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È sempre bello quando nasce qualcosa dedicato ai lettori e alla lettura. Quindi non possiamo che rallegrarci per il debutto, oggi, di Zazie.it. Un social network tutto italiano e soprattutto tutto dedicato ai libri.
Insomma un concorrente nazionale di Anobii.
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Particolare della copertina di Febbre, il romanzo d'esordio di Giulio Minghini - Credits: Piemme
Arriva anche in Italia il primo romanzo di Giulio Minghini, Febbre, edito da Piemme. Pubblicato per la prima volta in Francia nel 2009 col titolo Fake, ha conquistato critica e pubblico d’Oltralpe. Continua

La storia di Facebook dagli inizi nel campus di Harvard ai successi attuali: il giornalista di Fortune David Kirkpatrick è l’autore di quello che è al momento il testo migliore per capire l’ascesa del social network creato da Mark Zuckerberg e l’effetto che sta avendo sulla cultura e sulla società contemporanea, oltre che su Internet e sul mercato informatico.
Realizzato con la collaborazione di Zuckerberg e dei dirigenti di Facebook, il libro è stato pubblicato in Italia da Hoepli. In occasione del tour promozionale, Kirkpatrick ha condiviso il suo punto vista privilegiato sul popolarissimo servizio rispondendo ad alcune domande.
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Un’immagine di John Green - Credits: Cadwaladr via Flickr
Il giovane autore americano John Green, conosciuto soprattutto per i suoi romanzi per ragazzi, come Cercando Alaska (su Bol.it con uno sconto speciale), è in cima alle classifiche sul Web con il suo nuovo titolo The Fault in Our Stars. Il fatto strano è che il libro in realtà non esiste ancora: la sua pubblicazione è prevista per maggio 2012. Continua

Quando Internet diventa una droga. Particolare della copertina - Credits: Einaudi
Molte persone, soprattutto giovani, spendono ore e ore davanti al computer navigando nella Rete, spesso creandosi un mondo parallelo e tagliandosi fuori da quello reale. Si può parlare di “patologia”? Lo psichiatra Federico Tonioni dice di sì, nel suo libro Quando Internet diventa una droga. Ciò che i genitori devono sapere, edito da Einaudi. Continua


di Stefania Vitulli
Il romanzo del futuro porta la firma di uno scrittore italiano. Social killer di Vito Di Bari, futurologo e innovation designer (era tra l’altro «l’inviato dal futuro» di Studio aperto), è il primo romanzo multipiattaforma al mondo. Che significa una storia in cui davvero si abbattono i confini tra realtà e fiction: grazie a smartphone e cellulari si può scaricare e leggere il thriller un capitolo al giorno; con Facebook si può interagire con i personaggi; sul sito Datebook.it si può essere protagonisti e andare a caccia di indizi. Tutto gratis e appena sbarcato online. Continua

I tre protagonisti di Social Killer
L’autore lo chiama ceilleuton, cioè feuilleton per cellulare, perché fonde il romanzo d’appendice con i Keitai Shosetsu, le trame per telefonino che impazzano soprattutto in Giappone. Stiamo parlando di Social Killer, il giallo di Vito Di Bari uscito ieri di cui si discute molto in questi giorni. Dove si trova? Non in libreria, ma disseminato in Rete: su cellulare, su un sito Internet dedicato e su Facebook. Continua
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Helen e Brian sono due illustri sconosciuti, ma potremmo imparare ad amarli se riuscissimo a inventare per loro un destino indimenticabile. E tutti possiamo farlo. I due sono i protagonisti di Livebook, un’applicazione inventata per gli utenti di due popolari social network, Facebook e Bebo. I loro iscritti possono scaricare l’applicazione sul proprio profilo e contribuire a scrivere la storia rispettivamente di Helen su Facebook e di Brian su Bebo. Di pronto c’è solo l’attacco che ci dice che lei si è apena registrata a Facebook e lui a Bebo. Il resto è lasciato alla fantasia della community.
Clicco, apro, provo. E scopro che The Livebook, “Il libro che viene scritto davanti ai tuoi occhi”, non è solo un sistema per scrivere una storia in maniera collaborativa ma, come è facile che succeda nei social network, anche un modo per testare la propria popolarità. Ognuno può proporre una frase per continuare la trama. Più amici hai, più probablità ci sono che la frase che hai proposto raggiunga la soglia critica necessaria per essere aggiunta alla storia: serve che la votino almeno 20 utenti.
Ma per proporre una frase servono punti, e i 10 forniti nella dotazione di partenza bastano appena per due frasette. Anche per votare le frasi altrui servono punti, uno per ogni voto che vogliamo assegnare. Come si fanno questi punti? Invitando altri amici a unirsi a Livebook: ogni amico che si iscrive a questa applicazione citando il nostro invito vi fa guadagnare 10 punti. Gli sviluppatori stanno anche valutando la possibilità di venderli per soldi, se c’è richiesta. Insomma, più che un dotto ritrovo di letterati, la cosa rischia di trasformarsi in un’ennesima catena di Sant’Antonio.
La storia è appena all’inizio. Helen non ha ancora fatto granché: si è iscritta a Facebook e si è messa a navigare su internet in classe durante una lezione. Il prof. potrebbe averla scoperta. Tutto qui. La mia frase, che per la verità non aggiungeva grande pathos all’intreccio, non è ancora stata votata da nessuno. Immagino che i miei 6 amici di Facebook abbiano cose più importanti da fare che aiutarmi a scrivere una pagina (digitale) della letteratura mondiale.
Comunque va sempre meglio qui che su Bebo: la community, cui mi sono iscritta solo per poter dare un’occhiata al loro libro, non sembra apprezzare la scrittura collaborativa. E per il momento la storia di Brian è ancora ferma alla prima frase.
Esperimento fallito? Eppure la fanfiction, invenzione (anche collettiva) di storie che si basano su personaggi di romanzi, film e serie tv, su internet va alla grande. Forse lo scarso entusiasmo dimostrato finora per Livebook è solo la dimostrazione che non basta invitare gli utenti a uno sforzo collettivo, bisogna anche dar loro un personaggio almeno abbozzato nel quale riconoscersi.
- Tags: Amartya-Sen, blog, collaborazione, crescita-economica, economia-della-felicità, feltrinelli, luca-de-biase, naomi-klein, open-source, pil, social-network
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“Oggi non siamo più consumatori, risparmiatori, lavoratori, spettatori… Siamo persone. E da qui si riparte”. Questo è il mondo 2.0 secondo Luca De Biase, giornalista del Sole 24 Ore, esperto di cultura digitale, ottimista, come il titolo del suo libro Economia della Felicità, edito da Feltrinelli, lascia ampiamente intendere. Attenzione però. Il suo non è un ottimismo vago e buonista, basato sulla convinzione che nell’epoca dei blog siamo tutti fratelli, ma la consapevolezza che ci troviamo nel bel mezzo di una nuova era, e analizzandone le molteplici sfaccettature dobbiamo prendere atto che i modelli economici proposti fino a questo momento non sono più adatti allo scopo per il quale erano nati: condurci alla felicità.
Sarebbe contenta Naomi Klein nel leggere alcuni passi in cui De Biase, citando tra gli altri l’economista premio Nobel indiano Amartya Sen, afferma quanto sia insensato “sostenere, come alcuni fanno, che si possa scegliere un percorso di sviluppo che inizialmente neghi i diritti civili per accelerare la crescita economica e così combattere la fame”. Sembra un brano preso di peso da Shock Economy, l’ultimo saggio della Klein in cui la scrittrice canadese sostiene che proprio questo è stato fatto, con l’uso di violenza e torture in molti Paesi del mondo per imporre a forza il liberismo puro.
Il mercato che si autoregola è una panzana, afferma De Biase, le regole servono eccome, altrimenti si favorisce “l’emergere di protagonisti in grado di dettare le regole agli altri in base ai propri interessi particolari”: la parola corporation vi dice qualcosa? Finito l’impero del Pil, in cui la crescita era considerata come unico valore possibile da perseguire a qualsiasi costo, umano e sociale, De Biase si accalora nel sostenere che nell’era della conoscenza, nella quale ora ci troviamo, sono altri i valori sulla cresta dell’onda. Competenza, creatività e innovazione contano più di tutto e rompono con la loro forza ogni steccato ideologico e ogni protettorato economico. La collaborazione tra persone, resa possibile dalla rete delle reti, mette tutti noi nella condizione di essere proattivi e non più pubblico di compratori dei contenuti altrui.
Non solo, ma cambia il concetto di felicità in relazione al benessere. Da un po’ di tempo a questa parte gli economisti hanno dovuto smettere di fare finta che il fine possa essere disgiunto dai mezzi per ottenerlo. Perché ci servono più soldi? Se la risposta è “per comprare cose di cui non abbiamo bisogno” non è forse ora di smettere di pedalare in quella direzione? De Biase ci invita a prendere atto di una squallida tendenza: stiamo monetizzando cose che un tempo erano gratuite. Perché invece di dover fare i soldi per pagare cose che un tempo avevamo a disposizione gratis (come il tempo libero in famiglia che ora si passa a fare shopping nei centri commerciali) non torniamo a dare valore agli aspetti non finanziari della nostra esistenza, ovvero quelli in cui possiamo più pienamente esprimere noi stessi? Social Network, blog, software open source sono tutti prodotti di una società che attraverso la collaborazione volontaria e gratuita si sa dotare di strumenti utili che arricchiscono le relazioni tra gli individui.
Economia della felicità è un libro che può non trovare tutti d’accordo, ma contribuisce in maniera stimolante a descrivere il momento di forti cambiamenti che stiamo vivendo e aiuta a capire quali sono le opportunità da cogliere.

Leggere sarà pure un’esperienza solitaria, ma da sempre gli appassionati di libri hanno escogitato gli espedienti più vari pur di socializzare questa pratica: bookcrossing, cene letterarie, gruppi di lettura, festival o i sempre validi consigli del vecchio (e ormai mitologico) libraio di fiducia. In fondo, il passaparola tra conoscenti è pur sempre il metodo più efficace per andare a colpo sicuro. Poi è arrivata Amazon e la sua intuizione delle recensioni generate dagli utenti si è rivelata un’arma formidabile per spostare le vendite e orientare le scelte degli acquirenti.
Ora, però, c’è chi prova ad andare ancora più lontano. aNobii è un social network di nuova generazione pensato per mettere in contatto tra loro i lettori con gusti simili e aiutarli a scoprire libri interessanti: sempre di passaparola si tratta, ma in salsa 2.0.
A un livello base, il servizio si presenta come un valido strumento per schedare l’intera biblioteca personale (tipo l’ormai superata Library Thing), gestire liste di desideri, tenere traccia dei prestiti e finanche rivendere o scambiare libri usati. Ma al di là dell’indubbia utilità di un simile sistema di catalogazione, il bello di aNobii sta tutto nelle sue spinte funzionalità sociali. Si può curiosare nelle librerie degli altri membri, creare collezioni tematiche (una delle più grandi è questa degli “imperdibili”), seguire le ultime letture degli amici, prendere parte ai gruppi di discussione più vari, e ovviamente recensire, votare, etichettare e tutto quanto fa web 2.0. Una tendenza, questa di socializzare le passioni, che ormai ha investito anche la musica (si veda l’ottimo Last.fm, cui le case discografiche Emi, Warner Music, Sony BMG e Universal Music hanno deciso di autorizzare la diffusione in streaming del proprio intero catalogo) o il cinema (si veda I heart movies, nuovo tool per condividere la videoteca personale).
Sviluppato a Hong Kong ma dal raggio d’azione globale, aNobii è disponibile anche in versione italiana: a pochi mesi dal lancio si è già aggregata una attiva comunità di bibliofili del Belpaese.
Prima che vi iscriviate, però, un’avvertenza è d’obbligo: come tutti i social-network ben fatti, anche aNobii può dare forte dipendenza e, magari, sottrarre un po’ del tempo che prima si dedicava alla lettura.
P.S. Per chi se lo stesse chiedendo, il nome curioso del servizio deriva Anobium punctatum, l’insetto conosciuto anche come bookworm, il “verme dei libri”, espressione usata nei paesi anglosassoni per indicare chi passa molto tempo sui libri.
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