Panorama – Marco Mazzei

Tanti giovani tutti vergini

Nel giro di qualche settimana prima il Meeting, poi l’Agorà dei Giovani; e chissà quante altre occasioni di incontro di questi plotoni di giovani e giovanissimi cattolici. Io sarò certamente un po’ perverso, ma quando vedo queste distese di tende o accampamenti, quando vedo migliaia di ragazzi in età di tempeste ormonali, quando li vedo così vicini mi chiedo: faranno sesso?

Perché se lo fanno, meno male, speriamo usino il preservativo, e allora va tutto bene. Però se davvero non lo fanno, cavoli, questo Paese sta per avere un problema: un’intera generazione di infelici. Qualcuno mi può rassicurare?

Guida all’acquisto delle mutande / parte 10 - A stelle e strisce

Gli Stati Uniti sono il paradiso delle mutande, bisognerebbe scrivere decine di post per raccontare di quella marca, di quel modello, di quel colore; e anche di quel modo di presentarle e venderle (”scusi, non c’è un campione che posso provare per la taglia?” un campione? apri quelle che vuoi e provale).
Qui poi naturalmente vale tutto, nel senso che le regole base per l’acquisto e la gestione saltano, come tutte le regole sugli acquisti: sei nel Paese del consumo, devi consumare. Io non mi sono tirato indietro e ho anche sconfinato in territori che di solito non frequento. Adesso dovrò trovare anche il modo di metterle, tutte queste mutande, ma quelli sono problemi risolvibili.
Allora, vi racconto che cosa ho comprato - anticipandovi con orgoglio che ho resistito davanti al fatto che in un qualsiasi supermercato di un qualsiasi paesino sperduto ci sono offerte di 25 paia di mutande locali (a prima vista meglio di quelle dei nostri mercati) a 10 dollari:

  • American Apparel, questa marca è un mito per me e fino a oggi non ero mai riuscito a comprare nulla; un mito perché fa tishirt e mutande e tante altre cose del genere in colori acidi e sgargianti. Se passate davanti a una loro vetrina potete vedere una fila immensa di magliette dal nero al giallo acido, tutte molte semplici, tinta unita con al massimo i bordini attorno al collo e alle maniche. Le mutande sono dello stesso stile, hanno avuto un certo successo tra i gay ma adesso posso dire che sono piuttosto gradite anche dagli etero. Io ho comprato i classici Men’s Brief, un paio blu scuro e un paio turchese (12 dollari). L’altra cosa adorabile di American Apparel sono i modelli - e le modelle - utilizzati sui prodotti: bruttini, a volte cicciottelli, quasi sempre trasandati. Così vedi la foto e pensi “a me certamente non starà peggio“;
  • Calvin Klein, su di lui ero scettico, forse l’avevo anche scritto. Mi sono in parte ricreduto di fronte a degli Hip Brief morbidissimi e di un grigio indefinibile, intenso ma non triste. Comunque, 15 dollari (queste in Italia superano i 20 euro) e anche CK è entrato nel cassetto;
  • ero già in aeroporto sulla via del ritorno, pensando di aver chiuso definitivamente il capitolo acquisti e poi mi cade l’occhio su una pubblicità: “17 countries. 6 weeks. And one pair of underwear.” Per uno che è partito con più di 20 paia di mutande, una bella sfida. Si tratta di mutande prodotto da Exofficio azienda specializzata in abbigliamento tecnico da viaggio; aver pensato al problema delle mutande è lodevole, e averlo affrontato evitando quelle di carta, degno di un acquisto. Le compro: il cotone non lo hanno visto nemmeno per sbaglio (94% nylon e 6% spandex, che ignoro che cosa sia), e ancora non le ho indossate per una giornata intera, però: sono comode, non ti fanno sembrare Fantozzi, sono molto fresche ed effettivamente asciugano - dopo averle lavate - in un paio d’ore al massimo; questa la loro idea, te ne compri due paia, le lavi la sera e la mattina dopo sono già pronte;
  • Ginch Gonch: vi basta il nome? Dovrebbe. Lo slogan è “Live like a kid!” E hanno ragione. È un’azienda canadese che ha deciso di dare una scossa al mercato dell’intimo e la scossa è notevole: modelli colorati, tutti gli elementi che vi immaginate in un cowboy piazzati su mutande e boxer. Io ne ho comprate due paia (economiche non sono, sui 30 dollari canadesi l’una) che sono piccoli capolavori del kitsch; direi le prime mutande davvero patchwork che abbia visto

Le altre parti della guida all’acquisto delle mutande: 1 2 3 4 5 6 7 8 9

Donne e uomini sterili siete la vergogna della società

Sentivo da lontano qualche voce che arrivava dal Meeting di Rimini, contento appunto di essere lontano. Adesso mi sto leggendo un po’ di rassegna stampa e trovo l’ennesimo intervento sulle coppie di fatto e sui vari tipi di matrimonio e l’ennesimo riferimento al valore del matrimonio e della famiglia in quanto nucleo capace di procreare:

Ed è un bene pubblico perché garantisce il succedersi delle generazioni. Aspetto, quest’ultimo, che non può essere garantito dalla convivenza tra due individui dello stesso sesso

Ogni volta che sento questo ragionamento penso a una coppia - eterosessuale, cattolica, praticante, che-non-usa-nemmeno-il-preservativo - sterile. E mi chiedo: anche gli sterili sono reietti come gli omosessuali? Anche loro, che non possono procreare, dare figli alla patria, soldati a dio, loro che non possono garantire il succedersi delle generazioni, anche le loro non sono famiglie? Non parlo di coloro che scelgono di non avere figli - non sia mai! - parlo di coloro che non li possono avere. Ogni volta che sento quei ragionamenti, penso a loro più che a me.

Vedevo una chiesetta piccolina in Canadà

Chiesa Tofino
Questa piccola chiesa cattolica si trova a Tofino, nella Vancouver Island. Ma ce ne sono di simili in tanti paesini del Canada, degli Stati Uniti e - immagino - di tutto il mondo. Di chiese simili ce ne saranno, credo, a milioni nelle missioni, nei luoghi sperduti del terzo e quarto mondo. Io però ho visto questa - e altre come questa, e mi è piaciuta: un piccolo luogo semplice dove - perdonate il linguaggio poco tecnico - andare a incontrare il proprio dio. Una chiesa a misura d’uomo, non un “monumento”. Un luogo, non un simbolo. In questi paesi dove di religione si parla pochissimo (poi certo ci sono le televendite degli imbonitori religiosi, ma quella è un’altra storia - e solo una delle tante contraddizioni che ci sono a quelle latitudini) ci sono tantissime chiese di tantissime religioni diverse e quasi tutte sono così; magari non piccole come quella di Tofino, ma tutto sembrano costruite per soddisfare un bisogno, una necessità, per rispondere a un’esigenza. Semplicemente.

Come sta sua santità?

No, davvero, vorrei avere notizie del papa: dov’è, che cosa sta facendo, che cosa dice, che cosa dicono gli altri di quello che ha detto? Sono lontano dall’Italia e all’improvviso le notizie su Joseph Ratzinger e sull’attività della chiesa in generale spariscono dai media: qui negli Stati Uniti ci sono molti cattolici e, più in generale, si praticano molte religioni, ma non c’è un martellamento continuo - e senza senso - sulle attività o sulle dichiarazioni di questo o quel capo religioso. Come la questione dell’uomo che morde il cane, qui immagino parlerebbero del papa se si dichiarasse favorevole alla guerra o, forse, se cambiasse fornitore di calzature, passando da Prada alle Crocs, allora sì.

Famiglie canadesi

Qui a Vancouver, Canada, oggi c’è stato il Pride: un evento della città, vissuto da tutta la città come una festa. Poi la capacità dei nordamericani di trasformare qualsiasi cosa in un’occasione anche di business ha prodotto un’area del Pride piena di bancarelle: da Biotherm, che invitava alla prova e all’acquisto di cosmetici, a Jp Morgan Chase, che raccontava delle proprie politiche per i diritti di tutti i propri dipendenti.

Qui in Canada, dove dal 2005 gli omosessuali possono sposarsi, oggi ho visto belle famiglie come questa:
Una famiglia a Vancouver

Guida all’acquisto delle mutande / parte 9 - Le vacanze

Sfatiamo qualche luogo comune:

  • no, il costume da bagno non può sostituire le mutande e quindi sì, la sera ti devi mettere gli slip e non è bello se dormi con lo Speedo;
  • no, quelle di carta usa-e-getta non sono mutande; no, nemmeno se hai 20 anni e vai in campeggio (ragazzo mio, a quel punto non usarle proprio che fai prima);
  • sì, nella valigia devi contare 1 giorno = 1 paio di mutande; e no, non barare: se stai via tre settimane ne servono 21 paia

Le altre parti della guida all’acquisto delle mutande: 1 2 3 4 5 6 7 8

La mappa delle unioni civili, cioè dei Paesi civili

Sto lavorando a una mappa che rappresenti i Paesi nel mondo dove ci sono leggi sul matrimonio o sulle unioni civili per gli omosessuali:
Mappa delle unioni civili nel mondo
Mancano ancora un po’ di informazioni e devo tradurre le descrizioni delle varie leggi dall’inglese, però credo possa andare intanto bene per dare un’idea di dove siano gli Stati più evoluti nel mondo. I cattolici che frequentano - bontà loro - questo blog dovrebbero essere contenti di notare che l’Europa, il resto dell’Europa - quella delle radici cristiane che qualcuno voleva scolpire nella Costituzione - è davvero parecchio avanti.

Noi e il Vaticano: un punto di vista

Da tempo cercavo un modo chiaro - e anche duro, esplicito - per dire come la vedo circa l’intromissione del Vaticano nella politica italiana e in particolare nei confronti delle politiche per i diritti. Adesso le parole le ho trovate, sono quelle di Imma Battaglia allo scorso Pride di Roma:

Noi siamo cittadini italiani che ospitiamo questo Stato estero, lo Stato Vaticano

Ecco un pezzo dell’intervento di Imma (all’inizio parla di 7 anni, e si riferisce al World Pride di Roma 2000):

Roma, Colosseo, ore 22: ‘n friccico de luna tutta pe’ noi

Questa sera se siete a Roma o se ci potete arrivare facilmente, l’appuntamento è verso le 10 davanti al Colosseo (angolo via San Giovanni in Laterano) per un sit-in di protesta organizzato dal Mario Mieli. Naturalmente la protesta consiste nel…baciarsi. È così, davvero.

Un’altra occasione per baciarsi ci sarà giovedì 2 agosto per l’inaugurazione della Gay Street, sempre davanti al Colosseo (il Mieli e Arcigay hanno fatto di tutto per dare ai romani molte occasioni per baciarsi…).

I Carabinieri a Roma hanno tempo libero: troviamogli qualcosa da fare!

La notizia è di poco fa e non credo serva un commento:

SI BACIANO AL COLOSSEO, DENUNCIATA COPPIA OMOSESSUALE
(ANSA) - ROMA, 27 LUG - Una coppia di omosessuali e’ stata denunciata per essere stata sorpresa a scambiarsi la notte scorsa un bacio nei pressi del Colosseo a Roma. Lo ha denunciato il responsabile di gay Help Line e presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo.
I due, Roberto L. e Michele M., di 27 e 28 anni, verso le 2, la notte tra il 26 ed il 27 luglio, stavano passeggiando lungo il primo tratto di via San Giovanni in Laterano, da pochi giorni temporaneamente pedonalizzato in vista dell’inaugurazione della gay Street.
”Scendendo le scale che dalla gay Street li portano al Colosseo - ha detto Marrazzo - si sono fermati qualche secondo ad ammirare il Colosseo abbracciandosi e baciandoci, come fanno migliaia di coppie che ogni giorno passano per il Colosseo.
Appena si sono baciati, hanno visto che la macchina dei carabinieri ha acceso un faro ed i carabinieri sono scesi dall’auto e li hanno arrestati e portati alla Caserma del Celio”.
”In caserma - ha proseguito Marrazzo - sono stati interrogati, e gli e’ stato rilasciato un verbale dove risulta che sono stati denunciati al giudice”. (ANSA).
I13-DE 27-LUG-07 15:32 NNNN

Siamo sinceri: ma la tristezza del video di Letta?

Non è una valutazione di merito, non riguarda la sostanza, ma solo la forma: ho visto raramente cose più tristi e noiose del video di candidatura di Enrico Letta alla guida del Partito Democratico.
Adesso non è che basta mettere un video su YouTube per comunicare, bisogna sempre saper comunicare.

Sbattezziamoci così senza pudore

Domenica sono stato a un multi-battesimo. Uno dei battezzati era il figlio del mio migliore amico B.

Ogni volta che, mio malgrado, mi capita di entrare in una chiesa e assistere a una qualche cerimonia resto sempre colpito dai riti e dalla ritualità. Io non la capisco, faccio fatica a capire chi la trova sensata. Nel corso del battesimo sono stati usati alcuni unguenti, che diventano speciali dopo che il vescovo li ha benedetti nel corso di non ricordo quale giornata durante i riti pasquali. Mah! Ritualità quasi tribali che non mi sembra abbiano nulla a che vedere con la fede.

A parte ciò, la cosa davvero divertente è successa verso la fine della cerimonia. Il prete:

auguri ai padri e alle loro spose

sorvolo sul maschilismo della frase (sì, ok, il ruolo della donna, Maria, eccetera: maschilismo allo stato puro), quello che davvero faceva ridere era il fatto che dei tre battezzati nessuno aveva una famiglia così come la chiesa cattolica le intende: i genitori erano conviventi oppure separati oppure divorziati.

Questi genitori sono tutti credenti e forse fanno bene a battezzare i loro figli; io credo che forse sarebbe più giusto comportarsi come dovrebbe fare lo Stato, cioè essere - da genitori - laici e lasciare la scelta ai figli, quando potranno davvero scegliere.

Io un po’ di tempo fa ho aderito alla campagna dell’Uaar per lo sbattezzo: non voglio avere nulla a che fare con i rituali della chiesa cattolica e non voglio nemmeno finire in quella percentuale di popolazione italiana che viene appunto considerata cattolica in modo del tutto arbitrario. Alla mia richiesta di sbattezzo il parroco ha risposto con qualche resistenza, ma io intendo andare avanti. Tutto il dossier dell’Uaar è interessante e dovrebbe essere letto anche da chi non si è mai posto il problema.

Gad Lerner agli stilisti: andate via da Milano

Gad Lerner su Vanity Fair invita gli stilisti milanesi a ribellarsi contro la censura che la giunta Moratti ha applicato alla mostra Arte e omosessualità; secondo Lerner Dolce&Gabbana e soci dovrebbero andare dal sindaco e minacciare l’abbandono di Milano in favore di altre città italiane più tolleranti.

Ovvio che sono d’accordo, lo dico da tempo che bisogna andare via da qui. C’è però una cosa del ragionamento di Gad Lerner che mi dà un po’ fastidio, cioè che l’appello sia rivolto agli stilisti milanesi e non ai cittadini milanesi. Sono tutti loro che dovrebbero essere offesi e umiliati da certe scelte, non solo chi ha in comune con D&G l’orientamento sessuale. È noto, poi, che la maggior parte dei protagonisti del mondo della moda applica rigidamente la politica del don’t ask, don’t tell, che è quanto di più lontano - e dannoso - ci sia per tutte le attività di riconoscimento dei diritti, diritti che sono di tutti. La moda milanese si comporta come certi ambienti militari o sportivi (parleremo un giorno dell’omosessualità nel calcio o, meglio, nella serie A italiana): fai quello che vuoi basta che non si sappia, che tu non lo dica, che sia una tua questione privata.

Una conversazione tira l’altra

Qualche giorno fa ho lanciato da queste pagine (per dirla come quelli che parlano bene) una richiesta di conversazione (per dirla come quelli che parlano 2.0): ho chiamato in causa altre testate, chiedendo di parlare di fonti, di citazioni, di link.
Io sono contento di quello che è successo dopo, soprattutto perché credo sia sempre importante far vedere che dietro queste pagine, dietro i giornali, ci sono delle persone. Persone da una parte, che scrivono, persone da un’altra parte, che leggono, tutti insieme occupiamo uno spazio dove sarebbe bello parlarci di più e più spesso.

Ho chiamato in causa Repubblica e ho ricevuto la pronta risposta di Massimo Razzi, che era lontano da un computer ma ci ha tenuto a telefonarmi; Vittorio Zambardino ha dedicato un post alla mia esigenza di conversare. Ho chiamato in causa il Corriere della Sera e Marco Pratellesi mi ha risposto in modo simpatico dal suo blog su Corriere.it.

Hanno preso parte alla conversazione (se mi sono dimenticato qualcuno, perdono), oltre a coloro che hanno commentato il post originale:

La partecipazione di più persone alla conversazione iniziale ha generato anche un altro risultato, cioè che si sono aperte altre discussioni: il ruolo di Google (editore o aggregatore?) e l’ordine di pubblicazione di una notizia tra carta e web. Ci penso un po’ nel weekend (davvero!) e ci torno lunedì perché si tratta di due argomenti molto più che interessanti.

Arte e omosessualità: il video della mostra censurata

Proprio non si capisce che cosa ci fosse da censurare…

Ufficiale: primo matrimonio gay in Italia

Il titolo di giornale che tutti (noi) aspettavamo:

Titolo Piccolo

Esiste, per la prima volta in Italia, un certificato di matrimonio tra due uomini che è stato regolarmente trascritto nel registro anagrafico di un comune italiano. Lo rivela il quotidiano triestino Il Piccolo [via Gay.it]

Già, perché era chiaro che prima o poi sarebbe successo: nel mondo civile ci si sposa, si convive, si costruiscono famiglie e lo Stato non solo non ostacola, ma aiuta e incoraggia; e l’Italia non può tirarsi indietro quando cittadini comunitari arrivano qui con i loro bei documenti tutti in regola, dai quali emerge che sono due uomini e che sono regolarmente sposati.
Davvero interessante vedere che cosa succederà adesso. Prepariamoci al commento scontato di qualche genio: e se domani in Olanda si potranno sposare i pedofili, un uomo di 60 anni con un bambino di 10, allora domani acceteremo anche quelli?

Update: la registrazione è stata cancellata, l’impiegato comunale è stato tratto in inganno dai documenti in spagnolo

Ancora sulla mostra Vade Retro: botte da orbi, e a noi piace anche così

Segnalo un’interessante intervista di Exibart a Eugenio Viola, il curatore della ex-mostra Vade Retro (Arte e Omosessualità). Diciamo che si poteva intuire che l’evento non avrebbe avuto vita facile.

Questo clima un po’ aggressivo mi fornisce l’occasione per tornare sulle dichiarazioni di Letizia Moratti circa il rapporto tra gli omosessuali e l’arte; non trovo ora la dichiarazione esatta, ma il Sindaco di Milano sosteneva - tra le altre cose - che gli omosessuali erano troppo raffinati, eleganti e colti per meritarsi una mostra di così basso livello. Noi siamo come tutti gli altri, caro Sindaco. Ci piacciono gli uomini, tutto qui.
Alcuni di noi vivono il mondo dell’arte, altri passano ore ascoltando la Turandot, c’è chi fa il giornalista, chi guida gli autobus e chi sta alla catena di montaggio, altri ancora compongono poesie o disegnano vestiti; però poi, tra una cosa e l’altra, frequentiamo luoghi di battuage, locali con le dark room, ci ubriachiamo e - riportano alcuni cronisti - siamo anche capaci, lo dico sottovoce, di emettere dei suoni che sembrano quasi, forse sono, dei piccoli rutti. Piccoli, però. Insomma, siamo capaci di essere espliciti, a volte un po’ volgarotti. Siamo persone come tutte le altre e facciamo tutte le professioni, da quelle più fisiche a quelle più immateriali. Io capisco che forse il Sindaco con quella frase ha tentato di farci un complimento, però credo che abbia confermato la propria lontananza da noi, il fatto che non conosce, non sa, non capisce. Il Sindaco con quella frase ha detto che non ha la più pallida idea di chi siano e come vivano un bel numero di “suoi” cittadini.

Panorama.it e gli altri: parlando di Web 2.0

Il nostro sito in questi giorni è molto citato - su Internet e non solo - per la notizia delle indagini su Romano Prodi.

In questi giorni, in questi mesi, si fa anche un gran parlare di nuovi giornalismi, di nuovi media, di Web 2.0, eccetera.

Mettendo insieme questi due elementi (la notizia di Panorama.it e il Web 2.0), ecco la mia classifica:

  • Web 0.0: Google News, secondo il quale la notizia sarebbe stata di Repubblica.it e non di Panorama.it - grazie a un miglior posizionamento del sito del quotidiano nell’algoritmo di Google
  • Web 0.5: Repubblica, che tratta davvero la notizia come se fosse propria e non cita la fonte
  • Web 1.0: Corriere della Sera, che cita la fonte, ma non la linka
  • Web 2.0: la conversazione che vorrei avviare su questo argomento con gli amici di Corriere.it e Repubblica.it, ai quali sto per inviare l’indirizzo di questo post, invitandoli a commentare, qui da me o da loro

Qui Milano, più Teheran che New York

Siamo una piccola città di provincia, e questo lo sapevamo. Lo sappiamo benissimo, noi che ci abitiamo, per tante piccole e grandi ragioni.
Adesso lo siamo ancora di più, dopo che dobbiamo arrenderci di fronte al fatto che la mostra Vade Retro (quella su arte e omosessualità) emigra verso il sud e non farà parte del programma La bella estate di Milano (c’è da ridere!).

Insomma, non solo si bruciano i libri, ma si censura l’arte, si chiudono le mostre: si trasforma una città libera in un luogo bigotto e ottuso. Una città a misura di estremismi che si merita il posto che occupa nello scenario internazionale: nessuno.

Nel sito di Studio Esseci si legge:

La mostra, ideata dall’Assessore alla Cultura del Comune di Milano Vittorio Sgarbi, in collaborazione con Eugenio Viola e organizzata da Artematica, propone più di 150 artisti (l’elenco opere in Pdf) per indagare, per la prima volta in Italia in maniera così ampia, le connessioni tra arte e omosessualità nel periodo che dalla nascita della fotografia arriva fino ad oggi, idealmente da Von Gloeden a Pierre et Gilles.

Ecco, questa cosa è stata censurata, non le esibizioni di un attore porno gay. Una censura resa ancora più incredibile dall’imbarazzante silenzio della politica milanese.

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una foto di Marco Mazzei

Marco Mazzei

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