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politica

Fumetti: Cena con Gramsci

Dettaglio della copertina di "Cena con Gramsci" - Credits: Gianluca Costantini e Becco Giallo

Dopo l’anteprima natalizia in forma digitale è approdata in libreria anche la versione stampata di un nuovo volume edito da Becco Giallo e dedicato all’intellettuale e politico sardo. “Cena con Gramsci” è un ironico e ispirato adattamento a fumetti di una piece teatrale omonima.

Curato nei testi e disegni dalla coppia Elettra Stamboulis e Gianluca Costantini, il fumetto non è una biografia o una lezione di storia ma segue uno studente universitario fuori sede che compie un viaggio alla ricerca delle radici e del senso delle parole di Antonio Gramsci. Continua

Onorevole, ha facoltà d’insultare

Tommaso Barbato cerca di aggredire Nuccio Cusumano
(Il capogruppo dell’Udeur al Senato Tommaso Barbato viene fermato dai commessi mentre tenta di aggredire il senatore dell’Udeur Nuccio Cusumano. Credits: Ansa)

Risse parlamentari: “Cesso corroso” l’epiteto più creativo. I banali “carogna” e “porco”, ma non solo. Un libro racconta la politica attraverso gli scontri tra i banchi. Continua

I nuovi imperi. La mappa geopolitica del XXI secolo

Barili di petrolio
Tecnologia, innovazione, ricerca? Macché, l’equilibrio geopolitico del XXI secolo si deciderà ancora a colpi di barili di petrolio. Il buon vecchio oro nero sembra destinato a continuare ad essere il vero ago della bilancia del potere nel mondo prossimo venturo.
Così almeno sostiene Gianluca Ansalone nel libro I nuovi imperi. La mappa geopolitica del XXI secolo, edito da Marsilio. Chi pensava che si andasse verso la ricerca di fonti alternative, in una corsa all’energia pulita e inesauribile che sembrerebbe indispensabile soprattutto per le grandi potenze di domani si dovrà ricredere. A farla da padrone saranno ancora per un bel po’ i vecchi combustibili fossili, con petrolio e gas naturale in testa. Chi saprà aggiudicarsi i giacimenti migliori acquisterà un indubbio vantaggio sulla scena politica mondiale.
“Per crescere”, scrive Ansalone, “il mondo brucia soprattutto petrolio: esso copre da solo quasi il 40 per cento della domanda globale di energia, con più di 80 milioni di barili al giorno”.
Ma quali cambiamenti politici dobbiamo aspettarci? “Uno scenario internazionale sicuramente meno lineare di quello che il mondo ha conosciuto nel XX secolo”, avverte Ansalone; “alcune parti del pianeta si troveranno a perdere la loro centralità; altre diventeranno il ‘cuore dei nuovi imperi’ o saranno imperi essi stessi”.
Quali saranno allora le aree-chiave nei prossimi decenni? Per esempio l’Asia Maior, “l’area geopolitica che va dal Caucaso ai confini con la Cina, bacino di ricchezze energetiche naturali senza pari e oggetto di desiderio e di contesa tra le grandi potenze”. La posta in gioco, avverte l’autore, è costituita in buona misura “dalla possibilità di accedere ai vasti giacimenti di idrocarburi di cui alcuni paesi della regione sono ricchi”. Soprattutto il Kazakhstan, ma anche il Turkmenistan e l’Uzbekistan. E sono molte le potenze, a cominciare dalla Cina, che stanno intessendo fitti rapporti diplomatici e commerciali con i cosiddetti “-stan countries” al fine di garantirsi una buona riserva energetica, essenziale alla crescita economica.
La Russia non sta certo a guardare anche perché tra i paesi più interessati a garantirsi una presenza nell’area ci sono gli Stati Uniti, l’unica vera superpotenza del XX secolo, quella cui tutte le potenze emergenti cercano di fare da contrappeso per superare l’attuale squilibrio.
Sicuramente il fattore demografico avrà un’influenza determinante nel fare di Cina e India due nuovi imperi. La Cina è definita come impero dell’hardware, non a caso il paese è considerato “la fabbrica del mondo”. L’India sarà un impero soft, che punta sui giovani, l’istruzione, la tecnologia, l’inglese, insomma sulla conoscenza. Poi ci saranno il Brasile, definito impero verde-oro perché, oltre al petrolio, investe anche nei biocombustibili (insieme agli Usa produce il 70 per cento dell’etanolo mondiale) e la Russia, che si distinguerà come impero energetico. Che ne sarà degli Stati Uniti? Definiti “impero senza impero”, resteranno la potenza con cui fare i conti ma dovranno, se non cedere lo scettro del comando, tenuto saldamente in mano dalla fine della Guerra fredda, almeno dividerselo (o, in una visione forse più realistica, contenderselo) con i quattro imperi emergenti.

Perché Obama può essere il leader della nuova America

Barack Obama

Quali sono le ragioni alla base dell’ascesa politica, dall’elezione a senatore alla corsa per la Casa Bianca, di un outsider che più outsider non si può? Prova a spiegarlo il volumetto Obama. La politica nell’era di Facebook, fresco di stampa da Marsilio, in cui Giuliano da Empoli traccia un profilo del candidato nel contesto dei cambiamenti sociali avvenuti gli Stati Uniti negli ultimi anni.
“Obama non è un politico, è una rockstar”, la riflessione su quello che potrebbe diventare il futuro presidente può partire da questa frase che compare a pagina 61 del godibile saggio, e ne riassume in pieno il senso. “Il senatore dell’Illinois”, spiega Da Empoli, “è l’unico che sia riuscito a far leva fino in fondo sulla cultura pop per proiettarsi nell’orbita della Casa
Bianca”.
E la sua ascesa è anche il frutto di un cambiamento che sta investendo la società americana nel suo insieme. Se infatti negli ultimi vent’anni la condizione socioeconomica della comunità nera è migliorata solo marginalmente, “il suo potere simbolico e culturale si è accresciuto a dismisura”. In un’America sempre meno Wasp, in cui l’Islam è la seconda religione più praticata, e in cui le previsioni dei demografi dicono che nel 2050 un cittadino su 4 sarà di origine ispanica, la storia personale di Obama ha una presa indiscutibile. Nato fuori dal matrimonio da padre kenyano e madre americana, ha vissuto in uno dei paesi più poveri del mondo, l’Indonesia, e studiato in una delle scuole migliori, Harvard. Insomma è la prova vivente che il sogno americano è vivo e vegeto: “un mulatto alto e magro con un nome improbabile e una storia familiare complicata che arriva fino alla soglia della Casa Bianca”.
Ma c’è di più; Obama è, nell’analisi di da Empoli, la traduzione politica di un movimento autobiografico di massa. Quello dei blog, di MySpace e di Facebook, quello in cui si riconoscono i cosiddetti Millennial, giovani nati negli anni ‘80 e ‘90, che lungi dall’essere indifferenti alle istanze civili, sono un elettorato attento ma non passivo. Vogliono partecipare e Obama sembra aver compreso alla perfezione questo desiderio e potrebbe perciò essere il naturale destinatario di gran parte dei loro voti (90 milioni, mica pochi).
Il libro adduce molte altre motivazioni per il successo di Obama: l’empatia, il soft power, la meritocrazia, il superamento della politica del muro contro muro di cui sono ancora in parte prigionieri gli ex-sessantottini come Hillary Clinton, l’apertura alla fede come “vettore di trasformazione sociale”, che potrebbe consentirgli di rubare voti ai repubblicani che tanto hanno puntato in passato sulla religione. E naturalmente il ritorno all’ottimismo e alla speranza. “Sarebbe stato più ovvio, per un democratico, gridare alla catastrofe e denunciare le malefatte dell’amministrazione Bush”, spiega da Empoli. Ma “Obama ha scelto una strada diversa in linea con la grande tradizione progressista di Franklin Delano Roosvelt”. Un personaggio da cui, secondo l’autore, la politica italiana, vecchia, ingessata, orfana delle ideologie e poco attenta ai giovani, avrebbe qualcosa da imparare.

Abbiamo chiesto a Giuliano da Empoli se pensa che Obama possa vincere queste elezioni, e se qualcosa è cambiato con l’aggravarsi dell’attuale crisi finanziaria. Ci ha risposto così: “Credo che negli Stati Uniti si stia chiudendo un ciclo che si è aperto un quarto di secolo fa con l’elezione di Ronald Reagan e l’inizio della deregulation. Inoltre, credo che Obama incarni molto meglio di McCain il volto di una nuova America, meno girata verso la vecchia Europa e più proiettata sul Pacifico. La crisi delle ultime settimane rafforza ulteriormente la sensazione che l’elettorato Usa sia intenzionato a dare una svolta”.

In libreria l’ultima opera di Benazir Bhutto: Riconciliazione

Cinque giorni prima di morire in un attentato nel dicembre dello scorso anno, Benazir Bhutto, leader dell’opposizione democratica pakistana, consegnò al suo agente letterario Riconciliazione. L’Islam, la democrazia, l’Occidente, libro che ora esce in Italia (Bompiani, pp.442, euro 20).
Quella che doveva essere un’analisi che avrebbe accompagnato Benazir Bhutto nella sua attività di governo del Pakistan e nella gestione dei precari equilibri politici in cui il Pakistan è coinvolto si è trasformata in un testamento politico. E Benazir Bhutto - cui la dittatura militare pakistana aveva già sottratto il padre e il fratello, e che era stata costretta alla detenzione prima e all’esilio dalla sua terra poi - dimostra in questa sua ultima testimonianza, ancora una volta, tutto il suo coraggio, condannando “aspramente non solo il fondamentalismo islamico, ma anche l’Occidente, e gli Stati Uniti in particolare, per aver condotto negli anni una politica cinica e scellerata che li ha portati a sostenere gli stessi fondamentalisti islamici e la dittatura militare del generale Zia, in funzione antisovietica”. Ma da queste pagine emerge anche la visione che una riconciliazione è possibile. E forse è proprio questa fede incrollabile che l’ha condotta, con assoluta consapevolezza, al sacrificio della propria vita. Di Benazir Bhutto, la Bompiani editerà anche un’autobiografia, Figlia del destino, di prossima pubblicazione.

LEGGI ANCHE: Gli articoli su Benazir Bhutto

Rifiuti: un’emergenza annunciata in libreria

Che i rifiuti fossero in alcuni luoghi un’emergenza annunciata e ricorrente lo si sa bene e era evidente anche dalla quantità di titoli sul tema (una ventina) che sono arrivati in libreria solo nell’anno appena passato.
Volumi tecnici alcuni, indagini e denunzie sociali e politiche altri, tra i quali primeggia il best seller italiano 2007, Gomorra di Roberto Saviano (Mondadori, pp. 332 - 15,50 euro), che dedica un capito allo smaltimento-occulatmento illegale dei rifiuti tossici gestito della criminalità organizzata.
Si va dal manuale Buffetti Gestione rifiuti & Mud 2007 (pp.
120 + Cd-rom - 89,00 euro) con regole, leggi e moduli per le aziende, a La guerra dei rifiuti - da Korogocho a Napoli a cura di M. Montalto (Ed. Alegre, pp. 174 - 10,00 euro), in cui si legge: “Il fenomeno del traffico illecito dei rifiuti sta diventando un problema di importanza crescente [..] davanti al quale è difficile discernere fra loro i fenomeni di illegalità che lo alimentano”, e ricorda quanto sostenuto dal Ministro degli Interni Giuliano Amato: le organizzazioni criminali, le cosiddette Ecomafie, si sono appropriate della gestione dei rifiuti in larghe fette del nostro paese. Il libro cita come caso piú eclatante la Campania, “dove da decenni si perpetuano impunemente disastri ambientali e gravissimi danni alla salute dei cittadini esasperati da 14 anni di emergenza rifiuti, e dal fetore dei sacchetti che periodicamente invadono le strade”.
Giorgio Bocca, ricordandoci sin dal titolo che Napoli siamo noi (Feltrinelli, pp. 136 - 14,00 euro) ha dato un ritratto della città che muore sotto il tacco della camorra, annegata nell’illegalità, smantellando anche le molte apparenze del rinascimento napoletano dell’amministrazione Bassolino.
A giudicare dai titoli che illustrano regolamenti e legislazione, più quelli diretti a chi i rifiuti li produce, dall’industria all’edilizia, dai manuali su smaltimento e riciclaggio, tutti dovrebbero sapere cosa fare, ma poi ci sono i volumi che illustrano la realtà e, appunto, denunciano come in pratica quei libri spesso restino chiusi, lettera morta. C’è il Rapporto ecomafia 2007 a cura di Legambiente (Ed. Ambiente, pp. 392 - 20,00 euro) che, tra le tante cose, parla appunto del traffico nazionale e internazionale dei rifiuti, quelli pericolosi per la salute e il territorio in particolare, e fa nomi di clan, dà numeri impressionanti, racconta storie e particolari che in questi giorni stanno diventando finalmente di pubblico dominio. Nicola G. Grillo punta anche lui la sua attenzione sullo smaltimento illecito in Rifiuti Spa- Fra ecomafia e mafia delle autorizzazioni (Ed. Geva, pp. 128 - 9,50 euro) cercando di capire quanto siano responsabili, oltre agli inquinatori, coloro che, per cointeressenze illegali, rilasciano loro autorizzazioni “legali”, aspetto più subdolo e infido da affrontare e smantellare. Sempre Grillo è autore anche di Cd-Rom che comprende e presenta in modo ragionato, leggi, norme, circolari italiane comunitarie sul tema in questione: Rifiuti: Cd-rom (Ed. Geva - 15,00 euro). Da Preganziol in Veneto, comune che ha il primato italiano in tema di smaltimento, alla Napoli sommersa dalla monnezza, Antonio Cavaliere cerca di farci capire, con il suo Mucchio selvaggio - Per un’ecologia dei rifiuti (L’Ancora del Mediterraneo, pp. 166 - 13,50 euro) quando e come i rifiuti diventano una risorsa, spesso fuori legge, tante altre volte legalmente e con profitto per i cittadini, dando un’occhiata anche a quanto avviene in altri paesi europei.
Ma i rifiuti sono un tema che trascende anche la cronaca e il problema sociale, diventando metaforici in libri di intellettuali, filosofi e artisti. Ce ne sono, di questi ultimi, che usano il rifiuto in modo emblematico, riciclandolo in opera d’arte e il trash è oggi un’estetica. Su questo, nel 2006 c’è stata una mostra a Palazzo Strozzi a Firenze, da cui e’ nato il libro Rifiuti preziosi di Maurizio Vanni (Ed. Cambi, pp. 144 - 30,00 euro). Una critica attenta al nuovo come Lea Vergine illustra e teorizza l’arte del rifiuto, della contaminazione, dello sporcare nelle arti d’oggi, dalla musica al cinema, dalla letteratura alla scultura, col saggio Quando i rifiuti diventano arte (Skira, pp. 180 - 15,00 euro), mentre il filosofo John Scanlan discute di rifiuto, in senso proprio e metaforico, e rigetto nella storia occidentale in Spazzatura - Le cose (e le idee) che scartiamo (Donzelli, pp. 246 - 13,50 euro). Sempre solo per citare i titoli dell’anno scorso, tra i quali vi sono anche libri illustrati per educare e incuriosire i bambini, da Dove li butto di Francesca Cappelli (Giunti, pp 64 - 2,90 euro) a La discarica dei consumi di G. marasco e A.
Cimino (Isola dei ragazzi, pp. 48 - 9,00 euro) sino a un noir per i piu’ piccoli quale Giallosbratto - L’enigma dei rifiuti spariti di Piero Zama (Ed. Scienza, pp. 34 - 5,50 euro) o a Roberto Papetti che costruisce giochi di parole in Arutazzaps, quaderno enigmistico dei rifiuti (Ed. Scienza, pp. 34 - 5,50).

Di Paolo Petroni - Ansa

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