

Ha ragione la bandella: in questo libro viene voglia di entrare di persona, intrufolandosi in una delle esilaranti foto di Cris Alexander che accompagnano la madornale autofiction di Belle Poirine, parodia delle biografie delle dive perpetrata da Patrick Dennis a fine anni 50, un po’ per sfottere tic e manie dello showbiz, ma assai più per affrancarsi dal successo di Zia Mame. Continua
“Nel telegramma si diceva che sareste arrivati il 1° luglio (…) Oggi è solo il 31 giugno”: così quella sciroccata di zia Mame, look da bambola giapponese, accoglie lo sbigottito orfanello Patrick nella sua rutilante dimora newyorkese, in un giorno inesistente dei folli anni Venti.
Basta questa incongruenza temporale per esibire le credenziali dell’irresistibile personaggio: frivola e generosa, intellettuale modernista e venditrice di pattini, gentildonna sudista o principessa indiana in sari, come appare alla fine di questo romanzo esilarante, che si vorrebbe non finisse mai, zia Mame attraversa come un tornado di potenza rabelaisiana mille peripezie, senza che nulla riesca a scalfire la sua natura prodigiosamente terapeutica per noi lettori.
Il segreto di questo best-seller anni 50, recuperato con passione da Matteo Codignola, sta nell’incontenibile leggerezza della scrittura di Patrick Dennis, alias Edward E. Tanner III (1921-76). Dopo altri successi e altri alias, finì la carriera come maggiordomo. Purtroppo, non in casa di zia Mame.
Zia Mame, di Patrick Dennis (Adelphi) - 384 pagine, 19.50 euro
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