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musica

Un'immagine di Amy Winehouse, recentemente scomparsa a soli 27 anni - Credits: EPA/FRANTZESCO KANGARIS
La morte di Amy Winehouse, oltre a creare un enorme vuoto artistico, rispolvera un famoso tormentone legato proprio al mondo della musica e dei suoi protagonisti. Stiamo parlando del cosiddetto Club27, quel gruppo di artisti accomunati dalla prematura e tragica scomparsa all’età, appunto, di 27 anni. I nomi sono noti a tutti: Jim Morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Brian Jones, Kurt Cobain. Diamo qualche titolo per conoscerne i segreti. Continua

Renato Carosone (Credits: Ansa/Del Castillo)
Per descriverlo, basterà un semplice dato: è l’italiano più suonato al mondo, come ha di recente riferito la Siae.
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Credits: Ccm004©kikapress.com
A sessant’anni suonati qualcosa da raccontare ce l’hai di sicuro, soprattutto se hai passato la vita a girare il mondo urlando come un ossesso dentro un microfono. Se poi ti chiami Steven Victor Tallarico, in arte Steven Tyler, e il gruppetto con cui canti da una vita si chiama Aerosmith, i racconti sono con tutta probabilità interessanti. E allora perché non scrivere (magari con un piccolo aiuto) un’autobiografia? Continua

L'esatta melodia dell'aria, particolare della copertina - Credits: Editrice Nord
A ridosso dell’apertura del Salone del Libro di Torino le novità non si fanno certo attendere. Una tra le tante, ma destinata a lasciare il segno, è quella dello scrittore esordiente Richard Harvell, americano trapiantato in Svizzera, in libreria dal 5 maggio con L’esatta melodia dell’aria (Editrice Nord).
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Enrico Ruggeri (Credits: Ansa)
Alcune indimenticabili canzoni. La conduzione di una manciata di programmi televisivi, la collaborazione a X Factor. E ancora un libro di memorie e uno di apologhi. Infine, il debutto da romanziere. Continua

Particolare della copertina di Amori, altopiani e macchine parlanti - Credits: Garzanti
Saggi, romanzi, diari, siti, guide: lo scaffale della letteratura sul viaggio è decisamente sovraffollato. Non si sa mai cosa scegliere, c’è troppa roba, spesso scadente; tutti si sentono un po’ Bruce Chatwin, che comunque si sentiva Robert Byron. Per questo ci piacciono tentativi di uscire dal solito repertorio e mescolare cultura del viaggio a sicuro talento narrativo. Come ad esempio Amori, altopiani e macchine parlanti di Gianni Morelli, pubblicato da Garzanti.
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Paolo Conte durante un concerto - Credits: fp013©kikapress.com
È un personaggio schivo, quasi strambo, di nicchia. Ma il suo seguito è internazionale, insospettabilmente vasto, e i fan lo adorano in modo viscerale. Parliamo di Paolo Conte, il cantautore astigiano dalla voce inconfondibile e dallo stile musicale inimitabile. Per conoscerlo meglio ecco Paolo Conte: Il maestro è nell’anima, pubblicato da Aliberti.
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Vasco dal vivo Credits: AriannaCarotta©kikapress.com
C’è ancora qualcosa da scoprire su Vasco Rossi? Probabilmente sì, se a raccontarcelo è Gian Paolo Serino, il giornalista che conosce meglio il rocker di Zocca e che dirige Satisfiction, la rivista free press di cui Rossi è editore. Il 16 novembre uscirà per Arcana Vasco Rossi. Voglio una vita come la mia, una monografia con i testi delle canzoni, una pubblicazione ghiotta per i fan del Blasco.
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Particolare della copertina di Just Kids
Il rock non è morto! Anzi… Era già stato preannunciata l’edizione inglese del suo libro. Il 9 giugno scorso è uscita la versione italiana (Feltrinelli), incentrata sullo straordinario viaggio umano ed artistico di Patti Smith con Robert Mapplethorpe. Continua

Nel giro di tre anni, i fan dei Pink Floyd sono passati dall’esaltazione al lutto. L’inattesa, messianica reunion al Live 8, nell’estate 2005, ha alimentato la fiammella della speranza (mai sopita) di rivedere i quattro insieme.
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Di Michele Lauro
Così tante volte si è udito il grido “il rock è finito!”, “la musica è morta!”, che ogni nuova puntata sull’argomento rischia di diventare l’ennesimo “al lupo al lupo” della favola di Esopo. Dura la vita dei sociologi musicali, alle prese con una materia giovane, sfuggente, prismatica, che si nutre del suo stesso divenire. Ora uno dei più autorevoli studiosi della materia, Gino Castaldo, cambia drasticamente prospettiva celebrando un’ode in morte della musica - il felice ossimoro che fa da sottotitolo a Il buio, il fuoco, il desiderio, Einaudi. “La musica è finita un’infinità di volte”, spiega l’autore nell’introduzione, a partire da quando, nel lontano 1952, David Tudor eseguì il Silenzio di John Cage (quattro minuti e mezzo in cui il “virtuosismo” del pianista consisteva nell’alzare e abbassare il coperchio del pianoforte per scandire i momenti della “suite”). Morì e rinacque attraverso il free jazz, le sperimentazioni di Coleman, le distorsioni allucinate di Hendrix, il caleidoscopio dei Beatles, l’epopea freak, le autostrade spaziali dei Kraftwerk, il vomito di Sid Vicious, la tragica sorte di Lennon, l’autodistruzione fatale di Kurt Cobain. E chissà per quanto si potrebbe continuare.
La musica cioè vive nel segno della discontinuità, della rottura del paradigma: tutte le infinite volte in cui è stata uccisa è rinata dalle sue ceneri, alimentando un inconscio collettivo che si è sedimentato nel patrimonio culturale della nostra epoca. Come avviene per la catarsi nella tragedia greca, la rinascita rituale nella musica si deve alla sua capacità di ricomporre le due esperienze fondamentali della psiche umana, quella conscia e quella inconscia. Non è un caso che la maggior parte dei miti sulla creazione si aprano con un suono. La musica, dice Castaldo, “ci ricorda l’unità dell’essere umano”. Nell’emozione dell’ascolto siamo misteriosamente ricatturati nel rapporto primordiale, non scisso, con la natura e con la storia.
La magica fonte sembra però essersi inaridita. Il terzo millennio è immerso in un pulviscolo persistente di suoni e non si vede all’orizzonte qualcuno, qualcosa capace di rinnovare la mitica “uccisione”. La musica è dappertutto, iperfruibile e iperfruita. Nell’era di internet, il fenomeno della riproducibilità dell’opera d’arte indagato già da Walter Benjamin nel 1936 ha prodotto la saturazione dello spazio sonoro. E un organismo che non evolve è destinato all’estinzione. Svelato il senso dell’auspicio iniziale, Castaldo rintraccia nella storia della musica contemporanea tre degli elementi che ne hanno costituito il nutrimento vitale - il buio, il fuoco e il desiderio -, permettendo agli appassionati e ai nostalgici dell’età d’oro del rock e del jazz di ritrovare il fulcro delle passioni che anche grazie alla musica hanno incendiato gli animi, e talvolta il mondo. La memoria del passato suggerisce che forse il passaggio alla “Nuova Musica” (o Musica 2.0) possa avvenire con un nuovo urlo di ribellione giovanile, il germinare di un desiderio maturo. Forse con lo spostamento del centro della popular music dal mondo occidentale ad altre latitudini, complice l’abbandono del concetto di tempo lineare e di progresso, dogma della società occidentale a partire dalla rivoluzione industriale. Forse con una nuova libertà artistica imposta dalla sparizione del supporto musicale e dal crollo del mercato discografico. O forse, più semplicemente, con il ritorno all’ascolto dello strumento umano per eccellenza, la voce.

Sono state il fenomeno parallelo del rock degli anni ‘60-‘70. Poi pian piano tutto si è dissolto o quasi. Eppure la loro fama è rimasta immutata nel tempo. Non parliamo di canzoni, di gruppi o divi da palcoscenico. Ma di tutto quello che faceva da contorno ai concerti: le groupie. Chi sono? O meglio chi erano le groupie? Erano ragazze libere. Anzi, liberissime. Innamorate della musica e dei musicisti. Giovanissime donzelle (a volte troppo giovani) che seguivano le band. Che frequentavano i dietro le quinte e con le quali le star del rock dividevano spesso e volentieri le stanze d’albergo per notti di passione. Pamela Des Barres è stata una famosa groupie e nel suo ultimo libro Let’s spend the night together, ovvero Stanotte stiamo insieme, come la notissima canzone dei Rolling Stones, ha messo il naso nella vita privata di queste ormai ex ragazze terribili. Ha cercato, con maestria ed esperienza, di cavarne fuori momenti particolari e aneddoti interessanti sulle loro avventure con le star della musica mondiale. Il volume fa seguito alla sua autobiografia Io sto con la band, nella quale ha messo a nudo sé stessa.
Stanotte stiamo insieme (edito da Castelvecchi, 18 euro) è, invece, un lungo viaggio attraverso la memoria e soprattutto attraverso personaggi del calibro di Frank Zappa, Patti D’Arbanville, Cynthia Plaster Caster, Catherine James, Bob Dylan, David Bowie, Cat Stevens, l’immenso Keith Richards e i fratelli Van Halen. Le interviste di Pamela Des Barres alle più famose groupie non solo rievocano i tempi andati, ma allo stesso tempo cercano di mettere a fuoco la vita attuale di queste “nonne e mamme-rock”. Il senso vero del libro, però, si trova nella definizione più banale del mondo della musica: sesso, droga e rock&roll. Mai sintesi fu più azzeccata.
- Tags: cantanti, canzoni, Giorgia, Jovanotti, Ligabue, Luca-De-Gennaro, Mtv, musica, Paola-Maugeri, storytellers, vinicio-capossela
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Una volta li chiamavano “cantastorie”. Oggi va di moda usare il termine inglese, “storytellers”, ma la sostanza resta quella: sono gli artisti che raccontano al pubblico un’avventura, una favola, un’emozione. Alcuni lo fanno in musica: salgono sul palco, spesso con la chitarra al collo, e riempiono l’aria di note e parole.
Ma finita la canzone, finisce anche il contatto con l’artista: lui scompare dietro le quinte, al massimo si affaccia per inchinarsi agli applausi o per fare qualche bis. Come scoprire qualcosa di più della sua anima? Facendolo parlare. Ma non in un’intervista staccata dal contesto musicale, magari registrata nel salottino di un albergo di lusso. No, in un’intervista che rimanga costantemente intersecata alla musica. Una nuova formula: un concerto piccolo, acustico, e il pubblico o un giornalista a chiacchierare col cantante, tra un pezzo e l’altro.
Il format Storytellers, partito in sordina sul canale tv americano Vh1 a metà degli anni Novanta, fu un successo. Tra i protagonisti ci furono ad esempio Bruce Springsteen, Elton John, Alanis Morisette. Gli ascolti furono altissimi, la trasmissione divenne un cult. Nel 2005 a qualcuno venne in mente di portare il programma anche in Italia. Quel qualcuno era Luca De Gennaro, responsabile del dipartimento Talent&Music di Mtv. E per realizzare il progetto decise di coinvolgere la più istrionica delle giornaliste musicali italiane: Paola Maugeri, già vj di Mtv e conduttrice di 105 Night Express su RaiUno.
Per chi si fosse perso la trasmissione, oggi De Gennaro trasferisce in libreria quell’esperienza televisiva, in un libro (scritto naturalmente a quattro mani con la Maugeri, e pubblicato da Tea) che raccoglie quegli incontri con Jovanotti, Giorgia, i Subsonica, Ligabue, i Marlene Kunts, Vinicio Capossela, Cesare Cremonini, Carmen Consoli e Ivano Fossati (nella gallery alcuni scatti degli eventi). Il libro, facile intuirlo, si intitola Storytellers, sottotitolo: “La musica si racconta - le storie, il mondo, le idee dietro le canzoni che amiamo”.
Qualche assaggio? Giorgia che ricorda la sua sonora bocciatura all’esame di compositore alla Siae, da cui poi scaturì il pezzo M’hanno bocciato (contenuto nell’album Giorgia del 1994). La cantante romana racconta che se la legò al dito: uno dei commissari le disse “Guardi che lei non ha tanta musicalità”, salvo poi cambiare repentinamente idea, dopo averla sentita cantare in un club. Ligabue invece teorizza l’importanza dell’incipit in una canzone per arrivare “a bomba nell’atmosfera”. E affinché non rimangano ulteriori dubbi, specifica: “Le canzoni non hanno tempo per le pippe”! Vinicio Capossela che confida la ragione che lo ha spinto a iniziare a creare canzoni: l’invidia. Un’invidia nei confronti “di chi ha scritto qualcosa di grande”, un sentimento simile all’emulazione che gli ha fatto nascere il desiderio di “riuscire a scrivere un pezzo che abbia qualcosa di quel grande soffio di vita e di mito che sento negli artisti che amo”. Lorenzo “Jovanotti” Cherubini che cita i suoi più famosi strafalcioni, da quel “non c’è niente che ho bisogno” dentro Ragazzo Fortunato alla consecutio temporum tutta sbagliata della canzone La valigia.
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