Archivio per il tag “terrorismo”

L’amore ai tempi del terrorismo

Un prigioniero a Guantanamo

La perdita di una persona amata è alla base dello sconvolgimento delle vite per i protagonisti di Orfeo perduto, romanzo in uscita in questi giorni da Marcos y Marcos. Continua

La minaccia viene dall’Occidente? Il nuovo libro di Loretta Napoleoni

Le macerie del World Trade Center

Minaccia reale o pericolo gonfiato ad hoc all’interno di una strategia politica più ampia? A 7 anni dall’attacco alle torri gemelle il mondo si interroga ancora su cosa sia il terrorismo internazionale e soprattutto quale pedina ricopra oggi all’interno della scacchiera mondiale. E se lo chiede anche Loretta Napoleoni, economista italiana brillantemente prestata all’estero che collabora tra gli altri con l’Homeland Security degli Stati Uniti, insieme a Ronald J. Bee.

Nel loro I numeri del terrore, pubblicato da Il Saggiatore vengono smantellati ad uno ad uno i falsi miti del terrorismo contemporaneo offrendo così al lettore un’analisi nuova e originale. Quello che emerge, per esempio, dati ovviamente alla mano, è che rispetto ai tempi della Guerra Fredda l’incidenza di atti terroristici è in realtà più bassa sia per il numero di attacchi che per il numero di vittime. E se dall’11 settembre in poi è stato effettivamente registrato un aumento di atti terroristici essi si sono verificati per lo più nel mondo musulmano, non in Occidente.

Eppure la percezione dell’uomo comune è quella di vivere in un mondo globale diventato molto più insicuro e pericoloso. La strategia della paura scelta dai governi dei paesi leader dunque è riuscita nel suo obiettivo, spiega la Napoleoni che però va oltre e si chiede anche cosa ci sia dietro. La vera minaccia, spiega con dovizia di particolari, viene in realtà dall’Occidente stesso, cavallo di Troia nel suo stesso ventre. Ed altro non è che la disintegrazione del sistema capitalista a causa delle politiche neoliberiste che hanno portato a guerre in Iraq e in Afghanistan contro presunti ed ipotetici terroristi. Ancora una volta, insomma, è l’economia a tirare le redini del mondo e ad indossare però i più facili panni della paura.

Gli anni di piombo visti con gli occhi del cronista

Pistola P 38
Gli anni di piombo raccontati da un giornalista che per anni si è occupato di mafia. Quello che veramente ami di Riccardo Arena, Dario Flaccovio Editore, è un romanzo intinto nella cronaca dove i sentimenti dei singoli si muovono incrociandosi con i sentimenti del loro tempo. Panorama.it ha incontrato l’autore.

Perché ha scelto il 1977 per ambientare la sua storia? E perché Milano?

Perché era l’anno della giovinezza, mia e del nostro Paese. E poi perché, come recita il titolo di un’ottima, e per questo misconosciuta, trasmissione Rai dedicata proprio al ’77, quello fu “l’anno che non finì mai”. Ho provato io, allora, a immaginarne una conclusione. Milano l’ho scelta perché per me era il centro del mondo e poi perché è la città dei due personaggi esistenti che hanno ispirato la storia.

Alla sua sicilianità che posto ha dato, invece, nel romanzo?

E’ il sole della mia Isola e delle zone in cui ci sono le origini della mia famiglia: Vittoria, il Ragusano, territori in cui sono cresciuto e dove terrò sempre un pezzo del mio cuore.

Quanto le è servita la sua esperienza di cronista giudiziario nella costruzione della trama e dei personaggi? Ci può fare qualche esempio?

E’ servita, anche se scrivere un romanzo è cosa ben diversa dal fare un articolo di cronaca. Ho fatto dei cenni ad aspetti processuali, ho costruito la figura dell’avvocato di Soccorso rosso che però soccorre anche il protagonista-fascista…

Lei affronta nel suo libro lo scontro generazionale (il ’77 in opposizione alla seconda guerra mondiale). Perché? Cosa le interessava?

Volevo cercare di capire il perché di tanti contrasti tra la mia generazione e quella precedente, compreso ovviamente il contrasto tra me e mio padre. Non so se ci sono riuscito. Ognuno rivendicava la propria guerra e le proprie sconfitte e se le è tenute.

La violenza è sempre presente nel suo volume, come aria che si respira, come azioni che coinvolgono i personaggi. Perché? Crede sia una condizione alla quale l’essere umano è condannato? O solo in certi momenti storici?

Ho sempre creduto all’importanza della violenza nella storia e al fatto che i grandi rivolgimenti avvengono soprattutto con l’uso delle armi. Tuttavia questo è un libro fondamentalmente pacifista, sull’assurdità di tutte le guerre: quelle vere, cui partecipa il padre del protagonista, e quella non dichiarata, cui prende parte “il Tunisi”.

Ma il suo libro è anche una storia d’amore, un amore difficile. Anche questo sentimento è forse una metafora? Di cosa?

È la metafora dell’amore impossibile, tra una destra e una sinistra che si sono rivelate sempre, in ultima analisi, ottuse: non hanno capito cioè che la vera rivoluzione è fare qualcosa di unico, di sconvolgente, di veramente grande. Unirsi, ad esempio, buttando via i vecchi arnesi della retorica e di culture-non culture che oggi ci hanno portato al veltrusconismo. Come diceva, quel signore? “Questo di tanta speme oggi mi resta…”.

Uccideteli tutti: le 48 ore che hanno preceduto l’11 settembre, in un romanzo

Che cosa è successo dopo l’11 settembre 2001 l’hanno descritto ormai centinaia di articoli, saggi e romanzi ambientati nel nuovo scenario della guerra del terrore. Mentre le ricostruzione delle giornate vissute da Mohamed Atta e degli altri attentatori prima dell’attacco è ancora un mosaico frammentario e pieno di lacune.
Ora lo scrittore algerino Salim Bachi (già vincitore del premio Goncourt per l’opera prima nel 2001 e del Prix Tropiques nel 2004) si è avventurato in una nuova impresa: non ha soltanto provato a ricostruire le giornate dei terroristi nei due giorni precedenti l’11 settembre, ma ha provato a immaginare e raccontare anche che cosa sia passato per la loro testa in quelle 48 ore che hanno preceduto l’attacco.

Il romanzo, pubblicato da Excelsior 1881, s’intitola Uccideteli tutti ed è il viaggio nella mente di un martire che avrebbe cambiato il corso della storia dell’Occidente. Un percorso immaginario che si nutre di elementi reali, in una narrazione che passa dai campi di addestramento dell’Afghanistan, arriva nelle moschee di Parigi ed approda a New York per il terribile epilogo.
Per gentile concessione dell’editore, Panorama.it offre alcuni brani del romanzo scaricabili in formato pdf.

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