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Roberto-Saviano

particolare della copertina - Credits: Edizioni Ambiente
Altro che uomini. Mezz’uomini, forse ominicchi, forse meno. Sono i boss raccontati nel libro di Giulio Cavalli: Nomi, cognomi e infami (244 pagine, Edizioni Ambiente). È il boss Gaetano Badalamenti, detto Tano Seduto, che non riesce a sopportare la satira (e l’impegno politico) di Peppino Impastato. È Toto Riina, detto u’curtu, che nelle fiction televisive cavalca cavalli bianchi, mentre nella realtà è basso, paonazzo e non azzecca un congiuntivo. È Bernardo Provenzano, detto u’tratturi, il boss dei boss, che aveva un potere enorme ma era costretto a rintanarsi come un topo tra coppole, santini e canzoni dei Puffi.
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Credits: internaz @ flickr
Sei fra i migliori narratori italiani contemporanei raccontanto le storie di personaggi alienati, non catalogabili, in una parola: vivi.
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Arriva in libreria l’attesissimo nuovo libro di Roberto Saviano. S’intitola La bellezza e l’inferno (Mondadori, collana Strade Blu) e raccoglie gli scritti dell’autore dal 2004 al 2009. Il volume si candida a replicare il successo di Gomorra (Mondadori), che in poco più di tre anni ha sfiorato i due milioni di copie vendute in Italia cui si aggiungono le traduzioni in altri 43 paesi.
Nelle pagine di La bellezza e l’inferno, Saviano parla di sé, della sua sfida contro le mafie e traccia ricordi appassionati di compagni di viaggio o di personaggi simbolo della lotta di resistenza alla criminalità. C’è la giornalista Anna Politkovskaja, “uccisa perché non c’era altro modo per tapparle la bocca”. C’è Miriam Makeba, venuta a Castel Volturno per portare il suo saluto a sei fratelli africani caduti per mano camorrista. C’è Enzo Biagi, che lo intervistò nella sua ultima trasmissione. E tanti altri nomi emblematici della letteratura, del giornalismo e della libertà.
LEGGI le prime 25 pagine
“Uno dei più grandi documenti letterari del nostro tempo per capire la futilità di ogni conflitto”, parola di Roberto Saviano che ha dedicato un’introduzione ad Anna Politkovskaja e al libro da lei scritto: Cecenia. Il disonore russo, edito dalla casa editrice Fandango Tascabili. Il volume, già pubblicato dalla Fandango nel 2003, è stavolta arricchito oltre che da Saviano anche dal filosofo Andrè Glucksmann che ritrae una Russia allo sbando, in cui i valori e la dignità dell’uomo oscillano fino quasi a scomparire. D’accordo con questa tesi è lo scrittore Roberto Saviano che racconta la giornalista russa uccisa il 7 ottobre 2006 con precisione e ammirazione. Anna è stata in Cecenia quaranta volte, vicino ai torturati, alle donne violentate, alle madri che hanno perso i figli, sempre con un occhio attento e critico, sempre dalla parte del più debole. Consapevole che il suo ruolo l’avrebbe portata a morte certa, ma non per questo abbandonava il campo. Un campo, la Cecenia, grande quanto la Calabria. Un campo sporco di sangue, dove le morti si sommano alle atrocità che il potere e i media tentano di coprire. Tre pallottole hanno spezzato la vita della coraggiosa giornalista, ma come dice lo stesso Glucksmann, solo l’indifferenza “scava un buco nero nel nostro suolo, avalla una società sempre più mostruosa”. Anna Politkovskaja, giornalista, mediatrice al teatro Dubrovka di Mosca nel 2002, avvelenata mentre è in volo per Beslan, cittadina balzata alla cronaca per la strage di bambini nel settembre 2004. Una pulizia etnica, quella dei ceceni, che Anna ha saputo raccontare bene e una preghiera, nelle parole dello scrittore napoletano: quello di non dimenticare.
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“Espianti”, di Giuseppe Catozzella (ed. Transeuropa)
Espianti (Transeuropa, pp. 300, € 14,90) è un calcio al basso ventre. Un meccanismo a orologeria potentissimo che fa girare i suoi ingranaggi tra cronaca, reportage, noir, thriller e metafisica aprendo un baratro profondo, un abisso in cui guardare. E come scriveva Nietszche, l’abisso ha cominciato immancabilmente a guardarci a sua volta. Espianti fa questo effetto. Un vuoto pneumatico di consapevolezza che si apre come una piccola crepa nella coscienza pulita di un intero paese di “brava gente”.
Una setta segreta di suicidi, tutti appartenenti all’alta società; un funzionario del ministero degli Esteri e l’omicidio di sua figlia, un fascicolo dei servizi segreti, un amore adolescenziale, il commercio di vite umane, il mistico fiume invisibile indiano e la storia del giovane Livio a fare da collante…
Ispirato a una vicenda reale - un’indagine della magistratura sul traffico di organi dal terzo mondo al nostro paese - il libro di Giuseppe Catozzella a poche settimane dalla pubblicazione è già in ristampa e Roberto Saviano lo ha commentato così: «questa è scrittura che fa aprire gli occhi sulla realtà più oscena. Quella più nascosta. Che nessuno vorrebbe mai vedere.»
Panorama.it ha incontrato l’autore, che ha lavorato per due anni a contatto col magistrato incaricato della prima e più completa indagine sul traffico di organi umani verso cliniche italiane.
Come si è documentato per scrivere Espianti?
In Italia non esiste praticamente niente sul tema del traffico di organi nel nostro Paese. È appunto un tema “fantasma” che, peraltro, mette insieme benissimo quella che io reputo essere la struttura portante del Paese, la collusione tra criminalità organizzata, potere economico e amministratori pubblici. Quindi, dopo un lungo periodo di ricerche, sono faticosamente riuscito a entrare in contatto con un magistrato che sta collaborando alle prime indagini di una Procura italiana sul traffico di organi fino ai nostri ospedali.
Cosa ha scoperto? A che punto sono le indagini?
Ho scoperto quello che il segreto istruttorio ha permesso al magistrato di dirmi. Ovvero che in Italia c’è il sospetto - finché non sarà provato con una sentenza - di traffico di organi umani che arrivano da persone che provengono dai Paesi del cosiddetto Terzo mondo. Le indagini sono ancora sotto segreto istruttorio. Il segreto naturalmente è tassativo e finché non decadrà non si potrà dire nulla. Posso dire però che di certo le indagini sono il motivo per cui il ministro Maroni ha parlato pubblicamente di un coinvolgimento italiano nel fenomeno del traffico di organi.
Perché ha deciso di affrontare questo tema?
La fase delle ricerche è stata molto lunga, fino a entrare in contatto con il magistrato. Ho deciso di scrivere un libro perché credo nel potere della parola e nella necessità della testimonianza. È il modo che abbiamo per cambiare le cose. Il caso di Saviano è da questo punto di vista esemplare. In un Paese “addormentato” è necessario tenere vigile l’attenzione.
Cosa succede tra Italia e India?
Tra Italia e India c’è lo stesso rapporto - riguardo al tema del traffico di organi - che c’è tra Italia e altri Paesi del terzo mondo. Nel corso delle mie ricerche molte volte mi sono imbattuto in addetti ai lavori che tranquillamente parlano di un “buco” nella frontiera italiana all’altezza di Trieste, come spiego anche nel romanzo. Ecco, quello è uno dei canali privilegiati attraverso cui passano esseri umani per i quattro fatti malavitosi che riguardano il traffico di esseri umani: prostituzione, adozioni illegali, schiavitù e traffico d’organi. Recentemente ho scritto un articolo aggiornato all’ultimo congresso mondiale in tal senso che parlava di cifre spaventose. Si tratterebbe di 800 mila individui che ogni anno verrebbero trafugati dai loro Paesi di origine, e destinati al traffico di esseri umani.
Perché ha scelto di raccontare in particolare l’India e non un altro paese del terzo mondo?
L’India è un Paese con 1 miliardo e 300 milioni di abitanti ed è il ricettacolo perfetto per ogni criminalità che operi attraverso il commercio illegale di corpi umani. Nel corso del Kumbha Mela, poi, che è il più grande raduno dell’umanità con 60 milioni di persone ammassate per due mesi in una sola città, a ogni manifestazione decine di migliaia sono i dispersi. La mia scelta nel romanzo del Kumbha Mela come luogo in cui avviene la cattura dei corpi non è solo suggestiva da un punto di vista religioso e folcloristico ma è anche molto molto verosimile.
Lei è laureato in filosofia teoretica, come ha influito la sua formazione sulla stesura di Espianti?
La mia formazione filosofica ha molto influito nella stesura del romanzo poiché ho tentato di “reinterpretare” la crisi che l’Occidente e l’Italia stanno vivendo in questi anni da un punto di vista strutturale. In questo senso la tradizione induista prima e buddista poi - alla luce delle quali leggo il razionalismo occidentale, che ne ha causato il nichilismo e l’abbrutimento materialista che oggi tutti stiamo vivendo in termini di crisi economica - hanno molto influito sulla mia formazione. Esse inverano infatti tutto il percorso del pensiero occidentale, a mio modo di vedere. La questione che percorre tutto il romanzo della Terza Via altro non è che la suggestione del superamento tutto occidentale della contrapposizione tra materialismo da una parte e spiritualismo dall’altra, con la decisa vittoria del materialismo (capitalistico) che ora sta inesorabilmente mostrando i vuoti di senso da cui è stato generato. Questa stessa separazione tra spirito e materia tutta tipica dell’occidente è la stessa causa del più aberrante dei crimini che il mondo occidentale ha prodotto - considerando il corpo come oggetto, appunto: il traffico di organi umani.
Perché ha preferito il registro narrativo a quello saggistico?
Il registro narrativo è l’unico che mi è congeniale, e poi ovviamente può arrivare a più persone. Nel mio romanzo si mischia però con alcune parti di filosofia occidentale e orientale e con tratti che ricordano la cronaca giudiziaria. È dunque un ibrido, come peraltro è già stato più volte definito. Credo che questa sorta di natura composta sia qualcosa da cui sarà difficile tornare indietro, se lo scopo rimane quello di voler dire la realtà dei nostri giorni. Credo non sia solo una forma in fieri, ma una forma essa stessa.
Come si trova con un editore come Transeuropa?
Transeuropa è una piccola casa editrice. Molto diversa da Mondadori, per esempio, per cui io lavoro come consulente freelance da molti anni. Ha i vantaggi e gli svantaggi delle piccole dimensioni. Rapporti molto più “umani”, molta attenzione al singolo titolo. Ma anche meno presa sull’immaginario collettivo, meno presa sui giornali, insomma meno visibilità. Certo dentro Transeuropa si fa un buon lavoro. E credo che Giulio Milani sia davvero un buon editore e anche un buon editor.
Quali sono le sue ispirazioni letterarie?
Leggo molto i classici, credo che per molte cose siano molto più cristallini e lucidi. Poi mi piace la letteratura di critica. Poi Hoellequebecq, Wallace, McCarthy, Zanzotto, McInerney.
Cosa pensa del dibattito in corso sul new italian epic? “Espianti” potrebbe essere un cosiddetto “oggetto narrativo non identificato”?
Espianti è certamente un oggetto narrativo non identificato - anche se mantiene un primato narrativo importante, appunto. Molto sinceramente credo che l’etichetta del NIE sia piuttosto grossolana, applichi maglie troppo larghe, anche se ricalca certamente ciò che dicevo prima sulla forma in fieri che si cristallizza in forma assoluta. E credo che questa questione della forma sia applicabile in generale alla realtà di oggi. Ancora in generale trovo che la critica in Italia manchi da troppo tempo di un punto di vista più profondo, come dire “filosofico”, nel senso di ben strutturato e coerente e coraggioso, anche (credo che vengano più privilegiate le appartenenze, invece, un certo signoraggio). In mancanza di un punto di vista forte non può che soffrire un po’ di rabdomanzia, per così dire. Trovo che il NIE sia uno spunto interessante. Da trattare come spunto per approfondire.
La Dda di Napoli ha avviato indagini sull’ipotesi di un piano del clan camorristico dei Casalesi per compiere un attentato contro lo scrittore Roberto Saviano. A denunciare l’intenzione del clan del casertano - oggetto di ampia parte del best-seller Gomorra di Saviano - è stato un agente di polizia giudiziaria, che ha riportato all’Antimafia una notizia di ’seconda mano’. Le indagini rientrano nel fascicolo, che la Dda ha già aperto da tempo, sulle minacce allo scrittore.
Proprio oggi Roberto Saviano ha compiuto i due anni di vita blindata, sotto protezione di una squadra di carabinieri che notte e giorno lo difendono dai possibili attentati. Un “compleanno” che il ventinovenne scrittore napoletano ha festeggiato partecipando per oltre mezz’ora alla trasmissione di Fahrenheit, che ogni giorno riunisce sulle onde di Radiotre il popolo degli amanti dei libri.
“Sono stati due anni di vita sotto scorta, anni duri” ha raccontato Saviano “All’inizio sembra che non ce la puoi fare, quando il tuo quotidiano viene stravolto e capisci che puoi solo peggiorare, perché vivi costantemente nel sospetto, nella mancanza di fiducia, nella solitudine, mentre le persone che ti sono attorno spariscono”. Ma la vita quotidiana sotto scorta, com’é? “Spesso sono giornate terribili” risponde - Ma faccio molta palestra, soprattutto molta boxe con quelli che chiamo i ‘miei ragazzi’, cioé i carabinieri che mi accompagnano giorno e notte e che qualche volta mi chiamano ‘capitano’”.
Saviano ha anche ricordato quello che è successo due anni fa, quando partecipò ad una manifestazione a Casal di Principe, rivolgendosi direttamente ai boss latitanti. Il libro non era ancora un best seller da milioni di copie, ma qualcosa era successo e i carabinieri e la Procura della repubblica avvertirono lo scrittore. “Ricordo la telefonata allarmata di un ufficiale dei carabinieri” ha raccontato ai microfoni di Fahrenheit “Un collaboratore di giustizia aveva segnalato il pericolo”.
“Non tutti erano dalla mia parte, dalla parte della legalità” dice ancora Saviano “Ricordo che quando uscii di casa circondato dai carabinieri, ci fu qualcuno che mi sibilò alle spalle: ‘finalmente t’hanno arrestato!”. Saviano oggi ha 29 anni e dice di essersi allontanato da tutti: “anche da parte di quelli che mi erano vicino c’era una sorta di rimprovero, come se dicessero ‘ci siamo presi degli schiaffi in faccia per te, per difendere uno spettro’”. Ma Saviano è anche convinto di una cosa: “sono i lettori che hanno messo paura ai poteri criminali, non io”. E spiega che denunce individuali, articoli coraggiosi, prese di posizioni di preti coraggiosi ci sono sempre stati, ma non hanno mai preoccupato i boss. Ma quando la denuncia comincia ad arrivare a certi numeri, quando sono milioni le persone che leggono un libro di denuncia, quando addirittura diventa economicamente vantaggioso denunciarli (editori, giornali, cineasti su Gomorra hanno guadagnato molto) allora qualcosa davvero cambia.
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Va avanti fino al 21 giugno, nella Basilica di Massenzio a Roma, il Festival Internazionale delle letterature. Protagonisti diciotto autori da tutto il mondo che presentano testi inediti, scritti apposta per il festival e dedicati al tema Vicino, lontano. Tra i nomi in rassegna: Isabel Allende, Giancarlo De Cataldo, Gianrico Carofiglio, Scott Turow, solo per citarne alcuni.
Come nelle passate edizioni, gli autori leggono in pubblico i propri testi. Ma quest’anno c’è una novità: l’incursione delle immagini di video artisti che accompagnano i contributi degli scrittori in cinque delle dieci serate in programma.
Prima dei reading e delle proiezioni, ospiti e attori italiani introducono gli autori leggendo brani tratti da loro opere già pubblicate in Italia. E a concludere ogni serata, un concerto Jazz.
Qui il programma di tutte le serate(in pdf).
Di seguito, alcuni brani tratti da cinque video che accompagnano i testi inediti degli scrittori.
L’apertura del Festival, venerdì 18 maggio, è stata affidata alla scrittrice cilena Isabel Allende. Le opere dei video artisti Miguel Angel Rios, Teresa Serrano e Johanna Domke hanno accompagnato un brano tratto dal best seller La casa degli spiriti.
Il video di Miguel Angel Rios per la serata di Isabel Allende
Miguel Angel Rios
La serata di mercoledì 22 maggio è dedicata a due autori di romanzi dal forte impegno civile. Ismael Beah e Rita El-Khayat, una delle più importanti intellettuali marocchine. Entrambi i testi sono introdotti dai video artisti William Kentridge, Mircea Cantor, Marzia Migliora - Elisa Sighicelli e Manu Arregui.
Il video di Marzia Migliora per la serata di Ismahel Beah Rita el Khaiat
Marzia Migliora
Martedì 29 maggio è la volta di due irlandesi: John Banville, considerato uno dei più grandi autori contemporanei di lingua inglese e Catherine Dunne, una delle voci più importanti della grande letteratura popolare al femminile. Per loro l’introduzione sarà affidata alla voce dei deu attori italiani Luciano Virgilio e Stefania Sandrelli, e alla musica di Rocco de Rosa e Javier Girotto.
Giovedì 31 maggio è dedicata a Robert McLiam Wilson e Gregory David Roberts, l’autore del best seller Shantaram. Per loro l’introduzione dei video artisti Masbedo, Tim White Sobiesky, Petra Lindholm e Janaina Tschäpe e la musica di Tony Bowers e Lagash.
Il video di Masbedo (Nicolò Massazza e Jacopo Bedogni) per la serata di Mc Liam e Gregory Roberts
Nicolò Massazza e Jacopo Bedogni
La serata di martedì 5 giugno è dedicata alla Turchia con Elif Shafak, autore di La bastarda di Istambul e Feridun Zaimoglu, scrittore turco che vive da oltre 35 anni in Germania. Per entrambi i lavori ci sarà l’accostamento con i video degli artisti Shirin Neshat, Lida Abdul e Luca Pastore, accompagnati dalla musica di Luca Recupero, Giancarlo Parisi e Feisal Taher con Giovanni Arena.
Il video di Luca Pastore per la serata di serata di Zimoglu Shafak
Luca Pastore
Nelle serate seguenti, video e raeding (qui l’elenco degli autori) si avvicenderanno fino all’appuntamento conclusivo, giovedì 21 giugno, nel segno del romanzo d’inchiesta in un ideale collegamento tra Napoli e Mumbay con l’autore di Gomorra, Roberto Saviano, e lo scrittore indiano Vikram Chandra, autore del best seller Giochi sacri. Per introdurli, le video opere di Jan Fabre, Adrian Paci e di Romano, Cerri e Ghiringhelli.
Il video di Romano, Cerri e Ghiringhelli per la serata di Saviano e Chandra
Giuseppe Romano, Emanuele Cerri e Mauro Ghiringhelli
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