
particolare della prima copertina - Credits: Rafael Albuquerque/Vertigo
Per la prima volta il Re del Brivido si occupa di sceneggiare una serie a fumetti. Il protagonista è un vampiro-cowboy del vecchio West.
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- Mercoledì 17 Marzo 2010
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Stephen-King

particolare della prima copertina - Credits: Rafael Albuquerque/Vertigo

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Prendendo spunto dalle celebri “10 regole” di Elmore Leonard, un giornalista del Guardian ha raccolto i segreti di una dozzina di affermati scrittori.
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Capita, con l’età, di domandarsi che fine abbiano fatto le persone che abbiamo perso di vista. Magari capita pure a Stephen King. Che va per i sessanta. E come tutti gli scrittori ricorda i suoi personaggi come fossero persone in carne e ossa. Forse un giorno deve essersi chiesto “Che fine avrà fatto… Danny?” Continua

Jonathan Carroll è uno scrittore bizzarro, o meglio le sue storie sono bizzarre. Tra cani parlanti, amici immaginari che si presentano dopo anni alla porta di casa, padri defunti che tornano per salvare i figli, anime gemelle il cui numero perfetto è cinque, come le dita di una mano; fantasmi, ossessioni, follie e una sarabanda di personaggi degni di un circo, Carroll sta tracciando la sua personale mitologia narrativa, fuori da ogni incasellamento. Qualcuno, e tra questi qualcuno ci sono Neil Gaiman, Stephen King e James Ellroy, pensano sia geniale. Altri, pensano semplicemente sia un narratore con molta, moltissima, fantasia (a partire dai titoli dei suoi romanzi), con un certo gusto per il noir e per l’horror e un vago spessore metafisico. Panorama.it lo ha incontrato.
Fazi ha appena dato alle stampe Black Cocktail (pp. 93, euro 13,50), un romanzo breve del ‘90. Potrebbe fare il mio lavoro e scriverne una recensione?
Il narratore di Black Cocktail, Ingram York, è affascinato dalle storie che racconta Michael Billa, il suo amante buontempone. Billa racconta a Ingram molte storie sul suo pericoloso migliore amico delle superiori, Clinton Deix, il ragazzo più arrabbiato e minaccioso della scuola. Il problema è che Clinton Deix è riapparso nella vita del quarantenne Billa, ma ha ancora quindici anni e “ha delle cose da fare” per le quali gli serve l’aiuto del suo vecchio amico, cose che porteranno a sconvolgere le vite di tutte le persone coinvolte nella vicenda.
Non rileggo mai i miei lavori comunque e quindi non potrei darne un giudizio critico. L’unica volta che ho riletto uno dei miei libri è stato negli anni ‘90, a Hollywood, quando mi chiesero di lavorare alla stesura del soggetto di un film tratto da L’Assenza. Rileggendo quel romanzo, anni dopo averlo scritto, avrei voluto cambiare o editare alcune cose, anche se nonostante tutto devo dire che andava bene.
Il romanzo mette in scena il tema della complementarità tra persone, della felicità, dell’aura che può scaturire dall’incontro tra anime gemelle, eppure il finale è amaro.
Molti pensano che prima o poi si possa incontrare la persona in grado di completarci, come ipotizzato da Platone, e in seguito a questo incontro trovare la felicità. Ma la premessa di Black Cocktail è che non è detto che la completezza sia esattamente come ce la si aspetti o come la si desideri. Come dice l’adagio: “stai attento a ciò che vuoi perché potresti ottenerlo”.
In molti ascrivono i suoi libri al genere fantastico…
Penso che i critici definiscano il mio lavoro come fantastico perché a loro piace infilare le cose in scatole comode (per loro). Se c’è un detective in una storia allora deve essere un giallo. Se c’è un fantasma, allora sarà horror. In tutti i miei libri uso diversi topos letterari. Un po’ di romanticismo, un po’ di psicologismo, ma questo non significa che io scriva storie romantiche o psicologiche eccetera. Quando mi domandano che tipo di storie racconti, rispondo sempre: “insalate miste”. Quando fai un’insalata mista, usi diversi ingredienti, pomodori, cipolle, capperi, lattuga… Li mescoli un po’, versi il condimento et voilà ecco l’insalata mista. Io mi limito a usare i topos letterari al posto della lattuga nelle mie insalate.
Black Cocktail parte come un noir per poi virare verso il surreale, il magico e il metafisico…
Esatto. È questo che intendo quando dico che scrivo insalate miste. Mi piacciono i piatti con molti ingredienti. Non scrivo hamburger.
Vive a Vienna da molto tempo…
Molti dei miei romanzi sono ambientati a Vienna come Sleeping in flame, Voice of our shadow e Gli artigli degli angeli.
… è diverso scrivere un romanzo americano da uno europeo?
In molti mi chiedono se c’è differenza tra un romanzo americano e un romanzo europeo. Penso piuttosto che siano i lettori a fare la differenza. Quelli europei sono più aperti e apprezzano diversi generi senza problemi. Gli americani amano particolarmente incasellare i libri, la musica, la pittura. Gli europei sono molto più liberi e trasgressivi. Per esempio non so se Federico Fellini avrebbe potuto avere successo in Usa, cominciando come ha cominciato. La sua opera era fuori dagli schemi, dalla scatola, e questa è una cosa che la sensibilità americana non riesce a comprendere.
Un film come La strada è un racconto fantastico, una fairy tale, ma anche una storia d’amore; ha risvolti sociali e una morale da fiaba ecc. Quando venne filmato, negli Stati Uniti quel tipo di pellicola era una cosa inaudita. Il film e Fellini stesso erano davvero trasgressivi e solo anni più tardi il pubblico americano cominciò a capire la sua grandezza. Lo stesso vale per i libri.
Ambienterebbe un romanzo in Italia?
L’Italia è probabilmente il mio paese preferito. Mi piacerebbe viverci, ma avrei bisogno di un benefattore generoso che mi dica: hey eccoti un bel appartamento a Siena, Lucca o Roma, un po’ di soldi in banca, e tutto il tempo che vuoi per andartene a spasso a trovare un’idea brillante per il prossimo romanzo. Magari anche solo per il tempo di scriverlo. Un bel sogno. Nel frattempo vengo in Italia ogni volta che posso, due volte l’anno se sono fortunato, anche solo per perdermi, quasi in coma estatico, a guardare l’andirivieni, giorno e notte.
Cosa ha letto ultimamente che l’ha colpita particolarmente?
Shantaram di Gregory Roberts, Light years di James Salter, Il quinto incomodo di Robertson Davies, The world I made for her di Thomas Moran.
Ha mai letto narrativa italiana?
Molta. Pirandello, Quasimodo, Pavese, Elsa Morante, Eco, Fo, Dino Buzzati… e la lista potrebbe allungarsi.
Ha mai pensato di pubblicare in copyleft?
No.
Il 21 settembre compie 60 anni Stephen King , a soli quattro mesi dall’uscita negli States del suo prossimo romanzo Duma Key. Un’occasione per fare il punto sulla sua prolifica attività di scrittore ma anche per guardare al futuro. In Italia l’attesa è per il prossimo 6 novembre per l’uscita con Sperling & Kupfer del primo libro de La Torre Nera a fumetti. È la prima volta che King si interessa al mondo del fumetto. Sua la sceneggiatura insieme con Peter David, mentre i disegni sono di Joe Lee. Il 4 dicembre invece uscirà anche da noi, sempre per la Sperling, l’atteso Blaze, romanzo scritto ai tempi di Carrie e mai pubblicato. I proventi delle vendite saranno interamente devoluti a The Haven Foundation, una fondazione che si occupa di artisti freelancer. Quanto a Blaze è la storia di Claiborne Blaisdell detto Blaze appunto, un folle che decide di rapire una bambina e chiedere un riscatto di un milione di dollari. Per Duma Key, invece, la trama è top secret. Quello che è riuscito a trapelare è che il protagonista, reduce da un coma in seguito ad un grave incidente, troverà nella pittura l’espressione delle sue facoltà nascoste, riuscendo a trasportare nella realtà ciò che dipinge. Il re dell’horror insomma anche al traguardo dei 60 anni non abbandona il filo conduttore della sua scrittura che trae le sue origini da un’infanzia triste e piena di traumi, non ultimo l’abbandono del padre alla tenera età di due anni. Reso celebre da Shining (da cui fu tratto anche il famoso film di Kubrick) la carriera di King era cominciata lui bambino con i primi scritti legati al mondo della fantascienza. Poi l’uscita del romanzo Carrie, che non faceva mistero dei problemi del suo autore con alcool e droghe, problemi da cui poi è uscito brillantemente.
Quanto al futuro imminente per Stephen King sembra essere più roseo che mai. Ancora libri ovviamente e quest’anno anche la vittoria al Mystery Writers Of America il famoso premio dedicato agli scrittori di horror e mystery.

Ci sono due notizie che in questi giorni hanno scosso il mondo editoriale internazionale ed entrambe riguardano la scrittrice austriaca Elfriede Jelinek, premio Nobel per la Letteratura nel 2004. La prima è che sta scrivendo un nuovo libro dal titolo Neid (Invidia), e già questo è importante perché era assente dalla scena letteraria dal 2000, anno in cui pubblicò Voracità (ed. Frassinelli). La seconda notizia forse è la più importante: la nuova opera non arriverà mai nelle librerie. Infatti la Jelinek la sta pubblicando a puntate sul suo sito internet e i suoi fan - che abbiano dimestichezza con il tedesco - potranno leggerlo gratuitamente.
Non capita spesso che uno scrittore famoso, in questo caso addirittura un Nobel, decida di utilizzare il web per promuovere le proprie creazioni. Il primo a cimentarsi nella scrittura on line è stato il re dell’horror Stephen King che nel 1999 scelse di vendere il racconto Riding the bullet esclusivamente sul suo sito, pubblicando gratuitamente un’anticipazione del prologo. Solo un anno fa lo scrittore brasiliano Paulo Coelho per il lancio del suo ultimo romanzo La strega di Portobello ha utilizzato il suo blog per la diffusione dei primi capitoli. Dopo l’uscita nelle librerie ha inserito tutto il libro e ha dato la possibilità ai lettori di scrivere i propri commenti e discutere con lui.
In Italia dopo l’esperienza iniziale di Alessandro Baricco che in occasione dell’uscita del libro City nel 1999 creò un sito ad hoc per pubblicizzare il romanzo senza partecipare ad alcuna conferenza stampa né intervista, recentemente nessuno scrittore da best seller si è cimentato con la Rete, anzi. Il fenomeno editoriale del momento, Federico Moccia, per il suo Tre metri sopra il cielo è passato addirittura alla fotocopiatrice…
Il nome di Richard Bachman sicuramente non evoca alcun interesse nei
lettori di tutto il mondo. Ma se a questo scrittore semisconosciuto si associa la figura del re dell’horror Stephen King, allora qualche brivido comincia a circolare nelle vene degli appassionati del genere.
Richard Bachman è infatti lo pseudonimo con cui King firmò alcuni libri tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, quando la sua carriera era agli esordi, non riscuotendo però quel successo che opere come Shining e Carrie avrebbero ottenuto. Adesso a distanza di oltre vent’anni, ritorna nelle librerie americane, il prossimo 12 giugno per i tipi della Scribner, il romanzo postumo di Bachman/King, Blaze. Postumo perché lo stesso Stephen King, visto lo scarso successo del suo alter ego, aveva deciso di farlo morire per un “cancro allo pseudonimo”, come lui stesso aveva comunicato ironicamente. Sulla trama della storia l’autore è stato molto vago, di sicuro paura e brividi non mancheranno di sconvolgere i fans.

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