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Il cervello della mucca in carrozzina

libro
Lui si chiama Tullio Boi, il suo alter ego è Cau-Boi (la mucca in carrozzina) ma si firma Brulliotoi; sembra uno scioglilingua ma stiamo parlando di un ingegnere cagliaritano dalla matita facile, anche se usa il computer, che con le sue strisce satiriche colpisce con stoccate pungenti tutto ciò che gli passa per la testa senza eccezione alcuna.
L’esordio nel mondo della satira è avvenuto soltanto qualche anno fa all’età di 45 anni quando ha deciso di svoltare e adesso ha raccolto le sue creazioni in un libello, come lo definisce lui stesso, dal titolo Il Cervello della Mucca in carrozzina (ed. lulu.com).
La Mucca in carrozzina in questione è appunto il suo alter ego dal momento che dal 2003 Tullio Boi è disabile a causa della sclerosi multipla. Gli lui abbiamo rivolto qualche domanda.

Cominciamo dai personaggi delle sue strisce, i cervelli e la mucca. Non sono esseri umani per una scelta ben precisa o è stato casuale?
Well…! Niente di casuale, il muccoide in fondo sono io, Cau è l’inglese Cow, Boi è… il mio cognome! Cauboi è un gioco, una mistificazione anglofila! I cervelli, poi, sono la quintessenza dei personaggi che rappresentano, una trasposizione grafica del cogito ergo sum. Nei miei quadretti, il pensiero, la parola e l’opinione prevalgono sul movimento, sull’aspetto e sulla caricatura. Credo che chiunque possa essere visto come la caricatura di se stesso se si legge l’aspetto cerebrale e se si interpreta ciò che si dice.
Il sottotitolo del libro è: Satira e dissatira in agrodolce. La satira sappiamo che deve far sorridere ma anche far riflettere. Voi vignettisti non correte il rischio di non essere presi sul serio?
Credo che la risposta risieda nel concetto stesso di comunicazione; non è facile trasferire al lettore ciò che hai in mente e io cerco di farlo attraverso i miei quadretti. Spesso, ridendo e scherzando, Pulcinella dice la verità e la verità può far male a chi la vuole mistificare. Il vignettista crea l’humus affinché il lettore ne tragga le conclusioni. Poi con l’aiuto di internet ho instaurato un rapporto diretto con il lettore che mi guida nel capire se sto vignettando bene o meno.
Domanda di rito: c’è qualche vignettista a cui si è ispirato all’inizio della sua carriera?
Come dice il saggio “Nessuno nasce imparato”: Giannelli è un must per classe e tecnica; Corvi è il mio padrino per i consigli, per la bellezza dei dialoghi che utilizza e per la simpatia dei personaggi; Vauro per l’acutezza delle sue frecciate. Ma c’è sempre da imparare da tutti gli altri vignettisti. Anche se Brulliotoi non essendo schierato politicamente è uno che non fa sconti a nessuno e per questo spara a destra e a manca.
Una persona che ha letto il suo libro mi ha detto che solo un disabile poteva realizzare vignette che sono un pugno nello stomaco.
Sono abbastanza d’accordo. Solo vivendo una situazione se ne possono conoscere tutti gli aspetti. Basta però guardarsi intorno, assumendo i panni del disabile e magari usando la carrozzina per spostarsi, per capire che il pugno nello stomaco è la realtà nella quale vive il disabile. La “dissatira”, peraltro, è una piccola parte della mia produzione, ma forse l’agrodolce che emerge da tanti altri quadretti ne è figlio…!
Come va la sua resilienza (la reazione positiva alla malattia)?
Cerco di applicare il concetto su di me. Non è facile, ma spesso ci riesco.
Per finire farebbe una vignetta per concludere la nostra intervista?
Tullio Boi

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