Panorama – Marco Mazzei

Farmacie cattoliche: quando l’obiezione di coscienza diventa interruzione di pubblico servizio

Cittadino italiano: Buongiorno, vorrei un analgesico, ho un gran mal di testa
Farmacista cattolico: Mi spiace, non glielo posso dare: credo che sia giusto che Lei soffra un po’ per espiare i peccati che avrà certamente commesso
Cittadino italiano: Scusi, non mi ero accorto di essere in una farmacia cattolica; mi sa per caso dire dove ne trovo una per esempio apostolica pentecostale?
Farmacista cattolico: Non ne ho idea, però guardi, visto che Lei tutto sommato mi è simpatico, Le dirò che se varca il confine - uno qualsiasi - troverà un sacco di farmacie laiche
Cittadino italiano: Grazie della sua cortesia e dell’ottimo servizio

Per il bene di tutti, regaliamo un mappamondo a Joseph Ratzinger

Una domenica qualsiasi, un momento qualsiasi della vita di questo Paese: il papa in visita a Napoli, accolto da un ministro e dal presidente del Consiglio. Ecco perché non siamo ancora un Paese laico: solo da noi ci sono queste continue incursioni nella vita politica di rappresentanti dello Stato estero Città del Vaticano. Sette visite pastorali del papa fuori dall’Italia e otto in Italia dicono tutto: sul nostro Paese è esercitata una pressione pari a quella che viene fatta su tutti gli altri paesi del mondo messi insieme.
Una pressione che farà piacere ai cattolici italiani, ma che fa malissimo alle istituzioni repubblicane che invece avrebbero bisogno di laicità e indipendenza.

Arcigay non sa dove andare e allora va a Roma

Premetto che ho molto rispetto per chi fa volontariato. E che conosco persone che lavorano come volontari nei circoli Arcigay, che si meritano stima e ammirazione per il tempo che dedicano agli altri.
Detto questo, nel corso degli anni ho maturato un certo fastidio verso l’istituzione Arcigay, e sono sempre più d’accordo con Ivan Scalfarotto che imputa ai dirigenti della più grande organizzazione gay italiana la situazione disastrosa dei nostri diritti.
Da giugno, cioè dal pride, siamo di fatto spariti dall’agenda politica, dai giornali, dalle discussioni sui grandi temi della democrazia. Le unioni civili, i Dico, i Cus e tutte le varie altre sigle sono sepolti da qualche parte al Senato e non ne usciranno. In questa situazione che cosa fa Arcigay? Aderisce alla manifestazione di domani. O - meglio - non aderisce, ma sentite un po’ che cosa dice il presidente nazionale Aurelio Mancuso in un’intervista:

Domanda: Legalità, ambiente e pace, ma soprattutto precarietà e diritti civili: qualcuno ha definito la manifestazione di sabato 20 ottobre il Family Day della sinistra. Perché Aurelio Mancuso ha aderito?
Risposta: Non ho aderito alla manifestazione, ma l’ho promossa insieme ad altre quattordici persone appartenenti ad aree diverse e anche lontane della sinistra sociale.

Datemi un pizzicotto: si può promuovere qualcosa alla quale poi non si aderisce? E lo si può fare a livello personale mentre si è però il rappresentante di un’organizzazione come Arcigay? Significa andare schiantarsi in una manifestazione tutta politica - tutta di una sola parte politica, dove reciteremo il ruolo dell’amico gay che un po’ tutti sono contenti di avere per poter far finta di essere davvero interessati al tema dei diritti.

Cara Eluana, spero di venire presto al tuo funerale

Ci sono tanti bla-bla-bla sui casi come quello di Eluana Englaro. Naturalmente le voci più forti si alzano dal Vaticano, che vuol dire la sua sulla nostra vita e perfino sulla nostra morte.
Cara Eluana, io spero di venir presto al tuo funerale e davvero ringrazio tuo padre perché anche la sua battaglia di questi anni ci regalerà prima o poi leggi e norme degne di un paese civile. E laico.

Il vescovo e l’Arcigay: a Grosseto si riparte dal rispetto

Questo significa passare dalla vuota teoria (l’amore, l’accoglienza, eccetera) alla pratica (il dialogo) - un piccolo passo, ma gradito:

(ANSA) - GROSSETO, 16 OTT - Il vescovo di Grosseto, monsignor Franco Agostinelli, compirà domani sera alle 21 una visita pastorale nella sede dell’Arcigay Leonardo da Vinci, a Barbanella. “È stata la parrocchia a stilare il programma della visita - ha spiegato all’Ansa il prelato. Visiterò comunque questa sede come faccio sempre con associazioni politiche, economiche e di volontariato. Provo rispetto per queste persone, come per tutte le persone, anche se posso non condividere alcune cose”.

La scoperta dell’acqua calda: ci sono religiosi omosessuali

Riassunto: Exit dedica un servizio ai preti gay, uno di questi viene identificato, si tratta di un alto prelato - ora sospeso e sotto processo (si dice così?) religioso. Avevo già detto che io non sono ovviamente stupito dai preti gay né dal fatto che cerchino compagnia attraverso le chat, né dal fatto che alcuni abbiano gusti sessuali come il sado/maso. Non sono stupito perché frequento la Rete da qualche anno e anch’io ho conosciuto decine di preti o presunti tali. Chattando con loro ho scoperto le persone e con le persone anche il dramma che vivevano, che non giudico. Questo alto prelato mi fa tenerezza (anche perché credo fosse davvero facile identificarlo per chi conosce gli uffici del Vaticano dove ha ricevuto il ragazzo-esca dell’inchiesta) e lo trovo molto simile a tutti gli uomini che si fingono eterosessuali (quindi con moglie, figli, feste comandate e quant’altro) solo per la paura di ammettere che sono in realtà gay.
Basta però che questa storia passi per le gerarchie vaticane, attraversi i corridoi dei palazzi, per diventare subito sporca, torbida, scabrosa. Non ci credo che non si sappia che ci sono migliaia di preti omosessuali, non ci credo. Se davvero non lo sapete, allora è anche peggio, perché non conoscete il vostro mondo. E non ci credo che non si sappia che alcuni (molti?) di questi sbagliano e quindi non rispettano il voto di castità. Perché è solo questo il problema vero? Cioè non che sono gay, ma che cercano - e trovano - rapporti sessuali.

Questo Partito democratico: se lo conosci, lo eviti

Eccole dunque le risposte fornite dai candidati leader del Partito democratico alle cinque domande scabrose. Riassumo: per gli omosessuali italiani un bel brodino. Un’affettuosa pacca sulle spalle. Simpatia e stima. Ma per i diritti, gli stessi diritti degli altri, ripassare più avanti.

Cinque domande davvero hard per i candidati leader del Pd

Come annunciato, la redazione di GayToday ha raccolto ed elaborato le domande da porre ai candidati alla segreteria del Partito democratico su temi a luci rosse come il matrimonio omosessuale, l’omofobia e così via. La lettera che trovate sotto è stata inviata il 5 ottobre.

Caro candidato,
il processo costituente del partito democratico ci ha spinto a cogliere l’opportunità per un confronto tra la comunità politica e la comunità GLBTQ.
Attraverso il nostro aggregatore di blog GayToday, nato alla luce del successo del Gay Pride, abbiamo raccolto moltissime domande in queste settimane sui temi riguardanti la nostra comunità.
Domande nate “dal basso”, da quella Rete che oggi tutti corteggiano e con la quale è inevitabile confrontarsi. Sono quesiti che partono dalle nostre esperienze, dalla vita quotidiana e si estendono a questioni più ampie come i diritti di cittadinanza e la possibilità di esplicare, in maniera sana e tutelata, la propria personalità così come la Costituzione ci ricorda.
Oggi Le inviamo queste domande, sintetizzate e raccolte attorno a cinque macrotemi. Tutte partono da una considerazione di fondo, quale sarà l’impegno del partito democratico per eliminare le discriminazioni che esistono tra cittadini, partendo dall’educazione, dalla lotta alla violenza e dalla necessità del riconoscimento dei fondamentali diritti di cittadinanza?
Le domande di seguito riportate aspettano una risposta. La fase costituente del PD può essere un’occasione per fornire queste risposte e definire un percorso convincente al quale anche le persone omosessuali possano aderire sentendosi tutelati, rispettati e considerati nella loro dignità.
Fiduciosi che sappia cogliere l’importanza di questo confronto, Le inviamo le domande e contiamo di ricevere le sue risposte entro il prossimo 11 Ottobre.

Cordialmente,
La redazione di GayToday

  • Omofobia: Tenuto conto dell’alto grado di intolleranza nei confronti delle persone omosessuali e transessuali, quali saranno le linee d’azione che seguirà il PD per combattere le discriminazioni di genere e per orientamento sessuale in ogni ambito della vita sociale?
  • Matrimonio: Secondo Lei il PD potrà schierarsi apertamente a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso, come battaglia di civiltà?
  • Omogenitorialità: Il desiderio di genitorialità è molto forte in tante persone omosessuali e, già ora, esistono in Italia migliaia di figli di coppie di gay e di lesbiche. Come propone di tutelare i figli di queste coppie? Come pensa di riconoscere i diritti/doveri dei genitori non biologici? E’ favorevole o contrario all’adozione, nazionale ed internazionale, di minori da parte di coppie di persone omosessuali?
  • Fecondazione eterologa: Sempre più spesso lesbiche e gay, non potendo usufruire di tecniche di riproduzione assistita (FIVET e GPA o “surrogacy”,…) qui in Italia, si rivolgono a centri in paesi esteri dove ciò è possibile (Spagna, Usa, Canada…), anche se il genitore non biologico (differentemente dagli altri paesi) non ha alcun diritto/dovere sul bambino che nasce.
    Sarebbe pronto a rivedere la legge 40, tenendo conto anche delle istanze dei gay e delle lesbiche?
  • Transessuali: Proporrebbe un provvedimento che faciliti, con le dovute cautele e verifiche, la necessità di cambio di identità anagrafica per i cittadini transessuali?

Che cosa succede? Succede i problemi!

Ieri sera a Exit, su La7, si è parlato di preti e omosessualità. Non una gran scoperta a dire la verità. Chiunque abbia frequentato per un po’ una qualsiasi chat gay sa benissimo che di preti (o presunti tali, la divisa attira anche quando è quella di un parroco) ce ne sono parecchi. Tutta la trasmissione è stata basata sulle candid camera registrate da un ragazzo che ha conosciuto in chat e poi incontrato di persona alcuni preti omosessuali. Posto che avrebbero anche potuto non essere preti (ma immagino che la redazione abbia fatto qualche verifica) e posto appunto che dal punto di vista giornalistico manca proprio la notizia, devo dire che questi preti a me hanno fatto molta pena. Pena perché anche loro (pur nello squallore di certe situazioni) sono vittime dell’omofobia e della paura. Perché certamente se la società fosse più aperta e tollerante, molti omosessuali non sceglierebbero il seminario come via di fuga dalla realtà. Questi preti, come i molti ottimi padri di famiglia che hanno una doppia o tripla vita, tutti loro devono essere liberati e salvati.
Ma a parte tutto ciò, volevo soffermarmi sulla partecipazione di Luigi Amicone, direttore del settimanale Tempi - vicino a Comunione e Liberazione. Scopriamo così che la società oggi è dominata da una cultura gay e che quasi quasi sono gli eterosessuali ad avere problemi di identità. Questo però è l’unico - diciamo - concetto che si può estrarre dall’intervento, il resto sono frasi iniziate e poi non finite. Trapattoni non avrebbe potuto fare di meglio, non perdetelo:

I diritti (di tutti gli esseri) umani, dove non te li aspetti

Bel servizio di Newsweek dedicato ai diritti degli omosessuali nel mondo: Legal in Unlikely Places. Si racconta di come la cultura europea dei diritti stia diventando un modello anche in Paesi - come quelli del sud america - dove per decenni hanno prevalso il maschilismo e il machismo più omofobi.

Parte raccontando di un matrimonio omosessuale in Messico (udite, udite) e poi passa in rassegna che cosa sta succedendo in Brasile, in Argentina, ma anche a Cuba e perfino in Cina.

La Giamaica e tutto il medio oriente restano le zone del mondo dove questa cultura dei diritti è ancora lontana. Ma il senso dell’articolo è: la cultura europea sta contagiando tutto il mondo. Newsweek fa notare anche che la diffusione di questa cultura è più facile in Paesi, come il Messico appunto, dove la Chiesa cattolica romana è in crisi, travolta - che novità - da scandali di natura sessuale.

Ahmadinejad: gli omosessuali in Iran non esistono

Parlando ieri alla Columbia University di New York, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha negato che il suo Paese perseguiti i gay, semplicemente perché… non esistono!

In Iran we don’t have homosexuals like in your country. In Iran we do not have this phenomenon, I don’t know who has told you that we have it.

Come dargli torto? In Iran gli omosessuali sono impiccati da giovani (nel silenzio generale di quasi tutte le chiese, ovviamente):
Gay impiccati in Iran

Nella foto: Ayaz Marhoni e Mahmoud Asgari (18 e 16 anni), impiccati perché gay nel luglio del 2005 in Iran.

I gay fanno dividere la Chiesa anglicana

Oggi è domenica e ho saputo tutto sulle dichiarazioni del papa da tutti i telegiornali. Ho fatto, però, molta fatica a trovare informazioni su quanto sta succedendo nella Chiesa anglicana, che trovo assai - più - interessante. In questi giorni i vescovi anglicani americani (più precisamente, i vescovi della Chiesa episcopale americana, che fa parte della Comunione anglicana) sono riuniti a New Orleans per decidere di fatto se provocare il più grande scisma nella chiesa d’Inghilterra dopo quello dalla Chiesa cattolica romana che ne ha decretato la nascita. Materia del contendere? Credeteci o no, gli omosessuali.
Dopo che Gene Robinson, gay dichiarato con un compagno, è da 3 anni il vescovo del New Hampshire, dopo infinite polemiche sull’accoglienza dei gay, sul sacerdozio femminile e su molti altri temi legati alla capacità della Chiesa di capire la società che cambia e cresce, siamo arrivati al dunque: martedì è atteso il voto di un documento nel quale i vescovi episcopali nordamericani potrebbero formalizzare l’apertura verso i gay e le lesbiche sia all’interno della Chiesa sia all’esterno, dichiarando quindi che queste coppie hanno il diritto di sposarsi. Un documento che porterebbe probabilmente alla rottura con altre Chiese anglicane, quelle più tradizionali, come la Chiesa anglicana africana. L’incrinatura della Comunione anglicana spaventa molto l’arcivescovo di Canterbury, Dr Rowan Williams, che infatti è volato a New Orleans per tentare un’ultima mediazione.
Le prossime ore diranno come andrà a finire, ma comunque vada un dibattito è aperto, un confronto è stato avviato.

Update 26/9: hanno prevalso i conservatori.

Aborto: Amnesty Italia risponde al presidente della Cei, Angelo Bagnasco

Il testo integrale della lettera:

Aborto: lettera aperta di Paolo Pobbiati, presidente di Amnesty International Italia, al presidente della Cei, Angelo Bagnasco. “Mai detto che l’aborto è un diritto umano, difendiamo le donne che hanno subito violenza sessuale. Mai ricevuti né sollecitati finanziamenti dalla Santa Sede.”

“Eminenza,

ieri, in occasione dell’apertura dei lavori del Consiglio episcopale, Ella ha voluto commentare la politica adottata da Amnesty International, lo scorso mese di agosto, su alcuni specifici aspetti riguardanti l’aborto.

A questo proposito mi permetto di fare alcune considerazioni. Nonostante le numerose precisazioni e smentite che siamo stati costretti a fare nell’ultimo mese (e che, peraltro, il quotidiano “Avvenire” ha rifiutato di pubblicare, in spregio al diritto di replica), Ella ha attribuito ad Amnesty International un’affermazione mai fatta: che l’aborto sia stato da noi considerato un diritto umano.

Ieri, Ella ha voluto indicare Amnesty International tra i responsabili di una crisi morale del nostro paese, per il semplice fatto che la nostra associazione, dopo tre anni di ricerca e di missioni in paesi in cui la violenza sulle donne è tanto diffusa ed endemica quanto impunita, ha voluto prendere le difese delle migliaia e migliaia di donne che ogni anno subiscono stupri (sulle nostre strade, durante le guerre così come nei tanti Darfur che hanno luogo tra le mura domestiche) e delle migliaia e migliaia di donne che vanno in carcere o rischiano la pena di morte per aver cercato di interrompere una gravidanza a seguito di violenza sessuale o perché essa mette a rischio la loro vita o quella del nascituro. Donne derise e umiliate, cui viene negata giustizia, che vedono i loro stupratori girare impuniti, davanti al portone di casa o a un campo profughi.

I resoconti delle nostre missioni in Darfur sono pieni di testimonianze di donne che ci raccontano che preferiscono uscire loro dalle tende, perché se lo fanno gli uomini verranno uccisi dalle squadre della morte sudanesi, mentre loro, le donne, verranno ‘solo’ stuprate. In situazioni di guerra, lo stupro è diventato una vera e propria arma di distruzione di massa. Nell’ex Jugoslavia, in Ruanda e in Darfur sono tantissime le donne che sono state violentate sistematicamente perché partorissero un ‘figlio del nemico’.

Alla violenza devastante dello stupro, queste donne devono aggiungere quella che poi ricevono dalla comunità di origine, che spesso le considera impure o addirittura responsabili di ciò che hanno subito. Vengono isolate, allontanate, picchiate e talora uccise.

In tali condizioni, quali argomenti si possono imporre a una donna che sceglie di non portare avanti una gravidanza frutto di violenza, magari subita da quegli stessi uomini che un attimo prima hanno massacrato, davanti ai suoi occhi, il marito e i figli?

Quella che Le ho descritto è la realtà che molte missioni di ricerca di Amnesty International hanno conosciuto, nel corso della nostra campagna ‘Mai più violenza sulle donne’. Una realtà che ha portato due milioni di soci a scegliere di prendere una posizione. Amnesty International non auspica, non chiede che una donna violentata abortisca, ma se decide di farlo, vogliamo che non sia obbligata a rischiare la propria salute. Chiediamo, inoltre, che non finisca in prigione per aver preso quella decisione.

Amnesty International ha deciso di profondere il massimo impegno per eliminare le condizioni che favoriscono la violenza sessuale nei confronti di centinaia di migliaia di donne ogni anno. Come abbiamo ribadito anche nel corso del nostro Consiglio internazionale, svoltosi ad agosto in Messico, Amnesty International lavorerà per contrastare tutti quei fattori che favoriscono gravidanze indesiderate o che contribuiscono a portare una donna a scegliere di abortire.

Questo è il cuore della posizione di Amnesty International, che però non trova menzione nelle Sue parole di ieri né nelle precedenti dichiarazioni di altri autorevolissimi esponenti della Chiesa Cattolica.

Infine, Le sarà probabilmente noto che Amnesty International non ha mai ricevuto, poiché a norma del suo Statuto non potrebbe mai sollecitarli né accettarli, finanziamenti dalla Santa Sede. La ‘sospensione’ di tali finanziamenti è tuttavia riportata oggi da alcuni organi di stampa, nel contesto delle critiche che Ella ha rivolto alla nostra associazione.

Nel massimo rispetto per il Suo ruolo e per la Sua persona, Le chiedo la disponibilità a lavorare insieme ad Amnesty International perché si pongano in essere tutte le misure necessarie, legislative ma anche di educazione e informazione sulla salute sessuale e riproduttiva, affinché si riducano al massimo i rischi di gravidanze indesiderate e, di conseguenza, si riduca l’incidenza del ricorso all’aborto.

Mi auguro, Eminenza, di ricevere una Sua cortese risposta.

Con i miei più deferenti saluti”

Paolo Pobbiati
Presidente della Sezione Italiana
di Amnesty International

Crescono i mancini, non più discriminati. Beati loro

I mancini erano circa il 3% della popolazione cento anni fa, adesso sono l’11 per cento. Sono questi i dati di uno studio dell’University College London. Le ragioni di questa crescita? Genetiche, ma anche sociali: una volta si tentava di correggere quello che era considerato un difetto, adesso non lo si fa più, avendo capito che si tratta di una differenza, non di una mancanza.

Non so perché ma mi sembra una situazione molto, molto, molto simile a quella che riguarda gli omosessuali. A mano a mano che non sarà più considerato un difetto - o peggio una malattia, ma solo una caratteristica, la popolazione omosessuale crescerà. Anche i velati di oggi verranno finalmente fuori.

Appello alle società di viaggi on line e alle compagnie aeree

Sono appena tornato dalle vacanze, non posso ripartire subito! Non fatemi soffrire! Insomma, perché proprio a settembre quando la maggior parte delle persone sono appena rientrate dalle ferie, con la classica depressione del ritorno al lavoro, con la prospettiva di avere davanti 8-10 mesi inchiodati alla scrivania, perché proprio a settembre arrivano in posta elettronica decine di offerte per i posti più belli del mondo a prezzi bassi, che più bassi non si può? Quel volo io l’ho appena pagato il triplo! Voglio solo sapere il perché, che qualcuno me lo spieghi così mi metto tranquillo.

Ecco Agapo, gli amici che vogliono guarire i gay

Curare l’omosessualità. Come se fosse una malattia, ovviamente. Negli Stati Uniti se ne parla da anni, da quando appunto l’omosessualità è stata cancellata dall’elenco delle malattie mentali. Da allora sono nate organizzazioni come il Narth che, con la capacità tutta americana di generare rilevanza anche dal nulla, hanno messo in piedi un movimento di tutto “rispetto”; nel senso: potente e ascoltato.

In Italia ogni tanto arriva qualche ondata e salta fuori qualcuno che ci vuole - amorevolmente - curare. Per fortuna da noi il fanatismo religioso non inibisce (ancora?) del tutto le capacità intellettive e quindi questi gruppi hanno vita breve e come vengono così se ne vanno.

Io però ci tengo a citare l’ultimo nato, perché lo trovo davvero interessante. Si chiama Agapo (Associazione genitori e amici di persone omosessuali) e dichiara:

Non vogliamo costringere nessuno alle cure dall’omosessualità: non lo diciamo, non lo scriviamo, non lo riteniamo né possibile, né eticamente sostenibile. Ci battiamo invece perché chi soffre della sua condizione psicologica, abbia la possibilità di farsi aiutare nell’uscita dalla vita gay. Ed è per questo motivo che indichiamo sul nostro sito i riferimenti di chi può fornire questo aiuto.

Sono fantastici perché prendono un dato oggettivo, il disagio di chi vive in una società omofoba, e lo fanno diventare la prova provata del fatto che quella condizione è anomala. Se prendiamo il ragionamento e lo applichiamo ad altri casi: sei a disagio perché, in quanto donna, ti senti discriminata sul lavoro? Loro ti insegnano come tornare a fare la brava madre di famiglia e occuparti solo di pulizie e cucina. Sei un immigrato e a volte pensi di trovarti in un Paese un po’ razzista? Torna a casa tua che starai meglio. Insomma, questo è il livello.

Caro candidato leader del Pd, che cosa ne pensi di…

Domandare è lecito, rispondere è doveroso nel caso di candidati alla guida del nascente Partito Democratico. E quindi GayToday ha pensato bene di lanciare l’iniziativa chiediamoglielo: vuoi sapere che cosa ne pensa Veltroni del matrimonio omosessuale o l’idea di Bindi sulla genitorialità gay? Manda la tua domanda a GayToday e loro si impegnano a girarla ai diretti interessati.

Veronesi spiega perché ci sono - e ci saranno - più omosessuali

Umberto Veronesi su Grazia:

[...] L’attenuarsi del polarismo dei generi ha causato anche un aumento dell’omosessualità e la diffusione della bisessualità. Non è un mistero che, oggi, la prostituzione riguardi sempre più i travestiti, che soddisfano sia la componente androgena che quella estrogena, di cui tutti siamo dotati. Questi fenomeni vanno compresi senza demonizzazioni perché sono l’espressione di una rivoluzione biologica e sociale (di per sé positiva). La parità dei sessi ha rappresentato il motore del progresso degli ultimi 50 anni perché ha significato il raddoppio delle menti attive per il bene della comunità. Se il prezzo da pagare è un diverso (e non meno sereno) atteggiamento nei confronti delle espressioni della sessualità, penso che tutti dovremo essere pronti a pagarlo.

Caro professore, la vorrei baciare. Anche se qualcuno adesso dirà che i gay sono un po’ meno uomini degli etero.

Rispetta il prossimo tuo, anche se imburra i toast nudo

Imparare le diversità, non tanto per essere politically correct, quanto semplicemente per poter vivere nel nostro mondo e nel nostro tempo. Io ogni volta credo di aver imparato definitivamente la lezione (i gay sono spesso molto intolleranti verso le diversità, nota la difficoltà di rapporti tra gli omosessuali e i transessuali), poi mi ritrovo a fare i conti con le mie debolezze.
Questa estate sono stato un paio di giorni in un bed & breakfast gay, molto carino e curato, ospiti deliziosi, contesto naturalistico super, eccetera. Però era tutto clothing optional o quasi: la mattina a colazione quando mi sono trovato davanti uno che imburrava bagels tutto nudo mi sono sentito molto, molto a disagio. E in fondo perché? Mi sono inventato la scusa delle ragioni igieniche, ma era appunto solo una scusa: quel modello di vita (si sono trasferiti in quel posto abbastanza sperduto su un’isola abbastanza sperduta proprio per poter vivere così) era solo un modello diverso dal mio. E tutto sommato assai più comodo del mio.

Per salvare la 194 servono i matrimoni dei gay e i loro bambini

Adesso che la questione Dico, Cus & Co. è praticamente chiusa, nel senso che - a meno di colpi di scena - se ne occuperà Veltroni nella prossima o tra due legislature, realizzando un brodino o qualcosa di sostanziale a seconda di come andranno le cose con i cattolici delle future maggioranze, adesso che quindi noi omosessuali possiamo smettere di fare casino - e di fatto, da bravi, abbiamo già smesso - perché tanto abbiamo capito che non è ancora tempo, adesso che quindi nessun giornale parla più di questo tema, ecco che si crea immediatamente lo spazio per tornare a parlare della 194.
Forse la grande scoperta inglese sugli embrioni ibridi rappresenterà un diversivo importante, ma non ne sono sicuro: adesso c’è il modo e il tempo e lo spazio per mettere nel mirino la legge sull’aborto. E per fortuna che molti dei baciapile dei nostro Paese sono pluridivorziati, altrimenti anche l’altra - unica - legge laica italiana finirebbe nel mirino della gerarchia cattolica.

Se non si vuole mettere a rischio la 194 bisogna urgentemente tornare a parlare di matrimoni omosessuali. E magari rilanciare fin da subito, per esempio facendo dei bambini. Ne parlavo con un’amica l’altro giorno: se ci troviamo in questa situazione è anche un po’ colpa della nostra mancanza di coraggio. Facciamo dei bambini, presto.

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Il blog di…

una foto di Marco Mazzei

Marco Mazzei

Più che un blog, un coming out