
Orhan Pamuk in una foto d'archivio (alla Fiera del libro di Francoforte nel 2008) - Credits: Ansa
Il premio Nobel turco odiato in patria è a Milano per presentare il suo nuovo libro: Il museo dell’innocenza. Che a Istanbul sta prendendo forma realmente, anche fuori dalle pagine di carta. Continua
La mattina si beve due birre e poi si mette a scrivere. L’ha ammesso lui stesso, Andrea Camilleri. E l’alcol dà i suoi frutti, visto che il siculo non sbaglia un colpo. L’ultimo è Le pecore e il pastore (Sellerio), storia di dieci giovani monache che offrono la loro vita a Dio per salvare l’amato vescovo malato. Una storia vera, che lo scrittore ha scoperto leggendo una nota a piè di pagina.
Non sempre però i romanzi nascono per caso. Gli altri modi li racconta Orhan Pamuk ne La valigia di mio padre (Einaudi): un ritratto dello scrittore nel mondo contemporaneo, frutto di tre conferenze del premio Nobel, tradotte in Italia da Einaudi.
Quando è la propria storia privata a ispirare un libro, invece, nascono titoli come Viva Isralele (Mondadori), di Magdi Allam; Arabi invisibili (Feltrinelli), di Paola Caridi e Infedele (Rizzoli), di Ayaan Hirsi Ali. Tre sguardi diversi su Medio Oriente e mondo arabo.

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