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Juan Gomez Jurado: Prima di scrivere disegno le mie storie

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L’ingrediente segreto sta tutto in un mix sapientemente orchestrato in grado di “coniugare lo stile rapido e vibrante del thriller americano con la profondità introspettiva e riflessiva della grande narrativa europea”. Senza troppi giri di parole, lo scrittore Juan Gomez Jurado spiega così il successo, targato terzo millennio, della narrativa spagnola. Un’onda lunga, iniziata qualche anno fa con i romanzi di Alicia Giménez-Bartlett e Carlos Ruis Zafon, proseguita poi con le storie di Idelfonso Falcones e, appunto, con i romanzi del narratore madrileno. Dopo l’exploit coinciso con l’uscita del primo titolo, La spada di Dio, Jurado è di nuovo in libreria, sempre per i tipi di Longanesi. Il secondo libro si intitola Ultima ora nel deserto, racconta di una spedizione segreta finanziata da un magnate ebreo americano con l’obiettivo di ritrovare l’Arca dell’Alleanza e, come il precedente, si muove nel crinale sdrucciolevole e pieno di mistero che fa capolino con la religione. Panorama.it ha incontrato lo scrittore.
La prima domanda è inevitabile: perché la dimensione ultraterrena caratterizza così tanto le sue storie?
Oggi più che mai, il rapporto tra metafisica e vita pubblica deve essere indagato. La religione è un punto focale della vita dell’individuo. Questo tema è ormai alla ribalta del dibattito pubblico. In paesi come la Spagna si discute molto del ruolo che deve avere un’istituzione come la Chiesa Cattolica e penso che il lettore sia molto interessato a questo genere di temi.
Per la caratterizzazione di temi e di personaggi, lei è stato definito il “Ken Follett spagnolo”. Come l’ha presa?
È un bellissimo complimento, che mi lusinga molto. Follett è tra i miei autori preferiti. Il problema,  semmai, è capire se la cosa risulti altrettanto gratificante per lui…
Con il suo romanzo d’esordio ha venduto centinaia di migliaia di copie. Secondo lei, a cosa è dovuto un simile exploit?
Ultima ora nel deserto mescola una spettacolarità cinematografica, che colpisce subito con gli effetti speciali di un kolossal, a un substrato trascendente che racchiude il mio messaggio ai lettori. Come dire: la busta è importante, ma quel che conta è la lettera che c’è dentro. E il mio messaggio penso sia perfettamente riassunto dal poema di Sam Keen con cui apro il mio libro, una specie di “ode alla lotta contro i pregiudizi”. Vorrei aver saputo scrivere io qualcosa di così bello!
Come lavora Juan Gomez Jurado?
Devo confessare che sono piuttosto metodico. Dapprima disegno la storia, riportando ogni scena isolata in un quadretto su una grande lavagna. Poi, collego le scene tra loro. Quando ho finito, fotografo la lavagna e ne faccio uno schema a plotter con un programma speciale sul computer. Solo a questo punto, inizio a redigere il romanzo basandomi fedelmente su quel canovaccio e utilizzando un altro computer. Normalmente scrivo la notte, quando i miei figli sono andati a dormire. Di solito, ho bisogno più di un anno per scrivere un libro: dieci mesi di ricerche e sopralluoghi, e quattro o cinque mesi circa per la stesura vera e propria.
Segue la narrativa italiana contemporanea?
Abbastanza, anche se sono più ferrato sulla letteratura anglosassone. In Italia avete comunque degli scrittori davvero bravi. Mi piacciono molto Giorgio Faletti, Andrea Camilleri, Roberto Saviano. Tra i grandi del Novecento, poi, non posso dimenticare Pier Paolo Pasolini.
Quali sono i suoi punti di riferimento letterari?
Di ogni libro che ho letto ho fatto mio qualcosa, ma i miei autori preferiti sono senz’altro Stephen King, Clive Cussler e, appunto, Ken Follett. Tuttavia, i capisaldi della mia formazione come lettore li ho messi da parte in tenerissima età. La sera, quando tornava dal suo secondo lavoro, mio padre mi ha sempre letto molti libri e ha sempre insistito perché io stesso leggessi molto. Da par mio, ho raccolto il consiglio già da quando avevo tre anni. Così, ho imparato ad amare Jules Verne e, quando ero un po’ più grande, Alexandre Dumas e Walter Scott. Per essere un buon scrittore non è solo necessario leggere tantissimo: è indispensabile leggere ciò che piace davvero.

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