- Tags: Afghanistan, Ayman al Zawahri, dossier-hamas, Hamas, iraq, Palestina
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Ayman Al Zawahiri, il numero due di Al Qaeda, ha un sogno: irachizzare la Palestina occupata. Trasformarla in un santuario di tutti gli jihadisti mondiali. Risponde a questa logica la fatwa audio di sabato pervenuta su alcuni dei più noti siti fondamentalisti nella quale il medico egiziano accusa Hamas, senza mezzi termini, di aver svenduto la causa palestinese agli ebrei, di flirtare (dopo l’accordo della Mecca) con gli apostati corrotti di Al Fatah, di essersi venduta per un piatto di lenticchie.
Il movente di cotanto crimine, secondo l’ex braccio destro di Osama Bin Laden, è infamante, per tutti, in particolar modo per un movimento guerrigliero, come quello fondato da Ahmed Yassin, che della lotta alla corruzione dell’Anp ha fatto una bandiera: attaccamento alle poltrone. Pur di rimanere al potere, è in sintesi il Zawahiri-pensiero, Hamas si sta comportando, di fatto, come il principe degli apostati islamici: Anwar Al Sadat, l’ex presidente egiziano ucciso nel 1981 da un estremista affiliato ai Fratelli musulmani perché aveva osato fare la pace con Israele.
Il primo video di un giovane Al Zawahiri in una prigione egiziana
Ora, tutto si può dire di Hamas: che vuole buttare a mare gli ebrei, che sogna una Palestina fanatica estesa dal fiume al mare, che immagina un futuro in cui a farla da padroni siano chierici e mullah antisemiti e maschilisti, infine che contro Israele combatte una guerra con forti contenuti razzisti.
Bene: tutto si può dire, di Hamas, fuorché che abbia mai strizzato l’occhio, anche nelle fasi più sanguinarie della II Intifada, al qaedismo. Anzi: Hamas, come in generale tutte le organizzazioni palestinesi, ha sempre mantenuto una linea intransigentemente nazionalista. Ha rappresentato, che piaccia o no, un argine alla penetrazione degli uomini di Bin Laden a Gaza e in Cisgiordania, assumendo, dopo l’11 settembre, delle posizioni di condanna delle stragi sunnite in Iraq, della strategia dei rapimenti di giornalisti e cittadini occidentali, dell’attacco indifferenziato a quello che gli jihadisti definiscono cultura crociata.
Pur prendendo soldi e armi da Iran e Siria, attraverso il plenipotenziario di Hamas a Damasco Khaled Meshal, l’organizzazione fondata da Yassin si è sempre dimostrata - in sintesi - gelosa, come tutte le altre organizzazioni palestinesi, delle proprie preorogative nazionali. Anche quando la rete di Osama Bin Laden offriva soldi (tanti) e armi (tante), in cambio di un patto d’acciaio mondiale contro il satana sionista, la risposta della fazione fondamentalista palestinese è sempre stata di diniego, per ragioni (è chiaro) prevalentemente interne, legate alla lotta per l’egemonia nell’Anp.
Qualora l’accordo Fatah-Hamas della Mecca dovesse saltare e la Palestina si avviasse verso una guerra civile conclamata, però, lo spettro dell’islamizzazione/qaedizzazione di Gaza rischia di concretizzarsi sul serio. I mujaheddin internazionalisti, finora rimasti a guardare, riuscirebbero a conquistare, dopo l’Iraq e l’Afghanistan, anche l’ultimo avamposto nazionalista del Medioriente della marea islamista: la striscia di Gaza e la Cisgiordania.
E’ un rischio molto serio che Europa e Stati Uniti devono evitare di prendere sottogamba. Lo stesso dicasi per Gerusalemme. Al quale la strategia del divide et impera tra le organizzazioni palestinesi ha spesso fatto comodo. Questa volta, però, soffiare sul fuoco delle divisioni tra Fatah e Hamas (facendo fallire il nascituro governo di unità nazionale) rischia di trasformarsi in un boomerang, il peggiore possibile, per Israele. Perché dietro l’angolo, sul vuoto politico lasciato dalle attuali organizzazioni palestinesi, non c’è un altro leader nazionalista pronto all’uso: è pronto a intervenire il funereo, e apocalittico, dottore egiziano. Ed è decisamente peggio.
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- Lunedì 12 Marzo 2007
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Commenti
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Il 12 Marzo 2007 alle 20:02 Panorama.it – Mondo » Blog Archive » Ostaggi in Iraq, ricatto per Kabul ha scritto:
[...] Leggi: Irachizzazione della Palestina? [...]
Il 20 Aprile 2007 alle 17:12 Nasrallah, l’ultimo eroe di un popolo che ha bisogno di eroi » Panorama.it – Mondo ha scritto:
[...] Che cosa sta accadendo a quello che un tempo era considerato il popolo più laico e nazionalista di tutto il mondo arabo? Davvero si è fatto inghiottire dall’utopia islamista, come dimostrerebbe il caso del reporter della Bbc? Le cronache ci raccontano che, in quella prigione a cielo aperto che è Gaza, i sequestri di giornalisti e operatori umanitari sono saliti a diciotto nell’ultimo anno, i commercianti palestinesi fanno affari d’oro con la vendita di gadget di Hassan Nasrallah e le organizzazioni della galassia di Al Qaeda si sono rafforzate negli ultimi due anni nella striscia di Gaza, grazie al traffico di armi attraverso la porosa frontiera con l’Egitto. Passati nel giro di un decennio dal nazionalismo autocratico e anti-islamico dell’Olp di Yasser Arafat alle recenti seduzioni verso la guerriglia fondamentalista, i palestinesi oggi sembrano guardare all’estero per trovare nuovi eroi, tra i quali spicca il libanese Nasrallah, uno sciita illuminato dall’aureola di una guerra vittoriosa alle spalle. E’ il leader di Hezbollah l’ultimo eroe di cui ha bisogno questo popolo i cui veri nemici sono stati in passato - come spesso ricorda lo storico israeliano Benny Morris - anche i regimi arabi circostanti, ai quali ha sempre fatto comodo avere un focolaio di tensione nei Territori da spendere sul mercato della demagogia sulla fratellanza pan-araba. In virtù del principio del divide et impera, anche Israele avrebbe commesso qualche errore, secondo il quotidiano Haaretz: prima demolendo gran parte delle infra-strutture dell’Autorità nazionale con cui sarebbe stato possibile disarmare le milizie islamiste, poi delegittimando il governo di Hamas, infine inducendo, sull’onda di un tam tam diplomatico, anche Europa e Stati Uniti a tagliare i fondi al neo nato governo palestinese. La penetrazione dei gruppi estremisti operanti nel Sinai e in Giordania sarebbe da questo punto di vista uno dei frutti avvelenati del muro contro muro tra Gerusalemme e Hamas. Lo stesso Abu Mazen appare ormai come un generale senza truppe, il simbolo di una Palestina nazionalista e a-islamica che non c’è più. Considerato inutile da Damasco e Teheran, è stato lasciato solo finché Condoleezza Rice non ha deciso di aprire un piccolo canale di trattativa con l’Anp, in vista di un rilancio della Road Map . Secondo alcuni politici palestinesi come Mustafà Barghouti, se l’Occidente avesse voluto investire sulle componenti pragmatiche della società palestinese, avrebbe dovuto favorire la liberazione di Marwan Barghuti, l’unico leader laico e nazionalista di cui dispone il popolo dei Territori. Consentendogli di spiegare che il documento sottoscritto da quattro leader palestinesi nelle carceri, tra cui Abdel Khalek el-Natshesh di Hamas e Bassam al Shadi della Jihad islamica, non è un cedimento al sionismo. E’ un documento che porta dritto dritto al riconoscimento dello Stato di Israele al’interno dei confini del 1967 e che al contempo isolerebbe quelle componenti radicali, raccolte un tempo attorno al leader siriano Khaled Meshal e oggi attorno alle cellule qaediste, che puntano tutte le carte (contro il parere del premier Ismail Haniyeh) sulla strategia dei rapimenti. [...]
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