Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

- La madre di una vittima dell’11 settembre contro la moschea
New York non vuole la moschea a Ground Zero. Accetta che si costruisca in città, ma desidera che non venga eretta vicina al luogo dove c’erano le Twin Towers.
La ferita è ancora aperta e ospitare un centro culturale islamico a Lower Manhattan non è un modo per rimarginarla. Non è un referendum, non è una votazione, ma l’esito di un sondaggio del New York Times.
La cui pubblicazione è destinata a fare scalpore. E, forse a condizionare anche le scelte del sindaco Michael Bloomberg (favorevole alla moschea) e degli stessi promotori dell’iniziativa.
La città più cosmopolita d’America, il simbolo dell’intreccio tra le culture (e delle religioni), rifiuta (per ora) la costruzione della moschea a soli due isolati da Ground Zero. Così la pensa i due terzi degli intervistati, tra cui sono compresi anche coloro che sono favorevoli al progetto, ma che vorrebbero il suo trasferimento in un’altra zona della città. Questa posizione è condivisa dal 35 per cento degli intervistati.
La rilevazione spiega come una parte degli interpellati (circa 1/5) abbia dei sentimenti ostili nei confronti dell’Islam, mentre più della metà ha ammesso di conoscere persone che hanno sentimenti ostili contro i musulmani a causa dell’11 settembre.

- Ground Zero (Credits: Ansa)
L’opposizione alla costruzione della moschea a Ground Zero è più forte fuori Manhattan (per esempio, il 54 per cento nel Bronx) , anche se il centro città - storicamente un bastione della tolleranza - vede un congruo numero di persone (41 per cento) contrarie all’edificazione del centro religioso.
Il maggiore numero di oppositori si trova tra i cattolici e gli ebrei (mentre i protestanti sono divisi), tra le persone oltre i 45 anni e,infine, tra coloro che hanno un reddito inferiore ai 50.000 dollari all’anno.
Solo un terzo dei newyorkesi ha apprezzato l’appoggio di Barack Obama alla costruzione della moschea, mentre la maggior parte degli intervistati non gradisce che la questione diventi strumento di lotta politica nazionale. Chiede però che tutti i politici locali prendano posizione su di un tema che ha interessato quasi il 70 per cento dei cittadini della Grande Mela.
Il sindaco Michael R. Bloomberg dopo aver letto il sondaggio dovrà decidere cosa fare. Il suo appoggio al progetto è stato finora incondizionato. Ma lo sarà ancora dopo aver scoperto cosa pensa la maggioranza dei suoi concittadini ?
Farian Sabahi, docente presso
l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive
per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con
alcune radio locali e straniere. Ha
scritto
Storia dell'Iran (dal 1892 a
oggi) e "Un'estate a Teheran". Nel 2010 ha ricevuto l'Amalfi Media Award.

Mahmoud Ahmadinejad (Credits: AP Photo/Hasan Sarbakhshian)
L’onda verde è tornata in piazza a protestare, prendendo a pretesto la giornata al-Qods dedicata a Gerusalemme e in sostegno alla causa palestinese. I sostenitori del fronte riformista iraniano stanno manifestando nel centro di Teheran contro il governo nonostante l’ingente dispiegamento di miliziani dei Basij e di Guardiani della Rivoluzione per le vie della capitale iraniana. Al momento si registrano decine di arresti, eseguiti dai basij in diverse zone di Teheran. E infatti ieri le autorità iraniane avevano dato ordine di rafforzare le misure di sicurezza nella capitale nel timore che potessero verificarsi incidenti con i manifestanti antigovernativi.
Continua

Il Rio delle Amazzoni presso Iquitos (Credits: Bruno Girin by Flickr)
Tutta colpa dei cambiamenti climatici e di una deforestazione senza scrupoli. E adesso per il fiume simbolo del pianeta, il Rio delle Amazzoni, con i suoi 7mila chilometri di lunghezza e un gettito d’acqua di 225 mila metri cubi, sembra essere cominciato davvero il conto alla rovescia. Le sue acque sono infatti al livello più basso di sempre, almeno da quando ci sono misurazioni scientifiche, nel nord-est del Perù dove il fiume nasce. Continua

Medellin: "San" Pablo Escobar (Credits: Guerretto by Flickr)
Medellin era la città più violenta dell’America Latina negli anni 90 quando a fare da padrone era un narcotrafficante di nome Pablo Escobar che con il suo cartello faceva paura al mondo intero. Un po’ come oggi la messicana Ciudad Juarez. Poi un periodo di calma in cui la capitale del dipartimento di Antioquia era stata addirittura additata dai media come un “modello” di recupero e bonifica dal crimine. Oggi la realtà di Medellin, in Colombia, con i suoi 2,5 milioni di abitanti è purtroppo ben diversa e i suoi abitanti sono tornati a vivere nella morsa del terrore. Continua

La rivolta a Maputo, Mozambico, di mercoledì 1° settembre 2010
Il prezzo dei cereali corre e ora lo ha certificato anche la Fao. L’indice specifico (FFPI) calcolato dall’organizzazione ha fatto registrare ad agosto un aumento del 5 per cento, toccando il livello più alto dal settembre 2008. Siamo ancora lontani dal picco raggiunto nel giugno del 2008 all’apice della crisi alimentare, ma il segnale è comunque preoccupante. L’ondata di siccità e gli incendi che hanno messo in ginocchio la Russia, distruggendo i raccolti, hanno indotto il governo di Mosca a dichiarare un bando sulle esportazioni di grano fino a dicembre.
L’altro grande granaio dell’Asia centrale, il Kazakhstan, ha accusato un calo nella produzione del 35 per cento. In totale, stima la Fao, la produzione mondiale di grano scenderà nel 2010 del 5% rispetto al 2009, e il fabbisogno annuale non sarà coperto. Tuttavia i raccolti di cerali restano al di sopra della media quinquennale, assicura l’organizzazione, che sottolinea come le scorte siano ancora tali da scongiurare lo scenario del 2007-2008, quando proprio il basso livello degli stock contribuì a infiammare il costo del cibo. Continua
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.

L'incendio della Deepwater Horizon, il 22 aprile 2010 (Credits: Ansa)
Come il nastro di un film riavvolto, come un inaspettato déjà vu, l’America è ripiombata per alcune ore nell’incubo di una nuova tragedia simile a quella che ha vissuto dopo l’esplosione della Deepwater Horizon. E che non si è ancora del tutto conclusa. Continua
Farian Sabahi, docente presso
l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive
per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con
alcune radio locali e straniere. Ha
scritto
Storia dell'Iran (dal 1892 a
oggi) e "Un'estate a Teheran". Nel 2010 ha ricevuto l'Amalfi Media Award.

Iran: manifestazioni anti-governative (Credits: LaPresse)
Mentre il mondo si indigna per il caso di Sakineh, la donna adultera condannata a morte per lapidazione, a Teheran la vita continua.
E la scorsa notte l’abitazione di Karrubi, uno dei leader dell’onda verde, è stata attaccata dalla milizia Basiji. A denunciare l’irruzione è stato, stamattina, il sito internet di Mehdi Karrubi, Sahamnews. E meno male che c’è il web, verrebe da pensare. Secondo il sito, i miliziani “agivano nel quadro di un piano coordinato e premeditato e con il sostegno della polizia, hanno lanciato pietre, infranto vetri e gettato vernice” contro l’edificio dove vive l’ex presidente riformista del parlamento, nella zona nord di Teheran. Continua
Bolognese, 47 anni, ha seguito tutte le missioni italiane degli ultimi 20 anni. Dirige
Analisi Difesa ed è opinionista del Giornale Radio RAI. Ha scritto
"Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane".

(Credits: Ansa)
dal nostro inviato a Herat (Afghanistan)
Gulistan, Bakwa e Por Chaman. Nomi di distretti afghani con i quali dovremo familiarizzare perché dall’inizio di settembre i militari italiani hanno allargato il settore sotto il loro controllo a queste lande desolate della provincia di Farah, al confine con la “prima linea” di Helmand dove le truppe anglo-americane hanno subito (e stanno subendo) le perdite più gravi.
Continua
Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese di 29 anni. Va spesso in Israele a trovare amici e parenti. Per Marsilio ha scritto
Karma Kosher.

Salam Fayyad, Mister Palestina (Credits: Ansa)
E così i negoziati tra israeliani e palestinesi sono ripresi. Tra qualche speranza e molti dubbi. A cominciare dal recente attentato di Hamas e dai punti caldi su cui le due parti sembrano non potere (o non volere) trovare un punto d’accordo. Ma lo Stato palestinese non si costruisce solo con i negoziati, la Palestina nasce dal lavoro quotidiano di chi costruisce le sue infrastrutture, prepara la sua società civile. Continua
Farian Sabahi, docente presso
l'Università di Torino e giornalista specializzata, scrive
per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con
alcune radio locali e straniere. Per Bruno Mondadori ha
scritto
Storia dell'Iran (dal 1892 a
oggi) e per Laterza "Un'estate a Teheran". Nel 2010 è stata insignita del premio di giornalismo Amalfi Media Award.

(Credits: Epa/Matteo Bazzi)
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