11 marzo 2007: il giorno dell’uscita di scena di Jacques Chirac presidente.
Due volte all’ Eliseo, nel 1995 e nel 2002, 40 anni passati in politica, primo ministro e sindaco di Parigi, ultimo grande neogollista e tra i patriarchi della quinta repubblica, Chirac è andato in tv per annunciare il suo saluto solenne ai francesi dall’Eliseo.
Nato a Parigi il 29 novembre del 1932, figlio di un amministratore di società, Chirac ha percorso la strada di tanti altri politici, frutto della selezione di università di prestigio come Science Politique e di grandi scuole riservate alla carriera politica come l’Ena, la scuola nazionale di amministrazione.
Entrato nel gabinetto di Georges Pompidou, allora primo ministro, Chirac è stato uno dei ‘giovani lupi’ che il successore del generale Charles de Gaulle aveva inviato sul terreno per combattere la sinistra.
La carriera politica di Chirac coincide con la storia della Quinta Repubblica. È uomo della destra francese, nazionalista e centralista. A fianco di Pompidou lavora per gli accordi di Grenelle del 1968 - dopo la contestazione del maggio - con i quali riesce a separare i sindacati dagli studenti, operazione non riuscita al suo governo lo scorso anno in occasione delle manifestazioni contro il Cpe, contratto di primo impiego.
In pochi anni si impone come una delle punte del neo-gollismo. Diventa ministro dell’agricoltura all’inizio degli anni 70, ministro dell’interno, segretario generale dell’Udf (Unione a difesa della repubblica). Sostiene Valery Giscard d’Estaing nella corsa all’Eliseo e viene ricompensato con l’incarico di primo ministro. Ma rompe poco dopo con il presidente della repubblica e nel 1976 dà le dimissioni in modo clamoroso. Lo stesso anno lascia l’Udf per dare vita al suo movimento Rpr (Raggruppamento per la repubblica).
L’anno dopo diventa sindaco di Parigi, un piedistallo solido da cui fare gli ultimi balzi avanti, non senza rovinosi scivoloni come nei due primi tentativi di arrivare all’Eliseo, tutte e due le volte sconfitto da Francois Mitterrand nel 1981 e 1988.
Finita l’era mitterrandiana, Chirac si installa per due volte consecutive all’Eliseo - nel 1995 e nel 2002 - dove deve far fronte anche alla coabitazione con il primo ministro socialista Lionel Jospin.
Grande protagonista della politica francese, uomo di potere, Chirac ha amato porsi sempre sulla grande scena della politica internazionale. La sua rappresentazione piu’ riuscita è stata in occasione della guerra in Iraq, quando prese una posizione dura contro l’intervento della coalizione anglo-americana.
L’ultimo periodo è stato per lui forse il piu’ difficile, con la sconfitta al referendum sulla costituzione europea, la perdita di presa sul partito, il calo di popolarità, le guerre intestine in vista della successione, il mini-ictus vicino al nervo ottico nel 2005 che l’ha obbligato all’ospedale e a una sosta delle sue attività proprio nel momento più delicato del suo secondo mandato.
- Lunedì 12 Marzo 2007
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Il 12 Marzo 2007 alle 20:08 Panorama.it – Mondo » Blog Archive » Francia: Bayrou, molto più che terzo incomodo ha scritto:
[...] Jacques Chirac, il coraggio di uscire di scena Panorama Canali Mondo Francia: Bayrou, molto più che terzo incomodo [...]
Il 12 Marzo 2007 alle 20:42 Panorama.it – Mondo » Blog Archive » Francia: Bayrou, molto più che terzo incomodo ha scritto:
[...] Jacques Chirac, il coraggio di uscire di scena [...]
Il 10 Maggio 2007 alle 13:05 Francia, tutti gli uomini (e le donne) del presidente » Panorama.it – Mondo ha scritto:
[...] I francesi hanno voltato le spalle a Ségolène Royal, che qualcuno aveva un po’ avventatamente dipinto come la nuova Giovanna d’Arco. Ma questo non è affatto un segno d’insensibilità a proposito del bisogno di colorare di rosa (rosa femminile, non rosa socialista) la vita politica nazionale. Tornato dalla vacanza in barca nelle acque maltesi, il presidente Nicolas Sarkozy, 52 anni, si prepara a varare il governo più femminile della storia di Francia. Un governo ristretto, guidato dal primo ministro François Fillon, 53 anni, e composto da altri 14 membri: 7 maschi e 7 femmine. Un governo la cui composizione testimonierà alcuni “messaggi” cari al neopresidente: alternanza generazionale, apertura alla società civile e appunto “femminilizzazione”. Sarkozy metterà alla testa del nuovo esecutivo un “gollista sociale” come Fillon, molto sensibile al tema del progresso delle classi meno agiate. Una scelta utile tra l’altro a tacitare tutti coloro che ipotizzano svolte “ultraliberali” della politica francese. Un altro personaggio proveniente dal ceppo del “gollismo sociale” è Michel Barnier, 56 anni, che fu presidente del Comitato organizzatore delle Olimpiadi d’inverno del 1992 ad Albertville e che è stato poi membro della Commissione comunitaria a Bruxelles. Nel 2004, quando il governo di centrodestra del primo ministro Jean-Pierre Raffarin era in cattive acque, Chirac ha chiamato Barnier a Parigi, nominandolo ministro degli Esteri. Barnier gli ha risposto: “Accetto solo se ho la promessa di mantenere quella carica fino al 2007″. Chirac glielo ha promesso e un anno dopo lo ha silurato, sacrificandolo (perché era troppo europeista) all’indomani del successo dei no al referendum del 29 maggio 2005 sulla ratifica della Costituzione europea. Adesso il ritorno di Barnier agli Esteri sarebbe un eccellente segnale all’Europa, anche se Nicolas Sarkozy - durante i suoi tre giorni di vacanza nelle acque maltesi, tra lunedì e ieri - avrebbe telefonato a Hubert Védrine, ex ministro degli Esteri del governo del primo ministro socialista Lionel Jospin, per proporgli una poltrona. Nuovo ministro del Lavoro e degli Affari sociali potrebbe essere - in segno d’ “apertura” - l’economista Eric Besson, 49 anni, che è stato fino allo scorso febbraio il responsabile nazionale del Partito socialista per i temi economici. Dimessosi in polemica col programma di Ségolène Royal, Besson ha poi sostenuto Sarkozy in campagna elettorale. Altro segno d’apertura sarebbe la nomina a ministro del centrista Christian Blanc, 65 anni, ex presidente di Air France. Ministro dell’Interno sarà Brice Hortefeux, 49 anni, che è il più fedele tra i fedelissimi di Sarkozy e che ne prenderà il posto su quella poltrona. Governo d’apertura si’, ma il ministero dell’Interno resta per Sarkozy il cortile di casa. Nel governo uscente una sola donna ha responsabilità di primo piano: Michèle Alliot-Marie, 60 anni, che è stata per un’intera legislatura titolare della Difesa. Non è escluso che Sarkozy e Fillon la confermino in tale ruolo, ma questa signora assai determinata (che ha l’hobby del paracadutismo) potrebbe anche atterrare all’Assemblea nazionale, diventandone la presidente per la legislatura destinata a scaturire dalle elezioni del 10 e del 17 giugno. Molto interessanti sono i nomi delle altre “papabili” alla testa di importanti dicasteri. È il caso di una persona che ha fama mondiale per le proprie capacità manageriali e che ha un passato di “prossimità” con la sinistra: la signora Anne Lauvergeon, 47 anni, attuale presidente di Areva, il gigante francese dell’industria nucleare civile. Dopo essere stata strettissima collaboratrice di François Mitterrand all’Eliseo nel periodo 1990-95, la Lauvergeon è stata nell’Olimpo della Banca d’affari Lazard ed è appunto passata ad Areva. La giurista di 41 anni Rachida Dati, figlia di genitori maghrebini e portavoce di Sarkozy in campagna elettorale, potrebbe assumere la guida del neocostituito “ministero dell’immigrazione e dell’identità nazionale”. Un posto di rilievo avrebbe anche Valérie Pecresse, che è attualmente la portavoce dell’Union pour un Mouvement populaire (Ump), il partito di Sarkozy. Tra le (non molte) donne di primo piano dell’Ump c’è poi Françoise de Panafieu, che è ufficialmente la candidata del partito alle elezioni dell’anno prossimo a sindaco di Parigi. Il suo ingresso nel governo libererebbe un posto prestigioso e assai conteso (anche se la giunta municipale uscente è di sinistra). Archiviate le presidenziali del 22 aprile e del 6 maggio, la formazione del nuovo governo è la tappa fondamentale della politica francese nella seconda metà di maggio. In giugno i francesi torneranno alle urne (ma stavolta l’astensione potrebbe essere elevata) per il rinnovo di 577 seggi dell’Assemblea nazionale, ossia del solo ramo del Parlamento eletto a suffragio universale diretto. Avendo dominato i rivali nella corsa all’Elseo - vittoria al primo turno col 31,11 per cento dei voti e al secondo col 53,06 per cento - Nicolas Sarkozy è in posizione di forza nel chiedere ai connazionali una chiara maggioranza parlamentare a sua immagine e somiglianza. Visto che il centrista François Bayrou - escluso dal ballottaggio malgrado il suo 18,7 per cento al primo turno - non raggiungerà probabilmente un accordo d’alleanza con i socialisti, il centrodestra “sarkozysta” avrà quasi certamente la maggioranza assoluta e potrebbe persino arrivare a quella dei due terzi. Allora Sarko’ sarà davvero il re di Francia. [...]
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