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storia

David Gilmour, “The Pursuit of Italy”. Ingovernabili. Ecco perché

Fallimentare l'operazione di unire l'Italia, voluta da Garibaldi

Fallimentare l

Non è stato un lavoro semplice quello di David Gilmour in  The Pursuit of Italy. A History of a Land, its Regions and their Peoples: condensare in 480 pagine un profilo coerente della storia d’Italia, concepito per un pubblico internazionale, interessato alle vicende del nostro paese, ma in difficoltà nel trovare un filo capace  di spiegare l’evoluzione storica ma anche la condizione attuale.
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Il vicerè giustiziere: la Sicilia del Seicento al cappio di Pedro Girón

Venere ed amore con un favo di mele di Cranach, particolare (Ansa)

Venere ed amore con un favo di mele di Cranach, particolare (Ansa)

Non è tanto la storia, ricca di suggestioni e vibrazioni emotive. Non è neppure il contesto o l’ambientazione, che pure ha permesso a tanti narratori di rievocare episodi avvincenti e destini disperati. Continua

Gli orrori dei soldati nazisti

Un dettaglio della copertina di Soldaten: Protokolle vom Kämpfen, Töten und Sterben - Credits: S. Fischer Verlag

Un dettaglio della copertina di Soldaten: Protokolle vom Kämpfen, Töten und Sterben - Credits: S. Fischer Verlag

Servirà uno stomaco di ferro per arrivare all’ultima pagina di Soldaten: Protokolle vom Kämpfen, Töten und Sterben (in italiano: “Soldati: protocolli del combattere, dell’uccidere e del morire”), di prossima pubblicazione in Germania, firmato dagli storici Soenke Neitzel e Harald Welzer. I due hanno passato al vaglio 150mila pagine di conversazioni tra soldati tedeschi prigionieri, registrate e trascritte dai servizi americani e inglesi. Un campionario di orrori che, un’altra volta, mette la Germania a confronto con il suo passato. Continua

La Patria, bene o male di Carlo Fruttero e Massimo Gramellini. Recensione

Credits: mfiora50 @ flickr

Credits: mfiora50 @ flickr

L’operazione compiuta da Carlo Fruttero e Massimo Gramellini con La patria, bene o male (356 pagine, Mondadori) è tutto fuorché banale, e probabilmente, tutto fuorché semplice. L’ultra-ottuagenario autore di La donna della domenica e il brillante corsivista de La Stampa sono riusciti in un’impresa che nemmeno a Indro Montanelli è riuscita così bene: condensare la Storia dell’Italia Unita in poche (si fa per dire, sono 150) storie autoconclusive e renderla non solo interessante, ma irresistibile.
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Un decennio che non era solo da bere: la Storia d’Italia degli anni Ottanta di Marco Gervasoni

(Credits: Ansa/Paolo Gerace)

(Credits: Ansa/Paolo Gerace)

Da un lato, gli anni del riflusso, della corruzione e del consumismo. Dall’altro, quelli dell’individualismo, della ricchezza e del mercato. Gli anni Ottanta sono da sempre il primo decennio ostaggio di una memoria divisa. Continua

Valerio Massimo Manfredi: dopo Alessandro vi racconterò il Novecento

Valerio Massimo Manfredi - Foto: EPA/JOSE MENDEZ

Valerio Massimo Manfredi - Foto: EPA/JOSE MENDEZ

Valerio Massimo Manfredi è un grande narratore di storia e di storie, dallo Scudo di Talos (1988), il suo primo grande successo da romanziere, all’Ultima legione, da cui è stato tratto il film omonimo, all’Armata perduta, fino agli Idi di marzo del 2008.
Ma a irretirlo è soprattutto il personaggio di Alessandro Magno, a cui dedica una trilogia nel 1998 e successivamente un rifacimento con Il romanzo di Alesssandro del 2005.
Come un reziario, il gladiatore con rete e tridente, Manfredi insegue il mito del grande re macedone e nuovamente ne indaga uno degli enigmi ancora insoluti: dove sia stato sepolto. Da questa sua indagine è nato un saggio narrato con la stessa limpida passione dei romanzi, sviluppato secondo il principio classico oraziano di “miscere utile dulci”, mescolare l’utilità della storia con il miele della narrazione. La tomba di Alessandro. L’enigma è il titolo dell’ultimo libro di Manfredi, edito da Mondadori.
Leggi l’intervista

Dall’Inquisizione medievale all’Iraq del futuro: il ritorno in libreria di Valerio Evangelisti

In questi giorni esce per Mondadori La Luce di Orione (collana Strade Blu, 320 pp. 15,50 euro), nuovo capitolo della saga dell’inquisitore Nicolas Eymerich.

Sono passati cinque anni da quando Valerio Evangelisti scrisse l’ultimo libro con protagonista il personaggio che lo ha portato nel gotha degli autori di fantascienza a livello internazionale. Questa volta Eymerich dovrà lasciare il regno di Aragona per intraprendere un viaggio sulle galee dei crociati alla volta di Bisanzio. Come da tradizione, anche questa vicenda si sposterà nel tempo e nello spazio annodando i fili invisibili della storia e tracciando un sentiero che collegherà un misterioso verso di Dante all’Iraq del futuro prossimo. Tra le “comparse” di prestigio ci sarà anche Francesco Petrarca, con cui Eymerich avrà un diverbio in quel di Padova.
Abbiamo intervistato Evangelisti sul ritorno di Eymerich e non solo.
Eymerich è tornato. Come mai lo ha lasciato da parte per tanto tempo?
Non volevo rimanere troppo legato a quel personaggio, però non intendevo neanche abbandonarlo. La sua “resurrezione” deve molto alle pressioni dei miei lettori, senza troppa resistenza da parte mia.
La scelta di Costantinopoli deriva da una scelta precisa o è frutto di una suggestione?
Da un fatto storico preciso. Una crociata in tono minore guidata da Amedeo d’Aosta nel 1366, e diretta a Costantinopoli per sottrarre la città alla pressione turca. Fin dal mio secondo romanzo, uscito nel 1995, avevo ipotizzato che Eymerich vi partecipasse. La trama l’avevo già in mente da un decennio.
Eymerich è mutevole e al contrario di molti personaggi seriali fa i conti con il suo passato. Com’è quello de La Luce di Orione?
Il protagonista è simile a quello dei primi romanzi, solo con un dubbio in più: che ciò che sta vivendo non sia reale, bensì frutto della sua mente. Che il mondo sia stato organizzato in sua funzione.
Il titolo si discosta da quelli delle “puntate precedenti” in cui compariva quasi sempre il nome dell’inquisitore…
I titoli nascono un po’ a caso, anche se, per me, contano nel guidare lo sviluppo della trama. Con La luce di Orione volevo suggerire al lettore che si tratta, in fondo, di un romanzo di fantascienza, diverso dai capitoli “metafisici” del ciclo, come Cherudek e Mater Terribilis.


Anche la copertina è molto diversa da quelle a cui i suoi lettori erano abituati…

Le copertine non le scelgo io, che non ho alcuna competenza grafica. Devo dire che, senza previi accordi col disegnatore, la copertina riflette assai bene la sostanza dantesca del romanzo.
Negli ultimi tempi ha trascurato la fantascienza, il fantastico e la fantastoria per esplorare le pieghe della storia “pura”…
Io ho una formazione di storico, e la narrativa è stata per me un veicolo per riuscire a esprimermi fuori da convenzioni scientifiche. Noi saremo tutto e i due Collari (Il Collare di Fuoco” e “Il Collare Spezzato” n.d.r.) sono saggi storiografici in forma romanzata. È una strada che non abbandonerò, nemmeno quando tratto di Eymerich e delle sue fantastiche avventure.
I suoi libri vengono pubblicati anche all’estero. Quale è il suo rapporto con i paesi in cui appaiono i suoi titoli?
La Francia è un caso particolare. Parlo il francese come una seconda lingua, e questo mi ha agevolato parecchio, in convegni, presentazioni e nell’intreccio di rapporti personali. Per il resto, tradotto in una quindicina di lingue, direi che il successo maggiore lo riscuoto nei Paesi dell’ex Est europeo, Romania e Polonia in primo luogo. Non saprei dire perché. E, cambiando di continente, in Brasile.
Il mercato librario americano è chiuso su se stesso, eppure lei è stato invitato negli States e in Canada per un ciclo di conferenze…
Negli Usa, in Canada e persino in Nuova Zelanda ho attirato gli interessi di una parte del mondo accademico (l’italo-canadese Luca Somigli, dell’università di Toronto, mi ha dedicato addirittura uno studio, pubblicato dalle edizioni Cadmo). Si tratta di un ambito del tutto separato da quello del mercato librario che conta. In inglese, finora, è uscito solo un mio racconto, in un’antologia europea curata dalla Science Fiction Writers of America.
In che rapporti è con gli altri scrittori?
Ne frequento pochissimi. Quelli con cui curo il sito Carmilla come Genna, Bui, De Michele. Ogni tanto Ammaniti e Loriano Macchiavelli. E Antonio Moresco, con cui ho un vero rapporto di fratellanza. Assieme si parla di tutto salvo che di letteratura. I miei amici più stretti non rientrano nella categoria degli intellettuali, ammesso che questa categoria esista.

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