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Piemme

Pino Aprile, “Giù al Sud”: ecco perché noi terroni salveremo l’Italia

Pino Aprile. Noi terroni salveremo l’Italia

di Pino Aprile

Perché i terroni salveranno l’Italia, come racconto in Giù al Sud? Perché sono i più interessati (ma non i soli) a farlo. Alcune cose sono divenute più chiare, nel Paese, con l’ascesa al potere della Lega nord e l’adozione di una politica ai danni del Sud, che l’ha subita inerte e persino partecipe. Continua

Il “sogno su misura” di Sophia Bennett

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Particolare della copertina - Credits: Piemme

Se da sempre siete affascinate da quei ragazzi che uniscono talento e impegno nel raggiungere i propri obiettivi, bene. Un sogno su misura (su Bol.it con uno sconto speciale) è il libro che fa per tutte voi. Care adolescenti, ma non solo, non potete perderlo!

Inoltre l’inizio delle vacanze non potrà che rivelarsi il momento migliore per scegliere da sole le vostre letture. E farvi scoprire, una volta di più, il piacere che solo un buon libro può dare.
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“Inkariy. La profezia del sole” di Hernán Huarache Mamani, l’ultimo curandero

Particolare della copertina - Credits: Piemme

Particolare della copertina - Credits: Piemme

Siamo alle porte di un nuovo millennio d’oro, nel quale le donne lavoreranno per creare una nuova società;
per questo è necessario cominciare a migliorare le scuole e l’informazione scritta e orale rivolte al risveglio dell’essere umano.
L’uomo e la donna devono lavorare in questa direzione se vogliono partecipare a questa grande avventura umana.

Torna Hernán Huarache Mamani con il suo nuovo romanzo, Inkariy. La profezia del sole (su Bol.it con uno sconto speciale), in cui si racconta di un viaggio in Perù, metafora di un viaggio interiore della protagonista.
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Anteprima Piemme alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna

Le avventure di Pinocchio, particolare della copertina - Credits: Piemme

Le avventure di Pinocchio, particolare della copertina - Credits: Piemme

È iniziato il count down alla Fiera del Libro per Ragazzi 2011 che si terrà a Bologna da lunedì 28 a giovedì 3 marzo.
Meno di un mese all’apertura del più importante appuntamento mondiale per l’editoria tradizionale e multimediale per ragazzi.
Le agende degli operatori del settore - editori, autori, illustratori, traduttori, agenti letterari, business developer, licensor/licensee, packager, stampatori, distributori, …- sono già in via di definizione per organizzare i numerosi appuntamenti che si susseguiranno nelle quattro giornate di lavoro.
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“Il ragazzo del lago” di Marcello Foa. La storia di Aimone, partigiano e gentiluomo

il-ragazzo-del-lago di Aimone: partigiano e gentiluomo

di Manuela Grassi

La mattina del 27 aprile 1945, sulla strada per Dongo (Como), il giovane Aimone Canape va incontro al lungo convoglio tedesco che è lì fermo, bloccato da un palo. Ha il cuore in gola perché è solo. Il comandante della Wermacht gli chiede: «C’era un accordo per permettere il passaggio delle truppe tedesche, perché avete sbarrato la strada?». E Aimone: «Sono qui in veste di interprete…». Continua

L’esorcista Gabriele Amorth afferma: «Il diavolo è tra noi, e io so riconoscerlo»

padre amorth: il diavolo è tra noi, e io so riconoscerlo

I satanisti sono anche in Vaticano»: a lanciare l’allarme è il più famoso e rispettato esorcista italiano, Gabriele Amorth. Sacerdote paolino, 85 anni, ex partigiano, braccio destro di Giuseppe Dossetti, un passato nella Dc accanto a Giulio Andreotti, Amorth ha atteso a lungo prima di puntare il dito contro i sacri palazzi. Le sue rivelazioni sono contenute in un libro-intervista con il vaticanista Marco Tosatti, che è una sorta di testamento spirituale (Memorie di un esorcista, Piemme, 15 euro). Continua

Vauro lascia la satira e torna alla letteratura

Islam in preghiera per l'inizio del Ramadan
Alcuni fedeli sul tetto della Moschea di Baghdad, Iraq, in attesa dell’inizio del Ramadan

Chi conosce di Vauro il tratto tagliente della matita e quello altrettanto tranciante delle parole, è quasi obbligato a etichettarlo come un disegnatore satirico e basta. E invece non è così, perché questa definizione non rende merito a un sensibile e attento osservatore del nostro mondo. Che non scrive sulle ali dell’immaginazione. Vauro ha conosciuto la Baghdad di oggi, pericolosa ma ancora affascinante, che fa da sfondo a Il mago del vento (Piemme, pag.343 - 17,50 euro).

La Baghdad appena uscita dal giogo della tirannia di Saddam Hussein (per cadere in quella dell’anarchia, del tutti contro tutti, della violenza quotidiana e cieca mascherata da integralismo,) è la città in cui vive Fahim, un giovane che ha un rapporto strettissimo, quanto strano, con i piccioni che volteggiano sui tetti della città e ai quali, creando cerchi immaginari nell’aria con il suo bastone, quasi impone le traiettorie. Un giovane che vede la sua vita incrociarsi con quella di un altro ragazzo: indossa una divisa diversa da quella dei tanti che ormai vedono le loro ossa marcire nel deserto, vittime dell’invasione americana. Un libro talvolta anche tenero, guarda con non celata delicatezza alle storie che sembrano alimentarsi dalla paura del presente (all’insegna dell’incertezza e con il dramma a un passo dal manifestarsi), pur lasciandosi cullare dalla speranza che tutto potrà cambiare.

La vita di Hugo Pratt è un romanzo d’avventura

La copertina del libro

“C’erano una volta due amici che scrissero e disegnarono tante belle fiabe, tante avventure colorate da diventare essi stessi personaggi da fiaba”. È tutto in questa frase il succo di Un romanzo d’avventura, il primo libro scritto da Alberto Ongaro nel 1970 e appena ripubblicato da Piemme. Ongaro è stato a lungo sceneggiatore di fumetti, collaboratore e amico fraterno di Hugo Pratt, il grande disegnatore di Corto Maltese e di altri capolavori del fumetto, scomparso nel 1995. Ed è proprio Pratt il protagonista di una storia, che in quello stile nel quale Ongaro eccelle, resta perpetuamente sospesa tra realtà e finzione, tra il presente e il passato, tra la vita e il sogno. È sera tardi a Venezia e Hugo, che ha mangiato molto e bevuto troppo, riceve da Londra la notizia della scomparsa del suo amico di sempre, Paco, un alter-ego dell’autore. Passerà l’intera notte a tormentarsi alla ricerca di una ragione per la quale Paco avrebbe dovuto togliersi la vita gettandosi nelle grigie acque del Tamigi e così facendo ripercorre le tappe della sua vita, della loro amicizia e della passione che li ha accomunati: quella per la letteratura d’avventura.
Mentre Hugo Pratt si sposta da una stanza all’altra della casa veneziana, riconsidera molte delle scelte fatte in passato e si sente mano a mano sempre più responsabile per la presunta morte dell’amico. È stato forse lui a istigarlo a vivere in un mondo irreale nel quale però Paco non si sentiva del tutto a proprio agio e dal quale aveva a più riprese cercato di fuggire per tornare a una realtà che ugualmente non gli apparteneva.
Nell’analisi che cerca di essere lucida sebbene sia screziata di una vena di bonaria follia, Pratt non riesce a districare il vero dal falso e i personaggi fiabeschi, protagonisti dei libri che lui e il suo fraterno amico hanno amato, ma anche quelli che loro stessi hanno creato, cominciano ad affollare la mente di Hugo e le stanze della casa in cui si muove. “Hugo si sentiva come se stesse scrivendo e disegnando la propria storia e dovesse decidere di se stesso come di uno dei suoi personaggi”. Perché la sua vita, come quella di Paco, è una perpetua fuga dalla realtà, che con il suo squallore, la sua brutalità, la sua mancanza di poeticità, è l’unica condizione inaccettabile alla quale infatti Hugo volterà le spalle rifugiandosi nell’unico mondo che senta di conoscere davvero.
Ongaro mostra in questo primo romanzo tutto l’estro di sapiente scrittore con la sua abilità nel costruire storie in bilico tra realtà e immaginazione, proprio come nel suo recente La versione spagnola o nell’altro capolavoro La taverna del Doge Loredan. Qui in più ci regala uno strepitoso ritratto di Pratt, che i suoi ammiratori non potranno che amare.
Antonio D’Orrico presenta il libro, e l’autore, al Mondadori Multicenter di piazza Duomo a Milano, giovedì 11 dicembre alle 18,30.

Il bar delle grandi speranze, un memoriale americano

http://www.flickr.com/photos/hyougushi/325018991/
Che succede a un bambino che cresce senza padre? Che comincia a cercare una figura paterna in ogni uomo che incontra. E qual è il posto migliore per stare in compagnia di tanti uomini adulti? Se si vive a Manhasset, sobborgo di New York, famoso soprattutto per l’amore dei suoi residenti per l’alcol, non c’è posto migliore di un bar. Il bar delle grandi speranze, edito da Piemme, è la storia vera di J.R. Moehringer, giornalista premio Pulitzer del Los Angeles Times, che finalmente realizza dopo 20 anni il suo sogno di scrivere un libro sul bar in cui è cresciuto. Il padre, dj radiofonico, è solo una voce nella vita di J.R., che passa l’infanzia a sintonizzare la radio in cerca del conforto maschile che gli manca. Vive nella pulciosa casa dei nonni materni insieme alla madre, desiderosa di andarsene, di rifarsi una vita, ma sopraffatta dagli eventi avversi. Tra i due c’è un rapporto tenero e struggente: madre e figlio cercano di prendersi cura l’uno dell’altro ma sono afflitti da una fragilità di fondo che sembra impedire loro di avere nella vita il successo che meritano. E J.R. cresce cercando di compiacere la madre, la quale desidera che il figlio si laurei a Yale e diventi un avvocato per poter far causa al padre che li ha abbandonati. Nel frattempo però ha bisogno di maschi adulti che facciano di lui un uomo vero.
Comincia così la sua frequentazione del Publicans, un luogo mitico, popolato da personaggi di cui Moehringer fa ritratti credibili e, si scopre alla fine, nella pagina dei ringraziamenti, del tutto aderenti alla realtà, nomi e soprannomi compresi. E se il bar è il luogo che accoglie e non giudica, con gli anni, conseguita la mitica laurea a Yale ma bloccato nella carriera giornalistica che vorrebbe intraprendere, J.R. si rende conto che può anche rappresentare il maggiore ostacolo alla realizzazione dei suoi sogni.
Gli scrittori americani hanno con l’alcol un rapporto che non ha eguali nelle letterature degli altri paesi. È come se bere e raccontare del bere fosse inevitabile. J.R. Moehringer ammette però che è solo dopo aver smesso che è riuscito davvero a diventare il giornalista e lo scrittore che voleva essere. Il libro, giudicato nel 2005 il migliore dell’anno da molti giornali americani, è divertente, commovente e onesto. Possiamo solo sperare che, dopo aver attinto a piene mani alla sua vita, Moehringer abbia ancora voglia di raccontare storie in forma di romanzo.

Piemme

La versione spagnola di Ongaro, maestro del romanzo nel romanzo

http://www.flickr.com/photos/claremarie/64639211/
“Marta camminava lungo la riva triste e senza peso come un’ombra”. Ma non avrebbe mai dovuto trovarsi lì perché l’autore del libro non ce l’aveva messa. Inizia così La versione spagnola, di Alberto Ongaro, edito da Piemme. Massimo Senise, scrittore in crisi di ispirazione, si immerge nella lettura che diventa via via più inquietante della versione spagnola del suo ultimo romanzo. La traduzione è mirabile, lo stile elegante, il testo originale rispettato in tutto tranne per alcune incursioni della traduttrice, che si è permessa di fare minuscole ma significative aggiunte al testo in diversi punti del libro. Analizzando le differenze Massimo trova riferimenti alla sua vita assai puntuali, di cui solo chi lo conoscesse davvero bene potrebbe essere al corrente, ma anche, disseminati qua e là, alcuni piccoli cambiamenti apparentemente privi di senso, che però sembrano comporre un unico messaggio esplicito: “Marta muore per colpa tua”.

Il libro è il viaggio dello scrittore da Roma al Veneto nei posti della sua infanzia e poi in Spagna alla ricerca della misteriosa Madgalena Vegas Palacio, che nella traduzione ha fatto molto più che prendersi la libertà di modificare il suo testo, ha architettato questo complicato artificio per scatenare nello scrittore il senso di colpa. Ma qual è la colpa? E per che cosa? Massimo è costretto a ripercorre tutta la sua vita, scandagliando ogni relazione, anche la più insignificante, con ogni donna in cui cerca di scorgere la triste Marta. Alla fine il mistero sarà svelato, ma la vita dello scrittore non sarà più quella di prima, e di certo non lo sarà la sua arte.

Ongaro, già inviato in giro per il mondo per l’Europeo e poi sceneggiatore di fumetti per anni in Argentina, sa come raccontare i luoghi e come rendere la suspence del lento disvelamento di un mistero. È poi imbattibile nelle storie en abîme, dove personaggi della finzione e persone reali si mescolano all’interno di storie fantastiche, come nel bellissimo La taverna del doge Loredan. Ne La versione spagnola ci porta per mano nell’incubo privato di uno scrittore che non si sente più in grado di creare, e che si rende conto di aver sacrificato alla propria arte le vite delle persone che ha conosciuto. Ispirarsi a persone reali però, anche quando questo “furto” è stato fatto inconsciamente, non è stato e non sarà senza conseguenze.

Edizini Piemme

Genova noir in un vicolo. Quello delle cause perse

http://www.flickr.com/photos/vongolazzi/
Rapallo, un lunedi mattina qualunque. Una giovane segretaria viene uccisa. Non c’è nessun testimone e, almeno in apparenza, nemmeno un movente. Manca anche l’arma del delitto. Il caso si annuncia complicato. Il problema è che lo sarà davvero, molto più di quanto si possa immaginare. Anche perché la “vecchia conoscenza” Marco Luciani, commissario anoressico e old economy che ha un pessimo rapporto con l’universo-mondo (le donne, il cibo, i colleghi, il rumore e la tecnologia: è l’unico che ancora fa jogging ascoltando il lettore cd) è commissario per modo di dire, visto che si è dimesso dalla polizia. Come da precedente romanzo.

Inizia così Il Vicolo delle cause perse (Piemme), il nuovo romanzo di Claudio Paglieri, giornalista del Secolo XIX e scrittore che torna in libreria con un nuovo noir dopo il successo di Domenica nera (Bancarella Sport 2006). Il thriller, cinico e disicantato come deve essere e come promette (o minaccia) il titolo, coinvolge il lettore in una trama densa che regala colpi di scena a ripetizione.
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Sullo sfondo, la riviera di Levante e Genova: una città vecchia e noir lontana anni luce dall’immaginario di chi la visita nei classici week end mordi e fuggi fatti di mare, foccaccia, acquario e vicoli pittoreschi. È Genova, probabilmente, come la vive, ama-odia e racconta un genovese doc:

“Intorno alle dieci e mezza fece una pausa per mangiare una piccola patata bollita con un po’ di stracchino, quindi si spostò sul divano e accese lo stereo per contrastare i rumori della strada. Cominciava la movida, si realizzava il miracolo della società multietnica, i giovani della Genova bene scendevano nei vicoli per pisciare sui muri fianco a fianco ai sudamericani ubriachi e agli spacciatori maghrebini, i padri di famiglia proseguivano la loro battaglia per convincere le prostitute albanesi a uscire dal giro e dargliela gratis, le cinquantenni separate si assicuravano che i venditori senegalesi di elefantini trovassero anche lontano da casa una carezza affettuosa e un poco di calore domestico. Il centro storico di Genova, il Patrimonio Mondiale della Subumanità, pensò mandando mentalmente a farsi fottere l’Unesco”.

Audiolibri: quando ascolti l’ultimo Follet?

John Dolan

di Manuela Grassi

Narrato in inglese Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini dura 12 ore e 2 minuti ed è al terzo posto tra i 50 audiolibri più amati su www.audible.com.
Nell’epoca della riproducibilità tecnica più sofisticata si riscopre il piacere di ascoltare le storie. Negli Stati Uniti come in Germania il mercato è fiorente, da noi sta sbocciando. “Pubblicheremo 10-12 titoli l’anno a cominciare dal prossimo autunno” annuncia Antonio Riccardi, direttore editoriale libri della Mondadori. “È presto per fare esempi, ma pensiamo ai nostri best-seller: libri di stretta contemporaneità e alto gradimento”. Il consumo di cultura in Italia è cambiato, e forse il modello anglosassone, dove la versione audio esce spesso insieme all’hard-cover, non è così lontano. Nel catalogo Mondadori ci sono Ken Follett e Dan Brown, in quello della consociata Piemme, Khaled Hosseini.

“Abbiamo corteggiato per mesi i diritti di Hosseini, ma la Mondadori ha detto no” dice Cristiana Giacometti che con Maurizio Falghera anima dal 1997 Il Narratore. “Se i grandi editori decidono di aprire nuove strade, noi siamo felici. Abbiamo fatto sforzi enormi per trasformare l’audiolibro in un prodotto di qualità, scegliendo attori professionisti. Siamo sopravvissuti grazie a internet (www.ilnarratore.com) e adesso finalmente cominciamo a vedere i risultati”. Il pubblico è fatto da disabili, da bambini per i quali è importante ascoltare un racconto ben letto, da lettori forti con sempre meno tempo a disposizione.
Nel catalogo del Narratore, in Down-load mp3 e nelle librerie in cdmp3, testi di narrativa italiana (di sorprendente modernità i racconti di Grazia Deledda, La martora, La volpe, La cerbiatta), poesia, filosofia e narrativa straniera. In uscita tra giugno e luglio L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson e Tifone di Joseph Conrad.

LEGGI ANCHE: Libri da ascoltare. In metropolitana

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