Sembrava una corsa a due: da una parte la socialista Ségolène Royal, dall’altra il ministro degli Interni e presidente del partito neo gollista Ump (Union pour un Mouvement Populaire) Nicolas Sarkozy. Due politici di rottura, seppure per motivi diversi. Poi, dopo una clamorosa quanto inaspettata rimonta, si è capito che François Bayrou 56 anni, leader dell’Udf (Union pour la démocratie française), non era semplicemente il terzo incomodo, ma a tutti gli effetti uno dei tre candidati alla Presidenza della Francia.
Jacques Chirac ha annunciato ieri sera la sua decisione di non ricandidarsi per la terza volta all’Eliseo. Nelle stesse ore, nuovi sondaggi hanno confermato che Bayrou continua a raccogliere consensi. I sondaggi lo premiano. Alcune rilevazioni lo danno alla pari con Ségolène Royal - lontani, entrambi, qualche punto in percentuale da Sarkozy - altri poco sotto. In tutti i casi, sempre in crescita e sopra il 20% . Niente male per uno che ai primi di febbraio non raggiungeva nemmeno la doppia cifra.
Il primo turno delle presidenziali francesi si terrà il 22 aprile, la campagna elettorale si gioca anche sui blog e su Internet, e il centrista Bayrou sembra avere tutte le carte in regola per cercare di arrivare almeno al secondo turno. Bayrou ha deciso di portare il suo partito, alleato naturale dell’Ump di Sarkozy, al centro e sfidare contemporaneamente destra e sinistra. L’obiettivo è cercare di attrarre il voto dei francesi delusi dal bipolarismo.
Fa paura, Bayrou. Al punto, scrive il quotidiano Le Monde, che la proposta di Nicolas Sarkozy di proporre “un ministero dell’immigrazione e dell’identità nazionale”, è un segnale rivolto all’elettorato di estrema destra di Jean-Marie Le Pen (quarto, con grande distacco, nei sondaggi di queste settimane). Bayrou porta via voti moderati a destra e a sinistra e il candidato neo gollista punta così anche sui potenziali elettori del Fronte Nazionale.
Nel corso della campagna elettorale Bayrou ha perso l’appoggio di personalità di spicco, come per esempio Simone Veil, ma guadagnato la simpatia di molti francesi. E, notizia di queste ore, anche dell’ex ministro dell’Ambiente del governo di centro destra di Alain Juppé (e inizialmente candidata all’Eliseo) Corinne Lepage.
Bayrou, candidato all’Eliseo che non si fa problemi a parlare (bene) di integrazione europea, è stato tra i fondatori del Partito Democratico Europeo, a cui fa riferimento anche la Margherita di Francesco Rutelli. E proprio l’esplicito appoggio del Ministro dei Beni culturali a Bayrou (a scapito dalla socialista Royal) ha creato non poche polemiche all’interno del centrosinistra italiano.
- Lunedì 12 Marzo 2007

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Commenti
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Il 13 Aprile 2007 alle 13:48 Piccola guida alle elezioni francesi » Panorama.it – Mondo ha scritto:
[...] François Bayrou François Bayrou, 55 anni, è il leader centrista ed europeista dell’Unione per la democrazia francese (Udf). Molto apprezzato dal premier Romano Prodi, potrebbe essere la sorpresa di queste elezioni presidenziali. Recentemente ha inasprito i toni della sua campagna elettorale e ha attaccato Nicolas Sarkozy, il candidato gollista dell’Ump, per la sua disponibilità a introdurre una correzione proporzionale al sistema elettorale francese. Non a caso un vecchio cavallo di battaglia del leader estremista del Fronte Nazionale Jean Marie Le Pen. Gli ultimi sondaggi danno a Bayrou, che chiede ai francesi di superare i muri delle ideologie, tra il 19,5% e il 21%, qualche punto sotto Ségolène Royal. [...]
Il 16 Aprile 2007 alle 10:57 A Strasburgo casacca double face per il Pd » Panorama.it – Italia ha scritto:
[...] “Fino alle elezioni europee del 2009 per i parlamentari europei del Partito democratico valga la doppia appartenenza: ciascuno dentro il gruppo dove fu eletto nel 2004, e nello stesso tempo, anche per dare il segno della novità, tutti membri di un nuovo network che tra due anni diventerà la nostra unica famiglia”. A pochi giorni dai congressi che dovrebbero avviare la fase costituente del Partito democratico (quello dei Ds a Firenze dal 9 al 21 aprile e quello della Margherita a Roma dal 20 al 22 aprile), Francesco Rutelli anticipa a Panorama la sua soluzione per risolvere il contenzioso più ostico sulla via dell’unificazione: l’indisponibilità dei diellini a entrare nella famiglia del socialismo europeo e l’altrettanto tenace rifiuto dei diessini di abbandonarla. La proposta del vicepremier e presidente della Margherita supera la formula del “gruppo federato” al Pse, finora avanzata dai diessini come massima concessione possibile; ma sposta avanti nel tempo l’approdo unitario, disegnando una fase di transizione che potrebbe essere accettata dal partito di Piero Fassino. Attualmente i 15 europartorale evidente in molti paesi europei, a cominciare da quelli dove la socialdemocrazia vanta le maggiori tradizioni (in Svezia alle elezioni del settembre del 2006 ha vinto una coalizione di centrodestra, in Germania la Spd ha perso la cancelleria, ndr). Ma c’è anche una forte divaricazione tra i leader dei cinque partiti di ispirazione socialista più importanti d’Europa, Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna e Polonia, su materie vitali come le alleanze in politica interna, l’economia e la costruzione europea. Senza dimenticare che si deve soprattutto al voto degli elettori socialisti francesi la bocciatura del trattato europeo”. Un nuovo e forte eurogruppo imperniato sul Partito democratico italiano (che per Rutelli “potrebbe diventare nel 2009 la seconda delegazione nazionale per consistenza dopo quella della Spd nel campo del centrosinistra continentale”) avrebbe anche la funzione di “leva per rilanciare il processo europeo”. Mentre parla, Rutelli sfoglia con soddisfazione gli ultimi sondaggi arrivati dalla Francia sulle chance presidenziali di François Bayrou, che insieme a lui è il leader del Partito democratico europeo, fondato tre anni fa con Romano Prodi presidente onorario. È evidente che se dopo il primo turno delle presidenziali del 22 aprile dovesse toccare a Bayrou e non a Royal il compito di sfidare il 6 maggio Nicolas Sarkozy, la proposta rivolta dal capo della Margherita ai diessini diventerebbe assai più persuasiva. Restando però chiaro, per equità politica, che se la nuova eurocollocazione del Pd italiano non potrà essere nell’ambito del Pse, non potrà neppure essere in ambito Alde. [...]
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