoli più ecologica e dal volto quasi umano, dove un sindaco, Senio Biondi, cerca di affrontare realmente i problemi della cittadinanza senza ricorrere ad inutili palliativi. Questo esempio per dire che il giallo è da sempre, e lo sarà ancora per molto credo, il genere privilegiato per raccontare il presente oltre che una sorta di cartina tornasole per aiutarci a capirlo meglio.
Organizzi il festival letterario NebbiaGialla, una manifestazione dedicata al genere, e gestisci il sito Milanonera. Non pensi però che i generi in questione stiano mostrando un po’ la corda?
Il giallo è stato spesso vituperato ma sempre riscoperto; ci ha regalato autori come Agatha Christie e Giorgio Scerbanenco che, a distanza di tanti anni, resistono e appassionano ancora.
In questo momento, sono d’accordo, nell’editoria italiana c’è una sovraesposizione di giallisti. Penso, e spero, che questa onda si calmi a vantaggio della qualità. Il problema è che molti scrivono romanzi di genere perché va di moda, nell’illusoria convinzione che basti metterci un morto e un poliziotto che indaga per essere dei giallisti. Secondo me è un po’ più complesso di così. Prima di essere giallisti, infatti, si è innanzi tutto scrittori e magari si utilizzano i canoni del giallo per raccontare al meglio una storia. Molti di coloro che si cimentano con il giallo possono davvero affermare di appartenere a questa categoria? La questione è tutta qui. Per quanto mi riguarda sia per il festival NebbiaGialla, che quest’anno si svolgerà dal 1 al 3 febbraio 2008, che per il portale Milanonera, cerco di dare spazio agli autori più meritevoli: conosco e leggo tantissimi bravi scrittori che inseguono la propria voce, la propria originalità anche quando scrivono storie gialle. Non si lasciano trasportare dalla corrente e si sforzano di non cadere nei cliché, negli stereotipi. E proprio per questo, credo, piacciono ai lettori. Perché non barano.
La Milano che racconti è la stessa che in qualche modo raccontavano in maniera diametralmente opposta eppure complementare Scerbanenco e Bianciardi?
Rispetto a loro, penso di avere intrapreso una terza via. Mi sento vicino a Bianciardi che, come me, era milanese d’adozione ma, allo stesso tempo, mi reputo quasi nipote, e sicuramente debitore, di Scerbanenco: un maestro. La prima volta che sono arrivato in stazione centrale avevo in tasca un suo romanzo: mi ha fatto da guida turistica. E ha rappresentato un prezioso insegnamento letterario!
Parlaci della scelta delle playlist musicali dell’iPod di Radeschi che aprono ogni capitolo.
Mi piaceva l’idea di abbinare al mio romanzo una colonna sonora, una musica di sottofondo. Ho così pensato di corredare ogni capitolo con alcune canzoni che descrivessero la scena che si stava per leggere. Ogni brano della mia ideale playlist può essere interpretato in tre modi diversi. Ossia: cinematograficamente, come la colonna sonora più adatta per quella scena (per la Prima della Scala, ad esempio, il sottofondo scelto è la Marcia trionfale dell’Aida); letterariamente, il testo della canzone descrive la scena (quando si ritrova il sindaco morto la canzone scelta è Murder on the dance floor); evocativamente, il titolo della canzone richiama il contenuto della scena (in un capitolo di caos totale la colonna sonora è Bruci la città). La lettura è per sua natura evocazione: quando leggiamo nella nostra testa creiamo un mondo, proiettiamo le situazioni. Le canzoni suggerite sono, secondo me, la colonna sonora adatta per quelle proiezioni.

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